11 giugno 2014

Panico da palcoscenico!

Già da un po' volevo scrivere un post sull'argomento, ma continuavo a procrastinare, perché... mi è sempre mancato il materiale. Ebbene sì, lo ammetto, non ho mai sofferto di panico da palcoscenico. Sono un pezzo di ghiaccio e di solito rimango impassibile fino al momento di entrare in scena, il che è piuttosto utile quando si tratta di gestire gli attacchi d'ansia di altri attori.


La mia cara amica Maria Todesco, rispondendo alle mie domande a tema teatrale sul suo blog, mi ha fatto comprendere un po' di più che cosa si può provare in quella situazione. Allora ho pensato: "Forse proprio grazie alla mia freddezza, potrei aiutare gli altri a gestire il problema e convincerli che non c'è nulla di cui avere tanta paura".

Quali sono i motivi principali che causano il panico da palcoscenico? Ho chiesto un po' di pareri e credo di aver individuato gli "atteggiamenti-tipo" di chi ne soffre:


1) "Tantissime persone mi guarderanno!"

Ammetto che anch'io mi trovo in imbarazzo, almeno inizialmente, quando devo parlare o cantare davanti altre persone. Sento i loro sguardi su di me e l'ansia inizia a prendere corpo.
Ma in teatro è diverso. Io mi sono sempre sentita a mio agio, e forse sono un caso particolare, però dovete considerare un dettaglio importante: il pubblico non si vede.
Ovviamente, chiunque recita sa che ci sono molte persone a guardarlo, ma cercare di dimenticarsene aiuta a non agitarsi. Si può benissimo evitare di guardare gli spettatori, anche quando il regista ci dice di rivolgere lo sguardo fronte pubblico: basta fissare il fondo della sala. Anzi, a volte tenere la testa alta risulta addirittura più naturale che guardare in basso, verso le prime file.
In questo modo, il pubblico perde forma e diventa una sorta di entità astratta, che secondo me fa meno paura. Io so che esiste, so che è lì, ma non me ne preoccupo più di tanto.
Pensatela così: "Io sono qui sul palco con i miei amici attori e mi divertirò a recitare. Non mi importa del resto, io sono qui per divertirmi. Dopo qualche metro, il palco finisce e c'è una parete nera. Che cosa c'è dall'altra parte? Non lo so, ma non mi interessa, perché sono concentrato su ciò che devo interpretare."


2) "Di sicuro sbaglierò tutto!"

Tutti abbiamo paura di fare errori. Una battuta, un gesto... se poi ci sono passi di danza o canzoni è ancora peggio.
Ma, riguardo a questo, penso che tutti voi conoscerete già il segreto: aver paura di sbagliare qualcosa è il modo più sicuro per sbagliarlo veramente. Se la vostra mente è piena solo di preoccupazioni e non vi concentrate su ciò che dovete fare, è una conseguenza più che logica.
Ad esempio a me accade che, quando canto, se arrivo alla parte più difficile della canzone pensando che stonerò, allora posso stare sicura che la mia voce non arriverà abbastanza in alto. Se, invece, mi libero di questo pensiero, anche gli acuti scorrono lisci come l'olio.
So che non è facile liberarsi da questa paura, ma basta iniziare a convincersi che l'ostacolo più grande è la nostra mente. Più si acquista sicurezza e più gli errori diminuiscono, provate per credere.
Detto questo, qualche errore prima o poi capita a tutti ed è naturale che sia così. Per fortuna, però, niente è irreparabile. Basta non farsi prendere dal panico e a tutti gli sbagli si può trovare una soluzione. Il pubblico, il più delle volte, non se ne accorge nemmeno.
A questo proposito, potete vedere anche i miei consigli su come reagire agli imprevisti.


3) "Farò una brutta figura, perché non sono abbastanza bravo!"

Anche la paura di non essere abbastanza bravi è molto comune, ma fatevi un'iniezione di autostima, perché nella maggior parte dei casi è solo una vostra idea.
A meno che non si tratti della recita delle elementari (a cui proprio tutti partecipano, tanto i genitori saranno entusiasti comunque), nessun regista manda in scena un attore impreparato. Neanche lui vuole fare una brutta figura, presentando al pubblico uno spettacolo mal realizzato. Perciò, potete essere sicuri che vi ha fatto provare e riprovare le vostre battute, finché il risultato non è stato soddisfacente. E, di norma, i registi sono molto più esigenti degli spettatori.
Dovete tener conto, poi, che le aspettative del pubblico non sono così alte come pensate.
Non reciterete al Teatro della Scala di Milano, immagino... quindi nessuno si attenderà da voi una performance da novello Vittorio Gassman.
Se fate parte di una compagnia amatoriale, o ancor più se il vostro è il saggio di un laboratorio teatrale, gli spettatori non si aspetteranno dei professionisti e sicuramente chiuderanno un occhio sugli eventuali errori.


4) "In confronto agli altri attori farò pena!"

Se è questo che state pensando, allora siete decisamente troppo autocritici e vi consiglio ancora l'iniezione di autostima di cui ho parlato al punto precedente.
Sentirsi inferiori agli altri, artisticamente come in altri campi, è una tendenza molto comune, soprattutto se siete principianti. Tenete a mente, però, che è solo la vostra opinione e che un osservatore oggettivo non vedrà questa disparità.

Spero di aver demolito, almeno in parte, le argomentazioni che giustificavano la vostra paura. Se questo ancora non basta, potete provare qualche tecnica di rilassamento appena prima dell'inizio dello spettacolo:
- fare dei respiri profondi (forse non sembra, ma aiuta molto)
- chiudere gli occhi e cercare di immaginarvi in un luogo calmo e rilassante
- ascoltare una canzone che vi aiuto a calmarvi (o, se è più in linea con la vostra personalità, una che vi dia coraggio e carica)

Appena il sipario si apre, però, concentratevi, altrimenti rischiate di essere distratti quando toccherà a voi! Io vi ho avvertiti, quindi non voglio responsabilità. Mi raccomando.

Vi potrà capitare, dopo il primo spettacolo, di pensare: "Non lo rifarò mai più, non voglio più provare quest'ansia terribile!". Non preoccupatevi, con l'esperienza vi abituerete alla presenza del pubblico e, dopo un po', non vi farà più tutta questa paura. Anzi, imparerete a godervi l'emozione del palcoscenico, senza ansia.

- dramaqueen


  Questo post partecipa all'iniziativa "Una parola al mese" del blog di Romina Tamerici.  

  La parola di giugno 2014 è procrastinare.  

6 commenti:

  1. Io sono più a mio agio sul palco che nella vita vera, però non ho mai partecipato a un vero e proprio spettacolo teatrale. Ho fatto discorsi, spettacoli da sola o al massimo comparsate in spettacoli altrui. A settembre andrà in scena il mio primo spettacolo... sempre se non succedono altri casini.

    Del giudizio altrui mi interessa poco. Spero solo che i "miei" attori si divertano e facciano divertire.
    Mi preoccupo solo della mia memoria (ma reagire agli imprevisti è il mio pane!).

    Bellissimo post e grazie per aver aderito a "Una parola al mese".

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    1. Brava, questo è l'atteggiamento giusto!
      Ogni persona ha le sue difficoltà: io a recitare non ho problemi, mentre per cantare un po' d'ansia mi viene. Per quanto riguarda il parlare in pubblico, credo che dipenda dalla conoscenza che ho dell'argomento.

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  2. Anche per me quando recitavo, il pubblico c'era e non c'era: un'entità astratta, un tutt'uno da cui spuntavano delle teste e che si vedeva a malapena al buio.

    P.S. = Per rilassarsi, i respiri vanno fatti profondi, ma non troppo profondi, o si va in iperventilazione e si sviene!

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    1. Ma sei anche medico? ;)
      Comunque sono contenta di sapere che non sono l'unica così anormale da non aver paura del pubblico.

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  3. Mi sento chiamata in causa per svariate ragioni, ah!
    Visto, il post è venuto bene! ;)
    E i tuoi consigli sono diretti e chiari, direi proprio che vadano bene.

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    1. Direi che un link al tuo blog mi sembra un motivo sufficiente per sentirti chiamata in causa :P
      Grazie ancora per i consigli... sono contenta che il post sia riuscito bene, ma è anche merito tuo! :D

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