10 settembre 2014

L'importanza di chiamarsi Elena

Shakespeare dichiarava: "Che cos'è un nome? Anche con un altro nome, la rosa avrebbe lo stesso dolce profumo."
Oscar Wilde, d'altra parte, sosteneva l'importanza di chiamarsi Ernesto, tanto che due personaggi della sua opera si accapigliano per avere il diritto a portare l'ambito nome.
Quindi, ora ce lo chiediamo anche noi: che cos'è un nome? E precisamente: che differenza può fare un nome d'arte?


Non so quanti di voi capirebbero di che cosa parlo, se iniziassi a decantare il fascino di Norma Jeane Baker.* 
Ma se invece nominassi Marilyn Monroe? Di sicuro gli sguardi sognanti non si farebbero attendere. Eppure le due erano la stessa persona, solo con un nome differente. Quale troviamo più affascinante? Sicuramente il secondo. Ma è per il nome in sé o perché l'abbiamo associato alla diva del cinema?

Non saprei... Forse, se fossi stata in lei, avrei pensato che "Norma" non suonasse bene, come nome da attrice. Quell'assonanza con "normal" già allontanava la possibilità di essere considerata l'unica, la sola, la stella del cinema. Avrei puntato anch'io, probabilmente, su un nome più estroso, più audace, come Marilyn.
Eppure, la madre aveva dato quel nome alla figlia proprio in onore di Norma Talmadge, famosa attrice del cinema muto. Norma, inoltre, è anche la protagonista di un'opera di Vincenzo Bellini. I precedenti illustri, quindi, non mancavano.

Forse per un prodotto commerciale, il successo può dipendere dal nome, ma per un persona questo è l'ultimo dei fattori. Si diventa famosi grazie al talento, oppure alla bellezza, oppure ahimè anche alle conoscenze giuste, ma il nome in tutto questo conta ben poco.

Quindi, aveva ragione Shakespeare?
E allora, se è così, perché molti artisti e personaggi del mondo dello spettacolo scelgono un nome d'arte?

Probabilmente io sono una delle persone giuste a cui chiederlo, perché il nome con cui mi presento a voi non è proprio quello vero. 
Il secondo nome Elena non è scritto su nessun documento.
Diciamo che è stato il mio primo insegnante di teatro ad attribuirmelo, perché non riusciva a ricordarsi quello vero (e poi, per qualche strano motivo, è rimasto convinto che mi stesse meglio, quindi ha continuato a chiamarmi così). Dato che non è l'unico che ha fatto questo errore, ho accettato di avere una faccia da Elena e mi sono messa il cuore in pace.
La fine è stata quando, per evitare casi di omonimia, mi sono attribuita questo secondo nome su Facebook. Dato che ciò che si legge su Facebook, per i più, è legge, tutti sono convinti che io mi chiami veramente Elisa Elena. Mi chiedono addirittura quale dei due nomi preferisco.

A me, questo, non dispiace. Anche se all'inizio mi è stato attribuito qualcun altro, ho accettato questo secondo nome e mi sono sentita come se addosso mi stesse a pennello.
Quando scrivo il mio nome sui quaderni o su un oggetto che mi appartiene, scrivo sia il primo che il secondo. Ormai è diventato mio. Quando firmo sui documenti ufficiali, mi sento come se mancasse qualcosa!

Forse è perché questo nome è stato scelto in contesto teatrale.
Ma credo che il motivo principale per cui ho accettato così volentieri questo secondo nome sia un altro: all'epoca non mi piacevo del tutto per come ero. Non mi piaceva essere solo Elisa. Ce ne sono troppe, in giro. E poi, soprattutto, non mi piaceva come gli altri mi consideravano: troppo insignificante.
Quindi, ho deciso che essere Elisa Elena mi piaceva di più. Dava un'immagine di me molto più simile a quella che avrei voluto essere.

Alla fine, è un po' come tingersi i capelli. Anzi, per me è stata esattamente la stessa cosa: con i capelli castani mi sentivo troppo poco appariscente, quindi basta un po' di tinta bionda e il gioco è fatto.
Adesso il mio aspetto esteriore assomiglia di più a quello che mi sento dentro. Perché prima non mi sentivo insignificante, ma forse lo sembravo e questo mi influenzava un pochino.
Più che il nome, quello che importa è l'atteggiamento mentale: se Norma Jeane si sentiva più proiettata verso il successo facendosi chiamare Marilyn, probabilmente gli altri lo percepivano. Lei riusciva ad emanare più fascino sentendosi Marilyn.

Ciò non toglie che qualcuno possa sentirsi in grado di brillare e di dimostrare al mondo ciò che vale... semplicemente sentendosi se stesso.
Prendiamo ad esempio il signor Mario Rossi (nome generico): sa che il suo nome è molto comune, qualcuno potrebbe considerarlo anche banale, ma lui non ne sceglierebbe mai un altro. E' da quando è nato che ce l'ha appiccicato addosso, forse si è anche un po' sgualcito per essere stato troppo usato, ma ci è affezionato, perché è il suo. Anche se è tremendamente normale.
Molti seguono la convinzione che, per avere successo, si debba avere un nome particolare. Ma può benissimo accadere che il signor Mario Rossi abbia più talento di tutti i suoi concorrenti con nomi esotici.

Ci possono essere diversi gradi di difficoltà nel rapporto di una persona con il proprio nome.
Alcune persone amano il proprio nome perché è normale, altre lo odiano perché è troppo normale. Chiamarsi in modo originale può essere una benedizione per chi vuole distinguersi a tutti i costi o una maledizione per qualcun altro, che magari viene preso in giro dagli amici o dai compagni di classe.

E allora, aveva ragione Shakespeare oppure Wilde?
Credo che avessero ragione tutti e due, perché l'importanza di un nome è esattamente quella che noi gli diamo.

Che voi vi chiamiate Mario Rossi o Marilyn Monroe, che il vostro nome sia registrato all'anagrafe o che ve lo siate scelto da soli, l'importante è solo che vi sentiate bene questo nome addosso. Perché non conta come vi chiamate, ma come vi sentite, come vi presentate al mondo e quanto siete sicuri delle vostre capacità. Se un nome può aiutarvi ad avere questa sicurezza, allora ben venga.

E poi, Elena deriva da "helios", sole... quindi spero sempre che porti un po' di luce anche a me!

- dramaqueen



(*) NOTA: Il vero cognome di Marilyn Monroe è un fatto un po' controverso. 
Sul certificato di nascita, il cognome indicato è Mortenson (nome del secondo marito della madre, che però la lasciò prima che lei rimanesse incinta). Dopo alcuni mesi, la madre diede alla bambina il proprio cognome, Baker, per evitare che fosse considerata una figlia illegittima. L'identità del vero padre di Norma Jeane non è mai stata chiarita.

16 commenti:

  1. Monroe era il cognome da nubile della madre.
    Inoltre è possibile che il vero padre di Marilyn fosse Charles Stanley Gifford.
    Per quanto mi riguarda, ho scelto questo mio nome d'arte perché mi fa pensare di essere altro e quando fuori mi chiamano Alma, ne sono felice.

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    1. Penso che le nostre motivazioni siano più o meno le stesse, allora!

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  2. Ma lo sai che a me d'istinto è sempre venuto di chiamarti Elena?! Quindi ora sono autorizzata? Tra l'altro sono affezionata a questo nome, è quello della protagonista del mio attuale romanzo :)
    Scherzi a parte, bel post, molto interessanti le tue considerazioni sui nomi d'arte.

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    1. Certo, sei autorizzata! Ormai rispondo ad entrambi i nomi :)
      Non so perché, ma devo avere proprio una faccia da Elena, perché anche persone che non mi hanno mai visto prima si confondono e mi chiamano così... E' proprio un nome che mi è stato attribuito dal destino, insomma.
      Sono contenta che il post ti sia sembrato interessante!

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  3. Nel mio romanzo c'è un personaggio che si chiama Elisa. Io non lo trovo un nome banale, anzi: credo abbia un bel suono e nell'immaginario collettivo venga associato ad una persona "per bene".. forse anche troppo: ho dovuto cambiare alcuni dettagli del personaggio per non farlo risultare piatto, ma per il momento il nome è rimasto.

    Il mio nome mi piace. Un tempo lo odiavo, proprio perché troppo diffuso. Ma ora credo proprio che mi si addica molto, e non lo cambierei mai.

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    1. Sai che i miei genitori erano indecisi proprio tra Elisa e Chiara? Poi hanno pensato che in Chiara Carollo ci sarebbero state troppe "c" e hanno scelto il primo.
      Credo che capiti a tutti di sentirsi insoddisfatti del proprio nome, almeno per un periodo della propria vita... Un po' come per i capelli: chi li ha ricci li vorrebbe lisci e viceversa!

      Posso confermarti che Elisa istintivamente viene associato all'idea di persona per bene. Infatti, a causa del nome e del faccino da brava ragazza che mi ritrovo, quasi tutti, a prima vista, pensano che io sia molto calma e posata... E vengono puntualmente smentiti, non appena mi conoscono meglio :)

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  4. Hai ragione, l'importanza del nome è quella che noi le attribuiamo. Ma vale anche per il resto, almeno in una certa misura. Il nostro pensiero plasma la realtà e talvolta la crea ex novo. Siamo creatori in questo, oltre che creativi!

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    1. Sì, è vero: ci sono delle situazioni che non si possono cambiare, ma comunque il nostro atteggiamento può permetterci di vederle in una luce diversa, per rendere più facili da affrontare.

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  5. "Elena" nella lingua noldorin degli elfi di J.R.R. Tolkien significa "stellare". Vedi tu! ;)

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    1. Ma sai anche l'elfico? Tra l'altro io, nella mia ignoranza, sapevo dell'esistenza solo del Sindarin e del Quenya... Mi sorprendi ogni volta di più! C'è qualcosa che non sai? ;)

      Il significato mi sembra un buonissimo auspicio! :)

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    2. Sì, con noldorin intendevo il Quenya, la lingua degli alti elfi come i Noldor. In sindarin stellare si dice "giliath" o "gilia".
      Qualcosa che non so? Non parlarmi mai di geologia, allora! :P

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    3. Non c'è pericolo: i "sassi" non sono mai stati la mia passione! Anzi, proprio sugli argomenti di geologia ho preso l'unica insufficienza in scienze della mia carriera liceale... :(

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  6. Un post veramente bello!
    Ti dirò, a volte ho supposto anch'io di cercarmi nomi d'arte: pensavo avrebbe fatto più scena. Una cosa è scegliere un nickname per un forum (ah, il passato...), che può essere cambiato e si modella in base al contesto e la passione del momento. Ma un nome d'arte è come il nome di battesimo.
    Come ben si vede, sono rimasta secondo anagrafe. Se il destino vuole che io diventi "famosa", voglio che conoscano me, non qualcun altro. Poi mi va bene anche per il fatto di avere un rapporto buono con il mio nome...
    E mai e poi mai accetterò Anna. Basta chiamarmi così! Ho capito che avrei dovuto chiamarmi Marianna e che ho la faccia da Anna, ma così non è stato... Sono solo Maria, Anna non mi piace! :'(

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    1. Ahahah... non ricordarmi il mio passato da utente di forumcommunity, ti prego ;)
      E' vero, un nome d'arte non si può cambiare, quindi va scelto con attenzione. Poi ti rimane addosso, come un tatuaggio.

      A me è capitato per sbaglio di essere chiamata con un nome che mi piaceva... ma non è detto che succeda anche agli altri, anzi. E' perfettamente normale essere un po' irritati, se qualcuno ti chiama con il nome sbagliato e poi insiste nell'errore.
      Se ti può consolare, a me non sembra che tu abbia una faccia da Anna ;)

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    2. Non intendo dire che Anna sia un brutto nome, comunque... non vorrei mai offendere le Anna frequentatrici del blog ;)

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