9 maggio 2014

Metasemantica

Credo di sapere a che cosa state pensando: "Oggi Drama Queen si diverte con i paroloni difficili."
In effetti, in questo post, un po' di parole difficili ci sono, ma non quei termini altisonanti e derivanti dal greco che probabilmente vi state immaginando. Non si tratta di un significato complicato da spiegare, anzi, tutt'altro, perché queste parole... un significato non ce l'hanno proprio!


Ma partiamo dall'inizio, e cioè da Fosco Maraini (1912-2004), un etnologo, viaggiatore, alpinista e poeta italiano. Fu sua l'idea di scrivere delle poesie che contenessero parole inventate, ma ugualmente capaci di evocare un significato, attraverso la similitudine con vocaboli conosciuti.

La metasemantica è appunto una tecnica letteraria che prevede l'utilizzo di parole senza alcun referente, ma dalla sonorità simile alla lingua in cui è composto il testo, il cui scopo è trasmettere una certa emozione. Il testo deve seguire le regole grammaticali della lingua in cui è scritto (in questo caso italiano).

Forse capirete meglio leggendo un esempio:



Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.

E' frusco il Lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.


La maggior parte delle parole usate nella poesia non esiste nella lingua italiana, ma scommetto che anche voi siete riusciti a crearvi un'immagine mentale di questo strano animale, mentre leggevate. Se l'idea vi è piaciuta, potete trovare dei testi simili qui.

Ora, però, vi starete chiedendo quale sia il collegamento con il teatro. Ultimamente mi sono fermata a riflettere sulla potenza espressiva delle parole per come sono pronunciate, al di là del loro significato (ricordate la mia avventura finlandese?). Se ci può arrivare un'intenzione comunicativa attraverso un linguaggio sconosciuto, allora forse può accadere anche con vocaboli che hanno un suono evocativo, ma nessuno significato.

Una bellissima interpretazione della poesia è stata data da Gigi Proietti. Se recitato con la giusta intenzione comunicativa, infatti, anche un testo volutamente nonsense può assumere un senso per l'ascoltatore:



Immaginate quanto possa essere difficile recitare con la giusta espressività un testo che non ha alcun significato. Anche quando è aiutato dal significato referenziale delle parole, un attore deve impegnarsi molto per dare un'interpretazione efficace, quindi figuriamoci in questo caso!

Insomma, quello che credo di aver imparato dal "lonfo" è che gli strumenti comunicativi che possiamo avere a disposizione sono tantissimi, più di quanti potessi immaginare, e che forse non ho nemmeno finito di scoprirli.

- dramaqueen


10 commenti:

  1. XDDD Non lo conoscevo Il Lonfo e ti ringrazio tantissimo. Mi ricorda molto l'interpretazione di Vittorio Gassman alle istruzioni, alle ricette...

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    1. Ammetto di aver riguardato il video più volte anche dopo averlo postato, mi fa troppo ridere!
      Anche le interpretazioni di Gassman del menu o dell'etichetta del capo delicato (sono le uniche due che ho visto) sono geniali, ma questo non significa assolutamente nulla eppure sembra sensato! Credo che proverò anch'io a recitarlo... tanto ho quasi imparato la poesia a memoria, da quanto l'ho riascoltata! :)

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  2. Come la sonorità delle parole sappia trasmettere delle emozioni è una cosa incredibile. E Proietti lo adoro sempre, ma in quest'interpretazione poi è meraviglioso... :D

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    1. Non posso che essere d'accordo: Proietti è Proietti... non esiste un'altra definizione!

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  3. Se vuoi un parolone difficile, davvero esistente, c'è la hippopotomonstrosesquipedaliofobia.

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  4. Questa l'ho letta sul blog di Romina, è la paura delle parole molto lunghe (se non sbaglio)!
    Rilancio con polietilenepropilenefluorinato :P

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  5. Sì, l'avevo suggerita io! I nomi chimici non valgono, perchè se mettessi in forma estesa (senza la semplice notazione) gli amminoacidi di una proteina, ti verrebbe un nome esageratamente lungo!
    (o anche solo la fenilalanina: acido alfa-ammino-beta-para-idrossifenilpropionico)

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    1. Poveri polimeri, sempre discriminati... :(
      Comunque credo che tu sia la dimostrazione vivente che le donne non hanno sempre l'ultima parola nelle discussioni...

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  6. Ma com'è che perdo post per strada? Ero convinta di averlo letto!
    Di certo se si riesce a esercitarsi con qualcosa nonsense, poi è un'autostrada in discesa farlo con un bel testo carico!!! :)
    E voglio anch'io scrivere metasemantica. :3

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    1. Male, male... Devi stare più attenta!
      Aspetto di leggere le tue fanfole :)

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