27 settembre 2013

Il monologo

Quando lo leggi per la prima volta pensi: "Oddio, ma io dovrò ricordarmi tutto?"
Quando lo devi imparare, non finisce mai.
Quando lo devi recitare, non sai che fare perché sei sempre lì da solo.


Ok, detto così sembra che i monologhi siano una rogna, ma basta vederli dal lato giusto per cambiare idea.

Prima di tutto bisogna ricordare che sono importanti, perché sono lo spazio in cui il personaggio esprime liberamente il proprio pensiero
Probabilmente state pensando che siano distanti dalla vita reale. Insomma, mi direte, anche se ho qualcosa di importante da dire, non mi metto in piedi in mezzo alla stanza a declamarlo e spiegarlo nei dettagli ad un pubblico di interlocutori muti.

Non è sempre vero... Forse non vi mettete al centro della stanza, ma di sicuro, quando vi sfogate con un amico, gli spiegate tutte le vostre ragioni senza lasciare che vi interrompa (anche se a volte vorrebbe). 

Ricordare un monologo è meno difficile di quello che può sembrare. In questo post potete trovare dei consigli utili per imparare a memoria.

Bisogna tenere a mente che un monologo deve essere pronunciato tutto dalla stessa persona e, quindi, un eventuale errore non mette in crisi gli altri. Se ci si dimentica una battuta, nella maggior parte dei casi non è un gran danno, perché il filo del ragionamento si capisce lo stesso. 
Se la frase dimenticata è essenziale, invece, può essere recuperata in seguito, basta solo farlo sembrare spontaneo: come quando parliamo e ci viene in mente un pensiero che avevamo dimenticato di citare prima.

L'aspetto difficile del monologo è soprattutto non annoiare il pubblico... come molto spesso capita annoiare gli amici che sono costretti ad ascoltarci senza interrompere! Ma gli spettatori non sono come gli amici: sono venuti per vedere qualcosa di interessante ed è dovere degli attori tenerli ben svegli durante tutto lo spettacolo.
E' importante non mantenere sempre lo stesso tono, ma cambiare ritmo e differenziare le varie frasi a seconda del concetto che vi è espresso. 
A questo proposito, mi è molto utile sottolineare le varie parti del monologo con colori diversi, a seconda dell'emozione del personaggio in quel momento.

Ho provato a farvi un esempio con una parte del celebre monologo di Lady Macbeth:

Un'altra macchia!... Via, maledetta macchia!... Via, ti dico! Uno, due tocchi...Su, questo è il momento! L'inferno è tenebroso... Vergogna, mio signore, che vergogna! Un soldato, e così pieno di paura! Ma che bisogno c'è d'aver paura che lo si scopra, se non c'è nessuno che può chiedere conto a noi potenti? Però, chi mai avrebbe immaginato che il vecchio avesse in corpo tanto sangue!

(sorpresa negativamente)
(come si manda via qualcosa che ci spaventa)
(con decisione)
(impaurita)
(con tono di rimprovero)
(cerca di rassicurarsi ragionando razionalmente)
(pensierosa e intimorita dal ricordo)

Ovviamente, non solo la voce deve mostrare queste emozioni, ma tutto il corpo.
Soprattutto se siete in piedi al centro del palco, come accade nella maggior parte dei monologhi, non dovete stare fermi come statue, ma cambiare l'espressione del volto e muovere, di tanto in tanto, le mani e le braccia, come fareste per spiegare un concetto ad un qualsiasi interlocutore. 

Se c'è un altro personaggio in scena, potete alternare lo sguardo verso di lui (o lei) e verso il pubblico, come se steste riflettendo e non parlando direttamente a qualcuno. Potete anche fare qualche passo, ma è consigliabile non muoversi troppo in giro per il palcoscenico, per non disorientare il pubblico.

Insomma, anche qui conta molto l'esperienza. 
L'ultimo consiglio che posso darvi è: provate. E poi non dimenticate di chiedere un parare a chi vi vede dall'esterno, per capire come potete interpretare meglio le emozioni che avete in mente.

- dramaqueen



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5 commenti:

  1. Io ho sempre voluto recitare e un altro paio dei tuoi post potrebbero istigarmi parecchio!
    Questo mi è piaciuto tantissimo. Io adoro i monologhi...

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    1. Lo prendo come un grande complimento, grazie!
      Io sono sempre stata un po' spaventata dai monologhi... ma mi piacciono anche le sfide :)

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  2. Questo post mi stava facendo riflettere molto...
    Cercavo di pensare a come faccio io i monologhi (non a teatro, ma a casa con me stessa ne faccio a decine... e decisamente molto teatrali!). Quando ragiono, anche se magari sono felice o neutra, in verità mi agito molto: quindi non solo dimeno le braccia, ma mi capita di saltellare, di sedermi e poi rialzarmi, di fare la ronda fino a bruciare il pavimento, ecc ecc... L'attore potrebbe o no farlo?
    Nel senso, ovvio che bisogna adeguarsi al proprio personaggio: se devo interpretare un'anziana che fa un'invettiva contro la guerra per colpa della quale ha perso il marito in passato e che ora rischia di strapparle il figlio (con relativi cambi di umore dalla rabbia alla tristezza, dalla disperazione alla speranza), ma questa vecchia è magari costretta su una sedia (un paio di monologhi li ho visti, da seduti), non può certo saltare in giro per la stanza, anche se a me verrebbe da farlo! XD Però se invece il mio personaggio è simile a me, non posso proiettarmi in lui e agire come farei io, se a lui ci può stare?
    Tra l'altro i gesti aiutano a memorizzare, per cui essere liberi di agire spontaneamente farebbe il doppio bene...

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    1. Ottima domanda! Ho scritto che non bisogna stare fermi al centro del palco, perché altrimenti la scena diventa troppo statica... insomma, tanto vale parlare alla radio, se devi stare fermo! Anche muoversi troppo, però, può essere controproducente, perché si disorienta il pubblico. Infatti gli spettatori sono costretti a seguire l'attore con lo sguardo e troppi movimenti possono creare confusione.
      Diciamo che dipende dal taglio del monologo stesso: se deve essere comico o di invettiva (insomma, un testo vivace) sono più opportuni movimenti marcati, mentre se è triste o serio credo che funzionino meglio i gesti piccoli e misurati.

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    2. Ecco, questa è una risposta decisamente nitida! Grazie. :)

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