6 agosto 2014

Confidenze troppo intime

Immaginate di dover andare da uno psicanalista. Il vostro matrimonio non va bene. Anzi, sta proprio
naufragando. Quindi, prima di impazzire, sentite la necessità di parlarne con uno specialista.
Immaginate, però, di scegliere la porta sbagliata e di entrare per errore nello studio di un consulente finanziario. Ve ne accorgereste subito, probabilmente.
E se invece non ve ne accorgeste? Se iniziaste a raccontare dei vostri problemi al consulente finanziario, senza rendervi conto dell'errore?


Questo è proprio quello che accade ad Anna, una giovane donna francese, protagonista di "Confidenze troppo intime" di Jerome Tonnerre.

Anna ha preso un appuntamento con il dottor Monnier, psicanalista, ma per errore bussa alla porta accanto, quella dello studio di William Faber.
Il consulente finanziario, inizialmente, crede che la donna abbia bisogno d'aiuto per portare a termine una pratica di divorzio e si accorge dello scambio di persona solo alla fine del colloquio. Quando cerca di spiegare ad Anna che lui non è il dottor Monnier, però, lei prima lo interrompe e poi scappa via, dicendo di essere già in ritardo.

All'appuntamento successivo, William si ripromette di dirle subito la verità, ma non ci riesce e rimane ad ascoltare le confidenze della donna. Lei parla del marito, di come lui non la desideri più, dell'incidente che l'ha reso invalido e che proprio lei ha provocato.
Poi, Anna sparisce. Non si presenta all'appuntamento la settimana successiva.

William sente che deve rivederla, ma non sa come rintracciarla. La giovane donna, infatti, non gli ha detto il proprio nome e non gli ha nemmeno lasciato un numero di telefono. L'unico modo per ottenere qualche informazione è chiedere al dottor Monnier.
Lo psicanalista, però, non solo si rifiuta di dargli il recapito della donna, ma inizia anche ad analizzare il comportamento di William. Strano che lui non sia riuscito ad avvertirla e che abbia accettato di continuare ad ascoltare i suoi segreti...
Ovviamente, il dottore non manca di chiedere un pagamento per il suo consulto.

William riesce a copiare il numero di telefono dall'agenda di Monnier, approfittando di una distrazione della segretaria. Quando chiama, però, scopre che Anna ha lasciato il numero del servizio meteorologico, per non essere rintracciata.

William cerca di non pensarci più, finché qualche giorno più tardi la donna  si ripresenta nel suo studio, a sorpresa.
Quando il consulente finanziario le rivela, finalmente, di non essere uno psicanalista, lei gli dice di averlo già scoperto. E' proprio quello il motivo per cui non si è presentata all'appuntamento. Anna spiega di essersi sentita tradita, violata, sapendo di aver raccontato i suoi segreti più intimi ad uno sconosciuto.
Ma, nonostante all'inizio fosse arrabbiata con William, la donna rimane. E continua a raccontare.

I due si incontrano altre volte.
Anna continua a parlare, ma anche William le rivela qualche dettaglio sul proprio passato. Il rapporto con quella vecchia casa in cui abita da quando è nato, la sua necessità quasi maniacale di tenere tutto in ordine, i ricordi del padre, anche lui consulente finanziario, da cui ha ereditato la professione e lo studio.
La strana amicizia continua, anche se forse non si tratta solo di amicizia ma anche di qualcos'altro.
Fino al punto in cui, come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, interviene il marito di Anna...

Se siete curiosi di conoscere il finale, sappiate che esiste anche un film del 2004 basato sulla stessa storia. Il titolo è lo stesso dell'opera teatrale e la regia è di Patrice Leconte.
Eccovi il link per guardare il trailer. Certo, assistere ad uno spettacolo teatrale e guardare un film non solo la stessa cosa, ma devo dire che in questo caso il film è molto aderente alla vicenda che ho visto a teatro.

Che cosa può produrre un incontro tra sconosciuti?
Tante volte, nulla. Pensate a tutti gli estranei che incrociamo ogni giorno per strada, in treno, nei negozi... Magari con qualcuno scambiamo anche qualche parola.
"Scusi, sa se questo treno ferma a Padova?" "Mi saprebbe indicare la strada per il municipio?" "Signora, guardi, le è caduto un biglietto dalla borsa". Ma poi non ci incontreremo mai più e continueremo ad ignorare che cosa accade nelle rispettive vite.
Altre volte, quelli che all'inizio erano sconosciuti poi diventano i nostri più cari amici. Ma, tra questi due estremi, c'è un periodo di conoscenza abbastanza lungo. Si inizia parlando del più e del meno e le vere "confidenze intime" arrivano molto tempo dopo.
E se, invece, due persone iniziassero la loro conoscenza proprio raccontandosi qualcosa di estremamente segreto e privato, come accade ad Anna e William?

La situazione presentata in quest'opera sembra davvero surreale. E un pochino lo è... Insomma, chi di noi avrebbe il coraggio di raccontare i problemi di coppia, le fantasie sessuali (sia le proprie che quelle del marito) ad un perfetto sconosciuto?

Anche senza cadere necessariamente in confidenze "troppo intime", però, questa storia ci dimostra che a volte abbiamo solo bisogno di esprimere ad alta voce i problemi che ci tormentano. E basta molto poco per far scattare la molla per superarli, che è già dentro di noi.
William non fa molto per Anna, in termini di aiuto concreto. Ogni tanto le pone delle domande, ma alla fine è lei stessa a trovare la soluzione.
Lo conferma anche il dottor Monnier: dato che Anna non ha nessun problema psicologico grave, William le sta dando esattamente la cura di cui ha bisogno, cioè essere ascoltata.

Dato che la molla del cambiamento è già in noi, basta un qualsiasi incontro a farla scattare.

C'è un ultimo motivo per cui ho scelto di parlare di questo spettacolo. Ci sono parecchio affezionata perché l'ho visto interpretare dal mio primo insegnante di teatro: Aristide Genovese (nel ruolo di William). Per maggiori informazioni potete consultare il sito della compagnia Theama Teatro.

- dramaqueen



Immagine tratta dal film di Patrice Leconte

10 commenti:

  1. Ho visto questo film al cinema, mi era sembrato una fantastica idea di trama, ma poi sviluppatata male, senza mordente. Credo che a teatro potrebbe rendere molto molto meglio.

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    1. In effetti nel film ci sono molte parole e poca azione. La rappresentazione a cui ho assistito io era più dinamica. In teatro non si può giocare con le diverse inquadrature, quindi gli attori devono mantenere l'attenzione del pubblico spostandosi sulla scena, quindi anche un dialogo risulta più "movimentato".

      Grazie per il commento e benvenuta nel mio blog!

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  2. Ciao! Piacere di conoscerti, sono Luana (delle due, Luz) e anch'io pratico l'arte del teatro. Vorrei iscrivermi a questo tuo blog (e magari scambiarci visite fra i nostri rispettivi spazi di scrittura) ma non trovo il link.
    Io ho aperto da pochissimo il mio Un tè con Chaplin e conto di pubblicare presto i miei scritti di teatro.
    A presto!
    Luz

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    1. Ciao Luana, benvenuta nel mio blog! E' bello avere un'altra attrice tra i lettori :)
      Per iscriverti puoi usare la casella "Follow by email" (in alto a destra) inserendo il tuo indirizzo mail, oppure puoi aggiungere il mio blog al tuo blogroll. Dalla home di blogger, sotto la scritta "Elenco lettura" clicca su "aggiungi" e copia l'indirizzo it-drama-queen.blogspot.it nell'apposita casella. Spero di esserti stata utile!

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    2. Ri-ciao! Ti rispondo da questo nuovo account, perchè sto mettendo su il blog della Compagnia. Ti seguirò volentieri. A presto!
      Luz
      Mi trovi anche qui: www.rumoridiscena.weebly.com

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    3. Bello il nuovo blog! I vostri lavori sembrano molto interessanti, peccato che io abiti un po' lontano da Roma... Vi sosterrò con il pensiero ;)

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  3. Ciao
    incuriosita dalla tua segnalazione, ieri sera ho visto il film che ho trovato su chili-tv.it a 2,99 €.
    La trama è davvero intrigante, ricca di possibilità che, forse, il film non ha sviluppato appieno.
    Certo che vederlo a teatro dev'essere tutta un'altra cosa...

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    1. Ho guardato il film per "ripassare" la trama dell'opera, prima di scrivere il post. Lo spettacolo teatrale mi è piaciuto di più... Ma io sono un po' di parte, perché, come ho detto, William era interpretato dal mio insegnante (che ho sempre ammirato moltissimo).

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  4. Se fatto bene, deve essere veramente un bellissimo spettacolo!
    Me lo appunto.

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    1. A me è piaciuto moltissimo, ma (come ho già detto) ero di parte... Se capita l'occasione, ci andiamo insieme!

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