4 ottobre 2014

I giganti della montagna

"Questo nero la notte pare lo faccia per le lucciole, che volando - non s'indovina dove - ora qua ora là vi aprono un momento quel loro languido sprazzo verde.

Ebbene, guardino: ... là ... là ... là... Lucciole! Le mie, di mago.

Siamo qui, come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano, entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. E` cosa naturale. Avviene ciò che di solito accade nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… Tutto l’infinito che è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa."
Che cos'è questa? Magia? Oppure teatro?
Oppure... le due cose potrebbero coincidere.
Quando si parla di Pirandello, non bisogna farsi sorprendere dalle apparenti contraddizioni.

Immagine da Flickr
Soprattutto se parliamo dell'ultima opera, scritta quando l'autore ha abbandonato la rappresentazione grottesca della realtà borghese e parla invece di elementi leggendari e sovrannaturali. Quella rimasta incompiuta, a causa della morte dell'autore, e che è considerata una sorta di testamento spirituale.
Oggi parliamo di "I giganti della montagna", testo la cui stesura iniziò probabilmente intorno al 1930.

Siamo in un'antica villa, in cui abitano un mago ed i suoi bizzarri compagni. Abituati da sempre alla solitudine e all'isolamento, si spaventano quando vedono che una compagnia si dirige verso la casa.
"Arriva gente, arriva gente!" è il loro grido di allarme.
E subito provocano tuoni e lampi, per tentare di allontanare gli intrusi.

Ma questi intrusi non sono altro che una compagnia di attori spiantati, rifiutati da tutti i teatri, disperatamente alla ricerca di un pasto caldo e di un tetto sulla testa. Nemmeno i fulmini possono fermare la loro fame. 
Anzi, gli attori li prendono addirittura come una segnalazione luminosa, fatta per indicare loro la strada verso la villa.


Ilse, la prima attrice, ha sposato un conte ed è quindi diventata contessa, ma non intende per questo abbandonare la professione. Anzi, appena entrata nella villa sembra assorta nella sua interpretazione, tanto da non distinguere più il teatro dalla realtà.
Lei e la sua compagnia si ostinano a recitare "La favola del figlio cambiato" davanti ad un pubblico ignorante, che non capisce l'arte e, anzi, la disprezza.
Ilse spiega che l'opera era stata scritta apposta per lei, da un poeta che l'aveva amata anche se lei non non poteva ricambiare e che ora è morto.

Il mago Cotrone inizia allora a mostrarle le meraviglie che solo all'interno della villa possono prendere vita. Dice di vivere di quegli incantesimi e dei fantasmi che riesce ad evocare: "Faccio i fantasmi, tutti quelli che mi passano per la mente". Sue sono anche le parole che ho citato all'inizio del post.
Apparizioni fatate e stregate si susseguono, nell'incredulità degli attori.
Cotrone, parlando della propria magia, la paragona al teatro:
"Se lei, Contessa, vede ancora la vita dentro i limiti del naturale e del possibile, l'avverto che lei qua non comprenderà mai nulla. Noi siamo fuori di questi limiti, per grazia di Dio.

A noi basta immaginare, e subito le immagini si fanno vive da sé. Basta che una cosa sia in noi ben viva, e si rappresenta da sé, per virtù spontanea della sua stessa vita. È il libero avvento d'ogni nascita necessaria. Al più al più, noi agevoliamo con qualche mezzo la nascita.

Quei fantocci là, per esempio. Se lo spirito dei personaggi ch'essi rappresentano s'incorpora in loro, lei vedrà quei fantocci muoversi e parlare.

E il miracolo vero non sarà mai la rappresentazione, creda, sarà sempre la fantasia del poeta in cui quei personaggi son nati, vivi, così vivi che lei può vederli anche senza che ci siano corporalmente. Tradurli in realtà fittizia sulla scena è ciò che si fa comunemente nei teatri. Il vostro ufficio."

Il mago afferma che l'arte può vivere solo nella sfera della fantasia, dei sogni e dell'inconscio, quindi è perfettamente autosufficiente e non ha bisogno di cercare il contatto con un pubblico.

Ma Ilse non accetta di rinchiudersi dentro la villa e di coltivare la propria arte in solitudine. Vuole portare lo spettacolo nei teatri, anche se sa che il pubblico non l'ha mai accolto bene e probabilmente continuerà a disprezzarlo.
Cotrone le suggerisce, quindi, di rappresentare "La favola del figlio cambiato" al cospetto dei Giganti, potenti creature che vivono sulla montagna.

La conclusione del dramma non fu mai scritta, ma Pirandello l'aveva confidata al figlio Stefano: Ilse e la sua compagnia recitano davanti ai servi dei Giganti, durante un banchetto nuziale, ma questi esseri barbari e rozzi sbranano lei e gli altri attori.
In questo finale assai pessimistico, si può forse individuare un riferimento autobiografico: i servi dei Giganti potrebbero rappresentare i gerarchi fascisti e la tragica sorte dello spettacolo starebbe a simboleggiare i tentativi infruttuosi di cercare appoggio per il suo teatro presso lo Stato.

"La favola del figlio cambiato" è, infatti, un testo realmente scritto da Pirandello.
Alla prima rappresentazione, l'opera aveva incontrato scarsa approvazione da parte del regime.

Nei due atteggiamenti contrapposti di Ilse e Cotrone nei confronti dell'arte, si proietta il dilemma che tormentò lo scrittore nei suoi ultimi anni: cercare un compromesso tra le ragioni dell'arte e quelle dell'economia, lottando per ottenere un sostegno dallo Stato, oppure chiudersi nella sfera della pura creazione poetica, senza preoccuparsi di condividerla con un pubblico?

Di tutte le opere di Pirandello, mi chiederete, perché ho deciso di iniziare proprio da questa? Cioè dalla fine?
Non è solo perché sono strana e mi piace fare le cose al contrario. E' perché io, tanti anni fa, sono stata una di quelle magiche apparizioni. Era il mio primo corso di teatro*, nel lontano 2009, e questo era il testo che gli insegnanti avevano scelto per il saggio finale.

Strano pensare che il mio primo personaggio, in realtà... non fosse un vero personaggio.
All'inizio ero uno degli "scalognati", gli abitanti della villa, poi mi trasformavo nell'apparizione di una strega che ruba i bambini dalle culle, poi ancora diventavo uno di quei fantocci che prendono vita solo se lo spirito del personaggio si incarna in loro... Il tutto inframmezzato da varie scene corali.
Insomma, un'esperienza particolare almeno quanto la storia raccontata nel dramma. Sarà incompiuto e misterioso, ma nonostante questo, o forse proprio per questo, ci sono affezionata.

- dramaqueen



(*) In verità, non era la mia prima esperienza teatrale in assoluto. Avevo già partecipato al laboratorio teatrale del liceo per tre anni, ma non la conto come formazione, perché gli insegnamenti che si possono dare in quel contesto sono limitati.
Ad essere precisi, comunque, non è stato il primissimo personaggio che ho interpretato.


12 commenti:

  1. Me lo ricordavo!
    Particolare, ma ora che ho questa conoscenza accresciuta andrebbe rivisto... È veramente bello e particolare scoprire queste cose. Mi fa uno strano effetto.
    Bel post!!

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    1. Grazie! Probabilmente l'altra volta non ti avevo spiegato bene il contesto, è vero. Anche a me piacerebbe rivederlo... magari messo in scena da professionisti :)

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  2. Complimenti, hai spiegato questo non facile dramma (ma quando mai le opere di Pirandello lo sono?) in modo decisamente migliore di quanto facciano i libri di testo, che propongono mille elucubrazione senza dare la minima idea del contenuto e del legame e con le commedie precedenti e con il contesto storico, perché tendono a trattare I giganti della montagna come un pezzo secondario, da mettere da parte. Hai dimostrato che non è così!

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    1. Grazie dei complimenti!
      Non è vero, per fortuna, che tutti i libri di testo la considerano un'opera marginale. Ho consultato anche il mio vecchio libro di letteratura italiana per scrivere questo articolo ed è vero che lo spazio dedicato a "I giganti della montagna" è poco, però ho trovato un'interessante spiegazione sull'evoluzione dello stile di Pirandello negli ultimi anni.

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  3. Eh, cazzarola... questa è un'opera davvero interessante che dovrei approfondire!!!

    Moz-

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    1. Sono contenta di averti fatto scoprire qualcosa di interessante :)

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  4. Bello vedere che nel 2014 certe cose siano ancora motivo di entusiasmo. Significa che c'è speranza.

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    1. O significa che io sono strana? O entrambe le cose? ;)
      Speriamo che tu abbia ragione!

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  5. Io di quest'opera di Pirandello non avevo mai sentito parlare...
    Comunque interessante, c'è anche del metateatro.

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    1. Il metateatro è abbastanza frequente in Pirandello... Comunque sono contenta di averti fatto scoprire qualcosa di nuovo!

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  6. Cominciare con Pirandello può solo promettere bene, secondo me!

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    1. Intendi la mia "carriera" artistica? Beh, speriamo...
      Ho sempre amato molto Pirandello e sono stata anche a visitare la sua casa ad Agrigento, anni fa... Spero che metta una buona parola per con le Muse ;)

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