8 ottobre 2014

Imparare senza copiare

Si dice spesso che, per migliorare, bisogna osservare i grandi attori e prendere esempio dalle loro interpretazioni.
Si dice anche che un bravo attore non deve cercare di copiare un altro, ma deve far proprio il testo e far nascere l' interpretazione dal proprio animo.


Come sono conciliabili questi due consigli?
In altre parole, come si fa ad imparare da una buona interpretazione, ma senza copiarla?

Innanzitutto, chiariamo i due concetti.
Copiare significa ripetere meccanicamente un gesto, uno sguardo o un tono di voce, senza capirne il significato. Chi copia non può che suonare falso, perché la sua interpretazione non viene dall'animo. E' solo un guscio vuoto. E un attore che suona falso non sta facendo un buon lavoro.
Prendere esempio da un buon attore, invece, significa individuare i suoi punti di forza (ad esempio, una grande versatilità vocale, la padronanza del corpo, l'espressività dello sguardo) e poi cercare di trasportare una tale capacità su voi stessi.

Nel caso di una particolare interpretazione, ci possono essere dei punti che vi colpiscono più di altri. Proprio su questi bisogna concentrarsi. Dovete interrogarvi sulla ragione di quella forza comunicativa e cercare di riprodurla.
Ovviamente, per quanto impegno possiate metterci, non sarete mai uguali all'attore che prenderete come modello. Non necessariamente perché avete meno talento. Potreste anche essere la prossima rivelazione del teatro o del cinema italiano e superare addirittura quell'attore... in fondo, chi può saperlo? Semplicemente, perché siete persone diverse. Avete un corpo diverso, un modo di gesticolare diverso, una voce diversa, una sensibilità diversa, delle esperienze passate diverse.

Non potete essere una copia. Potete cercare di adottare gli stessi accorgimenti tecnici e gli stessi stati d'animo. Ma anche lo stesso stato d'animo avrà delle sfumature differenti, se interpretato da voi o da un altro. Avrete un modo diverso sia di viverlo che di esprimerlo.
E quindi, nella pratica, come si fa a prendere esempio senza ridursi ad una copia?

Mi sono ritrovata a studiare qualche monologo negli ultimi tempi e, per confrontare le mie poche idee con quelle di qualcuno che ha studiato più di me, ho guardato qualche video da YouTube.
Qualche spezzone di film o di scene teatrali mi ha dato un'idea di come altri avevano pensato lo stesso testo a cui mi ero avvicinata io.

Dal basso della mia poca esperienza, mi sento di darvi due consigli:
  1. Guardate altre interpretazioni solo quando avete già un'idea di come strutturare la vostra.
  2. Guardatene più di una, per avere più versioni da confrontare e non un solo riferimento.
Credo che sia il modo migliore per mantenere uno sguardo oggettivo, individuando i punti di forza e le eventuali debolezze di ciascun esempio che osserverete.
Inoltre, è importante avere già un'idea di base, perché altrimenti potreste uscirne più confusi di prima. Individuate le intenzioni da comunicare in ogni frase prima di guardare altre interpretazioni. Quello che vedrete potrebbe non corrispondere a ciò che avevate immaginato, ma non significa necessariamente che la vostra idea fosse sbagliata.

Un esempio pratico?
Dato che in questo periodo sono stata fin troppo anglofona, per questa volta rimango nella mia regione d'origine: prendiamo il monologo di Mirandolina nella "Locandiera" di Goldoni. 
Prima di tutto va letto e va diviso in sequenze a seconda delle diverse emozioni che la scena comunica. Dopo di che, quando avrete già un'impressione di come la vostra Mirandolina (non quella di qualcun altro, la vostra) potrebbe essere, vi potrà essere utile guardare alcune delle diverse interpretazioni che si trovano in rete:


Come vedete, per lo stesso monologo dello stesso personaggio, si possono sottolineare aspetti diversi. Ogni Mirandolina è diversa dall'altra, ma non si può dire oggettivamente quale sia migliore o peggiore. Semplicemente, ogni attrice ha proposto la sua versione.
Di ognuna, potete prendere i tratti che sentite più congeniale. In questo modo, la vostra interpretazione rimarrà vostra, ma sarà arricchita da alcuni spunti esterni.

Lo stesso confronto si può fare con le diverse versioni del celebre monologo "To be or not to be?" di Amleto. Ce ne sono tantissime e si possono trovare su YouTube, per esempio si possono considerare le scene recitate da Kenneth Branagh, Laurence Olivier, Mel Gibson, Richard Burton e David Tennant nella relative cinematografiche dell'opera.
Ogni attore ha dato la sua personale interpretazione. Non esiste una in assoluto migliore o peggiore, anche se posso piacere di più o di meno, a seconda del gusto soggettivo. Le parole sono le stesse, ma nessuna di queste interpretazioni è una copia dell'altra. Tutte hanno le loro peculiarità.

E' quello che bisogna imparare a fare: imparare gli accorgimenti tecnici, farsi chiarire dalle interpretazioni altrui quali sono i punti da sottolineare e quali intenzioni sono più adatte al testo.
Senza copiare.


- dramaqueen



Immagine di wakingsparrow (DeviantArt)
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8 commenti:

  1. Infatti molti dicono che, in scena, "rubano". Ovviamente rubano il meglio!
    Rubare o non rubare? Questo è il problema! :)

    Moz-

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    1. Direi rubare... ma nella giusta misura!

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  2. Ti faccio un esempio che lo si dice nell'arte visiva: all'inizio si copia sempre ma è un esercizio che ti serve anche a capire come è strutturata la figura. E' ovvio che ciò che si copia non va (e non deve) andare nel proprio portfolio (ovvero la nostra cartella di illustrazioni) oppure esporla perché se no si tratta di plagio.
    Copia da più persone e alla fine ruba!
    Ovvero prendi ciò che ti interessa, trasformalo, fallo tuo e alla fine applichi.
    Una cosa che può sembrare un paradosso è che se rubi da una persona sola, sei una sua copia. Se invece rubi da tante persone, sei originale.
    E poi magari io e te (per fare un esempio) abbiamo rubato dalle stesse persone, ma alla fine il risultato sarà diverso.
    E poi sperimentare e sperimentare.

    P.S.: Grazie mille per il video degli Amleto. Non l'avevo mai visto

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    1. Il paragone con le arti figurative è azzeccato: in entrambi i casi, se si copia, è solo un esercizio di tecnica. Nel teatro si può copiare un gesto per perfezionarlo, oppure la posizione delle pause, ma finché non c'è l'emozione non è completamente arte. È solo, appunto, un esercizio di tecnica.

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  3. Se posso aggiungere i miei 2 cent: dopo che hai guardato gli altri, fai la tua interpretazione e registrala. Riguardandola da spettatrice, potrai analizzare molto meglio cosa ti sia piaciuto e cosa invece vorresti migliorare...

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    1. Io parlavo di copiare da altri, ma sì, si puó copiare anche da se stessi!

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  4. Questo post mi fa tornare in mente una frase che diceva sempre una mia bravissima professoressa (lei si riferiva allo scrivere e non al recitare, ma va be'): "Emulare non vuol dire copiare".
    In quel sottile confine c'è quello che tu qui hai spiegato molto bene, secondo me.

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    1. Grazie, sono contenta che la mia spiegazione sia stata efficace.
      Già gli antichi Romani avevano riflettuto molto sulla differenza tra "aemulatio" e "imitatio" (ne ho parlato anche nel post sul teatro latino).

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