9 luglio 2014

Vite a scadenza

- Non riesco a capire. Vuoi dire che nessun uomo, nemmeno uno, aveva idea dell'ora in cui sarebbe morto? 
- Proprio cosi. Nemmeno uno. 
- Adesso ditemi un po', seriamente: voi una cosa del genere riuscite a immaginarvela? 
- Per essere sincero no. Per questo lo trovo cosi interessante. 
- Ma come facevano a sopportare una cosa del genere? Questa incertezza! Questa angoscia! Io non avrei avuto un attimo di pace! Non sarei riuscito a pensare a nient'altro. Come faceva a vivere quella gente? Non poter neanche fare un passo fuori di casa! Come faceva quella gente a fare progetti? Come faceva a proporsi una data cosa? Io lo trovo orribile. 
- Infatti lo era. Neppure io riesco proprio a figurarmelo!
Non pensate anche voi che sia terribile non avere idea di quale sia l'ora in cui moriremo?
Forse contate di vivere fino a cent'anni, ed io ve lo auguro, ma potrebbe non essere così. Potremmo uscire di casa per comprare le sigarette, come quel tale Peter Paul di cui si racconta nel prologo di questa storia, e non tornare più, perché un'automobile ci investe procurandoci un trauma cranico.
Non è terribile, vivere nell'incertezza?


O forse pensate che sarebbe più angosciante se ognuno di noi si chiamasse con un numero e sapesse esattamente quanto gli resta da vivere... perché quel numero indica gli anni che trascorreranno prima della sua morte?

Questo è il destino dei personaggi che popolano il mondo di "Vite a scadenza", un'opera di Elias Canetti.
Potrete pensare che sia un destino terribile, ma loro ci sono abituati e si trovano bene così. Anzi, non riescono ad immaginare nulla di diverso e si sentono sicuri a vivere in questo modo.

Sanno, per esempio, che a chi si chiama Ottanta non potrà mai capitare nessun incidente o malattia prima degli ottant'anni.
Un bambino di nome Ottanta può arrampicarsi sugli alberi senza paura. Al massimo, cadendo si potrà fratturare un braccio, ma non potrà succedergli nulla di più grave.

In questo mondo, non si festeggiano i compleanni. La propria data di nascita non si rivela a nessuno e nemmeno la propria vera età, perché significherebbe automaticamente anche rivelare la data della propria morte. Ognuno è inevitabilmente destinato a morire lo stesso giorno del suo compleanno, dopo il numero di anni indicato dal suo nome.
Sembrando un po' più giovani o un po' più vecchi della propria età, si possono ingannare le altre persone, ma non si riuscirà mai ad evitare la discriminazione che alcuni operano verso le "cifre basse" o le "cifre alte"?

E voi, come vi comportereste, se sapeste esattamente quanto hanno da vivere le persone che vi stanno accanto?
Sposereste un uomo di nome Quaranta, perché non volete amare qualcuno che vi sopravviva, ma neanche sopravvivere a lui? Oppure sareste attratte, come la maggior parte delle ragazze, dai giovanotti di nome Ottantotto, anche se si sentono superiori solo a causa del proprio nome, senza aver fatto nulla per meritarlo?
Scegliereste di sposare una donna di nome Ventuno, poi una di nome Ventotto, poi una di nome Trentaquattro e così via, nella certezza che, sapendo di non avere molto tempo, vi dedicherebbero il meglio di loro stesse? Potreste addirittura calcolare quanti anni volete vivere con la vostra prossima moglie e sceglierla in base a questo conto.
O, invece, preferireste una ragazza di nome Novantasei, in modo da avere la certezza che resterà con voi per molti anni?

Penso che ora possiate capire perché la sera, dopo le prove di questo spettacolo, tornavo sempre a casa angosciata.
Purtroppo non sono riuscita a portare a termine questo progetto, per altri impegni personali, però la storia mi è rimasta impressa e mi ha scosso parecchio.

Loro, invece, no. Non sono scossi, per niente.
I personaggi, con la loro naturalezza, non fanno altro che chiacchierare della morte, propria ed altrui. Le signore, dal parrucchiere, invece di spettegolare sugli affari amorosi di calciatori e veline, si interrogano malignamente su quanto resterà ancora da vivere a questa o a quell'altra signora.

Anzi, per la verità, qualcuno che non si adatta alla situazione c'è.
E' Cinquanta, il protagonista dell'opera. Lui è il Guy Montag, il Winston Smith della situazione, che inizia a non credere più nel sistema e lo vuole mettere in discussione, scoprendo la verità nascosta.
Anche se mal visto e più volte ostacolato dalle autorità, l'uomo non smette di porsi domande.
Che cos'è quella capsula che tutti sono costretti a portare al collo e che non si deve assolutamente perdere? Perché solo il grande Capsulano (una sorta di capo religioso) è autorizzato ad aprirla, al momento della morte? Ma c'è veramente qualcosa dentro quella capsula, o è... vuota?

Alla fine, Cinquanta scopre di avere ragione. Rompe una delle preziose capsule (atto fortemente proibito dalla legge) e vede che all'interno non c'è nulla.
Quando rivela al popolo la verità, però, non per tutti è facile accettare che il fondamento della loro realtà sia stato scardinato. Alcuni acclamano Cinquanta, perché ha "dato loro la vita eterna", mentre altri continuano ad essere scettici, attaccati alle capsule e al loro vecchio mondo.

Ma ritorniamo alla domanda iniziale: voi in quale dei due mondi preferireste vivere? Preferireste avere una certezza, un punto fermo, una scadenza, in modo da poter programmare la vostra vita ed essere sicuri di non aver tralasciato nulla, tra gli obiettivi che vi eravate posti?
La scelta, in realtà, non sussiste, perché nessuno ha ancora inventato le capsule o una macchina che ci possa dire quanto lunga sarà la nostra vita.

L'idea della scadenza, però, resa in un modo un po' meno angosciante, potrebbe essere utile per vivere meglio... ci avete mai pensato?
Non so se voi avete mai avuto delle liste di "cose da fare prima dei ... anni" (inserire un numero a scelta al posto dei puntini). Io ne ho una, però non vi posso ancora dire se l'ho portata a termine, perché a trent'anni non ci sono ancora arrivata.

Quelli della mia lista sono più sogni che altro, ma è utile anche darsi degli obiettivi più a breve termine.
Mi voglio laureare entro...
Voglio finire di scrivere il mio romanzo entro...
Voglio andare in viaggio in questa città entro...
Altrimenti, se non ci si dà un termine, tante volte si finisce a pensare: "Sì, un giorno lo farò". E il giorno si sposta sempre più in là nel tempo e non arriva mai.

Invece, ci sono delle cose che ci pentiremmo di non aver fatto. Anche se sono sogni da bambini... anzi, soprattutto in quel caso, perché altrimenti che sogniamo a fare, se poi non ne realizziamo neanche uno?

Ricordatevi che, anche se non è scritta da nessuna parte, la scadenza ce l'avete anche voi.
Non lasciatevi "scadere" prima di aver fatto della vostra vita qualcosa di speciale!

- dramaqueen



7 commenti:

  1. E' davvero particolare quest'opera di cui hai parlato, devo cercare di leggerla quando ho tempo (non ora, ché ho 4 romanzi di Dick sulla scrivania).
    Un antico detto dice che "ogni uomo viene al mondo condannato a morte, l'ora e il modo dell'esecuzione sono sconosciuti". Io preferisco sapere la verità in ogni caso, tranne forse in questo, perchè conoscere il proprio destino toglie la cosa che rende davvero valevole la vita: la speranza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me quest'opera ha tolto più di qualche ora di sonno... però è colpa mia che penso sempre troppo e che sono una ventiduenne atipica. Non so quanti altri miei coetanei si sveglino la mattina pensando: "Oddio, che cosa sto facendo della mia vita? Un giorno morirò e forse non avrò combinato niente di quello che volevo." Penso nemmeno uno, in effetti. Rinchiudetemi in un manicomio.
      Sono d'accordo, comunque, che è meglio non sapere. Ma non bisogna neanche rimandare sempre, pensando che avremo tempo più avanti... Anche senza essere pessimisti, il lato positivo è che, se smettiamo di rimandare, poi avremo la possibilità di fare più cose, no?

      Elimina
    2. Capita anche a me che ho qualche annetto di più di te... Solo che a me capita di sera, prima di addormentarmi, di mettermi a fissare il soffitto e pormi le stesse domande e altre ancora.

      Elimina
    3. Non hai così tanti "annetti" più di me, quindi mi consolo! :)
      Io la sera evito e cerco di pensare ad altro... Già ho difficoltà a dormire, non mi sembra il caso di crearmi ulteriore ansia!

      Elimina
  2. Non lo conoscevo questo spettacolo e immagino che allo spettatore possa far nascere delle riflessioni.
    Personalmente non mi interessa sapere quanto vivrò ma piuttosto avere la consapevolezza del "Ho una vita sola. Non mi interessa vivere bene questa vita per poi ottenere una vita migliore. Mi interessa solo questa vita e troverò il suo senso proprio nel viverla. Voglio viverla bene e quando morirò, spero di aver la consapevolezza di aver fatto tutto quello che potevo fare. Magari mi rattristerò e magari mi deprimerò anche, non lo escludo, ma poi mi riprenderò. Non so in quanto tempo ma spero sempre di ritrovare il mio sorriso. Più che quanto vivrò mi interessa il come." E' una promessa che mi sono fatta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brava, Alma! La qualità, secondo me, è meglio della quantità :)
      Per quanto riguarda la "vita dopo la morte", io non ci credo (anche se rispetto chi ci crede) però sono d'accordo con quello che hai detto tu. Una persona non deve vivere in un certo modo per "guadagnarsi il paradiso" o cose simili, ma perché crede che sia giusto seguire determinati valori. Sarebbe sbagliato farlo solo con lo scopo di ottenere una qualche ricompensa.

      Elimina
    2. Ok, il mio commento può essere frainteso... Meglio specificare che la qualità non esclude la quantità. Come ho detto del post, vi auguro di vivere fino a cent'anni e magari anche di più!

      Elimina

Hai qualcosa da aggiungere a questo post? Lascia un commento!
Se usi la modalità "Anonimo", per favore firmati con il nome o con un nickname.