15 settembre 2013

L'intreccio delle relazioni

Nessun uomo è un isola, dicono.
E allora, se un uomo non lo è, perché dovrebbe esserlo il nostro personaggio?



Qualsiasi vita e qualsiasi storia sono un intreccio di relazioni interpersonali. Non possiamo scegliere di non avere un atteggiamento verso le persone che incontriamo: al massimo, possiamo essere indifferenti nei loro confronti... Ma anche questo, in fondo è un atteggiamento. Se ignoriamo qualcuno, è perché abbiamo deciso di ignorarlo.

Dopo aver costruito il nostro personaggio, è importante capire quali sono le sue relazioni con gli altri, perché si comporterà in modo diverso a seconda del rapporto che ha con loro. Infatti, una stessa frase, detta ad un amico o ad un antagonista, ha significati molto diversi, così come un gesto.

Per iniziare a capire, potremmo tracciare uno schema di questo genere:



Per esempio, il mio personaggio è una ragazza ed è amica di Chiara e di Daniele. Non ha molta stima di Giovanni e ha paura che possa far stare male Chiara, sua fidanzata. Inoltre, vede l'adulto, Giorgio, come una figura di riferimento a cui chiedere consiglio.
Fate rientrare in questo schema non solo i personaggi con cui c'è un dialogo, ma anche quelli di cui si parla anche se sono assenti o con cui c'è un'interazione, non necessariamente verbale.

Ma questo è solo l'inizio, perché, ad esempio, non tutti gli amici sono uguali. Come non tutti hanno lo stesso rapporto con i propri genitori o con i fratelli. Queste persone che ci troviamo ad interpretare, da che parte stanno?
Per ritornare all'esempio precedente, consideriamo Chiara e domandiamoci: da quanto tempo sono sua amica? Qual è il livello di confidenza che c'è tra di noi? Che cosa facciamo, di solito, quando siamo insieme?

E con Daniele? Ho lo stesso rapporto che ho con Chiara? Immagino che qualcosa cambierà, dato che sono due persone diverse. E anche l'amicizia tra maschio e femmina è diversa!
Per quanto riguarda Giovanni, non ho molta stima di lui... Ma riconosco che possa avere dei lati positivi o lo trovo assolutamente antipatico, senza riserve? Lo saluto, se lo incontro per strada? Lo tratto educatamente o lo maltratto?

Ricerchiamo nella storia e nel carattere del personaggio la risposta a queste domande.
A questo punto, potremo dire che conosciamo anche gli altri personaggi con cui dobbiamo dialogare, come se fossero delle persone vere. È importante interrogarsi non solo su com'è fatto colui (o colei) che dovremo interpretare, ma anche sul contesto in cui vive.

Eh, già il lavoro dell'attore è composto da molte, molte domande a cui dare risposta. Ma è essenziale conoscere a fondo per potersi immedesimare. Senza tutte queste domande, non si può dar vita a dei personaggi profondi, ma solo a degli stereotipi.

- dramaqueen


P.S. Mi scuso per la lunga assenza... Ho appena cambiato casa e non ho ancora la connessione a internet! Ma recupererò presto, promesso ;)


6 commenti:

  1. Già, certe domande ti vengono spontanee però, almeno per quanto mi riguarda, è importante non creare troppo psicologismo.
    Una cosa utile è chiedersi: io cosa farei? Cosa mi verrebbe spontaneo fare?
    Per quanto riguarda il tuo commento al mio post, non penso ci sia tanta differenza: alla fine si tratta di amore. Solo che in questo caso, vieni visto male se vi baciate, se vi tenete la mano. C'è sempre qualcuno che ti dice come devi essere, come devi parlare, come devi vestirti e che cosa devi fare. Tu come ti sentiresti in questo caso? oppure potresti chiedere a qualcuno che lo vive? Non conosci nessuno?
    Una cosa essenziale poi è l'osservazione. Io per la mia prima drammaturgia ho interpretato una ragazza cieca. Ho osservato chi lo era e ho fatto anche dei piccoli esercizi come chiudere gli occhi e provare a sentire cosa c'era nella mia borsa, oppure stare ancora seduta e sentire la differenza di quando lo sguardo ce l'ho e di quando invece non ce l'ho (il mio personaggio ha gli occhi aperti).

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  2. sì, al "potresti chiedere a qualcuno che lo vive" non ci va il punto di domanda.

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    1. Ah, ma io creo troppo psicologismo anche quando si tratta di me stessa, non solo dei miei personaggi ;) Io cerco di "visualizzare" il rapporto che ho con un certo personaggio paragonandolo al rapporto con una persona che conosco (ad esempio penso alla mia amica d'infanzia e a come mi comporto con lei).
      Purtroppo non conosco nessuno a cui chiedere, anche se mi piacerebbe e mi sarebbe utile, anche solo per conoscere una visione diversa dalla mia...

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  3. Questo può essere molto utile anche nello scrivere! Lì viene un po' più spontaneo, perché quando si fa comparire un personaggio si sa già in che rapporto lo si vuole o vorrebbe (poi loro fanno di testa propria, ahah!) rispetto al/ai protagonisti... ma bisogna farlo capire anche agli altri!
    Comunque non avevo mai pensato a questa cosa... pensavo che servissero molte meno cose per entrare adeguatamente in un personaggio! :/

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    1. Forse sono io che lo faccio sembrare tanto complicato, ognuno ha il suo metodo... Lo sai che io sono complicata anche nella vita reale!

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    2. Macché complicata, suvvia!
      Sei completa, è diverso. :) Sia qui, sia fuori. ;)

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