17 settembre 2014

Quella parte di noi che non si può mostrare

Dopo quelli di Stephen King, questa settimana mi sono imbattuta ancora in altri consigli, anche se questa volta si parla propriamente di attori e non di scrittori.
Il post di cui sto parlando è "Da cosa si riconosce un bravo attore?" di Marcus Geduld, segnalatomi da Alma Cattleya.


La mia prima reazione, quando l'ho letto, è stata di sconforto totale
Perché l'articolo è scritto benissimo e non potrei trovarmi più d'accordo con le indicazioni dell'autore, ma, proprio per questo, mi sono sentita schiacciare dalla consapevolezza che ho ancora tanta, tantissima strada da fare.

Vi riporto, in estrema sintesi, i cinque consigli contenuti nell'articolo, ma vi invito a leggerlo voi stessi (e a guardare i video proposti, perché sono molto esplicativi).

Secondo Geduld, un bravo attore deve:
1) Far credere che sta provando davvero tutto quello che prova il personaggio
2) Sorprendere lo spettatore e non permettergli di prevedere che cosa succederà più avanti nel film
3) Mostrarsi vulnerabile, condividendo con il pubblico la parte più nascosta di se stesso
4) Saper ascoltare gli altri attori che recitano con lui, senza concentrarsi solamente su se stesso


5) Padroneggiare la propria voce e il proprio corpo, adattandoli al personaggio

No, state tranquilli, oggi non vi tedierò con un'altra lista di lezioni. Le liste sono abolite per un po', su questo blog.
Commentare ognuno di questi consigli sarebbe eccessivo, anche perché il primo punto non faccio che ripeterlo da mesi, del quarto ho già parlato a proposito del controscena e, per quanto riguarda il secondo e l'ultimo... prima di poter insegnare, ci devo lavorare parecchio!
Però ho deciso che il consiglio numero 3 meritava un approfondimento, perché è un aspetto a cui, il più delle volte, non si pensa, ma che invece può fare la differenza.

"Un bravo attore è vulnerabile. I grandi attori condividono una parte di sé che molte persone tendono a nascondere. Sono sempre nudi (ok, alcuni lo sono in senso letterale, ma sto parlando di nudità emotiva). Un cattivo attore è guardingo. Non vogliono condividere la propria bruttezza, meschinità, gelosia, grettezza."

Questo è uno dei fattori che fanno la differenza tra un attore veramente bravo e un attore bravino.
Anche senza esporsi più di tanto, con un po' di tecnica e di naturalezza, si può risultare convincenti. La gente vi direbbe che ve la siete cavata bene e nessuno potrebbe giudicare cattiva la vostra performance. Perché non avreste recitato male. Semplicemente, avreste recitato benino, anche se non al livello di un grande attore.
Io, però, non voglio accontentarmi di essere un'attrice bravina. Chiamatela ambizione, superbia o quel che volete, ma se ho la possibilità di migliorare io devo farlo, e puntando il più in alto possibile.
E non voglio dare a voi dei consigli su come diventare attori bravini, voglio dirvi come si diventa bravi veramente.

Per capire che cosa prova il personaggio, dobbiamo rapportare la sua situazione ad una che abbiamo già vissuto e sperimentato (ne ho parlato in questo post). Dobbiamo comprendere le sue emozioni paragonandole alle nostre.
Capita molto più spesso di quello che possa immaginare che queste sensazioni, ripescate dai nostri ricordi, siano legate ad un episodio particolarmente personale o che comunque ci sentiremmo a disagio a condividere con il mondo.
Può essere un avvenimento che ci ha fatto soffrire (e che magari ci fa soffrire ancora, quando ci ripensiamo), oppure una delle nostre paure, oppure un desiderio profondo che preferiremmo non rivelare a tutti.

Che cosa si fa, in questo caso?
Normalmente, si tende a rispedire la sensazione spiacevole nel ricordo da dove è venuta e si cerca di arrangiare l'interpretazione basandosi su qualcos'altro. Un'emozione astratta.
"Qui, devo sembrare spaventato, qui invece devo sembrare molto triste."
Ecco, se fate così, siete degli attori bravini.

Un grande attore, invece, che cosa fa?
Ha il coraggio di tenere a mente quella sensazione spiacevole che gli è sovvenuta e di riviverla.
Non è facile ripensare ad un episodio che ci ha profondamente turbato. Io ho provato a farlo ieri sera, quando stavo riflettendo su come scrivere questo post, e stanotte il mio ricordo si è trasformato in un incubo!

Ma credo di avervi sempre detto che il mestiere dell'attore è difficile. Non solo perché bisogna studiare e provare molto, ma anche dal punto di vista psicologico, perché il lavoro sui personaggi non è indifferente.
A questo punto sta a voi decidere se ne vale la pena. Se vi piace recitare per hobby, ma non vi va di impegnarvi troppo, allora va benissimo... ma, se avete l'aspirazione di diventare veramente bravi, non potete ignorare questo consiglio. Se il vostro obiettivo è far emozionare il pubblico e far sì che non riescano a staccare gli occhi da voi e dalla vostra interpretazione, allora dovete farvi il coraggio e affrontare le vostre paure.

Potreste obiettare che sì, siete disposti ad affrontare e rivivere i vostri traumi in privato, ma su un palcoscenico, dove tutti vi possono vedere, è una storia completamente differente.

Avreste ragione. Sulla scena c'è una sorta di immunità per gli attori, perché quello che fanno è soltanto seguire il copione, non è una loro iniziativa personale. Tante volte, però, questo non basta per avere il coraggio di rivelare la parte più profonda di sé.

L'unica soluzione che sono riuscita a trovare, sia in questo campo che nella vita (quando per qualche motivo sono costretta ad espormi più di quello che vorrei) è raggiungere una sorta di "nirvana". Arrivare a pensare: "Qualsiasi cosa dicano di me, qualsiasi cosa mi facciano, io sono abbastanza forte da sopportarlo ed ignorarlo. Se quella persona non è importante nella mia vita, allora non mi deve importare neanche cosa pensa di me."

So di essere giovane e non voglio fare la figura di quella che crede di aver già capito tutto della vita... perché non ho capito tutto dalla vita (anzi, ci mancherebbe, probabilmente non avrò capito tutto nemmeno a ottant'anni). Non voglio suonare presuntuosa nel darvi questi consigli.
Si che ci sono situazioni che non ho mai vissuto e di cui non ho neanche idea, ma, nel mio piccolo, credo comunque di aver sperimentato qualcosa, grazie alle mie esperienze. Quindi, prendete il mio consiglio se vi sembra buono e lasciatelo perdere se vi sembra stupido.

Scommetto che ora vorreste sapere: DramaQueen, che parla tanto, riesce ad essere vulnerabile quando interpreta un personaggio?
Vi ho già detto che leggere quel post mi ha sconfortato perché mi ha fatto capire quanto ancora sono lontana dal mio obiettivo. Ci sono riuscita un pochino, con alcuni personaggi, ma devo lavorarci e lavorarci parecchio.
In particolare, ho capito che questo è il motivo per cui non riuscivo a trovarmi convincente nell'ultimo personaggio che ho interpretato (quello di "Piazzetta dei Leoni"). Uno dei miei monologhi raccontava anche un po' di un mio problema, che mi sta a cuore e di cui non parlo praticamente a nessuno, ma ho totalmente nascosto quell'emozione, per mancanza di coraggio.
Dallo scorso novembre, però, credo di essere maturata, quindi spero di riuscire a rendere più intensi i prossimi personaggi.

- dramaqueen

13 commenti:

  1. C'è stato un periodo in cui, negli USA, venivano scritturati attori che per carattere e trascorsi risultavano particolarmente affini al ruolo che avrebbero dovuto recitare. Esempio banale quello di James Dean.
    Dal punto di vista artistico il risultato è stato quasi sempre eccellente, ma quella vulnerabilità di cui parli ha poi distrutto la vita privata di quegli attori, probabilmente non ancora pronti a un confronto così impietoso con se stessi.

    Non ho mai recitato (anzi, lavorando nel marketing forse recito ogni giorno) ma posso fare un piccolo paragone "off-topic" con la scrittura. Spesso quando si scrive una storia non ci si rende conto di quanta parte di se stessi si sta utilizzando per plasmarne il protagonista. E se la storia in questione tratta di disagi o tematiche particolarmente sentite, rileggerle e riconoscersi in quelle righe può fare un male assurdo (a me è capitato di recente).

    Ho la sensazione che il grande attore non entri nel personaggio, ma dal personaggio si lasci permeare. Spesso così a fondo da cambiare il suo modo di interpretare la realtà che lo circonda. Con le debite proporzioni, succede spesso anche allo spettatore, quando si immedesima in un personaggio.

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    1. Credo che la tua sensazione sia corretta... ma non sono una grande attrice, quindi non posso essere sicura della risposta. Magari, se un giorno lo diventerò, potrò dare una spiegazione migliore.

      Ho fatto molte volte dei paragoni con la letteratura e credo che anche lo scrittore debba mostrare una parte di se stesso nei suoi testi, per emozionare veramente il lettore. Sia il lettore che lo spettatore riconoscono quando le emozioni sono genuine e si fanno coinvolgere.
      Il discorso che hai fatto mi incuriosisce, però... Adesso sono ancora più ansiosa di sapere della tua ultima fatica letteraria! :)

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  2. Ti ringrazio molto per la citazione e ti posso capire.
    Come ho scritto rispondendo al tuo questionario, ho un maggior riserbo verso la parte di me, quella più fragile. Per questo a volte ho cercato di trasformarla (il quadro dal quale poi ho preso l'immagine di Aulonia) è nato proprio da questa volontà.
    Sono consapevole delle mie brutture, e già questo è un primo passo, e il portarle sulla scena è un gran lavoro.
    Il teatro è sì un mondo di finzione ma allo stesso tempo è reale, vivo.
    Vedrai, sarà un percorso di crescita non solo come attrice, ma anche come persona.

    P.S.: Evvai con l'ambizione!!! Dopotutto che male c'è ad esserlo? ;)

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    1. C'è anche da dire che il famoso Metodo Stanislawsky (spero di averlo scritto giusto), utilizzato poi da Strasberg, ha mietuto vittime. Molti attori (alle prime armi o no) hanno passato periodi di depressioni e si sono lasciati coinvolgere troppo dal personaggio, senza nessuna schermatura e distacco.

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    2. Ci si deve lavorare tanto, questo è certo. E con la giusta misura, senza esagerare, altrimenti può capire di restare "intrappolati" e di perdere il contatto con la realtà.
      Il metodo Stanislavskij (sulla copertina del mio libro è scritto così, ma è sempre un problema traslitterare i nomi russi) secondo me è valido, ma non è la verità assoluta. Però non ho ancora finito di leggere "Il lavoro dell'attore sul personaggio" quindi non posso dare un giudizio completo.

      L'ambizione, ormai, non me la toglie nessuno... Sono fatta così!

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    3. Infatti non esiste solo quel metodo e ci sono alcuni che lo prendono parola per parola.
      Ahahahha, anch'io non mi accontento di essere un'attrice bravina

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    4. Credo che non si debba prendere parola per parola nulla, ma sempre riflettere prima di mettere in pratica qualsiasi cosa.
      Fai bene, non bisogna mai accontentarsi se si sa di poter fare di più!

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  3. Bel post. La scrittura presuppone un lavoro analogo: se si scrive qualcosa che sembri triste o che sembri spaventoso chi legge non sarà né triste né spaventato.
    Gli unici punti in cui i miei lettori hanno detto di avere pianto sono quelli in cui io ho pianto per primo, scrivendoli: ecco perché fare lo scrittore è un lavoro brutto come quello dell'attore. Oppure bellissimo, chissà...

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    1. Come vedi, i parallelismi tra attori e scrittori si ripresentano molto spesso.
      Forse è un brutto lavoro... ma allora perché non riesco a smettere, neanche se ci provo? Direi piuttosto che è bello faticare per portare avanti un'attività che amiamo.

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  4. Devo proprio finire di scrivere un post che mi ispirasti già tempo fa...
    Comunque, penso che forse c'è un trucchetto per lasciarsi andare. Alla fine, gli altri non sanno che tu stai interpretando un tuo vissuto perché pensano che stai solo seguendo il copione... difficilmente penseranno qualcosa di te, poiché attribuiranno il tutto al personaggio. No?
    Poi va be', non ho mai recitato e sono l'ultima persona che può parlare. A esposizione emotiva credo di raggiungere il punteggio di 1 da 1 a 1000. Però mi viene abbastanza bene quando scrivo, soprattutto ora che sto entrando nel meccanismo e sto cercando di concentrarmi su personaggi e descrizioni degne di nota... Per il resto, al massimo mi capita quando canto da sola. Allora sì che faccio interpretazioni magistrali, dalle lacrime alle urla e non forzate, ma spontanee. Ma solo in privato, "cantando", per cui non conta. ^_^

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    1. Non so bene che dirti, perché ognuno è diverso e magari per alcuni può essere più facile...
      Certo, il pubblico non mi conosce e quindi non sa quale siano le mie esperienze passate, ma credo che si intuisca qualcosa, quando un attore si "mette a nudo". E poi, si tratta di pensieri che è difficile ammettere anche con se stessi... Insomma, nel mio caso non è semplice. Se mi capiterà l'occasione, magari chiederò anche a qualche altro attore.

      P.S. Non ricordo che post ti ho ispirato... Comunque consolati: al momento ho ben 11 bozze. Tra un po' Blogger mi dirà che ho raggiunto il limite massimo e che è il momento di pubblicarne qualcuna!

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    2. Non credo di avertelo detto, ma sei citata a inizio post quindi quando uscirà vedrai. xD
      P.s. io di bozze ne ho 24 o 25, vai tranquilla! :D

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    3. Mi pareva che mi avessi accennato qualcosa in un commento, ma chissà... Ormai l'accenno sarà perso chissà dove... Aspetto con ansia, allora!

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