21 giugno 2014

Il teatro greco # 1 - La rappresentazione scenica

E' passato un pochino di tempo dalla prima puntata, quella sull'origine del teatro.
Devo ammettere che anche questa volta ho procrastinato parecchio, ma spero che mi perdonerete. Essendo sempre sepolta tra i libri di elettrochimica, termodinamica e caratterizzazione dei materiali a causa dell'università, non trovavo la forza di riaprire anche quelli di greco!
Alla fine, però, ce l'ho fatta, ed ecco qui il primo post di una trilogia sul teatro dell'antica Grecia. Ho diviso l'argomento in tre puntate perché ci sono veramente tantissime cose da dire! Quindi non perdiamo tempo ed iniziamo subito.

Il teatro greco di Taormina
Come ho già ricordato nel post precedente, si può dire che il teatro greco sia il "padre" del teatro moderno, per lo meno per quanto riguarda la tradizione occidentale.

Oltre ad aver influenzato profondamente la nostra cultura fino ad oggi, infatti, i testi degli autori greci hanno fornito ispirazione a moltissimi artisti e scrittori delle epoche successive. 
Alcuni hanno addirittura ripreso una tragedia o commedia classica, rielaborandola in chiave diversa: si potrebbero citare "Le mosche" di Sartre (che ripropone il mito di Oreste), "Antigone" di Anouilh o "L'avaro" di Molière.

Nell'antica Grecia, il teatro non era solo una forma di intrattenimento, ma rivestiva un importantissimo ruolo sociale.
Esso era, infatti, uno strumento educativo attraverso cui si celebravano i valori comuni della polis. Inoltre, attraverso i miti, che erano storie universalmente conosciute dal popolo, venivano evocati conflitti politici e sociali, che in questo modo potevano essere compresi e controllati.
I tragediografi, presentando la loro personale interpretazione dei miti, contribuivano a plasmare l'immaginario collettivo.

Ad Atene, le rappresentazioni avvenivano in occasione delle feste più importanti (soprattutto le Grandi Dionisie e le Lenee) ed erano aperte a tutti i cittadini. La partecipazione a queste manifestazioni era parte integrante della vita sociale ed i lavoratori erano addirittura retribuiti, come compenso del tempo lavorativo perduto.
Durante queste feste vennero istituiti prima gli agoni tragici e poi quelli comici.

Negli agoni tragici concorrevano tre tragediografi, ognuno dei quali presentava una tetralogia, formata da tre tragedie ed un dramma satiresco.
Le tre tragedie erano tra loro legate e rappresentavano uno stesso mito: ad esempio ci è giunta una tetralogia di Eschilo che comprende "Agamennone", "Coefore" ed "Eumenidi". La storia, cioè, racconta dell'uccisione del re Agamennone, della vendetta da parte di suo figlio Oreste e poi della punizione inflitta a quest'ultimo dalle Erinni.
Il dramma satiresco aveva la stessa struttura della tragedia, ma era scritto in chiave buffa e grottesca. I personaggi erano satiri (il che contrastava con i protagonisti gravi e composti delle tragedie) ed il finale era lieto. La posizione alla fine della tetralogia serviva a mitigare i toni tragici e a restituire al pubblico la spensieratezza.

Il coro ha una funzione molto importante nel teatro greco: fa da controparte al protagonista. Può condividere il suo dolore o il suo pensiero, oppure anche cercare di farlo riflettere sulle proprie azioni.
Sappiamo che il coro eseguiva anche veri e propri canti e passi di danza, ma purtroppo sono giunte fino a noi solo le parti recitate.

Gli attori dovevano essere ben visibili sulla scena, perciò indossavano i coturni (dei calzari con una suola molto alta) e un chitone (una tunica lunga fino ai piedi) di colori sgargianti. I costumi di scena non imitavano i vestiti usati all'epoca nella vita quotidiana, ma costituivano un sorta di "divisa" propria dell'attore.

Un ruolo importantissimo era rivestito dalle maschere, che riproducevano il volto umano esagerando volutamente i tratti somatici.
Il pubblico, infatti, doveva essere capace di identificare il personaggio a prima vista. Le donne dovevano avere il volto dipinto di bianco ed i capelli dovevano essere rigorosamente neri per gli uomini, biondi per i giovinetti e bianchi per gli anziani. L'espressione del viso era ridente per le commedie e piangente per le tragedie.
Si pensa che le maschere fossero realizzate inizialmente con la biacca bianca e, nel periodo successivo, con il lino e poi colorate con la feccia di vino.
Oltre che a caratterizzare il personaggio, servivano anche ad amplificare la voce dell'attore, in modo che arrivasse anche agli spettatori più lontani.

L'edificio teatrale era all'aperto e senza copertura. La sua struttura si divideva essenzialmente in tre parti:

- Cavea: la parte che conteneva la gradinata con i posti a sedere per gli spettatori. Era divisa in vari settori a seconda della classe sociale di chi li avrebbe occupati.
La prima fila era riservata a sacerdoti, arconti e strateghi, poi trovavano posto i membri dell'assemblea, i cittadini comuni e più in alto le donne, gli stranieri, coloro che non avevano la cittadinanza e gli schiavi.
Di norma, sfruttava una pendenza naturale, perché i teatri erano costruiti sul fianco di una collina.

- Orchestra: collocata tra il piano inferiore della cavea e la scena, era lo spazio riservato al coro. Nei teatri greci più antichi era di forma circolare, o trapezoidale, o poligonale.
Presentava ai lati due entrate (parodoi) poste tra le testate della cavea e la scena: esse erano usate sia dagli spettatori, sia dagli attori, sia dal coro.

- Scena: inizialmente era una struttura provvisoria di forma allungata, a cui si accedeva attraverso una porta centrale. Con il tempo la scena fu rialzata e spinta in avanti con un proskenion (palcoscenico rialzato).
Gli sfondi principali in uso nel V secolo a.C., per quanto si sa, erano: il tempio con recinto e bosco sacro, il palazzo con porta reale posta al centro, la porta del gineceo e degli ospiti ai lati, la tenda militare, il paesaggio marino o di campagna. Tali sfondi erano dipinti su pannelli scorrevoli (pinakes). I cambi di scena erano attuati attraverso delle quinte girevoli.
Verso la fine del V secolo, l'impianto scenico si fece più articolato e si introdusse l'uso di macchine teatrali e piattaforme mobili.
Dietro la scena era presente uno spazio in cui gli attori potevano indossare i costumi e prepararsi.

Spero di non avervi annoiato! Se vorrete continuare a seguirmi in questo viaggio attraverso la storia del teatro, il mese prossimo vi aspetta un post sulla tragedia greca.

- dramaqueen


Le due parti successive di questo post sono:
- La tragedia
- La commedia

 Questo post partecipa all'iniziativa "Una parola al mese" del blog di Romina Tamerici

 La parola di giugno 2014 è procrastinare




6 commenti:

  1. Interessante post. Leggerò con piacere anche gli altri due.

    Grazie per la partecipazione a "Una parola al mese":

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    1. Prego! :) grazie a te per la fiducia nel fatto che riuscirò a scrivere gli altri due! Ahah ;)

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  2. Veramente tanta roba!
    Però proprio bello. Alcune cosette le studiai in storia dell'arte, ma figurarsi se le ricordavo... :D
    E' ispirante il post, come sempre lo è la cultura! Attenderò gli altri. :)

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    1. Io ci avevo fatto una ricerca quand'ero al primo anno del liceo, ma ovviamente non la trovo più e ho dovuto trovare tutte le informazioni daccapo... Ho già iniziato a togliere le ragnatele ai miei libri di letteratura greca, quindi preparatevi per il prossimo post! :)

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  3. Brutta storia elettrochimica e termodinamica, eh?
    Post molto interessante, che ho letto con piacere... manca solo una cosa che non hai citato: la funzione catartica della rappresentazione drammatica. Lo spettatore si identifica con il protagonista della tragedia, vive attraverso di lui il dramma, e al termine dello spettacolo ne esce purificato.
    Ma forse sono io che anticipo i tempi... probabilmente avevi in mente di parlarne nel successivo post della trilogia...

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    1. Esatto, sei tu che sei troppo avanti! ;) Ne parlerò il mese prossimo quando tratterò della tragedia! Ho pensato che la catarsi fosse propria più delle vicende tragiche, quindi ho deciso di includerla nella seconda "puntata".
      Quando ho iniziato a scrivere una scaletta per un post sul teatro greco, mi sono resa conto che i concetti erano veramente troppi da spiegare in una volta sola. Dato che è una tematica molto articolata, ho deciso di dividerla in tre post. Libri e appunti di letteratura greca alla mano, cercherò di fare del mio meglio, ma sicuramente non riuscirò a citare tutti i minimi dettagli... Quindi, ben vengano le tue integrazioni!

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