21 febbraio 2017

Kaichou wa maid-sama! (esercizio di doppiaggio)

Questa cosa dei cartoni animati ci ha preso un po' la mano. Non solo a me, ma anche ai miei amici appassionati di anime, perché mi chiedono di provare a doppiare dei cartoni che non sono stati ancora tradotti in italiano.
Ovviamente non posso mettermi a doppiare cartoni interi (che sarebbe anche illegale), ma intanto sono riuscita a registrare e a montare due brevi scene.


L'anime è Kaichou wa maid-sama! che in italiano significa La presidentessa è una maid!
La protagonista è Misaki Ayuzawa, la presidentessa del concilio studentesco in un liceo a maggioranza maschile. Prende molto seriamente il suo ruolo e ci tiene a mantenere l'ordine tra gli studenti, ma soprattutto ad evitare che i ragazzi importunino le ragazze.

14 febbraio 2017

Esercizi per preparare il corpo a recitare

Ho già dedicato un post agli esercizi per riscaldare la voce che si possono fare prima di una performance (io li faccio ogni volta prima di iniziare a registrare i miei video). Ma agli attori non basta parlare... e allora, perché non dovremmo riscaldare anche il corpo per prepararlo a recitare?


Per recitare è importante avere il controllo del proprio corpo, sentirsi in contatto con esso e saper muovere i muscoli giusti secondo la propria volontà.
Secondo Peter Brook, il corpo non allenato è come uno strumento musicale non accordato, cioè non è in grado di fare il proprio dovere e di trasmettere al pubblico la "musica" giusta. Qui trovate qualche esercizio che gli attori possono fare prima delle prove o prima di entrare in scena, per allenare il proprio fisico.

7 febbraio 2017

Dame oscure

La mia prima esperienza al Teatro Litta - La Cavallerizza è stata molto positiva, quindi ho deciso di ritornare a vedere "Dame oscure" di Debora Virello, spinta anche dal titolo dello spettacolo e dal sottotitolo "una storia gotica".
Come vi avevo raccontato anche per Beyond Vanja, la sala è piuttosto piccola e crea un'atmosfera raccolta, che non è affatto un male. Anzi, secondo me coinvolge ancora di più lo spettatore, sfruttando la vicinanza con lo spazio scenico.


Questa volta, la scena è ambientata all'interno di una gabbia, dentro la quale sono sparsi una moltitudine di fogli scritti. Gli unici oggetti di scena sono una macchina da scrivere, una scrivania e una sedia.
Un'attrice sola, in questa cornice formata da pochi ed essenziali elementi, dipinge la storia. O meglio, due diverse storie intrecciate fra loro.

5 febbraio 2017

Il vestito di seta bianca (audio racconto)

Questo piccolo post fuori programma per informarvi che ho finalmente ricominciato con i racconti per Ménéstrandise.
In questi ultimi mesi sono stata un po' demoralizzata, mi sono concentrata su altri problemi e mi sono esercitata poco... ecco perché sono stata molto contenta di registrare un altro audio racconto. In particolare, questo racconto di Richard Matheson.


Devo dire la verità, prima che Edoardo me lo proponesse, non conoscevo Matheson. Quando ho letto questo racconto, però, mi è piaciuto così tanto che ne ho voluti leggere subito degli altri!

1 febbraio 2017

Il metodo Strasberg in dieci lezioni

Come avviene per il tanto chiacchierato metodo Stanislavskij, anche il metodo Strasberg è conosciuto di nome, ma non di fatto. 
Di esso si sa che prende il nome da Lee Strasberg, che è insegnato al famoso Actors Studio e che molti attori del passato e del presente (tra cui Marilyn Monroe, James Dean e Al Pacino) lo seguono o lo hanno seguito.


Se volete iniziare a scoprire veramente di che cosa si tratta, il miglior consiglio che posso darvi è di leggere "Il metodo Strasberg in dieci lezioni" di Ombretta De Biase
Non è un librone, ma un libriccino dall'aspetto rassicurante, e dentro non troverete paroloni astrusi, perché è scritto con un linguaggio chiaro e semplice, comprensibile anche a chi non ha fatto grandi studi in ambito teatrale. Proprio come se fosse un piccolo corso (e come dice il titolo) è diviso in dieci lezioni, ognuna delle quali si concentra su un aspetto diverso.

27 gennaio 2017

Dietro le quinte prima di uno spettacolo - guest post di Edoardo Camponeschi

Vi siete persi il primo guest post di Edoardo Camponeschi? Male, dovreste approfittarne, per una volta che finalmente un attore vero scrive su questo blog!
Quindi, andate subito a recuperarlo se volete leggere come si svolgono le prove degli spettacoli professionali e in che cosa consiste, nel concreto, il lavoro di tutti giorni di un attore. C'è anche una presentazione dell'autore.
Ora, invece, procediamo rispondendo alla seconda domanda che tutti si fanno: che cosa fa un attore prima di entrare in scena? Lascio la parola a Edoardo, che ve lo spiegherà.


In questo secondo guest post, passiamo ad un altro argomento non molto conosciuto. Cosa fanno gli attori prima di ogni spettacolo? Come ci si prepara? Quali sono le cose da fare, e quanto tempo prima bisogna arrivare?
Vi offendete se rispondo un'altra volta con "dipende"? Anche in questo caso la risposta non è proprio unica, e ogni attore si prepara in modo diverso prima di uno spettacolo. Anche perché le abitudini di ognuno cambiano anche a seconda dello spettacolo che si porta in scena, oppure proprio durante il corso della produzione! Per facilitare un po' la questione, parlerò nuovamente delle due compagnie che ho descritto nel post precedente.

24 gennaio 2017

Come lavorano gli attori professionisti? - guest post di Edoardo Camponeschi

Da anni vi parlo di teatro, anche se non sono un'attrice professionista. Quindi, a questo punto, potrebbe venire spontaneo obiettare: ok, tu fai tanti bei discorsi, ma gli attori veri come lavorano?
Avete ragione, ecco perché ho chiamato un attore di quelli veri, uno che lo fa per lavoro, per farvi raccontare da lui com'è svolgere questa professione.

Edoardo Camponeschi è un attore teatrale, doppiatore e narratore di audiolibri. Co-fondatore dell'etichetta discografica indipendente Ménéstrandise, da alcuni anni collabora attivamente con il Programma Libro Parlato dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti ONLUS di Roma.
Qui trovate il canale YouTube di Ménéstrandise, dove molti racconti narrati da Edoardo sono ascoltabili gratuitamente, e a cui ho partecipato anch'io con qualche lettura.
Ma adesso lascio la parola a lui...


“Che consigli potresti dare ad una persona che vuole iniziare a lavorare in teatro?”
Questa frase, in una salsa o in un'altra, l'ho sentita moltissime volte nel corso degli anni; è la continuazione quasi naturale dell'affermazione “Reciti professionalmente? Che bello!”.
E ogni volta mi piace dare una risposta che tende a spiazzare il mio interlocutore, il quale magari non si aspetta altro che una dritta su come muovere i primi passi. Quali corsi seguire, quali libri leggere, a chi rivolgersi.

Per carità, queste sono tutte cose estremamente importanti. Ma prima, secondo la mia modesta opinione, bisogna capire. Capire cosa vuol dire recitare non solo professionalmente, ma anche a livello amatoriale.
Molte delle persone con le quali ho avuto modo di parlare della riguardo la mia professione erano convinte che essere attori volesse dire alzarsi tardi la mattina, avere tutta la giornata per fare ciò che si vuole, per poi concludere in bellezza esibendosi di fronte ad un pubblico adorante. E magari venendo anche pagati profumatamente!
Non è esattamente così, e cerco sempre di spiegare com'è la vita di un attore dentro e fuori le scene a chi ha voglia di iniziare. Ed è per questo che oggi mi trovo a scrivere queste righe su richiesta della mia amica e preziosa collaboratrice Elisa, per cercare di fare un po' di luce su una situazione lavorativa poco conosciuta.
In questo post non parlerò del lavoro dell'attore in sé, a quello ci ha già pensato Elisa in maniera più che esauriente! Io mi limiterò a parlare degli aspetti più pratici della preparazione di uno spettacolo,
dei tempi necessari per portare in scena un'opera e di cosa accade dopo il debutto.

La prima domanda che salta alla mente quando si parla della produzione di uno spettacolo teatrale è: “Ma quanto tempo ci vuole per mettere su uno spettacolo?” E la prima risposta è sempre la stessa: dipende.
Ci sono molti fattori che entrano in gioco quando si cerca di stabilire un calendario prove per la messa in scena di uno spettacolo. Si parla principalmente di elementi economici e umani, ad esempio: abbiamo uno spazio dove poter effettuare le prove? Se sì, è di nostra proprietà? Se non dovesse esserlo, quanto potrebbe costarci affittarlo per il tempo necessario?
E già qui i nostri tempi potrebbero subire una variazione per via di elementi al di fuori del nostro controllo.

In uno scenario ideale, avremmo a disposizione uno spazio libero e gratuito da poter usare quanto vogliamo.
Sì, ma gli attori? Che altri impegni hanno? Contrariamente a quanto si possa pensare, molti attori teatrali non lavorano solamente la sera. Io personalmente lavoro anche come narratore di audiolibri, quindi far conciliare i miei turni di registrazione con gli orari di prova potrebbe essere un problema, a volte. Bisogna quindi cercare un compromesso tra gli aspetti più pratici (dove provare) e gli impegni di tutti (quando provare).
Un altro elemento determinante è il tipo di regista con cui si lavora: esistono registi molto meticolosi, che si soffermano ore e ore su minuscoli dettagli, e altri invece che preferiscono lasciare campo libero agli attori occupandosi principalmente della visione d'insieme dello spettacolo.

Alla luce di quanto appena elencato, mi risulta pressoché impossibile fornire una risposta semplice e definitiva a tale quesito, quindi la cosa migliore che posso fare è descrivere le mie esperienze lavorative vissute fino ad oggi.
Recito da quasi metà della mia vita, e in questi anni ho avuto modo di lavorare con molte compagnie. Nel corso delle ultime due stagioni ho lavorato principalmente con due compagnie molto diverse tra loro, che in questo caso sono perfette per fornire un esempio sui tempi necessari per le prove.

La prima compagnia mi ha reclutato quando avevo appena 17 anni, poco dopo l'inizio della mia carriera. Conta al suo interno attori professionisti, persone che hanno fatto dell'arte il loro mestiere e che sono in grado di dedicare molte ore al giorno alle prove.
Avendo alle spalle una produzione ben avviata con mezzi abbastanza avanzati, il calendario prove è alquanto devastante! Uniamo a questo la presenza di un regista estremamente pignolo e meticoloso, ed ecco che abbiamo una ricetta per delle giornate lunghe e faticose. Solitamente, si cerca sempre di avere almeno un mese di tempo per provare. Questa finestra di tempo è comunque molto flessibile: a volte abbiamo messo su spettacoli in un mese e mezzo e altre volte in due settimane, ma più o meno l'impegno è sempre di circa un mese.
Ci sono state occasioni in cui per questioni d'emergenza abbiamo avuto anche meno tempo, ma fortunatamente sono stati casi molto rari. Nel 2009, ad esempio, mi era stato chiesto di imparare una parte in un weekend, mentre nel corso dell'ultima stagione mi sono trovato a sostituire un attore per un'emergenza e ho dovuto provare circa quattordici ore di fila!

Casi estremi a parte, gli orari delle prove durante la settimana sono sempre, più o meno, gli stessi: ci si incontra tra le dieci e le undici di mattina e si prova fino alle sette di sera circa, con una pausa pranzo.
Naturalmente le prove individuali tendono a cambiare a seconda dei ruoli che bisogna interpretare: nel corso della prima settimana, in fase di allestimento, gli attori vengono convocati a scaglioni per garantire un minimo di libertà.
Una volta che lo spettacolo è in piedi, gli attori vengono convocati tutti insieme e si ritrovano a passare otto o nove ore insieme. All'interno di questo lasso di tempo si può scegliere se fare l'intero spettacolo più volte oppure se concentrarsi sulle scene che avevano più bisogno di lavoro.
In entrambi i casi, c'è sempre un momento di pausa per qualcuno in cui magari non si è in scena per un certo periodo: ecco, quello è un ottimo momento per rilassarsi qualche minuto. Bisogna sempre approfittare dei momenti più tranquilli, perché se c'è una cosa che ho imparato in tanti anni di recitazione è proprio questa: si sa con certezza quando si comincia, mai quando si finisce.

La situazione invece è leggermente diversa all'interno di un'altra compagnia con la quale collaboro da circa un anno. Si tratta di una compagnia amatoriale, dove l'amatorialità viene definita semplicemente dalla mancanza di profitto: la compagnia infatti si autofinanzia, e i suoi membri ne fanno parte per avere la possibilità di recitare in maniera costante.
E' stata fondata più di trent'anni fa e continua tuttora a portare in scena ben quattro spettacoli l'anno, il tutto in maniera indipendente.

Vi dico questo per spiegare che molti dei membri della compagnia sono impegnati anche in altri ambiti, nonostante abbiano da molto tempo la passione per il teatro: c'è chi lavora in ufficio, chi invece come me è impegnato in altre compagnie, o chi è in pensione.
Per cercare di riunire un po' tutti, le prove sono molto diverse rispetto a quelle della compagnia di cui ho parlato poco fa. In questo caso, ci si incontra semplicemente due volte a settimana nel corso del weekend: le prove partono dalle tre del pomeriggio e solitamente si prolungano fino alle otto di sera.
Durante questa finestra oraria si segue un programma prestabilito in cui gli attori vengono convocati a seconda delle scene in cui sono presenti: questo vuol dire che l'orario delle prove cambia a seconda della presenza del proprio personaggio sulla scena.
Mi è capitato di provare appena mezz'ora in una giornata, quando ero impegnato con un ruolo più piccolo, così come mi è capitato di dovermi sorbire tutte e cinque le ore quando dovevo ricoprire un ruolo più consistente.

Questo tipo di prove presenta dei vantaggi e degli svantaggi. I vantaggi sono abbastanza semplici: l'orario di convocazione è ben definito, e pur prendendo in considerazione qualche possibile ritardo si sa con certezza quasi assoluta che tipo di impegno è richiesto. Potersi organizzare la vita al di fuori delle prove non è una cosa da sottovalutare!
Lo svantaggio di un orario così definito è che si tende ad evitare di sforare, il che vuol dire che a volte potremmo pensare di non aver provato abbastanza. Personalmente, penso che provare solo due volte a settimana sia poco, se si vuole esplorare in maniera corretta il proprio personaggio e interpretarlo al massimo delle proprie capacità.
Queste prove sono veloci e ben scandite, e raramente ci viene data la possibilità di approfondire ogni singola scena con la giusta minuzia. Questo quindi ci porta a dover studiare per conto proprio a casa, sia per quanto riguarda la memoria che per quanto riguarda l'interpretazione.

Per me non è proprio l'ideale, visto che la mia concentrazione al di fuori delle prove è sempre molto bassa e preferisco di gran lunga assimilare tutto il necessario provando in piedi con i miei colleghi, piuttosto che sul divano di casa mia.
Ma alla fine si tratta di gusti personali: c'è chi preferisce studiare a casa per arrivare alle prove preparato, fare il necessario nel minor tempo possibile e andare via, e c'è che invece preferisce passare ore sulle tavole del palco per evitare di portarsi il lavoro (e il personaggio) a casa.


Ma quello che Edoardo ha da raccontarci non finisce qui! Infatti il post originale era così lungo che ho deciso di dividerlo in due parti.
Potrete leggere la seconda parte venerdì, sempre su questo blog, e si parlerà di come si preparano gli attori prima di uno spettacolo. Restate sintonizzati!

- dramaqueen


17 gennaio 2017

A che cosa servono le recensioni?

Ritorno dopo una serie di vicissitudini (e virus invernali) che mi hanno fatto un po' trascurare il blog. Oggi non scrivo un post di quelli seri e documentati, ma una piccola riflessione che mi frulla in testa da un po'. Forse non è del tutto in tema con il teatro, ma c'entra con quello che scrivo su questo blog.


Qualche giorno fa è nata una discussione tra due youtuber che seguo e mi sono messa a riflettere anch'io sul tema. Veramente, più che una discussione erano una serie di frecciatine più o meno dirette... ma comunque, non mi interessa parlare di queste due persone, quanto dell'argomento.
La domanda era: si può recensire un film anche se non si ha una laurea in cinema? Oppure bisognerebbe far parlare solo le persone competenti
Effettivamente, ha senso dire che tutti hanno diritto ad una loro opinione, ma solo chi ha studiato l'argomento può fare un'analisi completa e documentata. Se vale per il cinema, quindi, dovrebbe valere anche il teatro.

3 gennaio 2017

I migliori post del 2016

È iniziato un anno nuovo e quindi c'è aria di novità!
Ma io avevo troppo poco tempo ed energie, quindi ho pensato di proporvi una selezione dei post migliori dell'anno scorso. Così chi se li è persi, o chi è arrivato da poco, può andarli a recuperare.


Lo so, non è esattamente il post più interessante del mondo...
Prendetelo come un riassuntone, prima di ripartire con le novità del nuovo anno. Perché ne ho molte in mente, ma adesso ho ancora bisogno di ricaricarmi un po' e non ce l'avrei fatta a mettere insieme un post più impegnativo.

Iniziamo con l'elencare i post del 2016 che hanno più visualizzazioni:

  1. 30 dialoghi non banali per presentarsi ad un provino
  2. Esercizio: come una statua di creta
  3. Esercizio: la memoria sensoriale
  4. Video esercizio: la "canzoncina" di Vittorio Gassman
  5. Esercizio: come ricreare un luogo con l'immaginazione
Va bene, da questa lista abbiamo capito che potrei fare un blog solo di esercizi e sarei posizionata molto meglio di ora su Google... però mi piace scrivere anche di altro!

Quindi, freghiamocene dei numeri e facciamo un'altra lista, quella dei cinque post a cui io sono più affezionata e che mi sono impegnata di più a scrivere.
Mi impegno tutte le volte, certo, ma questa è la top 5 di quelli che credo siano riusciti meglio:

  1. Manuale minimo dell'attore
  2. Che cos'è il metodo Stanislavskij?
  3. Trovare un aggancio con il testo è la chiave per raccontare
  4. 10 personaggi cinematografici che avrei voluto interpretare
  5. Per quello a cui può servire un piccolo blog...
Oltre a questi, vi segnalo anche i post che ho scritto per AttoriCasting.it e i video (alcuni dei quali sono anche delle collaborazioni, quindi non ci sono solo io) che ho realizzato in questo 2016, che sono stati aggiunti alla pagina delle mie attività.

Ma la discussione è l'anima del blogging, quindi vediamo anche la lista dei post più commentati tra quelli pubblicati nel 2016:

  1. Un monologo per Drama Queen - 3° edizione con 37 commenti
  2. #OffTopic - Quanto dire di se stessi nel blog? con 34 commenti
  3. Un monologo per Drama Queen 3 Il vincitore e... i bloopers! con 29 commenti
  4. Leggere un'opera teatrale o vederla rappresentata: quali sono le differenze? con 23 commenti
  5. Per recitare basta avere talento? con 20 commenti
Come potete notare, sono quelli che richiedevano più interazioni e ponevano una questione da discutere. Magari non sono quelli che fanno migliaia di visualizzazioni, però creano un dialogo, che è molto importante per tenere vivo il blog.

E, per finire, parliamo anche degli altri e non solo di me. Sicuramente sono stati scritti moltissimi post notevoli in questo 2016, ma io ho scelto i miei cinque preferiti dai blog che seguo.
Non è stato facile, ma credo siano rappresentativi di quelli che sono stati i miei interessi principali nell'ultimo anno passato nella blogosfera:

Spero che questo riepilogo sia stato gradito e buon anno di blogging a tutti. 
Che possa essere pieno di nuove idee!

- dramaqueen


31 dicembre 2016

Che cosa vorrei dal 2017?

Siamo ormai alla fine dell'anno, è tempo di bilanci e di buoni propositi.
Di solito mi pongo degli obiettivi e faccio dei progetti, ma finiscono sempre per essere troppo ambiziosi. Quindi, dato che l'ansia per me è stata un bel problema in quest'anno che sta per terminare (soprattutto negli ultimi tempi), ho deciso di viverla in modo più rilassato.


Ho visto che cercare di fare troppe cose non funziona, perché poi non reggo allo stress e non riesco più a combinare niente. Devo darmi una calmata e prendere la vita con più filosofia.
Perciò ho fatto solo una lista di cose che vorrei dal 2017, ma non degli obiettivi tassativi: dei progetti in cui impegnarmi per quanto posso, ma senza disperarmi se non li raggiungo. Insomma, sto imparando a capire che non sono Wonder Woman e non posso fare tutto.