23 febbraio 2014

L'attore esagerato

Gli Antichi Romani dicevano: "In medio stat virtus", che, come saprete, significa "La virtù sta nel mezzo". Io penso che questa sia una delle poche regole che valgono in quasi tutti i campi. In qualsiasi cosa si faccia, è sbagliato esagerare, sia nel troppo che nel troppo poco, e anche nel teatro è così.



Come può un attore essere esagerato?
Per spiegarvelo bene, mi affido ancora una volta alle parole di chi, sicuramente, conosceva la materia meglio di me.
In questo caso, parlo di Shakespeare e in particolare di "Amleto".

Nel corso della storia, il principe di Danimarca invita a corte degli attori, per mettere in scena una rappresentazione che dovrà smascherare lo zio ed il delitto da lui compiuto.
Prima dello spettacolo, Amleto dà alcuni consigli ai membri della compagnia su come recitare il testo:

AMLETO -La tirata, ti prego, devi dirla 
come l’ho pronunziata io a te, 
sciolta, in punta di lingua. Se la urli, 
come fan tanti nostri attori d’oggi, 
sarebbe come affidare i miei versi 
alla bocca del banditore pubblico. 
Non trinciar troppo l’aria con la mano, 
così, gesticola invece con garbo; 
giacché pure nel mezzo della piena, 
della tempesta, e potrei dir nel vortice 
della passione devi mantenere 
sempre quel tanto di moderazione 
che le dia una certa compostezza. 
Ah, mi ferisce fino in fondo all’anima 
quando ascolto un robusto giovanotto 
imparruccato che riduce a brani 
un discorso d’amore, lacerandolo, 
per rintronar gli orecchi alla platea, 
che capisce soltanto, la più parte, 
oscure pantomime e gran baccano. 
Metterei alla frusta quel gaglioffo 
che ti fa un forzato Termagante,
 e un Erode più Erode del reale.
 Evitalo, ti prego. 

PRIMO ATTORE - Sì, vostro onore, ve lo garantisco. 


AMLETO - Però non esser troppo in sottotono, 

ma làsciati guidare dal mestiere 
e dalla personale discrezione. 
Il gesto sia accordato alla parola 
e la parola al gesto, avendo cura 
soprattutto di mai travalicare 
i limiti della naturalezza; 
ché l’esagerazione, in queste cose, 
è contraria allo scopo del teatro; 
il cui fine, da quando è nato ad oggi, 
è di regger lo specchio alla natura, 
di palesare alla virtù il suo volto, 
al vizio la sua immagine, 
ed al tempo e all’età la loro impronta. 
Se tutto questo dall’azione scenica 
riesce esagerato o impicciolito, 
potrà far ridere l’incompetente, 
ma non potrà che urtare il competente 
il cui giudizio deve aver per voi, 
che siete del mestiere, più importanza 
di un’intera platea di tutti gli altri. 
Ho visto e udito attori 
(e udito anche lodarli e stralodarli, 
per non dire di più, quantunque privi 
d’accento e di movenze nel gestire 
non dico da cristiani o da pagani 
ma nemmeno da uomini comuni), 
recitare gonfiandosi, 
sbuffando e urlando in modo sì scomposto 
da far pensare che madre natura 
abbia commesso a fabbricare uomini 
a qualche manovale da strapazzo, 
che li abbia impastati malamente, 
tal era la maniera abominevole 
con la quale imitavano il reale.


Mi trovo molto d'accordo con Amleto, quando consiglia di tenersi alla larga dall'esagerazione e dal declamare i versi esasperando il sentimento che vi è contenuto. Non mi sono mai piaciuti gli attori che vogliono essere "più Erode di Erode" (come ho letto in un'altra traduzione), perché il loro compito dovrebbe essere di stare dentro al personaggio, non di esagerarlo.

A volte, per paura di non riuscire ad esprimere abbastanza emozione e di non riuscire a comunicarla al pubblico, si cade in una caricatura. Si urla esageratamente pensando: "Devo sembrare arrabbiato", invece di capire com'è fatta la rabbia del personaggio, da che cosa è causata, come la esprimerebbe qualcuno che ha il suo carattere. Si fa finta di essere arrabbiati invece di sentirlo veramente.
Così facendo, però, non si rende giustizia al testo e si fa capire allo spettatore che la scena è solo una finzione. Quando l'attore non sente veramente quello che sta provando il personaggio in quel momento... beh, sarò troppo severa, ma secondo me non è un attore. E' solo una persona che finge.
Al pubblico non può arrivare un'emozione che l'attore non prova. Perciò, se un attore sta solamente facendo finta ed esagerando il suo personaggio, non raggiunge il vero scopo del teatro.

Quindi, da parte mia, credo di dover ringraziare Amleto per aver insistito su questo punto ed aver dato dei buoni consigli che anche noi possiamo utilizzare.
E chissà come reagirebbe, il povero principe di Danimarca, se scoprisse che proprio il suo monologo (in cui, al contrario di quello che immaginano tutti, non tiene in mano il famoso teschio!) è un dei più esagerati e parodizzati della storia del teatro...

- dramaqueen

2 commenti:

  1. Che bel blog :)
    Sebbene io non abbia mai recitato (anzi, lavorando nel campo del marketing, forse lo faccio ogni giorno) adoro il teatro e trovo i tuoi articoli davvero interessanti.
    Hai la dote di non annoiare il lettore, che è piuttosto insolita nella "blogosfera".

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    Risposte
    1. Ma... Tu non eri quello delle recensioni obbrobriose? Oppure sei il suo gemello buono?
      Perdona l'ironia (ma, conoscendo il tuo blog, credo che tu la sappia apprezzare) e grazie infinite per i complimenti! Spero di continuare a scrivere contenuti interessanti.
      Alcuni espedienti teatrali, comunque, possono essere utili anche se non si è attori, ad esempio per parlare in pubblico e mantenere l'attenzione di chi ascolta. Quindi, il paragone tra teatro e marketing non mi sembra così azzardato. Benvenuto nel mio blog :)

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