2 luglio 2014

Silvana De Mari: Il teatro per ritrovare l'umanità perduta

Se non avete mai letto i libri di Silvana De Mari... beh, leggeteli.
Vi assicuro che non potete perderveli.

Non potete, neanche se odiate il fantasy: in questo caso non è una buona scusa, perché elfi e orchi sono solo una metafora per illustrare la natura umana. In un racconto che sembra magico e fantastico, si trattano problematiche reali e serie che spesso non vengono nominate nemmeno nei romanzi ambientati nel nostro tempo.
Forse c'è qualcosa di inventato, in questa storia, ma se andate oltre le allegorie vedrete che rivela delle grandi verità sulla vita, sulla famiglia e sull'amore.

Sto parlando della storia che si snoda tra i libri: "L'ultimo elfo", "L'ultimo orco", "Gli ultimi incantesimi", "L'ultima profezia del mondo degli uomini", "L'ultima profezia del mondo degli uomini - L'epilogo" e il prequel "Io mi chiamo Yorsh".

Non vi racconto tutta la lunghissima storia di intrecci di personaggi, dei loro figli, dei loro nipoti... Anche perché dovete leggerla voi stessi. Me l'avete promesso, ricordate?

Per farvi capire il resto del post, vi racconto solamente chi è  il protagonista.
Rankstrail è un bastardo, figlio di una donna umana e di un orco, nato da una violenza in "una notte di vento e di fuoco".
Nel corso della storia del quarto romanzo, "L'ultima profezia del mondo degli uomini", si ritrova disperso nel mondo degli Orchi e viene fatto schiavo. Mentre tenta di sopravvivere e di tornare dalla sua famiglia, impara a conoscere quel popolo che, in parte, è anche suo.

Ma ora, ritorniamo a parlare dell'argomento proprio di questo blog, cioè il teatro.
Che cosa c'entra il teatro, con una serie di libri fantasy?
Semplice, ha un ruolo importante nella vicenda, perché è lo strumento che permette alle persone di riavvicinarsi ai sentimenti e alla loro umanità. E questo può accadere anche ad un popolo di barbari dediti alla guerra e alla distruzione come gli Orchi.

Più che il teatro in sé, ciò che risveglia l'umanità sopita è la capacità di raccontare storie e di ascoltarle:

"Tra gli Orchi ufficialmente le storie non esistevano e la voce comune era che le detestassero. Invece, a quanto Rankstrail stava scoprendo, molti di loro le amavano moltissimo. Un'altra sicurezza che si rivelava l'approssimazione semplificata di una realtà molto più ricca e contraddittoria.
Anzi.
Rankstrail si chiese perché le detestasse lui. Forse un peso l'aveva avuto anche altro, la sua condizione di bambino non voluto, la struggente estraneità che, sempre, l'aveva separato da sua madre, l'intimità che tra loro non c'era mai stata. Sua madre lo aveva nutrito e scaldato per puro distillato di senso del dovere. Forse l'amore per le storie si formava nella tenerezza. Le l'avevano imbarazzato per il loro carico di sentire. Lui era uno che era meglio non sentisse nulla.
E tra gli Orchi erano vietate: il solo fatto che fosse stato necessario proibirle avrebbe dovuto suggerirgli che la repulsione non doveva essere unanime."

Nel corso della vicenda, questa intuizione iniziale si rivela essere corretta:

"Rankstrail capì perché le rappresentazioni fossero vietate. Perché ne andavano pazzi. Se fossero state permesse, diffuse, avrebbero fatto marcire le patate nei campi e crepare le bestie di fame, per passare il tempo di fronte a un cantastorie a piangere tutte le loro lacrime. (...)
Madri che avevano dovuto restare con gli occhi asciutti mentre i loro figli maschi partivano per guerra infinite, mentre le loro figlie femmine si sposavano contro la propria volontà, ora finalmente potevano piangere il pianto che avevano trattenuto sulle vicende del principe Orso, così che finalmente quelle lacrime potessero essere versate."

Arriva, infine, alla consapevolezza che il teatro può contribuire a salvare quel popolo che ormai Rankstrail si è preso a cuore e desidera salvare, perché li considera come fratelli:

"La sua prima legge.
Avrebbe permesso il teatro.
Le donne avrebbero pianto, i maschi avrebbero riso. Altre storie sarebbero nate, le storie con cui da sempre si faceva teatro. Lui ama lei, ma le famiglie non vogliono. Lui è un principe trasformato in ranocchio e lei lo libera dall'incantesimo. Lei scappa e per scappare si traveste da uomo e una fanciulla sbadata si innamora. E dopo una generazione di storie raccontate, di principesse perdute e ritrovate, a chiunque sarebbe sembrato una follia sposare una donna contro la sua volontà, a chiunque sarebbe sembrato una barbarie picchiarle, un crimine incarcerarle per la vita sotto teli neri."

Insomma, anche coloro che hanno combattuto molte sanguinose guerre contro il mondo degli Uomini, che hanno violato le loro donne e ucciso bambini innocenti, che picchiano gli schiavi e li torturano senza pietà, possono essere salvati. Possono recuperare la tenerezza e ritornare umani, grazie al potere dei racconti.

"Chi sa raccontare le storie e le sa ascoltare diminuisce la propria ferocia perché impara a capire cosa c'è nella mente degli altri. Chi sa raccontare storie e le sa ascoltare diminuisce la propria ferocia perché stempera la collera e la vergogna nelle storie, e gli passa un po' la voglia di riempire il prossimo di calci nei denti. Chi racconta storie tratta un po' meglio gli schiavi, prima o poi li trasforma in servi e dopo un po' anche in vicini di casa.
Chi non racconta storie avrà sempre bisogno di schiavi, non solo perché qualcuno faccia determinati lavori, ma per avere qualcuno cui sentirsi superiori, la sterile gioia dei possessori di schiavi."


Due parole sull'autrice: Silvana De Mari è nata nel 1953 in provincia di Caserta. Laureata in medicina, ha esercitato come chirurgo in Italia e in Etiopia, come volontaria. Da quando ha capito che le ferite dell'anima possono essere non meno dannose di quelle del corpo, ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia.
Qualche anno fa, ha tenuto una conferenza sul significato della fiaba nel liceo che frequentavo. Devo dire che, sentendola parlare dal vivo, la mia ammirazione per questa donna di grandissima saggezza è aumentata ancora.

Vi consiglio di visitare il suo sito, se vi interessa qualche informazione in più su di lei. E anche se avete bisogno di alcune "istruzioni per rendersi felici"... perché le sue riflessioni sono davvero illuminanti.

- dramaqueen

6 commenti:

  1. Come sai, l'Ultimo Elfo (e annesso Ultimo Drago) li lessi. Poi non ebbi mai occasione di leggere quelli dopo.
    Mi ricordo che mi era piaciuto, ma non molto di più. In quei libri aveva piuttosto trattato temi di solitudine e amicizia, se non ricordo male... Comunque ecco, allora ho un'altra saga da aggiungere alla lista. XD

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    1. Io ho citato "L'ultimo elfo" per completezza, ma in confronto agli altri è trattato più come una storia per bambini. E purtroppo non mi è piaciuto molto, perché nutro un'antipatia sconfinata per il personaggio di Yorsh. È troppo buono. Quindi, potete tranquillamente iniziare la serie da "L'ultimo orco" e non perderete informazioni troppi importanti sulla storia.

      P.S. Non so se te lo ricordi, ma il libro in questione me l'hai regalato tu.

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    2. Sì, vero vero! :) Perché ti mancava e ne parlavi in quel periodo. :D Difatti un discorso simile noi due l'abbiamo già fatto almeno un paio di volte... XD

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    3. Eeeeeeeh lo so... I'm sorry... Non lo reggo proprio. adoro il resto della sua famiglia, ma lui proprio non riesco a farmelo piacere...

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  2. Una mia amica (la direttrice della biblioteca della mia città) ha invece scritto due libri di ricette di cucina/fantasy con protagonisti uno gli elfi e l'altro gli orchi.
    I libri di cui hai parlato non li ho letti, però in una delle saghe fantasy che ho amato di più, ovvero il Belgariad, c'era un personaggio molto affascinante, Silk. Era una spia per conto del governo del suo paese, e la sua abilità principale era quella di aver creato una serie di personaggi di cui di paese in paese assumeva l'identità avere informazioni. E quando lui assumeva l'identità di quel personaggio, diventava quel personaggio, con tutte le caratteristiche nella personalità che aveva... insomma Silk aveva uno straordinario talento teatrale che non mancava mai di far divertire/stupire il lettore. Sicuramente uno dei personaggi più riusciti del fantasy.

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    1. Andrò a cercarmi anche questo libro, allora! Grazie per il suggerimento :)
      Ti consiglio di leggere i libri di cui ho parlato, anche se io ovviamente non sono riuscita a renderne il fascino ed il valore umano, in un post scritto in fretta...

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