27 settembre 2014

Il teatro latino

Lasciamo finalmente l'epoca greca, di cui abbiamo parlato a sufficienza e approdiamo sulle coste italiche.
E' tempo di dedicare la nostra attenzione alla civiltà romana e alle loro rappresentazioni teatrali. Che, in verità, non erano così diverse da quelle degli antichi Greci...


Non è un mistero che la maggior parte delle tragedie e delle commedie latine siano riprese da quelle greche. Al nostro occhio di osservatori moderni, ciò potrebbe sembrare molto poco originale, ma rientrava nel principio dell'imitatio cum variatione, diffuso nel mondo classico a partire dall'epoca ellenistica.

Per i teorici alessandrini, infatti, l'originalità si raggiungeva attraverso allusioni ai poeti che si sceglievano come modelli, riprendendone temi, immagini ed espedienti stilistici. Questa non doveva essere, però, una mera imitazione, ma una ripresa dell'opera precedente, con le dovute variazioni.
Si instaurava, quindi, una sorta di "gara" con il modello originale e l'autore aveva l'obiettivo di superarlo addirittura in perizia tecnica e formale.

A questo proposito, bisogna segnalare che tutta la letteratura latina affonda le sue radici in quella greca anche perché le prime opere erano traduzioni artistiche di scritti greci.
Solo una ristretta élite della popolazione romana, infatti, conosceva la cultura greca, perciò era necessaria una traduzione per diffondere le opere (ad esempio i poemi omerici) presso un pubblico più ampio.

La struttura dell'edificio teatrale era sostanzialmente la stessa di quello greco, ma furono apportate alcune modifiche.
Innanzitutto, l'edificio non era più costruito su un declivio naturale, ma in piano. Le scalinate erano sorrette dalla struttura stessa del teatro, grazie ad una rete di murature radiali e concentriche. Inoltre, era usata una copertura mobile in tessuto, detta velarium.
Era frequente l'uso di macchinari teatrali e venne introdotto per la prima volta il sipario.
Il teatro era differente dall'anfiteatro (di forma ellittica anziché semicircolare), che era usato per gli spettacoli pubblici, come i combattimenti tra gladiatori.

La storia del teatro latino inizia, convenzionalmente, nel 240 a.C. con la rappresentazione della prima commedia di Livio Andronico.
Prima di allora, esistevano due forme di spettacoli in cui prevaleva l'aspetto buffonesesco: le atellanae (farse di origine osca, in cui erano presenti quattro tipi fissi e gli attori improvvisavano seguendo un canovaccio) e i fescennini (rappresentazioni improvvisate, caratterizzate prevalentemente da battute salaci e licenziose, che si tenevano in occasione delle feste rurali).

Solitamente le compagnie di attori erano formate da schiavi o liberti. Nelle atellanae, invece, recitavano uomini liberi. Gli attori, in generale, non godevano di una buona reputazione e venivano equiparati a dei prostituiti.
Per le opere di ambientazione greca, i costumi erano gli stessi usati nel teatro greco. Per quelle ambientate a Roma, invece, gli attori indossavano la tradizionale toga detta preatexta. 
I personaggi che doveva essere riconoscibili al pubblico erano abbigliati con accessori fissi: ad esempio il soldato portava la spada e la clamide, il messaggero il tabarro e il cappello, il parassita il mantello.
Le parti femminili erano interpretate da uomini, come accadeva in Greca. L'unica eccezione era costituita dal mimo, unico genere in cui era permesso anche alle donne di recitare. Le attrici, però, godevano se possibile di una reputazione ancora peggiore degli attori maschi.
Si usavano maschere simili a quelle utilizzate nel teatro greco, che avevano la funzione di caratterizzare il personaggio e di amplificare la voce. Si dice, anche se non ci sono fonti certe, che l'espressione ut personaret (al fine di amplificare) che definiva la funzione della maschera, abbia dato origine al termine persona (con cui era designata la maschera stessa) e poi a "personaggio".

I generi teatrali latini erano:
- Palliata (commedia di ambientazione greca, che prende spunto in particolare dai temi della Commedia Nuova)
- Togata (commedia di ambientazione romana)
- Cothurnata (tragedia di ambientazione greca)
- Praetexta (tragedia di ambientazione romana, che trattava anche temi di attualità, con allusioni alle vicende politiche del tempo)

Il genere tragico riprendeva il modello greco. L'argomento delle cothurnatae erano le vicende mitologiche, esattamente come accadeva nella tragedia greca
Gli antichi ritenevano che il massimo tragediografo latino fosse stato Lucio Accio, di cui non ci sono pervenute le opere. Compose una quarantina di cothurnatae e due preatextae (Brutus e Decius) in cui tratteggia i caratteri dei due eroi repubblicani romani. Furono celebri tragediografi anche Ennio e Marco Pacuvio.
Le uniche tragedie latine che ci sono pervenute, però, sono quelle scritte da Seneca. In queste opere, le passioni negative (che, nelle sue opere morali, il filosofo esortava a reprimere) prendono il sopravvento sui personaggi. Si può notare anche uno spiccato senso del macabro, perché i delitti sono rappresentati in scena e non più descritti.
L'unica praetexta che ci è giunta integra, Octavia, in passato fu erroneamente attribuita a Seneca e racconta della tragica morte della prima moglie dell'imperatore Nerone, Claudia Ottavia.

La commedia vera e propria nacque con Livio Andronico e Gneo Nevio.
Il primo imitava il modello della commedia di Menandro, mentre il secondo propose dei drammi di ambientazione romana, inserendo talvolta anche una forma di satira rivolta a personaggi contemporanei.
Plauto e Terenzio sono i due principali autori i cui testi ci sono pervenuti.

Tito Maccio Plauto nacque tra il 255 e il 250 a.C. e morì nel 184 a.C. Gli vengono tradizionalmente attribuite circa centotrenta commedie, ma già gli antichi dubitavano che la maggior parte di essere fossero state davvero scritte da lui.

All'inizio delle commedie, c'era sempre un prologo in cui un personaggio spiega la vicenda che sta per essere rappresentata. 
La trama è complessa e spesso il fulcro della storia erano gli intrighi amorosi: un giovane vuole sposare una ragazza, ma diversi ostacoli si frappongono alla realizzazione del suo piano. Il protagonista è spesso aiutato dal servo astuto o dal parassita (uno squattrinato che presta il suo aiuto in cambio di cibo).
In molti casi è presente anche il topos dell'agnizione (uno dei personaggi viene riconosciuto come il figlio o il parente creduto scomparso da lungo tempo).

La vis comica delle commedie di Plauto è prodotta da diversi fattori: un’oculata scelta del lessico, un sapiente utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano, l'ironia sui luoghi comuni e una fantasiosa ricerca di situazioni che possano generare l’effetto comico. Sono frequenti equivoci e scambi di persona.
Anche il riferimento alla realtà corporea (già citato riguardo ad Aristofane) è spesso presente.


Publio Terenzio Afro, come suggerisce il nome, era probabilmente uno schiavo africano proveniente dalla zona di Cartagine. Una volta liberato, assunse il nome del precedente padrone, Terenzio.

La data di nascita tramandata dalla fonti storiche è il 184 a.C. Tuttavia, è da ritenersi poco attendibile, perché probabilmente è stata modificata per farla coincidere con la data di morte di Plauto. 
Nella cultura greca e latina, infatti, la tradizione poetica era immaginata come una fiaccola che si passa di mano in mano e Terenzio era idealmente considerato il successore di Plauto.
La data di morte, al contrario, è abbastanza certa ed è fissata nel 159 a.C.

Terenzio fu autore di sei commedie, che ci sono pervenute tutte.
I titoli delle sue opere sono spesso traslitterazioni o traduzioni dal greco e le trame sono in molti casi riprese da quelle delle commedie di Menandro. Il confronto diretto con il modello greco, però, non è sempre possibile, perché molte delle commedie di Menandro non ci sono pervenute intere o ne possediamo solo dei frammenti.
A volte, invece, di riprendere la trama di una sola commedia greca, fa uso della contaminatio, cioè unisce scene provenienti da due o più diverse opere.

A differenza dei personaggi di Menandro, che sono "tipi fissi", quelli di Terenzio sono caratterizzati da uno spessore psicologico maggiore. I giochi di parole e le battute di spirito sono meno accentuati proprio per fare spazio a questo aspetto.
Lo stile di Terenzio fa uso di termini molto più scelti e ricercati di quelli presenti in Plauto. Anche per questo le sue commedie ebbero meno successo presso il grande pubblico.


Spero che abbiate trovato interessante questo post.
Il mese prossimo ci addentreremo nel "periodo buio", il Medioevo... ma poi, era davvero così buio come si crede?

- dramaqueen



Immagine: Rilievo con maschere teatrali
Domus di Fulvio Plauziano, Roma, traforo del Quirinale (1902)

9 commenti:

  1. Ohhh, mi hai fatto tornare indietro nel tempo di... almeno 15 anni!
    Questi argomenti li ho sviscerati frequentando il Liceo Classico e rileggendo qui nomi e stili... è stata un'emozione unica! La maggiorparte delle cose la ricordavo anche, bene o male!
    Menandro me lo chiesero agli esami di stato, dato che portavo Latino orale.

    Moz-

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    1. Anche tu sei un ex-classicista? Ma dai, sinceramente non l'avrei detto!
      Anche a me ha fatto fare un salto indietro nel tempo... e ha fatto scendere in cantina a mio padre, a cui ho chiesto di andare a recuperarmi i libri e gli appunti.
      Non è passato così tanto, quindi qualcosina lo ricordo... ma certi argomenti non li ho più ripresi in mano. Adesso studio ingegneria, quindi ho altro a cui pensare.

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    2. Ahaha, come mai non lo avresti mai detto? :D
      Beh, tu hai fatto proprio un cambio direzionale niente male, ma chi ha fatto studi classici è in grado di affrontare tutto.
      Te lo dico io, che in 5 anni di liceo per 3 volte almeno ho rischiato la bocciatura XD

      Moz-

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    3. Ti devo dire la verità: quando ti trovi davanti ad analisi 1 senza aver mai visto un integrale in vita tua, questa frase ti sembra un po' una presa in giro!
      Però, alla fine, è vera. Ci vuole impegno, ma poi si riesce ad affrontare tutto.

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    4. Sì, niente di più vero. Il Classico DOMINA.

      Moz-

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    5. Con due rappresentanti come te e me, di sicuro! ;)

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    6. Una bella pubblicità XD

      Moz-

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  2. Una sintesi impeccabile, non manca nulla! Ci sono alcune pagine tragicomiche dei prologhi di Terenzio dove 'sto poveraccio si deve difendere dalle accuse dei suoi detrattori, che ora lo additano come contaminatore di trame rubate dai Greci, ora abbandonano in massa i suoi spettacoli per andare a vedere i combattimenti e i giochi, ritenendolo troppo sofisticato per i loro gusti e preferendogli forme di intrattenimento più immediato e popolare (così nel prologo della Suocera, per esempio)... un genio incompreso, insomma! :)

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    1. Eh sì, povero Terenzio... Se non sbaglio, Cesare lo chiama addirittura "Menander dimidiatus" (Menandro dimezzato) per svalutarlo. Almeno ha avuto fortuna con i posteri!
      Sono contenta che tu abbia apprezzato la sintesi: quando scrivo questi post sono sempre in dubbio, perché il materiale è tanto e ho paura di dire troppo o troppo poco di ogni argomento :)

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