27 agosto 2014

Robin Williams, mio capitano

Qualche mese fa, mi sono posta una domanda.
Non sono una grande esperta di cinema, ok, ma gestisco un blog sul teatro. Potrebbe accadere che qualcuno mi chieda qual è l'attore cinematografico che ammiro di più. In tal caso, che cosa risponderei?
Ci ho pensato un attimo, poi mi sono ritornati in mente degli spezzoni di film e la risposta è stata chiara: Robin Williams. Di sicuro ci sono altri bravissimi attori, americani e non, ma lui in alcuni ruoli è stato indimenticabile, almeno per me.
E vi assicuro che questo pensiero risale almeno ad un paio di mesi fa.



La mattina del 12 agosto mi sono svegliata e, tra le notizie, ho letto quella della sua morte. E' stato un colpo.
Quando, poi, è stato chiaro che si trattava di suicidio, ne sono rimasta ancor più addolorata.

Questo post arriva in ritardo sulla notizia per una serie di motivi:

1) Non condivido la "moda" di dedicare un tributo ai personaggi famosi appena morti e non volevo che il mio post fosse interpretato in questo senso.
Ovviamente, non tutti sono lì a fare i "coccodrilli" e alcuni sono veramente dispiaciuti per la scomparsa di un personaggio a cui erano affezionati (a questo proposito vi segnalo il post di Alma Cattleya), ma non volevo che nessuno sospettasse un comportamento simile da parte mia.
L'unico motivo per cui sto scrivendo questo post è che, anche se Robin Williams fosse vissuto ancora per molti anni, gli avrei dedicato un tributo, prima o poi. La sua prematura scomparsa ha solo accelerato i tempi di scrittura e pubblicazione, ma le cose che avrei detto sarebbero state essenzialmente le stesse.

2) Avevo bisogno di tempo per informarmi e scrivere un post che fosse almeno un po' degno della grandezza di questo attore.
Conoscevo i suoi film, certo, ma non sono mai stata il tipo di persona che si informa sulla vita privata dei personaggi famosi. Di un'artista mi interessa l'opera, non gli altri pettegolezzi che possono circondare la sua figura. 
In questo caso, però, vista anche la causa della morte, mi sembrava doveroso leggere qualche intervista per cercare di capirlo almeno un pochino meglio.

3) Volevo avere il tempo di guardare qualche suo film in lingua originale.
In Italia abbiamo il doppiaggio, che secondo me è una cosa bellissima, ma comunque non ci fa conoscere la voce originale dell'attore. Mi sono resa conto che, quando pensavo a Robin Williams, immaginavo automaticamente la voce del doppiatore Carlo Valli (che, secondo me, è bravissimo e ne ha sempre tradotto in modo impeccabile la versatilità vocale).
Quindi, dato che ultimamente mi sto costringendo ad una full immersion di inglese per fare pratica, ho pensato che a maggior ragione fosse doveroso riguardare i suoi film nella versione originale.

E sapete una cosa? Avevo ragione a volerli rivedere in inglese!
Fatemi un favore, appena avete qualche minuto libero ed una connessione a internet: guardate i primi minuti di "Mrs Doubtfire" in lingua originale. Ne vale la pena.
Non ricordate come inizia il film? Il protagonista, Daniel Hillard, è un doppiatore ed è al lavoro su un cartone animato che ha come protagonista un simpatico uccellino.
Sentite quella vocina? E' Robin Williams, è sempre la sua! Sia quella dell'uccellino che quella del gatto. Non è una versatilità vocale impressionante? E, come se non bastasse, canta in italiano!
Ditemi, ora, come si fa a non amarlo?

Ci sono attori specializzati nell'interpretare un certo tipo di ruolo, ma che non risultano credibili se tentano di fare altro. Con il tempo, finiscono per cristallizzarsi.
Robin Williams non era uno di questi.

Potreste obiettare che molti dei personaggi che ha interpretato sono simili: anticonformisti, quasi visionari, portano avanti delle idee contrastanti con il resto del mondo che li circonda. In effetti è vero, ma non per questo sono uguali. Ognuno ha una sua individualità ed è caratterizzato in modo diverso, dipendente anche dal contesto del film (comico o serio).
Ad esempio, il professor Brainard (Flubber) è semplicemente uno scienziato geniale e un po' svampito che ha difficoltà a comportarsi come i suoi colleghi. Anche Daniel Hillard (Mrs Doubtfire) risulta un personaggio divertente, ma dopo poco lo spettatore capisce che le continue battute di spirito nascondono, in realtà, un atteggiamento immaturo ed irresponsabile. John Keating (L'attimo fuggente) può far sorridere per i metodi di insegnamento inconsueti, ma il suo rifiuto del conformismo nasconde motivazioni molto più profonde e filosofiche.

Provate, poi, a guardare qualche video delle sue interviste. Anzi, provate a farlo, ma senza ridere. Dovete essere delle persone molto, molto, molto serie per riuscirci.
E sono sicura che, anche se non capite l'inglese, inizierete a ridere lo stesso, perché le sue espressioni  e le sue vocine sono così buffe che non se ne può fare a meno.
Per fare una prova, vi lascio i link di un paio di video:
- David Letterman Show
- Inside Actor's Studio (sì, avete letto bene, il video dura un'ora e mezza... se non avete così tanto tempo potete trovare qui una selezione dei momenti salienti)

Come potete notare, anche alle domande serie dà sempre risposte ironiche.
A prima vista, potrebbe sembrare un segno di poca serietà, ma io la interpreterei piuttosto come riservatezza. Non sareste imbarazzati anche voi, se vi facessero domande troppo personali durante un'intervista alla televisione, dove tutti possono vedervi? Non cerchereste di sdrammatizzare con una battuta?
Soprattutto se aveste dei problemi seri, di cui fareste fatica a parlare anche con un amico fidato.

Prima di leggere la notizia della sua morte e le conseguenti chiacchiere, non sapevo nulla dei suoi problemi con alcool, droghe e depressione. Come ho detto prima, mi interesso molto di rado alla vita privata degli attori.
Così, solo pochi giorni fa leggendo alcuni articoli [La Repubblica (2012), The Guardian (2010)] sono venuta a sapere che Robin Williams negli anni Ottanta conduceva una vita sregolata ed era solito all'uso di cocaina. Raccontava di aver smesso quando la sua prima moglie rimase incinta.
Già in un'intervista del 1986 ammise di aver paura, a volte, di non essere più in grado di far ridere il pubblico: "Sometimes I get afraid, I don't have it anymore, the Muse has left".
Molti anni dopo, durante le riprese di "The Big White" ricadde nella dipendenza dall'alcool: "Un giorno sono entrato in un negozio e ho visto una bottiglietta di Jack Daniel's. E poi quella voce - la chiamo il "potere più infimo" - dice: "Ehi. Solo un sorso. Solo uno." (intervista a "Parade")
Due divorzi.
Un'operazione al cuore nel marzo 2009.
Si parla anche di ansia e di depressione, o meglio, di disturbo bipolare, ma l'attore non ha mai ammesso che uno di questi problemi gli fosse stato diagnosticato.
Dopo la morte, la sua terza moglie ha dichiarato che cominciava a mostrare i primi sintomi del morbo di Parkinson (intervista a La Stampa).

Non possiamo sapere quale di questi problemi sia stato la causa del suicidio. Forse tutti insieme, forse nessuno, forse c'era anche qualcos'altro che noi non conosceremo mai.
Quello che posso immaginare è che anche lui, in qualche modo, si sia ritrovato in quel mondo senza luce in cui, se si guarda al futuro, non si vede altro che il vuoto più profondo, pronto ad inghiottirci. E la paura più grande è che il futuro arrivi davvero, perché non sappiamo come potremo sopportarlo.

Ho sentito alcuni, in questa e in altre occasioni, giudicare il suicidio un atto di codardia o di egoismo.
Oppure, come dice il mio collega Cervello Bacato in un post analogo al mio (vi invito a leggere anche la sua riflessione, perché è molto bella):

“Ho sentito spesso un miscuglio di frasi riassumibile in ''Ma cazzo, vedi? Aveva tutto e si è ammazzato. Ma come si fa? Noi qui a spaccarci il culo per due soldi di merda e lui che fa la bella vita, non è contento e beve si droga si uccide. Sti famosi lo fanno tutti!''. Un pensiero questo, che a me lascia un po' così... come dire, stupito. Che cazzo vuol dire che aveva tutto? Avere è sinonimo di star bene, di essere soddisfatti e in pace con se stessi?”

Questa precisazione esula dal contesto del mio blog, ma mi sento in dovere di farla lo stesso: il suicidio non è un atto di codardia, né di egoismo. Semplicemente perché non è una scelta consapevole. Una persona malata non è più del tutto consapevole delle sue azioni.
La depressione è una malattia. Non dà sintomi visibili dall'esterno come l'influenza o la varicella, ma, a dispetto delle apparenze, può essere anche peggiore.
I pensieri portati dalla depressione non si possono scacciare con la semplice forza di volontà, esattamente come non si può decidere di guarire da un momento all'altro dall'influenza. Ci vuole una cura, esattamente come con le altre malattie.
Non si sceglie di diventare depressi, esattamente come non si sceglie di prendere l'influenza. La depressione non è una scelta. Non è una colpa.
E liberarsene può essere dannatamente difficile.

Ora parlo direttamente a voi: se anche solo qualche volta vi capita di pensare alla morte, vi prego, chiedete aiuto, prima che sia troppo tardi.
Se una persona che conoscete ha problemi simili, per favore, non sminuiteli e non fatela sentire in colpa, perché questo non la aiuterà. Spingetela a trovare una cura per la sua malattia, invece.

Forse vi ho rattristato con questi discorsi e ve ne chiedo scusa, ma sentivo di doverne parlare.
E ora, solo per un momento, lasciatemi essere nostalgica... credo che questo post si possa concludere in un solo modo.
Non solo per citare il film, ma perché Robin Williams è stato per me un insegnante ed un modello, da cui ho cercato e ancora cerco di imparare, come attrice. Ed ora, un potere superiore l'ha costretto ad uscire dalla classe. Quindi, voglio salutarlo così:

Oh, Capitano, mio Capitano...


- dramaqueen


20 commenti:

  1. Eccolo infine. Non mi ero molto documentato sulla sua vita privata e devo dire hai fatto chiarezza. Beh, una situazione non facile come si poteva intuire. E sai come la penso, grazie anzi per aver riportato il pensiero ;)
    Dovrei iniziare, in generale proprio, a vedere un po' più di film in lingua. In effetti fa strano sentire le voci vere, eppure gran parte del talento si dimostra anche lì. Il fatto che tu sia attrice comunque da un bel tono a quanto hai scritto.

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    1. Ci ho messo così tanto tempo anche perché sono stata ad ascoltarmi ore di interviste senza sottotitoli (e non sono ancora così brava da capire tutto al volo). Volevo cercare di capire meglio il personaggio.
      La tua riflessione mi è piaciuta molto e ho voluto riportare le parole perché avevi espresso bene il concetto, secondo me.

      La prima parte del post è esattamente quello che avrei scritto se Williams fosse stato ancora vivo, cioè una mia opinione su di lui come attore. Io lo considero veramente un modello di recitazione, quindi ho provato a spiegare perché.
      Il doppiaggio è una bella cosa, ma ti impedisce di vedere un parte dell'interpretazione dell'attore originale. Io sono decisamente troppo fissata con i film in inglese, ora, ma ti consiglio di vederne qualcuno, anche solo per renderti conto.

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  2. Un bel post, complimenti.
    Lasciamo stare come l'ho presa io la notizia della sua morte... Non ho sul serio parole per trascrivere i miei pensieri attorcigliati e bloccati, soprattutto se pensavo al Robin Williams che ricordavo io (e di cui nemmeno io non conoscevo nulla della vita).
    In ogni caso, io il suicidio lo ritengo codardia... per il semplice fatto che una soluzione c'è, come può essere per l'appunto una cura. E alla fine non si va in cura perché si ha paura, ci si vergogna, ecc... sintomi di orgoglio e codardia sempre. Almeno secondo me. Poi, come ripeto sempre, non ho detto da nessuna parte che sia facile. La cosa invece "divertente" è che un depresso al suo "stadio finale" non ha la forza di compiere quest'atto estremo. Ce l'ha invece una persona che ancora sta resistendo o che ha appena cominciato a riprendersi. Buffa la vita, no?
    Comunque ecco, di certo nulla potrà cambiare il talento che quest'uomo aveva o la nostra memoria di lui. Forse lo ricorderemo e "leggeremo" in chiave un po' diversa. Ma i suoi insegnamenti, ciò che passavano sempre i film e i personaggi da lui interpretati, quelli no, saranno sempre vivi e veri e... positivi. E un esempio per molti, non solo nel campo della recitazione.

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    1. Ho detto, anche a proposito del post di Cervello Bacato, che possiamo sentirci giustificati se sentiamo la mancanza dei suoi personaggi, perché sono "pezzi di vita" che ha effettivamente vissuto. Attenta, però, che il copione era scritto da un altro e che lui, per quanto sia entrato dentro a personaggio, non è la fonte di quegli insegnamenti. E' stato un buon mezzo per veicolarli, però, questo sì.

      Riguardo all'altro argomento, ognuno ha la sua opinione.
      Non pensate che io non sia aperta alle discussioni, al contrario... Maria, se ne vuoi riparlarare (magari in privato), ci sono, ma in un altro momento perché domani ho un esame e perché ci conosco: una discussione del genere tra noi potrebbe essere potenzialmente eterna.

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    2. Non ti preoccupare, voleva solo essere un semplice scambio di punti di vista, senza seguito obbligato. :D Pensa agli esami e vai tranquilla! :)
      Per il copione lo so perfettamente, ma sono convinta che certi personaggi, come la maggioranza dei suoi, non sarebbero stati la stessa cosa... non altrettanto belli e significativi. Poi certo, non avendoli recitati nessun altro non lo posso sapere, magari mi sbaglio perché esiste/esisteva qualcuno che invece li avrebbe fatti meglio... XD Ma la mia convinzione è di no. :) Un po' come mi capita con Johnny Depp (sperando l'h sia giusta). ^_^

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    3. Non so se si potrebbe dire che qualcun altro lo avrebbe interpretato meglio... Cioè, non credo che sia possibile un confronto di questo tipo. Credo sia un po' come chiedersi se sia dipinta meglio la "Venere di Urbino" di Tiziano o l'"Olympia" di Manet: sono diverse, non si può dire quale sia oggettivamente più bella.
      Così, ogni attore ha il suo personale modo di essere e mette nel personaggio una parte di sé.
      Poi ovviamente, questo discorso vale solo per attori bravi... come la Venere sarebbe oggettivamente dipinta male se tentassi di riprodurla io ;)

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  3. L'aver affrontato il tema adesso, a braci fredde, è un gesto intelligente e rispettoso.

    Forse si è sentito soverchiato dai problemi economici, di salute ed esistenziali che gli erano giunti addosso tutti assieme in questo ultimo periodo. Non era un mistero che stesse affrontando un mucchio di argomenti spiacevoli tutti in una volta. E posso solo immaginare cosa sia essere propensi alla depressione con le responsabilità che ha un personaggio di quella levatura.
    Si è spezzato. Immagino sia stato così. Non ha lasciato messaggi, il che fa credere proprio alla frattura, alla disperazione soverchiante di un attimo.

    Non posso accodarmi a chi dice che "aveva tutto ed era viziato". Aveva molto, ma anche responsabilità su questo "molto". Gestire una carriera di quel livello non è immune da ansie, da problemi, da rischi. E l'arrivo del Parkinson gli avrebbe tolto il senso di valere qualcosa, probabilmente.
    Chissà quali pensieri, poi, e quali ricordi, e come li leggeva in sé stesso.
    Non posso comunque approvare la condotta, e mi tocca usarlo come esempio negativo da non seguire. Credo che i mezzi per farsi aiutare li avesse tutti, è strano che non li abbia impiegati. Avrebbe dovuto prevederlo, o qualcuno avrebbe dovuto. Ma anche qui non sono che congetture. E, mi pare il caso di dirlo, noi siamo stati solo spettatori.

    (Com'è che nessuno lo ricorda mai per One Hour Photo? E' un film molto bello secondo me, e mi pare abbia vinto un premio per quella interpretazione)

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    1. Ad affrontare il tema subito dopo la morte, mi sarebbe parso di sfruttarla per ottenere facili "like". E, a parer mio, non sono cose da fare con le tragedie.

      Hai ragione, noi siamo stati solo spettatori e non possiamo sapere realmente cosa sia accaduto. Io non lo conoscevo di persona, ho letto solo qualche intervista. Mi pare comunque di aver letto da qualche dichiarazione della figlia che fosse in cura (ma non ti saprei citare la fonte, ora).
      Però non posso sapere quanto sia stato fatto e in che senso. Mi è dispiaciuto per come è andata a finire, certo, ma è una situazione che conosco solo per sentito dire, quindi non posso esprimere pareri.

      A scanso di equivoci, quando l'ho definito "modello" mi riferivo solo alle capacità di attore.
      Non si può incolpare una persona che è depressa, ma di certo una che fa uso di droghe e alcool non può essere indicata come buon esempio morale.

      Riguardo a One Hour Photo: è uscito nel 2002, quando io avevo dieci anni e un thriller psicologico non era quanto di più adatto ci fosse per me. Poi, ho continuato a crescere prevalentemente con i film della videoteca dei miei, tra cui questo non c'era (non sono grandi appassionati del genere) e nessuno me ne ha ricordato l'esistenza.
      E' comunque nella lista di film da vedere (anche solo per vedere Robin Williams interpretare un personaggio diverso) e, se anche tu me lo consigli, lo guarderò sicuramente.

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  4. Ti faccio i complimenti per questo post così accorato e sincero.
    Inoltre noi abbiamo conosciuto Robin Williams attraverso i film. Che cosa ne possiamo sapere del Robin Williams come persona?
    E posso ben capire la sua riservatezza di fronte a domande così incentrate sulla vita privata.
    Non è che uno essendo attore ha così tanta voglia di far sapere a tutti la sua vita privata. E' così facile prendere un fatto e ingigantirlo.
    One Hour Photo sono curiosa di vederlo anch'io e un altro film dove lui si mostra diversamente è Insomnia.
    P.S.: grazie per avermi citato

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    1. Grazie a te per il complimento.
      Hai ragione: noi abbiamo l'impressione di conoscere un attore perché lo abbiamo visto molte volte sullo schermo, ma possiamo sapere ben poco su com'era veramente. Anche durante le interviste, credo sia difficile esporsi. E lui mi sembrava uno di quelli che scelgono il mestiere dell'attore per vera passione, non per notorietà.

      Entrambi i film sono in lista, ma credo che li guarderò dopo la fine della sessione d'esami. Al momento, faccio già abbastanza fatica a dormire, anche senza guardare thriller ;)

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  5. è vero, un po' mi hai rattristato...
    però gran bel post! ;)

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    1. Mi dispiace, sono il tipo di persona che prende le cose un po' troppo seriamente... Ma d'altra parte non poteva essere un post allegro...

      Grazie per il complimento e benvenuto nel mio blog :)

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  6. Ciao! Ogni tanto ti leggo, e questo argomento mi spinge a commentare.
    E' un bel post il tuo, oltre che per l'approccio non superficiale, anche e soprattutto per il rispetto che dimostri, non dico nei confronti del divo Robin Williams, ma della persona che era. Tutte le corse postume a pesare, ipotizzare e giudicare mi fanno... vomitare! Il suicidio è una scelta mai facile e mai equilibrata, impossibile da valutare dall'esterno, spesso persino da parte delle persone più vicine. Invece devo dire che il suo modo di scherzare e ironizzare costantemente nelle interviste mi sembrava molto compulsivo, e non lieto; in effetti ascoltarlo non mi fa affatto sorridere, ma piuttosto mi inquieta, proprio come mi inquietava una mia collega che non riusciva a fare un discorso senza ridere e fare ridere.
    I ruoli in cui ho amato di più Robin Williams sono quelli de "L'attimo fuggente" e "Genio ribelle", quindi proprio quelli in cui non faceva ridere. Su di me ha lasciato il segno, e non lo dico perché è morto. Semplicemente mi ha comunicato qualcosa che resta parte di me, e di mio figlio, cui l'ho fatto conoscere. Perciò non pretendo di conoscerlo o di capirlo, ma grazie davvero. A lui per quello che ha saputo darci e a te per il post.

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    1. Benvenuta anche a te, Grazia. Sono davvero contenta che il mio post ti sia piaciuto e che non sia risultato superficiale. Ci ho messo tanto impegno, quando l'ho scritto, e i vostri apprezzamenti lo stanno ripagando in pieno.

      Riguardo alle interviste, devo dire che all'inizio trovavo a dir poco irritante la sua abitudine di rispondere sempre con battute di spirito, giocando con le vocine, anche a domande serie.
      Però poi ho pensato: non è possibile che l'uomo che ha interpretato John Keating non sia in grado di dare una risposta seria. E, da brava attrice, ho cercato di immedesimarmi un po' nella sua situazione: che cosa avrei fatto io, al suo posto? Avrei avuto il coraggio di parlare dei miei problemi davanti a tutto il mondo? No, probabilmente avrei cercato anch'io una scappatoia per non rispondere.
      E poi, ho avuto la sensazione che lui pensasse anche: "Il pubblico si aspetta che io faccia ridere, devo farli ridere". Come se sentisse le aspettative che pesavano su di lui. Ma questa è solo una mia interpretazione: come ho già detto, non lo conoscevo più di quanto lo conosceste voi.

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  7. Quasi un anno fa, feci una presentazione in un liceo della Liguria, dove mi trovai a parlare del rapporto tra Scienza e Letteratura. Una signora che mi aveva accompagnato, ricordo che mi disse: "Complimenti, mi sembravi il professore dell'Attimo Fuggente." Sicuramente è stato il più bel complimento che mi sia mai stato fatto, ma quello che volevo dire è che il personaggio del professor Keating è nell'immaginario comune, fa ormai parte dei nostri miti, e il bello dei miti è che sono imperituri, non muoiono mai.

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    1. Sarei molto curiosa di sentire una tua lezione dal vivo :)

      Il professor Keating sarà sempre nel mio cuore... mi emoziono ogni volta che sento le sue parole. Certo, erano tutte cose già dette, il "carpe diem" non l'ha di certo inventato lui, ma è il suo modo di insegnare che colpisce.
      Tutte le forme d'arte hanno come scopo quello di creare qualcosa di eterno, che sopravviva nel tempo e venga ricordato. Non succede solo ai pittori o ai poeti: anche i grandi attori riescono a dare vita a personaggi senza tempo. E Robin Williams era, secondo me, uno di questi.

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  8. Condivido molto la tua scelta di aver aspettato che si calmassero le acque prima di scrivere questo post, perché "quando muore uno famoso", come dice Zerocalcare, sono tutti lì a vomitare parole a riguardo, spesso vuote e superficiali.
    Mi ritrovo in toto nel tuo pensiero, e riguardo al suicidio mi sento di aggiungere che giudicare chi lo compie è sbagliato, semplicemente perché non possiamo capire che cosa passa per la testa delle persone che muoiono suicide, a meno di non aver tentato e fallito l'impresa noi stessi.
    Certo è che non me lo sarei mai aspettato da lui, forse proprio per la sua riservatezza e perché neanch'io, come te, mi interesso più di tanto alla vita privata degli attori (ho sempre detestato le paparazzate e i pettegolezzi). La sua morte mi ha toccata molto di più di quel che avrei mai pensato, ho sempre provato un grande affetto per lui e per i suoi personaggi!

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    1. Il fumetto di Zerocalcare esprime una grande verità... Ma, purtroppo, la gente continua a comportarsi così.
      Stamattina ho sfogliato diverse riviste (ho praticamente passato tutta la mattinata dal parrucchiere, quindi dovevo passare il tempo in qualche modo) e in tutte c'era almeno una pagina dedicata a Robin Williams. Tutti si sentono in dovere di dire qualcosa.
      Ok, in questo caso anch'io ho scritto un post a riguardo... ma almeno ho riflettuto bene sul contenuto per essere sicura che ne valesse la pena.

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  9. Mi ero persa questo bel post, ma trovarlo linkato nel tuo di oggi mi ha concesso di rimediare e leggerlo.

    Hai fatto davvero una bella riflessione, soprattutto per quanto riguarda il tema della depressione, sul quale, purtroppo, c'è ancora troppa ignoranza in giro.

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    1. Grazie! Sono contenta che la riflessione ti sia piaciuta, visto che anche io ci ho riflettuto parecchio prima di scriverla :) Sono d'accordo anche sul fatto che c'è troppa ignoranza sull'argomento, purtroppo...

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