22 settembre 2021

Corso di dizione e lettura interpretata (online)

Ciao a tutti!
Ogni tanto ritorno... ma questa volta sono tornata per un motivo particolarmente bello.
Non me l'aspettavo, ma quest'estate sono stata contattata dall'Ufficio del Tempo Libero di Milano con una proposta che mi ha reso molto felice: mi hanno chiesto di tenere un corso di dizione e lettura interpretata. Non vivo più a Milano, ma uno dei pochi lati positivi della pandemia è che ora tantissimi corsi si possono fare online e quindi sono diventati molto più accessibili!

Quindi ecco a voi... il mio corso:


Avevo già creato un corso di dizione online per Life Learning, ma erano delle videolezioni registrate.
Stavolta si tratta di lezioni vere e proprie in diretta, quindi non saremo nella stessa stanza, ma potremo parlarci, fare esercizi insieme e rispondere subito alle domande.

Gli argomenti di cui parleremo sono quelli che ho trattato più volte anche su questo blog:

  • Come parlare in modo neutro e senza regionalismi
  • Come articolare in modo chiaro le parole
  • Come parlare o leggere in modo coinvolgente variando volume, altezza, timbro e ritmo della voce
E se vi state chiedendo quanta importanza avrà ognuno di questi argomenti nel corso... beh, dipenderà dagli studenti! Il bello di poter fare un corso interattivo è che potrò chiedere a voi che cosa vi interessa di più, quali sono le vostre aspettative e i vostri obiettivi e poi adattare le lezioni alle vostre esigenze.

Il corso inizierà il 3 novembre 2021 e si concluderà a febbraio 2022.
Sarà composto da 19 lezioni della durata di un'ora e mezza e si terrà il mercoledì sera dalle 20:00 alle 21:30.

Per iscrivervi o avere più informazioni sul corso, cliccate su questo link.
Oppure chiedere nei commenti: vi risponderò volentieri!

Prometto che ora non sparirò per sempre e che vi farò avere un altro post di aggiornamento in tempi brevi... ma per ora ci tenevo in particolare a condividere questa notizia.
A presto!

- dramaqueen

2 gennaio 2021

L'ombra delle rose - Video promozionale

Ricompaio dopo un po' per l'annuncio di un nuovo video... ebbene sì, pensavo che non ne avrei fatti più, invece ho voluto provare di nuovo.


Un paio di mesi fa, Spartaco Mencaroni mi ha chiesto se volessi aiutarlo a promuovere il suo nuovo romanzo L'ombra delle rose.
Era da tanto che non recitavo, quindi gli ho fatto presente che ero un po' arrugginita, ma ho comunque voluto provare a vedere come sarebbe venuto un altro video dopo tutto questo tempo.

Effettivamente, non è paragonabile ai video che facevo una volta quando studiavo recitazione seriamente e mi esercitavo spesso... però sono comunque contenta di aver provato e spero che a voi faccia passare tre minuti piacevoli.

Ecco qui il video:


Se questo vi ha incuriosito, ecco anche la trama del romanzo:

Anno 1346. Nelle terre intorno al mar Nero si fronteggiano i domini del Khan e del morente impero Bizantino. I mercanti di Genova e Venezia percorrono le piste senza fine che portano a oriente partendo da un pugno di colonie arroccate sulle coste.
Nonostante i venti di guerra Marco, un genovese cresciuto lontano da casa, decide di partire ancora una volta in cerca di fortuna: con l’amico Duccio incrocerà la strada del giovane Burqan, guerriero nomade dal cuore di falco, accusato di un oscuro delitto e in fuga dai suoi stessi compagni.
Il loro viaggio attraverserà gli sterminati paesaggi dell’Asia, dove l’epidemia più spaventosa degli ultimi mille anni serpeggia seguendo le antiche vie della seta, per giungere alle sponde del Mar Nero e infine a Bisanzio. Lungo la strada incontreranno la nobile e fiera Teodosia, dal cuore libero e dalla fede profonda, il cupo e misterioso Erdon e il suo spensierato apprendista Vania. Per ciascuno di loro il destino ha in serbo molto più di quanto immagina e finirà per intrecciare a fondo le loro storie.
>Sullo sfondo una civiltà al bivio, fra intrighi e battaglie, processioni di flagellanti e antiche città che attendono il giudizio finale, si interroga su come ricominciare a vivere.

(dal sito di Intermedia Edizioni)


Se volete farmi sapere che cosa ne pensate nei commenti, ne sarò molto felice!
Ah, e già che ci siamo... direi che è il momento di augurarvi un buon anno nuovo.

- dramaqueen


P.S. Avete visto che ho i capelli lunghi di nuovo? Ci hanno messo una vita a ricrescere!

13 novembre 2020

L'importanza di raccontare storie

Una volta dicevo che amavo recitare perché mi permetteva di vivere più vite e a me non ne bastava una sola. Volevo vivere il più possibile, esperienze diversissime, che una sola persona non può provare tutte in una vita.
Il teatro era la soluzione, ma poi si è trasformato nel problema.


Ora non mi va più di recitare. Non so spiegare al 100% perché... è un po' come quando fai indigestione di un cibo che ti piace e poi non lo vuoi più nemmeno vedere.
Oppure come quando ti prendi una cotta per una persona e vai avanti anni sperando che si accorga di te, ma non succede mai, e quindi alla fine ti rompi le scatole. Non è colpa sua, semplicemente le cose non sono andate e tu ora hai voglia di altri orizzonti.

Non ho abbandonato per sempre il teatro, ma per ora non ho nessuna voglia di recitare. Non so cosa succederà in futuro, ma almeno un piccolo piano ce l'ho: vorrei fare un master in Educazione alla teatralità.
Voglio lavorare a scuola e avere anche questa possibilità mi sembra fantastico. Non ho voglia di recitare in prima persona, ma far provare il teatro ad altri e fargli scoprire quanto può essere bello è ancora una prospettiva che mi entusiasma.
Mi piacerebbe raccontarvi l'esperienza su questo blog, ma dovrete aspettare un pochino, perché per ora non sono riuscita a iniziare il corso. Spero di riuscire a farcela l'anno prossimo, quando se tutto va bene mi sarò laureata e il mondo sarà tornato simile ad un posto normale.

Però questa non è la soluzione. 
Sento ancora lo stesso bisogno di vivere tante vite. 

O forse si è un po' trasformato: ora è più un bisogno di portare fuori quello che ho dentro, come se nella pancia avessi tante falene che volano e spingono da tutte le parti per uscire e io non potessi stare bene finché non le ho sputate tutte fuori. [la citazione è voluta, leggete "Il sognatore" e "La musa degli incubi" di Laini Taylor]
E che cos'ho dentro? Un po' di tutto, ma principalmente emozioni, sogni e tante storie. Ho tante storie da raccontare, ma non so bene come farlo, ecco il mio problema.
Le storie si possono raccontare in infiniti modi e io credo di non aver ancora trovato il mio.

Ci sto provando, però. Ho ricominciato a scrivere.
Non cominciato da zero, perché forse a voi non l'ho mai raccontato, ma scrivo e invento storie praticamente da quando ho imparato come si mettevano insieme le lettere. Ho solo fatto una pausa negli ultimi anni, ma prima è stato sempre così.
Alle elementari iniziavo libri che in realtà duravano tre pagine perché poi finivo le idee. Alle medie volevo scrivere di una ragazzina come me che, passando attraverso uno specchio, si ritrovava in un modo tutto argentato. 
Alle superiori avevo iniziato a scrivere il romanzo fantasy che prima o poi tutti gli adolescenti nerd provano a scrivere. Sono arrivata oltre le 100 pagine, che per me era un traguardo mai raggiunto, per rendermi conto che era il solito concentrato di cliché e che forse era meglio smettere prima che la gente iniziasse a scriverne recensioni trash.
Ho continuato con qualche racconto, non sempre riuscito troppo male.

Il teatro mi ha un po' deviato. Adesso penso che forse mi ha incantato con le sue lucine quando io volevo in realtà inventare storie mie e farle leggere a qualcuno.
Avevo allo stesso tempo un desiderio fortissimo e una paura inspiegabile di mettermi in mostra su un palcoscenico. Adesso forse non ho più bisogno di essere vista da tutti. 

Avevo iniziato a pensare che l'arte, tutto sommato, non facesse per me e che bastasse godersi le piccole cose della vita. Mi sbagliavo di grosso. 

Le piccole cose sono davvero importanti, ma non mi bastano e probabilmente non mi basteranno mai. Finché cerco di concentrarmi sul piacere delle piccole cose, ogni tanto c'è comunque una pugnalata al cuore che mi ricorda che qualcosa mi manca.
Ho bisogno di tirare fuori le mie storie. Poi non so se arriveranno a qualcuno, ma devono uscire.

Ho detto di aver bisogno di raccontare le mie storie, ma mi farebbe molto piacere anche sentire le vostre. Quindi ora chiedo anche a voi:

A voi è mai capitata una sensazione del genere?
Di avere qualcosa dentro e di doverlo esprimere per forza, come se fosse un bisogno primario?

Come avete fatto?
Come avete trovato il modo di portare alla luce quello che doveva essere portato?


Scrittori, attori, poeti, musicisti, pittori, ballerini... per favore, rispondete alla mia domanda.
Se mi racconterete di voi, mi sentirò meno sola.

- dramaqueen





Foto di Suzy Hazelwood da Pexels


15 ottobre 2020

Riassunto (quasi) completo di tutto ciò che serve tenere a mente nel doppiaggio

Questo post è nel cassetto da aprile dell'anno scorso, quindi finalmente mi sembra ora di fargli vedere la luce.

Nel doppiaggio ci sono mille cose da tenere a mente e io, che ho bisogno di fare schemi per tutto, ho deciso di fare un grande riassunti di tutto quello che bisogna ricordarsi. O meglio, quasi tutto, avrò sicuramente dimenticato qualcosa, ma ho fatto del mio meglio.



Essendo un riassunto, non ho trattato ogni argomento nei dettagli, perché ci sarebbe così tanto da dire che un post per ognuno di questi punti non sarebbe comunque abbastanza. 
Se volete fare doppiaggio, amatoriale o professionale, prendetela come una lista della spesa: per ogni elemento della lista, c'è da approfondire, studiare ed esercitarsi.

In questa lista do per scontati (altrimenti sarebbe infinita) i prerequisiti:
  • Dizione: deve essere perfetta, al massimo si può avere il dubbio sulla pronuncia di una parola ogni tanto, ma non di più
  • Articolazione
  • Uso del diaframma
Se avete dubbi o curiosità su questi argomenti, cercate tra le etichette qui a destra del blog: ne ho parlato sicuramente in più di un post.

Ed ecco, quindi, il riassunto quasi completo di quello che si deve tenere in conto quando si doppia una scena:

Sync

La prima cosa a cui tutti pensano e quella di cui un principiante si preoccupa di più è il sync, cioè andare a tempo con il personaggio. Parlare quando parla lui, fare le pause quando le fa lui. 
Come si fa ad imparare? Sicuramente serve un po' di esercizio ed esperienza, ma un buon punto di partenza è osservare bene quello che fa il personaggio sullo schermo. Le pause sono segnate sul copione e quindi seguirle aiuta molto. 
Per portare il vostro lavoro al livello successivo, poi, bisogna imparare a respirare con il personaggio. Fare gli stessi respiri che fa l'attore. Questo serve molto per il ritmo e permette anche di fare i fiati nel momento giusto, cosa che dà molta più verità e naturalezza al doppiaggio.

Fiati

Collegandoci al punto precedente, parliamo dei fiati, che sono tutti i respiri, le sporcature e i suoni inarticolati che non si possono trascrivere esattamente sul copione, ma vanno fatti il più simili possibile all'originale. Sul copione, nel punto in cui vanno messi, ci sarà scritto FT per fiato oppure SPORC per sporcatura.
È importante sottolineare i movimenti del personaggio con il giusto fiato: quando si alza, quando si siede, quando sospira, quando si allunga per prendere qualcosa...

Audio originale

Si doppia con una cuffia attraverso la quale si sente l'audio originale del prodotto. Solo un'orecchio è coperto dalla cuffia, l'altro deve essere lasciato libero per sentire la propria voce mentre si recita.
Bisogna imparare a non farsi influenzare da quello che si sente in sottofondo: è lì solamente come riferimento per sapere quando iniziare a dire la battuta. Non bisogna ascoltare a farsi fuorviare dal significato (specialmente se è una lingua che conosciamo) o dall'intonazione, che italiano molto probabilmente suonerebbe strana.
Io ormai ho imparato ad ignorarlo: lo prendo solo come un segnale di partenza, ma non ascolto più il resto e mi concentro solo su quello che sto dicendo io.

Campi

A seconda della scena, bisogna scegliere quale volume utilizzare. Il personaggio sta parlando a qualcuno di molto vicino in una stanza piccola? Allora il volume sarà basso. Interlocutore molto vicino ma siamo in un ambiente aperto e rumoroso? Il volume dovrà essere decisamente più alto.
Se l'interlocutore è lontano, invece, bisogna portare la voce, altrimenti non sentirà. E ci possono essere tutte le situazioni intermedie e i cambi: ad esempio se il personaggio si sta avvicinando all'interlocutore prima porterà la voce e poi prenderà a parlare normalmente quando arriva vicino.


Ambientazione

Oltre che sui volumi, l'ambientazione della scena influisce anche sull'atmosfera che si deve riuscire a trasmettere allo spettatore.
Doppiare è recitare, quindi anche se ci si trova davanti ad un microfono in una saletta buia ci si deve sentire su una nave, in un prato soleggiato, in camera da letto, in un cimitero...


Intonazione

Le battute non vanno cantate né trascinate, ma sempre chiuse in modo netto. L'intenzione va mantenuta forte fino alla fine della battuta, non bisogna perderla verso la conclusione, come a volte si tende a fare. Non si appoggia quasi mai su una singola parola. Bisogna dire le battute come se ci venissero in mente in quel momento, non come se le stessimo leggendo.
All'interno di una battuta (a meno che non sia molto corta) bisogna variare le intenzioni. Per capire quando fare i cambi, si osservano i cambiamenti di espressione del personaggio. È meglio cambiare tono all'inizio della frase e non nel mezzo, altrimenti si rischia che la battuta risulti cantata.

Intenzione

La cosa più difficile è capire subito quali sono le intenzioni da dare alle varie battute, senza conoscere tutto il film e vedendo la scena una volta sola o al massimo due. Per questo è utile guardare l'espressione del personaggio e in particolare gli occhi, che danno sempre indicazioni sullo stato d'animo. Per capire come interpretare una frase, aiuta far attenzione alla punteggiatura.
Può essere utile esplicitare il sottotesto di una battuta per capire come deve essere detta. Ad esempio, si può dire "No, sto bene" ma il sottotesto è "Non ti voglio più vedere, stronzo, lasciami in pace".
Bisogna saper dire una stessa battuta con la stessa intenzione stendendola o accorciandola per andare incontro alle esigenze del sync.

Insomma, come vedete sono un sacco di cose e a me sembra parecchio complicato!
Però ci sono persone che ci riescono perfettamente e, anzi, non ci devono più nemmeno pensare, quindi con lo studio e la pratica si possono imparare anche tutti questi dettagli che sembrano piccolezze, ma sono essenziali per la buona riuscita della scena.

Che ne pensate, c'è qualcosa di importante che ho dimenticato?
Se avete altri suggerimenti, non esitate a scrivermelo nei commenti.

- dramaqueen




Foto di spoiu23 da Pixabay

9 ottobre 2020

Non vi ho mai salutato

 Non vi ho mai salutato... prima di tutto, mi scuso per questo.

Adesso, se c'è ancora qui qualcuno che legge, vi spiego un po' di cose che sono successe.


Ho smesso di scrivere su questo blog molto tempo fa e il motivo è abbastanza semplice: il mio viaggio nel mondo del doppiaggio era finito. Dopo anni che ci provavo e che lo sognavo, ho deciso che non era più quello che volevo e devo dire che mi trovo meglio così. Ricordate cosa dicevo che non avrei mai fatto? Mi sono iscritta di nuovo all'università. Ricordate l'altra cosa che dicevo che non avrei mai fatto? Voglio diventare un'insegnante.

Perché ho smesso di impegnarmi e studiare per diventare una doppiatrice?

1. Non sono brava. L'ho ammesso, Drama Queen è molto più brava nel dramma senso letterale che nel teatro o nella recitazione. Non sono mai stata tutta questa gran cosa, anche se ci ho messo tutto il mio impegno... anzi, ci ho messo impegno nel modo sbagliato. E questo ci porta al secondo punto.

2. Ansia. Volevo essere brava e quindi ci ho dato dentro con il perfezionismo. Per me l'unico modo di fare le cose era farle perfette... ora grazie al cielo sono un po' cambiata. Ma è stato proprio questo che mi ha convinto a smettere: ero divorata dall'ansia. Per fare le cose bene non mi divertivo più.

3. Il mondo del doppiaggio non è più quello di una volta. E non ci sono più le mezze stagioni. Sì, è un luogo comune, ma è un mondo veramente difficile e se voi volete lavorarci, sono contenta, ma a me non va. Tempi troppo ristretti, devi fare le cose bene subito, devi insistere fino allo sfinimento per fare un provino, probabilmente devi pure fare le valigie e andare a Roma perché a Milano ormai si fanno solo i reality... I contro superavano i pro, per me.

4. Non era la vita che volevo. Pensavo che non mi sarebbe pesata l'instabilità, tanto al giorno d'oggi il posto fisso non esiste più, no? E invece almeno un minimo di stabilità la vorrei e mi fa sentire meglio. 

Ora sto meglio, anche se so che fare la supplente sarà tutto tranne che stabile, ma mi piace di più come prospettiva. Mi è sempre piaciuto insegnare, anche se dicevo di non volerlo fare nella scuola. Ora ho cambiato idea e mi imbarcherò in questa impresa. I miei ragazzini delle ripetizioni mi danno molta soddisfazione e, anche se averne 25 in un colpo solo sarà decisamente peggio, credo di aver trovato il lavoro che voglio fare.

Prima, ovviamente, mi devo laureare. Sono al secondo anno della magistrale in Materials Science (sì, studio in inglese, ho passato la quarantena a studiare in inglese, è un miracolo che mi ricordi ancora come si parla italiano) e vi scrivo mentre dovrei in realtà studiare la fisica dei dielettrici. La fisica continua a non piacermi, tranquilli, sono sempre io. Ma lo faccio per un bene superiore.

Perché sono tornata? Il merito diretto è di due persone, Romina Tamerici (che tutti voi ben conoscete perché era una presenza fissa su queste pagine) e Micaela del blog Sognoteatro, che stamattina mi hanno ricordato i vecchi fasti e dato una piccola spinta. Se mi leggete, vi ringrazio molto.

Mi sono già scusata per non avervi salutato, ma lo faccio di nuovo, perché questo blog mi ha dato molta più soddisfazione di qualsiasi altra cosa io abbia mai fatto e perché si era creata una piccola comunità che mi ha sempre supportato e con cui mi piaceva interagire. Non vi ho salutato perché mi vergognavo. Anni e anni a dire che il talento non esiste, che tutti ce la possono fare se vogliono e che bisogna seguire i propri sogni... e poi proprio io rinuncio. Vi ho spiegato il motivo e anche che sono più felice così, ma la me del passato ne sarebbe molto delusa. Spero capirebbe le mie ragioni.

E ora cosa si fa?

Non lo so... non so se ho smesso definitivamente di fare teatro, o se potrei scrivere di cose leggermente diverse ma continuare, vedremo. Ho ancora un post di un anno e mezzo fa che non ho mai pubblicato, forse è ora di farlo uscire. E forse ho anche un'altra idea di cui scrivere, sebbene non proprio collegata con il teatro.

Per ora è tutto, questa è come sono io dopo tutto questo tempo, un anno di università, una quarantena e molti cambi di idee su molte cose. Voi siete ancora qui? E se ci siete, come state?

- dramaqueen



P.S. L'impaginazione di questo post fa cagare, ma hanno cambiato l'interfaccia di Blogger mentre io ero via e non so più come si impostano le cose... mi sento un po' persa, è come se avessero spostato tutti i mobili di casa mia!

14 gennaio 2019

5 modi per andare più spesso a teatro

Mi sono resa conto che negli ultimi mesi sono andata pochissimo a teatro. Anzi, credo di esserci andata l'ultima volta prima dell'estate.
Da quando sono qui a Milano, ci sono sempre andata una volta al mese circa, a volte un po' meno, ma poi con i troppi pensieri e soprattutto con i turni sempre diversi e sempre più assurdi del lavoro che ho dovuto fare fino alla fine dell'anno scorso... non ci ho nemmeno più pensato.


Ora devo assolutamente rimediare, perché mi manca e voglio vedere cose nuove!
Tra i vostri buoni propositi per questo nuovo anno ci potrebbe essere quello di andare più spesso a teatro. Magari non riuscite perché avete poco tempo o vi manca la spinta iniziale, anche se vi piacerebbe molto... e quindi ho pensato di aiutare me e voi, con questa lista.

1- Approfittare di una convenzione

La principale motivazione per cui la gente dice di non andare a teatro è quella economica. Non posso negare che i biglietti per gli spettacoli costino, però ci sono anche dei modi per non spendere così tanto.
Prima di tutto, esistono degli abbonamenti e delle agevolazioni, soprattutto per i giovani, ma non solo. Ad esempio, a Milano esiste Invito a teatro (in cui i maggiori sconti sono riservati agli under 26 ma c'è anche la versione per chi come me li ha superati) e sono sicura che in altre zone ci sono altre convenzioni. Trovate la vostra e approfittatene!
Nei punti successivi trovate qualche altro consiglio che riguarda l'aspetto economico, se questo non dovesse bastare.

2- Dare una possibilità ai piccoli teatri

Sapete quali sono i biglietti che costano di più? Quelli dei grandi teatri.
Ok, detta così sembra la scoperta dell'acqua calda, ma vi dirò un'altra ovvietà: non solo nei grandi teatri ci sono delle rappresentazioni che vale la pena di vedere. Le grandi produzioni possono essere molto suggestive, ma la bellezza di uno spettacolo è data in primo luogo dalla regia e dalla bravura degli interpreti. E non tutti gli attori e registi bravi sono necessariamente molto famosi, anche se magari se lo meriterebbero.
Quindi, date una possibilità ai teatri più piccoli, alle compagnie giovani e anche alle location non strettamente "teatrali" come sale sale comunali o delle biblioteche... e non dimentichiamo gli spettacoli che d'estate si tengono all'aperto. Vi assicuro che si possono trovare dei gioiellini.

3- Organizzare il proprio budget

Poi, ovviamente, bisogna dire che è anche una questione di priorità: se preferite spendere i vostri soldi in qualcos'altro, è ovvio che non ne avrete per andare a teatro, ma nessuno vi può giudicare per questa scelta. 
Potete al massimo chiedervi: potrei rivedere il mio budget? Magari destinare un po' meno soldi alle cene fuori e comprare un biglietto per uno spettacolo in più è un compromesso che renderà felici sia il vostro stomaco che la vostra mente.
Ma solo se pensare che possa essere una buona decisione. Non sono qui per convincervi a tutti i costi ad andare a teatro, dovete volerlo voi!

4- Trovare qualcuno con cui andare a teatro

La vita adulta è difficile e già c'è poco tempo per la vita sociale, figuriamoci per il teatro. La soluzione, però, potrebbe essere andare a teatro in compagnia!
Ci sono moltissimi vantaggi: si può condividere il passaggio per arrivare a teatro se andate con mezzi propri, si possono confrontare le proprie opinioni sullo spettacolo e si può fare un'attività diversa dalla solita tazza di caffè al bar.
Senza contare che, quando si ha qualcuno con cui farlo, qualsiasi impegno diventa meno pesante. Se non avete voglia di alzarvi dal divano e uscire al freddo, il pensiero che lo farà anche il vostro amico vi può convincere a non cedere alla pigrizia. E poi, quando penserete a quanto vi è piaciuta la rappresentazione che avete appena visto, lo ringrazierete per avervi trascinato fuori di casa.

5- Rimanere informati sugli spettacoli

È raro che la voglia di andare a teatro venga così, in astratto. Di solito succede che viene voglia di vedere un particolare spettacolo che ci incuriosisce ed è questo che ci spinge ad acquistare il biglietto.
Quindi, la soluzione per avere più voglia di andare a teatro è restare informati sui prossimi spettacoli.
In questo senso, iscriversi alle pagine social dei teatri a noi vicini e seguire i profili di attori che ci piacciono è molto utile. A me non capita spesso di andare sul sito di un teatro a controllare la programmazione, ma se un post riguardante uno spettacolo interessante fa capolino nel mio feed, mi verrà sicuramente voglia di approfondire.
Se vedo uno spettacolo che mi interessa ma che sarà il mese prossimo o tra due mesi, lo segno sul calendario. Non mi piacerebbe perdermelo solo perché ho troppe altre cose a cui pensare e una memoria da pesce rosso!


Che ne pensate di questa lista? Aggiungereste qualcosa?
Se avete altri metodi per andare più spesso a teatro, condivideteli nei commenti. Ma soprattutto, se provate questi che ho descritto nel post, fatemi sapere se per voi hanno funzionato!

- dramaqueen


28 settembre 2018

La sottile linea tra gioco e teatro

Mi è sempre piaciuto insegnare, mi è sempre piaciuto il teatro, quindi va da sé che uno dei miei sogni sia insegnare teatro. Soprattutto ai bambini, perché gli adulti sono troppo seri. Secondo me sono proprio i bambini che capiscono meglio quanto il teatro sia un gioco e che, anche se sappiamo che è tutto inventato, bisogna metterci ancora più convinzione che nella vita reale.
Questo l'ho sempre pensato, ma la mia prima esperienza con i bambini della scuola materna mi ha confermato quanto sia sottile la linea che separa il teatro dal gioco e il gioco dal teatro.


Tutto è iniziato con l'idea di proporre un laboratorio teatrale nell'associazione in cui lavoro. Quelli che hanno aderito con più entusiasmo sono stati i fratellini piccoli, quelli che hanno cinque anni e a scuola non ci vanno ancora. Allora, abbiamo organizzato un incontro per loro.

18 settembre 2018

Come inseguire i tuoi sogni anche se hai l'ansia

Io ho l'ansia, ma non per modo di dire.
Vado da una psicoterapeuta, mi hanno prescritto dei farmaci apposta e a dicembre di due anni fa sono finta al pronto soccorso per un attacco di panico. Quindi no, non è quella preoccupazione che hanno tutti prima di un esame, è proprio ansia vera.


Purtroppo, fare le cose e funzionare come un essere umano normale, quando si ha l'ansia, non è sempre semplice. A volte mi blocco anche quando devo fare delle azioni normalissime e che alla maggior parte delle persone appariranno stupide. Io ci provo, ma sembrano insormontabili.

11 settembre 2018

Summer notes

Ehi, sono tornata!
Come sono andate le vostre vacanze? Le mie bene... anche se non sono stata in vacanza finora. In realtà da tre settimane ho iniziato un secondo lavoro e sto ancora imparando come conciliare i turni e tutti gli altri impegni.


Quindi adesso ho due lavori che non sono esattamente quello che vorrei fare nella vita, ma che mi pagano l'affitto, e sto cercando di ottenere quello che vorrei fosse il mio lavoro della vita, ma che per il momento non mi paga. Una situazione complicata ma che vedrò di far funzionare.

Sono stata assente per un po' dal blog, ma ora conto di riprendere con costanza e di portarvi nuovi contenuti. Anche se io non ho scritto nulla, però, non significa che quest'estate siano mancati i post interessanti in tema con il teatro, la recitazione e il doppiaggio.
Vi segnalo quelli che dovreste assolutamente recuperare, insieme ad un consiglio di lettura e ad altre segnalazioni degne di nota. E non dimenticate di ripassare su questo blog, nei prossimi giorni, perché dopo questo veloce recap di quello che è successo in estate arriveranno le novità!


Post interessanti che dovete recuperare



Vi siete mai domandati come sia andare a teatro per una persona cieca? Io devo ammettere che, nel mio egoismo abilista, non ci avevo mai pensato. Questo post risponde a questa domanda e dà una prospettiva diversa sull'andare a "vedere" uno spettacolo teatrale.


Il provino di Io, la letteratura e Chaplin

Luz racconta la sua esperienza ad un provino per una produzione televisiva, esperienza nuova per lei che è abituata al teatro. Dalla preparazione all'audizione vera e propria, tutti i suoi pensieri e i suoi consigli. Certo, ve ne ho parlato anch'io, ma è sicuramente meglio leggere anche il punto di vista di altri, no?



Assistere a un workshop di doppiaggio su YouTube? Ora si può, perché Maurizio Merluzzo ha filmato l'esperienza della crew di Cotto & Frullato che ridoppia i proprio personaggi nel film omonimo uscito da poco. E lui, dato che lo fa di professione, fa da coach e dispensa preziosi consigli.



Vi propongo anche un video in inglese, perché mi sembra interessante mostrarvi come funziona il doppiaggio dei cartoni animati negli Stati Uniti. Questa youtuber ha una serie in cui accetta delle sfide e stavolta ha imparato come si doppia un personaggio dei cartoni.


Le iniziative da non perdere

Da inizio settembre è ripartito il programma Voice Anatomy su Radio24 ed è tornato anche V-Factor, il concorso per aspiranti doppiatori. I vincitori potranno doppiare un vero film! Per partecipare bisogna scegliere un monologo di durata massima un minuto e inviarlo alla loro pagina Facebook.
Io parteciperò? L'intenzione c'è, sto preparando un monologo, ma non so quando riuscirà abbastanza bene da poterlo mandare al concorso...


Il libro consigliato

Questo mese vi consiglio Tutti giù dal palco di Giorgio Scaramuzzino e Marina Savoia. L'ho preso perché sono sempre più interessata all'insegnamento del teatro ai bambini e ai ragazzi e volevo informarmi sull'argomento.
Il libro nasce dalla collaborazione di un attore e un'insegnante e si concentra sulle motivazioni che dovrebbero spingere ad organizzare laboratori teatrali a scuola. Che cosa può dare il teatro alla didattica?
Ci sono molti esercizi divisi per sezioni a seconda dell'abilità che vanno a sviluppare nei ragazzi, quindi il libro costituisce un interessante compendio. Ma oltre a questi esercizi, che non saranno per nulla nuovi a chi a frequentato dei corsi di teatro, la parte più interessante sono le introduzioni dei capitoli, che mettono a fuoco in poche parole l'importanza dei vari aspetti del lavoro teatrale: la gestione dello spazio, la parola, il movimento, la relazione e molti altri.
È un libro che tratta le basi dell'insegnamento del teatro a scuola, quindi la trattazione non è poi così approfondita, ma lo consiglio a chi vuole approcciarsi all'argomento.


Vi ricordo anche ci siamo lasciati dicendo che avremmo rimandato i festeggiamenti per il compleanno del blog a settembre... quindi aspettate il prossimo post e vedrete quali saranno questi festeggiamenti. Ci rileggiamo tra qualche giorno!

- dramaqueen

18 luglio 2018

Audiolibri. Come? Dove? Perché?

Pare che gli audiolibri si stiano diffondendo sempre di più, rispetto a qualche anno fa.
Me lo confermate? Anche a voi piace ascoltare gli audiolibri?



Da ascoltatrice, vi dico la mia opinione: gli audiolibri sono grandiosi quando devo fare qualcosa di noioso, necessario e che non richiede concentrazione. Fare le pulizie, lavare i piatti, camminare per lunghe distanze, stare in metro (no, non ho ancora imparato a tenere in mano il libro, reggermi e non cadere).
Sono grandiosi anche quando ho gli occhi stanchi perché sono stata troppo davanti al computer. Senza contare che ascoltarli prima di andare a dormire è come ascoltare una storia della buonanotte. E sì, si può anche leggere in modo tradizionale, ma ascoltare richiede un po' meno concentrazione, si può fare con la luce spenta e mi concilia il sonno. Certo, ogni tanto perdo qualche pezzo perché mi addormento, ma per me che ho sempre sofferto d'insonnia è una cosa bellissima!