27 settembre 2016

Perché credo di poter fare l'attrice?

A volte qualche aspirante attore trova questo blog e mi scrive per avere dei consigli. A volte, invece, sono io che ricevo dei consigli da loro.
Questo è proprio ciò che successo con Alessia Prosperi, che mi ha dato l'idea per scrivere il post che state leggendo e per questo la ringrazio.


Nella sua mail, Alessia ha scritto:

Ciao Elisa, il mio nome è Alessia e ho trovato il tuo blog per caso ''girellando'' su Internet.
Voglio farti i complimenti per la tua creazione perché mi è stata molto di aiuto.
Come te sono un'appassionata di cinema soprattutto, ma anche di teatro e aspirante attrice.
Quest'anno ho frequentato un corso di recitazione cinematografica e teatrale e ho avuto la fortuna di conoscere un grande professionista, che però mi ha rivolto una domanda alla quale non ho saputo rispondere subito.
Mi ha chiesto non perché voglio di fare l'attrice, ma perché credo di poter fare l'attrice.
Ci ho pensato a lungo, e credo di essere arrivata ad una conclusione, ma vorrei sapere cosa ne pensi.

Che dire? Una domanda decisamente interessante e che mi ha dato molto da pensare.

20 settembre 2016

Esercizio: La memoria sensoriale

Quest'estate, durante le mie ricerche in biblioteca, mi è capitato in mano un libro sul metodo Strasberg. Considerando anche che da poco avevo ascoltato una conferenza di un attore che era stato a studiare a New York, mi sono subito precipitata a leggerlo.


Il libro in questione è "Il metodo Strasberg in dieci lezioni" di Ombretta De Biase e, se siete interessati, ve lo consiglio perché è molto chiaro e non si perde in divagazioni.
Per chi si stesse chiedendo cosa sia questo nuovo metodo che ho tirato fuori dal cilindro, non allarmatevi: non è nulla di completamente nuovo. Lee Strasberg è stato un attore, regista e insegnante di recitazione e il metodo da lui ideato si basa sul sistema di Stanislavskij.
Forse non vi è nemmeno così sconosciuto come credete, perché è probabile che abbiate sentito nominare l'Actors Studio, la scuola di cui è stato direttore per più di trent'anni.

13 settembre 2016

5 suggerimenti per rimetterti in pista quando sei demotivato

Penso che capitino a tutti i momenti di scoraggiamento, quei momenti in cui "ma chi me lo fa fare, tanto non ce la faccio e anche se ce la faccio poi non serve a niente". Io ne sto passando uno e non è facile convincersi a ritrovare la motivazione e riprendere a lavorare sui propri progetti.


Il primo problema è che è vero che le cose non ci riescono, quando siamo demotivati. Provate a fare la stessa cosa quando siete pieni di grinta oppure in un un momento in cui non credete di potercela fare... c'è da scommettere che la prima volta vi riuscirà molto meglio della seconda.
Il secondo problema (nel mio caso specifico) è che la recitazione si basa tutta sulle emozioni ed è molto difficile lavorare sulle emozioni del personaggio se siamo presi da questo senso di scoraggiamento.

9 settembre 2016

#OffTopic - Quanto dire di se stessi nel blog?

Scusatemi per l'off topic, questo post non c'entra niente con il teatro, ma c'entra con il blog ed è un po' che volevo discuterne con altri blogger e sapere anche la loro opinione. Si tratta della questione della nostra immagine pubblica.
Qualche tempo fa ho letto su Facebook un post di Riccardo Dal Ferro in cui si parlava di alcuni youtuber che, secondo l'autore, parlano troppo di se stessi e non tengono per sé la propria vita privata. I commenti gli davano ragione e io... ho iniziato a pensare, chissà se faccio anch'io quest'errore o se rischio di farlo? Dico troppo di me o troppo poco? Insomma, quanto possono mostrare di se stessi i blogger?

[Non ho linkato il post originale perché... non lo trovo! Perdonami, Riccardo, ti ho stalkerato su tutti i social ma non lo trovo più... Se me lo recuperi, metto il link!]

Questa sono io un anno fa, davanti al muro di John Lennon a Praga

A pensarci bene, voi lettori sapete parecchie cose di me: ad esempio, il mio nome, perché questo blog serve anche per farmi pubblicità, quindi non potevo rimanere anonima per sempre. Attraverso i video conoscete la mia voce (sia quella normale che le vocine strane) e la mia faccia, ma come farei a recitare senza mostrarmi?
E poi vi ho raccontato le mie esperienze teatrali e alcuni dei miei progetti per il futuro, perché questo blog parla anche del mio percorso come aspirante attrice, quindi non potevo fare a meno di raccontarvi la mia storia.

Conoscete anche qualche informazione che non c'entra niente con il teatro: che ero bionda (tinta) ma ora sono tornata castana (pseudo naturale), che ascolto musica metal (perché non perdo occasione per propinarvi canzoni nei miei post), che adoro la Finlandia (perché vi ho scritto un post quando ero lì e ogni tanto la cito a sproposito)...
Sapete che vivo in Veneto e ne ho accennato soprattutto nei miei post di dizione, perché gli errori di pronuncia dipendono tanto dalla posizione geografica, però spero che solo pochi di voi sappiano esattamente il nome del paesino.
Poi ci sono varie curiosità presenti nei Liebster e Very Inspiring Blogger Award e quelle sono dichiaratamente messe lì per diletto e senza altro scopo utile... ma alla fine sono fatti piuttosto insignificanti. Non penso sia determinante, né particolarmente dannoso per la mia privacy, raccontarvi che in passato suonavo il pianoforte o che da piccola detestavo il rosa e adoravo il giallo.

Credo che tutte queste informazioni non siano eccessive e che servano per dare un volto un po' meno nebuloso al personaggio che scrive queste parole. Perché sicuramente nessuno di noi è blogger a tempo pieno: io non sto a pensare al teatro e nemmeno davanti al microfono tutto il tempo. Ovvio che abbiamo anche altri interessi, quindi per i lettori scoprire che facciamo altro nel tempo libero serve a renderci un po' più "personaggi a tutto tondo" e meno impersonali.
Però mi domando: quando le "informazioni di contorno" diventano eccessive? Effettivamente questa cosa dell'identità virtuale ci sta un po' sfuggendo di mano e tutti ci stiamo abituando a raccontarci sul web, chi poco e chi tanto. Quindi il mio dubbio è: se iniziassi a rivelare troppo di me, me ne accorgerei?

A onor del vero, il post di Riccardo poneva l'accento più sugli YouTuber che rendono pubblica la propria vita sentimentale e su questo sono d'accordo con lui. Non credo che io avrò mai questo problema: non parlo mai dell'argomento perché non c'entra niente con il tema del blog (e anche perché non ci sarebbe niente da raccontare, ma sono dettagli). L'unica volta che vi ho parlato d'amore era tutto parte della trama di uno spettacolo teatrale in cui ho recitato.
Non credo che parlerei mai delle relazioni, a meno di non trovare un fidanzato attore che collabori con me a qualche progetto. Ma anche in quel remoto caso credo che ridurrei le informazioni al minimo, perché si tratta di un argomento privato.
La mia opinione è la stessa anche riguardo alle amicizie: sono molto amica sia di Romina che di Maria, ma al di là delle varie collaborazioni e dei raduni blogger, non scrivo nulla di quello che ci raccontiamo o che facciamo quando siamo insieme.

Quindi credo che il pericolo di "mettere in piazza" le mie relazioni interpersonali sia scongiurato, ma che dire del resto? Quando condividere qualcosa della propria quotidianità (anche sui social network) è troppo?
Condividere qualcosa è giusto, serve perché i lettori si affezionino e non percepiscano il personaggio come distante. Sicuramente sapere che il tale personaggio ama bere il caffè alla mattina, pratica lo yoga oppure ha un gatto non ci fa sentire come se lo conoscessimo. E' un personaggio pubblico che ha anche un lato umano, ma non è il nostro amico di sempre, con cui abbiamo condiviso esperienze di vita, che ci conosce e noi conosciamo lui.
Quando si iniziano a dare troppe informazioni, però, potrebbe accadere che chi ci segue si illuda di conoscerci come conosce il proprio amico. Anche se magari non ci ha nemmeno mai incontrati di persona.

Insomma, questo è il mio dubbio: non so bene dov'è il confine tra dire qualcosa di sé e dire troppo e non so se riuscirei a riconoscerlo. Forse è un dubbio infondato, ma è meglio riflettere sui problemi, invece di far finta di niente.
Voi che cosa ne pensate? Come vi regolate quando si tratta di gestire la vostra "immagine pubblica"?

- dramaqueen


6 settembre 2016

La Bella Addormentata - Ridoppiaggio (in collaborazione con Romina Tamerici)

Dopo La principessa e il ranocchio, ecco ritornare il fantastico duo alle prese con un altro film d'animazione Disney. Questa volta con uno molto, ma molto più classico: la Bella Addormentata del 1959.
Non è mai stato il mio film Disney preferito in assoluto, ma ci sono due cose che adoro: il drago e il vestito che cambia colore. Anche se (l'avreste mai detto?) io tifo per l'azzurro e non per il rosa.


Non si poteva fare la scena del drago, perché siamo a corto di principi, ma in questa clip compare il vestito che cambia colore, anche se solo all'inizio.
E la cosa divertente è che... la disputa è tra me e me! Infatti sono io a doppiare sia Flora che Serenella. Piccolo ripasso per i non esperti (perché anche noi abbiamo avuto difficoltà con i nomi): Flora è la fata rossa, Fauna la verde e Serenella quella azzurra.
Romina invece interpreta Aurora e la fatina Fauna. Abbiamo deciso che ci diamo il turno per fare la principessa, e poi lei aveva una voce più adatta, io andavo meglio per fare la voce grossa di Flora.

L'unica scena in cui ci sono sia le fatine che Aurora (e parlano tutte e quattro) è quella in cui lei torna a casa dopo aver conosciuto Filippo, ma scopre di essere una principessa e di dover tornare al castello dai suoi veri genitori.
Abbiamo lasciato anche un po' della parte iniziale in cui le fatine litigano sul colore del vestito, altrimenti Aurora si rubava tutta la scena.

Le parti difficile di questo doppiaggio sono state, come sempre, le vocine. Ci sto lavorando anche con altri video, ma so che serve, perché moltissimi personaggi dei cartoni animati devono essere caratterizzati in modo particolare dal punto di vista vocale. Ed è importante imparare a fare delle "vocine" riproducibili e soprattutto senza rovinarsi le corde vocali.
Per questo motivo, ho avuto bisogno di un po' di lavoro di preparazione, perché non è facile trovare subito la voce giusta che stia bene al personaggio, soprattutto per me che sono inesperta. Però, dopo queste prove, ho registrato abbastanza velocemente rispetto al mio solito e questo mi fa ben sperare, perché significa che sto imparando qualcosa.

Parlo solo della mia esperienza perché Romina vi racconterà il suo punto di vista nel suo post, ma anche lei è stata brava. Ecco il video, speriamo che vi piaccia:



Ovviamente non siamo state brave come le doppiatrici originali (nel '59 c'erano di quei mostri sacri del doppiaggio che non ne parliamo!) ma speriamo di aver creato un video piacevole da guardare.
Come sempre, saremo felici se ci farete sapere che cosa ne pensate nei commenti.

- dramaqueen


2 settembre 2016

Un monologo per Drama Queen 3 - I finalisti

Anche quest'anno è arrivato settembre. Con lo scoccare della mezzanotte di ieri, il tempo per partecipare al concorso è scaduto: questo significa che i monologhi sono tutti arrivati e che ora tocca a me scegliere i tre finalisti che passeranno alla fase successiva.


Come sempre, la scelta non è stata facile. Non ho letto i monologhi man mano che arrivavano, per non farmi influenzare, e stamattina mi sono immersa nella lettura.
Sono tutti scritti molto bene e per questo ringrazio i dieci partecipanti (o ci sarà qualcuno che ha inviato più testi?) per aver accettato la mia sfida e per l'impegno che hanno dimostrato.

30 agosto 2016

Come si impara la dizione? Il mio metodo

Dizione italiana is a bitch. Questo ormai lo sappiamo tutti.
Però c'è gente che la impara e anch'io sto facendo progressi, quindi il modo per venirne a capo esiste. Ovviamente non si parla di trucchi magici, perché studiare è necessario, ma esistono dei modi per rendere lo studio più efficace. Di sicuro non li conosco tutti, ma qui vi racconto quelli che ho scoperto in questi ultimi mesi di studio.



Prima di tutto, parliamo dei corsi di dizione: sono utili? Secondo me sì, sono senz'altro utili perché permettono di risolvere dei dubbi che difficilmente avremmo risolto da soli.
Però frequentare un corso non basta: nell'imparare la dizione lo studio individuale ha un ruolo insostituibile, perché non si tratta di capire una lezione che viene spiegata in classe, si tratta di memorizzare. E, per le persone normali come me che non sono dei super geni, questo richiede tempo e studio.