4 giugno 2014

Ma io non ho mai provato questa emozione!

I personaggi di uno spettacolo teatrale a volte vivono situazioni simili alla nostra vita quotidiana, in cui non facciamo fatica ad immedesimarci. Essere innamorati, essere preoccupati per un particolare problema, litigare con un amico… sono emozioni che ci sono familiari, perché le abbiamo vissute più volte anche noi.


Ma che cosa succede, ad esempio, quando la vicenda è ambientata in un'epoca lontana o rappresenta un dramma che fatichiamo anche ad immaginare? Come possiamo entrare nell'animo del personaggio senza scadere in una mera imitazione, se non abbiamo nemmeno un'idea di che cosa possa significare?

Piccola digressione: secondo me, non si può capire completamente una situazione che non abbiamo mai vissuto.
Quando un'altra persona mi parla dei suoi problemi, non dico mai: "Ti capisco". Di solito, mi limito a rispondere qualcosa come: "Posso immaginare..."
Infatti, sono convinta che nessuno possa davvero capire che cosa sente un altro, prima di tutto perché la sensibilità è diversa da persona a persona. A maggior ragione, poi, non si può comprendere se la situazione di cui si parla è lontana da tutto ciò che abbiamo vissuto.
Un esempio su tutti: fino ad un po' di tempo fa, credevo di poter immaginare che cosa si prova ad essere lasciati. Quando sono stata effettivamente lasciata dal mio ex-ragazzo, ho capito che prima avevo un'idea davvero molto vaga di che cosa significasse.
Chiudendo la parentesi sulla mia vita sentimentale, credo che per capire davvero come si può stare in una particolare situazione, ci si debba passare in prima persona.

Questo vuol dire che un attore deve aver provato tutte le esperienze possibili?
Anche volendo impegnarsi, credo che una cosa del genere sarebbe inimmaginabile. Certo, avere una vasta esperienza di vita può aiutare molto a rendere realistici i propri personaggi, ma non è umanamente possibile avere esperienza di ogni cosa.

Che cosa dovremmo fare, allora? Limitarci ad interpretare situazioni che abbiamo già vissuto? No, anche perché il teatro diventerebbe una ripetizione della nostra stessa vita... e anche noioso, dopo un po' di tempo!
Credo che la soluzione stia invece in due componenti fondamentali: l'analogia con il nostro vissuto e l'immaginazione.
Secondo la teoria di Ekman e Friesen, esistono solo sei emozioni primarie: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.*
Per quello che ho potuto appurare con la mia esperienza in teatro, credo che questa suddivisione si avvicini alla realtà: le emozioni che l'essere umano può provare sono limitate. Ciò che complica il lavoro dell'attore è che queste emozioni possono essere mescolate tra loro, possono essere scatenate da cause diverse e anche i modi di esternarle possono essere molto variabili.
Il fatto che le basi da cui partire siano sempre le stesse, però, aiuta molto.
Ci possono essere molte situazioni che non abbiamo mai sperimentato direttamente, perciò facciamo fatica ad immedesimarci in essere.
Sicuramente, però, in qualche momento della nostra vita, abbiamo provato un'emozione simile in un altro contesto. Usando l'immaginazione, possiamo trasportare e adattare, a volte amplificare, lo stato d'animo che ricordiamo per renderlo adatto alla situazione da interpretare.

Il discorso, presentato così, sembra molto astratto, lo riconosco. Per cercare di chiarirlo, provo a descrivere due esempi che vengono dalla mia esperienza personale.

In alcune scene delle "Troiane" di Euripide ho interpretato Ecuba, una donna che un tempo era regina, ma poi ha visto la sua città distrutta ed è stata fatta schiava.
Ovviamente, io non posso neanche lontanamente comprendere l'orrore della guerra. Per cercare di ricreare una somiglianza, mi sono appigliata alla sensazione di vuoto e di totale sconforto che si ha quando ci si è impegnati in tutto e per tutto in una causa che alla fine risulta persa.
Poi ho immaginato intorno a me la mia casa ed altri luoghi familiari e subito dopo ho immaginato che fossero stati tutti distrutti. Cercando di visualizzarmi in mezzo alle rovine e null'altro, sono riuscita a ricreare almeno una minima parte di quella sensazione di desolazione.

In "Piazzetta dei Leoni", invece, la ragazza che interpretavo scopriva di provare dei sentimenti amorosi per una sua amica. A me non è mai capitato di essere attratta un'altra ragazza, perciò all'inizio mi sono trovata parecchio in difficoltà.
Poi, però, ho iniziato a pensare: non deve essere poi tanto diverso da quello che io provo per il mio ragazzo. Ho provato ad immaginare di trovare belli gli occhi, i capelli, i movimenti di Federica, nello stesso modo in cui vedevo la bellezza nella persona di cui ero innamorata.
Ho immaginato che l'abbraccio in cui i due personaggi si stringevano non fosse una semplice dimostrazione d'amicizia, ma significasse: "Io sto bene tra le tue braccia e vorrei restare qui, perché non mi sento altrettanto bene in nessun altro posto".

Spero di essere riuscita a spiegarmi, perché l'argomento che ho scelto, questa volta, è parecchio complicato... Se volete un chiarimento o avete altre opinioni sul tema, sentitevi liberi di commentare e io vi risponderò.

- dramaqueen




(*) Nota dell'autrice: da questa frase sembra che io sappia qualcosa di psicologia. A scanso di equivoci, specifico che non ne so assolutamente nulla: ho letto di queste teorie in qualche rivista di divulgazione scientifica e poi mi sono informata un po' su internet. Niente di più.


6 commenti:

  1. Sono d'accordo su quello che dici sul "Ti capisco."
    Qualche settimana fa ho fatto uno stage con Jodorowsky e uno degli esercizi che ci ha chiesto di fare era quello di raccontare la nostra vita a dei perfetti sconosciuti. Dopo che avevamo raccontato la nostra storia, dovevamo dire "Ti ho ascoltato, ti capisco e ti benedico" Poi abbracciare la persona. Infine fare al contrario.
    Al "Ti capisco" ero rimasta un po' sconcertata perché non so se davvero riuscivano a comprendere cosa sia stato per me un tale fatto così alcuni fatti che non ho vissuto non so se potevo comprenderli perfettamente.
    Posso solo appunto immaginare.
    L'immaginazione per noi attori è fondamentale. Creare un mondo attorno a noi solo con lo sguardo e i movimenti e farlo vedere a chi ci vede, ma non solo. Far credere che in quel momento siamo in quel personaggio.
    Adesso sto facendo un laboratorio teatrale e ci hanno dato dei testi. Alcuni sono rimasti un po' straniti perché il personaggio è totalmente diverso da lui. Allora ho detto di giocarci, di richiamare a sé una sensazione simile e con quella sensazione di esplorare.
    Ogni emozione per un attore è fondamentale, ogni esperienza di vita anche quella che è la più banale (ovviamente non sto dicendo che adesso ci si deve buttare a capofitto in ogni situazione possibile solo per poi sperimentare a teatro).

    P.S.: Mi ricordo di quando parlavi del secondo ruolo e sono davvero contenta che alla fine sei giunta a quella conclusione.

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    1. Eh, già... Ero un po' in crisi, ma alla fine penso di avercela fatta! ;)
      Ho letto del tuo stage con Jodorowsky (ma forse non sono riuscita a commentare per il solito problema informatico... Non ricordo...) e credo che debba essere stata un'esperienza senz'altro.
      Le esperienze sono fondamentali, ma ovviamente non si può avere esperienza di tutto... Anzi, alcune tragedie spero di continuare ad immaginarle e di non sperimentarle mai.

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    2. Sì è stata davvero una bella esperienza e sono contenta che alla fine ce l'hai fatta.
      Comunque anche avendo diverse esperienze di vita non è detto che poi si è apposto. Se non ha immaginazione, è fritto.
      Magari il regista ti chiede di affrontare un certo ruolo con un evento che magari tu hai sperimentato, ma lo vuole differentemente. E allora bisogna provare, provare e riprovare.

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    3. È vero, a questo non avevo mai pensato! A me non è mai capitato, ancora, ma è un'altra dimostrazione che l'immaginazione serve sempre agli attori. :)

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  2. Bel post, e veritiero! :)
    Io a volte lo uso il "ti capisco", ma per due motivi: uno, se la situazione mi è sufficientemente famigliare anche solo in minima parte (che allora diventa, "posso capire" e, talvolta, un semplice "posso immaginare"); due, perché a volte anche una comprensione parziale è ciò che serve. E poi boh, ho la tendenza a cercare d'immedesimarmi per capire sul serio.
    A parte questo che non c'entra niente, solo un piccolo commento sulle sei emozioni primarie (gioco in casa, finalmente!): con quella teoria intendono dire che sono le sei emozioni universali, che esistono in ogni cultura e che sono sempre intuibili a prima vista. Tu capirai sempre quale di quelle sei emozioni sta esternando una persona, perché "l'assetto facciale" rimane invariato tra tutti i popoli e i tempi. :) Ed è stato più volte provato, anche con tribù sperdute nei boschi! Quindi penso che sì, riuscire a ricrearle e poi a sfruttarle nel teatro sia oro. :)

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    1. Oh, che bello! Non ho detto una cazzata sulle emozioni primarie! Grazie di aver spiegato meglio il concetto: io in realtà non volevo dilungarmi sulla psicologia (non sarei in grado) ma far capire che esiste una "base comune" a tutte le persone, per quanto riguarda le emozioni.

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