7 agosto 2013

I personaggi visti dagli attori, o dagli scrittori o... da tutti e due?

Oltre al teatro, un'altra delle mie passioni è la scrittura. In entrambi questi campi si ha a che fare con una storia e dei personaggi, anche se in modi diversi. Quindi, mi sono fermata a riflettere: qual è il modo dello scrittore di approcciarsi al personaggio? Qual è il modo dell'attore? Possono essere simili tra loro?



Molti scrittori raccontano che i personaggi si sono formati spontaneamente nella loro testa, mentre costruivano la storia. Succede con alcuni (di solito i protagonisti) ma non con tutti. Per gli altri, si prende ispirazione da una persona realmente esistente, o si combinano tratti di più persone, o ancora si cercano spunti in altre storie (sempre stando attenti a non esagerare... ma questo non è un manuale per scrittori, quindi non sta a me darvi dei consigli in merito).

Una volta formata la prima idea, ogni scrittore cerca di dare credibilità al proprio personaggio, approfondendo il suo carattere, il suo aspetto fisico, i suoi modi di fare, per renderlo simile (per quanto possibile) ad una persona che potrebbe esistere realmente.
Si suggerisce sempre di "conoscerlo" come se fosse una persona, immaginando come si comporterebbe in determinate situazioni (anche non correlate alla storia che si sta scrivendo) e facendosi domande su dettagli che sembrano insignificanti, ma non lo sono: cosa gli piace fare, quali sono i suoi piatti preferiti, i colori preferiti, se sa nuotare, se fuma e perché ha deciso di iniziare...
Insomma, non vi ricorda quello di cui ho parlato nel post "Fare conoscenza con il personaggio"?

In entrambi i casi, un personaggio fittizio deve sembrare una persona vera, con tutte le sue sfaccettature. Sono i dettagli che rendono una persona diversa dalle altre ed è su di essi che bisogna concentrarsi per evitare lo sterotipo.

Un attore non ha la libertà dello scrittore, riguardo al suo personaggio, perché è vincolato al copione. Deve obbligatoriamente pronunciare certe battute e compiere determinate azioni, però, anche all'interno di questo vincolo, la libertà è molto grande. In quanti modi diversi può essere interpretato un personaggio? Credo siano tanti quanti gli attori che recitano quella parte e, anzi, a volte uno stesso attore può cambiare modo di interpretare una parte, nel tempo.
Ogni attore conoscerà il personaggio in modo diverso e si concentrerà su dettagli diversi. E, come ho sottolineato prima, sono proprio i dettagli che fanno la differenza.
Uno scrittore può sembrare più libero, ma ha sempre una storia da rispettare. La trama è creata da lui stesso e può essere modificata, se è il caso, ma i personaggi non possono certo fare ciò che vogliono. Anche in questo caso, quindi, i due approcci non sono così diversi come sembrano!

Una differenza significativa, invece, è che l'attore deve concentrarsi solo sul proprio personaggio, mentre lo scrittore deve focalizzarsi su tutti. Infatti, anche se la storia è narrata in prima persona, chi scrive non può dimenticarsi di approfondire il anche carattere di coloro che il protagonista incontra. Non può evitare di immedesimarsi un po' anche in loro, altrimenti non potrà darne una rappresentazione efficace.
L'attore, invece, come succede nella vita reale, può vivere la vicenda nei panni di una sola persona. Deve curare anche il rapporto con gli altri personaggi, ma lascia l'immedesimazione agli attori che li interpretano, mantenendo sempre e solo il proprio punto di vista.

E voi, quale approccio al personaggio preferite: attore, scrittore o... entrambi?

- dramaqueen


10 commenti:

  1. Per me, come scrittrice (?), la creazione dei personaggi è un po' diversa... O meglio, si creano tutti spontaneamente! Giuro. Dal nulla, penso che lì mi piacerebbe un personaggio che... *puff*... appare prima che io stessa abbia formulato bene il pensiero. Ma io sono strana, si sa. :D
    E' interessante l'approccio che l'attore deve dare al personaggio, è un modo diverso e altrettanto bello di conoscerlo. Credo invece che entrambi i modi, assieme, siano molto più difficili: non ho conosciuto molti scrittori (per carità, tutti pseudo esordienti eh) che amano interpretare i propri personaggi. Certo, però, che se sono entrambe passioni, sia come scrittore sia come attore gli sarà molto più semplice arrivare a conoscere personaggi anche non suoi. Sebbene questo ce lo dovresti dire tu. ;)
    Insomma, io preferisco, in base alle mie capacità, l'approccio scrittore. Almeno per ora!

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    1. Nella creazione dei personaggi forse sono io che sono atipica...
      Per quanto riguarda l'approccio da attrice e da scrittrice, io tento di essere tutt'e due, quindi conosco entrambi i modi e mi è venuto spontaneo fare un paragone. Anche perché a volte "mi confondo" e senza pensarci li uso entrambi: mi immedesimo nei personaggi di cui scrivo e immagino cosa potrebbe fare in altre situazioni il personaggio che interpreto.

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    2. Penso sia il meglio, alla fine, no? Diventa sicuramente più completo. L'importante è riuscirci bene!

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    3. Eh certo... ed è difficile riuscirci bene! per questo cerco di metterci tanto impegno.

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  2. E' un paragone interessante... Mi viene da pensare che dare vita a un personaggio da parte di un attore possa essere più impegnativo della creazione di un personaggio come scrittori, se consideriamo che a uno spettatore si dà meno spazio all'immaginazione rispetto a un lettore. Anche se un attore è vincolato come dici tu a un copione, ha però forse anche più la necessità di rendere a 360° il personaggio.
    Per quanto mi riguarda, i miei personaggi nascono sempre da ispirazione ma poi si completano con l'aiuto di ciò che osservo nelle persone reali.
    Penso anche che per uno scrittore possa essere un'esperienza molto interessante vedere un suo personaggio interpretato da un attore...

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    1. Dare vita ad un personaggio, secondo la mia esperienza, è impegnativo in entrambi i casi, anche se in modi diversi.
      L'esperienza di vedere interpretato un proprio personaggio deve essere davvero interessante (anche se dubito che avrò occasione di provarla). Mi piacerebbe vedere come qualcuno potrebbe riuscire ad immedesimarsi in un personaggio creato da me e se alla fine arriveremmo a conoscerlo nello stesso modo.

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  3. Post molto interessante.
    Un giorno mi piacerebbe davvero scrivere un copione e poi recitarlo, proprio perché scrivere e recitare sono due cose diverse ma che mi piacerebbe unire.

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    1. Ti capisco, anche a me piacerebbe molto unire le mie due grandi passioni. Ti auguro di riuscirci!

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  4. Ormai è da un po' di tempo che sono alle prese con una drammaturgia (se le cose vuoi fare, alla fine uno ci si deve arrangiare)
    Qual è la difficoltà? E' che scrivere una drammaturgia non è come scrivere un libro.
    Tu sai che la drammaturgia dopo dovrà essere recitata quindi una persona dovrà inscenare quelle parole e anche quei movimenti.
    Il rischio (e parlo anche per esperienza personale) è quello di essere troppo dei letterati cioé va bene nel leggere, ma quando si tratta di stare lì sul palco alcune cose possono sembrare di troppo.
    Le parole sul libro sono diverse dalle parole che vanno in scena.
    Ogni volta che scrivo qualcosa devo pensare a me stessa sul palco e poi magari dovrò riscriverlo perché provando quelle parole ho capito che non era lo stesso di pensarlo nella mia mente.
    Sul palco ci sono tutto il corpo e anche la voce, non solo le parole.

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    1. Certo, lo stile è diverso e bisogna tenerne conto, ma è difficile immaginare fin nei dettagli come sarà messo in scena il testo. Anche perché, non conoscendo gli attori, non si può sapere come lo interpreteranno. Il testo deve sempre essere modificato dal regista per adattarlo alla resa scenica, in modo che raggiunga gli spettatori nel modo più efficace possibile.
      Lo sta facendo ora il mio regista... e il testo l'ha scritto lui!

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