2 agosto 2013

La dizione

Spesso viene sottovalutata e considerata secondaria rispetto agli altri aspetti della recitazione, ma secondo me la dizione è molto importante. Pur non essendo la cosa fondamentale, influisce sulla credibilità del personaggio.


Insomma, ve lo immaginate Amleto, il principe di Danimarca, che recita il suo monologo con cadenza veneta? Medea, in una tragedia greca, che si lamenta in napoletano?
Dato che i personaggi devono essere universali, dovrà esserlo anche il vostro tono di voce, altrimenti il pubblico si ricorderà che quello che sta vedendo è tutto finto. Smetterà di credervi e quindi smetterà di essere coinvolto in quello che state raccontando.

Per eliminare la cadenza della vostra regione, dovete rivolgervi ad un insegnante, perché gli accenti italiani sono talmente diversi che non si può fare un discorso generale! Io sono veneta e quindi posso dare un piccolo consiglio ai veneti per non parlare con la classica "cantilena": scendete di tono alla fine della frase, come si fa quando si canta. Vi assicuro che basta.

Oltre alla cadenza, bisogna stare attenti all'apertura o chiusura delle E e delle O.
Io sono portatrice sana (sana perché ormai ho imparato a correggermi) di E larghe... come vèro, vèrde e nèro. Chiacchierando normalmente non si notano, ma dovendo parlare in pubblico e soprattutto in teatro possono diventare davvero fastidiose.

Da qualsiasi parte dell'Italia veniate, vi assicuro che pronunciate nel modo sbagliato almeno un quarto delle parole che conoscete. Pronunciate secondo le regole della dizione, alcune parole potranno sembrarvi strane o addirittura brutte... ma la versione corretta è proprio quella, purtroppo non potete farci niente.
Se avete dei dubbi, provate a guardare in un vocabolario e troverete tutte le riposte (il simbolo é indica la "e chiusa" mentre è indica la "e aperta" e vale lo stesso per la o).

- dramaqueen


5 commenti:

  1. Però mi sovviene una domanda...
    Come fa l'insegnante ad essere sicuro? :D Nel senso, non si può ricordare perfettamente ogni accento, anch'egli, per quanto poco, sarà influenzato dal proprio "linguaggio naturale".
    Poi in realtà credo che gli accenti (e altre sfumature) possano essere anche strettamente personali. Come le persone che dicono "nunno" anziché "nonno", da quanto hanno la "o" stretta... E non è dovuto alla regione di provenienza!

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  2. Certo, Maria, nessuno può conoscere tutte le parole della lingua italiana!
    Per questo ho scritto che, ogni volta che si hanno dei dubbi, è utile (anzi, indispensabile) consultare il vocabolario. Se osservi bene, vedrai che in tutte le parole è indicato l'accento, acuto o grave a seconda della pronuncia corretta. :)

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    1. Sì, vero... Ma io i vocabolari, poverini, sono anni che non li guardo... :D
      Anzi, no, in verità ne ho usato uno tre mesi fa. Be', tornerò a consultarli regolarmente. :D

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  3. Basilare per me la dizione in un attore o un doppiatore. Sono del nord ( Lombardia) e mi sono sempre sforzata, anche informandomi, di pronunciare correttamente le parole.
    Sapessi la delusione quando, andando a Roma, fra amici o parenti, mi facevano il verso, pur essendo la mia dizione molto meglio della loro.
    Ma io ci tengo e loro no.
    Ho due nipoti, nate a Como che pronunciano delle 'E' talmente aperte da inorridire.
    Cerco di correggerle, ma la scuola e l'ambiente hanno molta più influenza di me.
    Mi sa che dovrò tenermele così.
    Cristiana
    PS.Blog utile e simpatico.

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    1. Grazie per i complimenti!
      Di per sé, parlare con uno spiccato accento regionale non è un male, se non bisogna recitare o tenere conferenze per professione. Io stessa parlo con accento veneto nella vita quotidiana, ma mi sforzo di parlare con una dizione corretta quando recito o parlo in pubblico.
      Quanto al "fare il verso" penso che quasi nessuno si possa permettere di prendere in giro gli abitanti di altre regioni, perché potrebbe essere preso in giro a sua volta per gli errori che fa. Se ti può consolare, mia madre mi prende in giro perché dico "vérde" (dizione corretta) e non "vèrde" come si dice a Vicenza.

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