18 novembre 2013

Controscena

L’importanza di un personaggio (principale oppure secondario) si giudica, a prima vista, guardando “quante battute ha”. Nell’immaginario comune, infatti, il lavoro dell’attore coincide con la parola: si sta recitando se si sta parlando.
Non è proprio così, invece: vi è mai capitato di dover stare in scena, ma senza parlare?


Fare “controscena” (è questo il termine tecnico) è molto difficile, perché non bisogna distrarsi. Quando il dialogo si sposta e noi rimaniamo in secondo piano, sarebbe facile pensare: “Bene, il mio lavoro è finito, ora posso fare quello che mi pare”.
Niente di più sbagliato: il pubblico guarda tutti gli attori che stanno sul palcoscenico, non solo quelli che stanno parlando. Se qualcuno si distrae ed “esce” dal suo personaggio, anche lo spettatore sarà portato fuori dalla finzione. L’illusione del teatro, come ho già ripetuto tante volte, non dovrebbe mai essere spezzata.

Anche quando non si parla, quindi, è importante non ritornare se stessi e mantenere l’atteggiamento proprio del personaggio. Per essere credibili, bastano pochi accorgimenti: non compiere gesti che il personaggio non farebbe, non guardarsi intorno e non guardare assolutamente la scena che sta avvenendo dall’altra parte del palcoscenico. Anche quando non si è più in primo piano, si rimane sempre attori e non bisogna mai diventare spettatori.
L’ideale, secondo me, è fare veramente l’attività che si sta fingendo di fare: leggere un libro o un giornale, scrivere un messaggio con il cellulare, chiacchierare con un amico (ma in questo caso il volume deve essere basso, per non coprire il dialogo principale). Sebbene sia difficile, perché richiede una grande concentrazione, credo che sia meglio dire esattamente le parole che direbbe il personaggio in quella situazione, anche se nessuno le può sentire. In pratica, non si dovrebbe smettere di interpretare il personaggio neppure quando l’attenzione del pubblico è concentrata altrove.

E’ importante, però, che le azioni e le parole restino in secondo piano e non distolgano l’attenzione dalla scena principale. Non bisogna fare troppo rumore, né parlando né spostando oggetti, altrimenti il pubblico non potrà sentire il dialogo che si sta svolgendo. Anche attività troppo movimentate andrebbero evitate, perché attirano troppo l’attenzione, spostandola da ciò che invece dovrebbe essere in primo piano.

Insomma, anche quando non siete al centro dell’attenzione, l’impegno e la concentrazione sono sempre richiesti per la buona riuscita della scena. Un dettaglio stonato può compromettere l’impressione che arriva allo spettatore. L'attore, anche quando non parla, è sempre attore ed il suo lavoro è importante per la riuscita complessiva dell'opera.

- dramaqueen


6 commenti:

  1. Concordo perfettamente con quanto dici.
    Quando facevamo le prove, ci sgridavano se per caso qualcuno si distraeva e ci ricordavano che anche il minimo movimento sul palcoscenico è ampliato. Se tutti per caso stanno fermi e per caso qualcuno si muove, l'occhio dello spettatore va automaticamente sul chi si muove. Inoltre bisogna ricordare che finché si è sul palcoscenico, si è sempre in scena. Anche tipo quando ci si dirige verso le quinte. Non è che in quel caso, visto che stai uscendo di scena, puoi permetterti di scrollarti il personaggio. Tu sei ancora quel personaggio.
    Inoltre anche se si è in ombra, se si è controluce bisogna sempre ricordare di essere il personaggio anche perché può capitare che qualcuno parli, tu te ne stai lì e cominci a divagare magari perdendo anche l'attacco del tuo personaggio. E' qualcosa che un attore non si può permettere ed è un po' come la bicicletta: s'impara "pedalando".

    P.S.: Non so se hai letto questo mio post: http://almacattleya.blogspot.it/2013/11/le-scelte-che-compiamo.html

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    1. Certo, come hai ricordato, bisogna rimanere nel personaggio fino all'ultimo secondo in cui siamo visibili al pubblico, anche in entrata e in uscita. Basta un movimento minimo per spezzare l'illusione e ricordare al pubblico che stiamo solo fingendo. Invece, se ne dovrebbero dimenticare.

      P.S. Ho letto il post. Una coincidenza spaventosa. La "mia data" è 13 novembre 2007.

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    2. Pensa che in alcuni testi di Bertolt Brecht e anche quelli di altri autori, si dice più o meno "Quello che vedrete è tutta una finzione." ma fa parte proprio del gioco.
      Per la data: wow!!!!

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    3. Il pubblico sa che è tutta finzione... ma se ne dovrebbe dimenticare ;)

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  2. Concordo totalmente! Infatti è una delle cose per cui mi è piaciuta tantissimo la vostra recita, come anche mi è piaciuto il ragazzo che stava sempre zitto... anche la paralisi completa, però, faceva la sua bella figura! Insomma, era una cosa avvolgente e la si sentiva reale. :)

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    1. Mi fa piacere!
      Specifico che, durante la seconda parte dello spettacolo, quando fingevamo di studiare, il ragazzo che interpretava Matteo mi stava veramente spiegando matematica!

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