7 giugno 2014

"Copenhagen" di M. Frayn

Ho già citato e presentato brevemente quest'opera parlando degli spettacoli teatrali che mi hanno cambiato, ma credo che meriti un post a parte. Credo che ci sia un valido motivo, se a distanza di tre anni ancora lo ricordo così bene. 
E se Franco Cordelli, sul Corriere della Sera al debutto della rappresentazione scrisse:

E' raro che un cronista di cose teatrali si arrischi a tanto; è raro che dica senza mezzi termini, andate a vedere questo spettacolo, andatelo a vedere tutti, in specie voi che non andate mai a teatro, voi che lo detestate, o credete di detestarlo.

I protagonisti dell'opera sono due famosi scienziati, Werner Heisenberg e Niels Bohr, più la moglie di quest'ultimo, Margrethe.
La vicenda si ambienta molto dopo la morte dei tre personaggi, che si ritrovano, ormai liberi dalle preoccupazioni della vita terrena, in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo.


Nella rappresentazione a cui ho assistito io (i cui interpreti erano, rispettivamente, Massimo Popolizio, Umberto Orsini e Giuliana Lojodice, con la regia di Mauro Avogadro) la scenografia era costituita semplicemente da pannelli neri, simili a lavagne, su cui erano scritte con il gesso varie formule matematiche. Credo che riuscisse a rappresentare molto bene l'atemporalità della situazione e, nello stesso tempo, a dare un'idea dei complessi ragionamenti che stanno alla base delle teorie scientifiche.

I tre personaggi, ritrovandosi, riprendono a discutere di un episodio della loro vita passata: una visita da parte di Heisenberg a casa di Bohr, suo vecchio maestro, il cui significato non era mai stato chiarito fino in fondo.
L'incontro si era svolto in un clima molto particolare e decisamente teso: Copenhagen, città in cui abita Bohr, nel 1941 è ormai stata occupata dai tedeschi. Bohr è schierato dalla parte degli Alleati, che stanno progettando l'arma che potrebbe porre fine alla guerra: la bomba atomica. Nello stesso tempo, però, Heisenberg collabora con la ricerca in Germania e sta perseguendo lo stesso scopo.
Qual è lo scopo della sua visita: far sapere a Bohr che il Terzo Reich non possiede ancora la formula? cercare un accordo bilaterale per rallentare le ricerche? offrire una qualche forma di protezione al suo vecchio maestro?
Queste domande, in realtà, non arriveranno mai ad una risposta certa, mentre nella discussione si avvicendano altri ricordi, come il tragico incidente in barca in cui perse la vita uno dei figli di Bohr. La storia, in conclusione, non segue una vicenda lineare, ma potrebbe essere paragonata ad un flusso di coscienza, per come di susseguono racconti di episodi passati e riflessioni sulle implicazioni morali delle scoperte scientifiche.

Il fatto che nessuna di queste domande trovi una risposta univoca e che ognuno dei fatti narrati possa dare adito a diverse interpretazioni, costituisce una sorta di corrispettivo del principio di indeterminazione formulato da Heisenberg.
Tale principio, costituisce uno dei motivi per cui il modello della struttura dell'atomo proposto da Bohr viene messo in crisi. Secondo questo modello, gli elettroni ruoterebbero intorno al nucleo dell'atomo in livelli energetici quantizzati, cioè orbite preferenziali a cui corrisponde un ben definito valore di energia cinetica.
Secondo il principio di indeterminazione, però, non è possibile misurare nello stesso istante con una precisione accettabile sia la posizione spaziale dell'elettrone che la sua velocità, quindi non è possibile parlare di orbite. Successivamente si è passati, infatti, al più generale concetto di orbitali atomici.

Trasportando l'enunciato su un piano meno scientifico, si può dire che esso ha contribuito a mettere in crisi le certezze umane (come altre scoperte scientifiche nel corso del Novecento) e ha spinto gli scienziati a spingersi verso altre ipotesi, che prima sembravano quanto meno azzardate.

L'incontro narrato nella rappresentazione teatrale è realmente avvenuto,  a Copenhagen nel 1941.
Heisenberg ha lasciato solo resoconti molto vaghi del viaggio, mentre Bohr ne ha parlato in numerose lettere mai spedite, al collega. Tali documenti ora sono custoditi dal Niels Bohr Institute.
Bisogna specificare, però, che essi sono stati resi pubblici da pochi anni, per volontà degli eredi, e che non erano ancora disponibili quando Frayn ha scritto "Copenhagen". L'assenza di documentazioni certe l'ha portato ad infittire il mistero su cui si regge l'intera opera.

I tre personaggi storici che compaiono nell'opera sono:

Niels Bohr (1885-1962) laureato in fisica a Copenhagen, collaborò con Thomson e successivamente con Rutherford, concentrandosi sullo studio degli elementi radioattivi. Nel 1913 presentò la prima bozza del suo modello atomico e nel 1922 ricevette il premio Nobel per la fisica.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, fu costretto a rifugiarsi prima in Svezia, poi in Inghilterra ed infine negli Stati Uniti, dove collaborò al "progetto Manhattan", finalizzato alla costruzione della bomba atomica.

Werner Heisenberg (1901-1976) si laureò a Monaco e in seguito studiò all'Istituto di Fisica Teoretica di Copenhagen, sotto Niels Bohr, il quale lo convinse a dedicarsi alla teoria quantistica. Nel 1932 fu insignito del premio Nobel per il suo lavoro sulla meccanica a matrice, ma è noto principalmente per aver formulato il principio di indeterminazione (scoperto nel 1927).
Durante la seconda guerra mondiale, condusse il progetto dell'arma nucleare tedesca, ma senza successo. Non fu mai chiaro se il fallimento fu dovuto ad una mancanza di risorse o, piuttosto, alla mancata volontà di porre una tale arma nelle mani dei nazisti.

Margrethe Nørlund (1890-1984) era la figlia di un farmacista e crebbe nel piccolo paese di Slagelse, vicino a Copenhagen. Sposò Niels Bohr nel 1912 ed ebbero sei figli. Margrethe supportò sempre attivamente il lavoro del marito, pur non avendo compiuto studi scientifici, ad esempio dattilografando le sue pubblicazioni.

I personaggi di una vicenda teatrale, anche se essa è realmente accaduta, non possono mai coincidere con i personaggi storici, che sono (o sono stati) dotati di una loro esistenza indipendente.
L'autore, però, si è documentato meticolosamente per ricostruire nel modo più realistico possibile i dialoghi.

Il ruolo di Margrethe, che a prima vista sembra non avere una particolare rilevanza, ha invece l'importante funzione di fare da collegamento tra i due fisici ed il pubblico. La sua presenza evita, infatti, che la conversazione si concentri su dettagli scientifici troppo specifici (che sarebbero incomprensibili ai più). In parte il personaggio assume, inoltre, il ruolo tradizionale della figura femminile, che sottolinea gli aspetti emozionali delle varie situazioni, senza limitarsi alla cruda realtà dei fatti.

Nel 2002, l'opera teatrale è stata adattata in forma di film per la televisione britannica, diretto da Howard Davies.
Se vi interessano approfondimenti sull'opera e sulle vicende storiche dei personaggi, potete dare un'occhiata alle fonti che ho consultato per scrivere quest'articolo:

- dramaqueen




2 commenti:

  1. Molto bello questo post e uno spettacolo davvero particolare. Tra l'altro la biografia di Heisenberg s'intitola "Indeterminazione", proprio perchè non si sapeva fino alla fine per chi parteggiasse davvero, se per il partito nazista oppure no.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non conoscevo questa notizia sull'autobiografia, ma rende la vicenda ancora più interessante.
      Sono molto contenta che il post ti sia piaciuto, grazie! :)

      Elimina

Hai qualcosa da aggiungere a questo post? Lascia un commento!
Se usi la modalità "Anonimo", per favore firmati con il nome o con un nickname.