28 maggio 2014

Gli spettacoli teatrali che ti hanno cambiato

Questo post nasce da un altro post di Luca Sempre sul suo blog Secondosempre: Quali libri ti hanno cambiato la morte?
Di solito si parla di libri che cambiano la vita, ma Luca non ha sbagliato a scrivere: intendeva proprio "morte". Non vi spiego come un libro può "cambiare la morte" secondo le sue interpretazioni (altrimenti non andreste più a leggere il suo post), ma vi dico invece che le sue riflessioni hanno dato il via ad altre riflessioni in me.


I libri possono cambiare la nostra visione del mondo, ma anche un film, una canzone, o uno spettacolo teatrale possono farlo. Qualsiasi storia rappresenta un punto di vista diverso da quello che abbiamo sempre adottato e dovrebbe spingerci a mettere in discussione alcune delle nostre certezze. Allora, perché anche una rappresentazione teatrale non dovrebbe essere capace di cambiarci?


Può cambiare il nostro modo di vivere, magari facendoci capire che avremmo potuto fare alcune scelte diverse, o il nostro modo di vedere la morte, oppure anche il nostro modo di recitare, se siamo attori, quando ci troviamo davanti ad un'interpretazione particolarmente intensa.
L'importante è che nel pubblico cambi qualcosa.
Nessun drammaturgo, nessun regista e nessun attore vuole che gli spettatori escano dalla sala sentendosi uguali a come sono entrati. Il loro lavoro deve essere capace di lasciare una traccia, di trasferire qualcosa di concreto alle persone. Altrimenti, i loro sforzi saranno stati vani.

Quali sono gli spettacoli che hanno cambiato me?

Tra le rappresentazioni che ho visto da spettatrice, quella che ricordo più chiaramente (nonostante siano passati ormai cinque anni) è "Copenhagen" di Michael Frayn. Forse sarà stata la mia passione per la scienza a farmelo amare così tanto. Sicuramente, una buona parte del merito va all'interpretazione di Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice (con la regia di Mauro Avogadro).
Questa storia si svolge in casa di Niels Bohr nel 1945, dove sono presenti anche sua moglie ed il suo vecchio allievo Heisenberg, ed è un continuo susseguirsi di domande senza una risposta certa. La vicenda riesce a rappresentare perfettamente il principio di indeterminazione formulato dallo stesso Heisenberg, facendo capire che vale sì per gli elettroni, ma anche per gli avvenimenti che si susseguono nella nostra vita. Esistono delle certezze oppure tutto può essere visto da prospettive diverse, che portano poi a diverse interpretazioni della realtà?

Ho citato solo quello che è rimasto più impresso nella mia memoria, ma, oltre a questo, molti altri spettacoli mi hanno fornito importanti spunti di riflessione. Oltre a questo, mi hanno sicuramente dato esempi utili per migliorare la mia tecnica, viste quali sono le mie aspirazioni per il futuro. Per ogni artista, di qualsiasi tipo sia la sua arte, è importante studiare l'opera degli altri.

Tra i testi che ho interpretato (nella mia poca esperienza) credo che il più significativo sia stato "Le mosche" di Sartre, per quanto si trattasse di una versione ridotta interpretata da ragazzi.
Fino ad allora, avevo avuto a che fare con l'introspezione, ma mai in modo così profondo. Sartre ha preso la storia di Oreste (già ampiamente trattata in epoca greca) rivestendola di altri significati e scavando ancora nell'interiorità dei personaggi.
In particolare, quell'anno mi sono trovata in seria difficoltà nell'interpretare il ruolo della madre, perché all'epoca avevo (e in parte ho ancora) una sorta di rifiuto della mie femminilità. Il ruolo che mi era stato assegnato (io non l'avrei mai scelto spontaneamente!) mi ha costretto a confrontarmi con una parte di me che non volevo considerare e ciò che ho imparato mi è stato utile anche nella vita fuori dalla scena.

Anche se citando solo due esempi, spero di avervi mostrato che non solo i libri ci possono cambiare: anche uno spettacolo teatrale può lasciarci diversi da com'eravamo prima. E questo vale sia per gli attori sia per chi semplicemente preferisce essere spettatore.

Se chiedessi a voi quale spettacolo vi ha cambiato, che cosa mi rispondereste?

- dramaqueen



11 commenti:

  1. Beh... Hai citato un principio a me molto caro. Heisenberg.
    In effetti credo che tutta l'arte abbia a che fare con il cambiamento, determinato o indeterminato che sia.

    Ricordo che una volta Massimo Gioni, ultimo direttore della Biennale di Venezia, disse che il ruolo dell'arte è quello di ridefinire i confini dell'accettabile. Non troverei una definizione migliore...

    Felice che ti abbia dato motivo di riflessione per un articolo come questo ;-)

    E poi sì, spesso la morte è molto più interessante della vita. Se non altro perchè non esiste rimedio, almeno per chi come me non crede.

    Forse la morte è l'opera teatrale più destrutturante che sia mai stata concepita.

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    1. Piuttosto che pensare che la morte sia più interessante della vita, credo che sarebbe più logico dire che nessuna delle due ha senso senza il suo contrario. La vita ha un senso in opposizione alla morte e viceversa... Ecco perché si dice: "Vivi intensamente come se dovessi morire domani"!

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  2. Bello questo post. Le storie che "mettono in discussione alcune delle nostre certezze" sono poche e hanno il merito di toccarci talmente nel profondo da cambiare il nostro punto di vista sulle cose. Non so rispondere alla tua domanda, perché ho assistito a poche opere teatrali, però mi ha molto colpito quello che hai raccontato su Sartre. Mi fa pensare che l'identificazione con il personaggio può essere così intensa da scuotere nel profondo... Ti è capitato altre volte, magari in forma minore?

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    1. Ti ringrazio per la domanda! Certo, mi è successo anche in altri casi: anzi, credo che ogni personaggio dovrebbe lasciare qualcosa di sé all'attore che lo interpreta. Poi ogni persona, a seconda della sua sensibilità, si sentirà più coinvolta emotivamente da alcuni rispetto ad altri.

      Per rimanere sul tema della tragedia greca: interpretare Ecuba nelle "Troiane" di Euripide mi ha fatto riflettere sul dolore e sui diversi modi che possiamo avere per esternarlo.
      Un paio di volte sono stata il classico "personaggio stupido" della commedia, quello che ogni tanto se ne esce con una "scoperta dell'acqua calda" solo per far ridere il pubblico. In quel caso, la profondità caratteriale il più delle volte è limitata, ma l'esperienza mi è servita a superare l'imbarazzo di stare in scena (e anche un po' della mia timidezza nella vita reale). Urlare in falsetto per un nonnulla o mettersi a cantare una canzoncina per bambini con un tono da cantante d'opera sono cose ridicole che non farei nella realtà. Ma, come ho detto altre volte, quando è scritto sul copione mi sento giustificata e questo mi è servito anche per superare la timidezza.
      L'ultimo ruolo che ho avuto, una ragazza che si rende conto di provare attrazione per altre ragazze, ha un po' cambiato il mio modo di intendere l'amore. Parlando degli omosessuali, è facile dire: rispetto un modo di amare diverso dal mio, anche se non lo capisco... ma cercare di immedesimarsi è un po' più difficile!

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  3. Lo spettacolo che mi ha cambiato è stato l'ultimo in cui ho recitato. Parlava della deportazione nei campi di concentramento e la mia partecipazione fu una costrizione sotto il ricatto di vedere i miei voti di alcune materie calare vertiginosamente. La bruttezza di quella situazione fu tra i motivi che mi fecero abbandonare per sempre le scene.

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    1. Non so se ho capito bene che cosa intendi... La bruttezza del ricatto o il tema molto forte dello spettacolo?

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    2. La bruttezza del ricatto ovviamente. Io odio chi mi impone le cose.
      Per la cronaca l'anno prima ho dovuto fare questa assieme all'altro spettacolo teatrale in cui recitavo Shakespeare, quasi in contemporanea, il che mi prendeva 2 pomeriggi alla settimana, messi assieme a tantissimi altri impegni, senza contare poi la scuola! Da lì era nata davvero una grande stanchezza per queste cose.

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    3. Certo, non posso che concordare, allora. Il teatro, come tutte le altre attività artistiche e ricreative, dovrebbe essere vissuto come un divertimento! Con la giusta dose di impegno, ma sempre come un divertimento, mai come una costrizione.

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  4. Bel post, mi era sfuggito!
    Sono perfettamente d'accordo su quello che dici. Perché, come hai scritto, tutte le storie, tutte, stanno dentro, scavano, cambiano... e le storie non saranno mai solo libro! :) Quella è solo la forma solitamente più considerata (ma penso se la combatta bene con il cinema).
    Io invece non so rispondere. Non ho visto molte opere teatrali (tu sei la persona che mi ha portato a teatro più spesso!)... non sono nemmeno sicura di ricordarmele tutte! Però, sempre come dicevi, penso che tutte mi abbiano lasciato qualcosa, per quanto "piccolo". Altrimenti la recita sarebbe fallita. ;)
    Anche se va be', io mi lascio naufragare in mezzo a ciascuna storia: ormai non so nemmeno più quali mi cambiano, perché lo percepisco dopo averle lette (o viste o sentite) tutte, anche quelle per bambini.

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    1. Non bisogna sottovalutare le storie per bambini, perché molte volte possono far capire qualcosa anche ai "grandi"... Comunque ti devi andare a vedere gli spettacoli di gente brava, mica i miei! XD

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    2. Be', li avete fatti bene! :)
      Poi non so, mi ricordo solo gli spettacoli in inglese, gli spettacoli della scuola... e uno spettacolo in veneto (commedia bellissima, tra l'altro, ma non ricordo il nome!). Per il resto forse ho visto una registrazione in tv, che io ricordo. XD

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