29 ottobre 2014

Poesie in teatro

Ho sempre odiato imparare a memoria le poesie e, per fortuna, durante la mia carriera scolastica non l'ho dovuto fare spesso.
Ma a volte, quand'ero alle medie, me l'hanno assegnato come compito, e ovviamente il giorno dopo il professore interrogava.
"Recitami la poesia"
L'alunno, un po' incerto, iniziava e...
"Non così, con sentimento!" interrompeva l'insegnante.

Appunto, perdonatemi ma questo concetto di recitare le poesie "con sentimento" non l'ho mai potuto soffrire.
Si intendeva che la poesia non va recitata in modo piatto, ma bisogna dare enfasi ad ogni verso e sottolineare la pausa tra uno e l'altro.
Fin qui, tutto ok. Siamo tutti d'accordo che l'ascoltatore si addormenta se la poesia è ripetuta sempre con lo stesso tono. 

Ma, anche se questo modo di ripetere la poesia sottolinea la metrica e la musicalità delle parole, io di "sentimento" non ne percepisco molto. Il testo non è sentito, ma solo detto meccanicamente prestando attenzione al suono. La cadenza è sempre la stessa e l'intenzione non cambia. Quindi va benissimo se lo fate, ma non chiamatelo recitare.
Eccovi un esempio: questa è una filastrocca per bambini, letta dando enfasi alla metrica, che è quello che i miei insegnanti chiamavano "con sentimento". Invece questa è una poesia recitata.
Sentite la differenza, ora?

Il problema di tutto questo è che il concetto di "teatro" dei miei professori delle medie si riduceva a recitare poesie in questo modo. Niente dialoghi, niente scene un pochino più elaborate, solo ragazzi messi in riga uno a fianco all'altro a ripetere poesie.
Ecco perché mi sono avvicinata al teatro (quello vero) solo una volta arrivata al liceo.

Il ricordo di questo insegnamento è il motivo per cui, in tutti questi anni, mi sono tenuta ben lontana dalle poesie.
Poi, però, mi sono resa conto che anche gli attori, quelli veri, a volte si cimentano in questo tipo di interpretazione. Ne è una prova il fatto che, per entrare nelle Accademie d'Arte Drammatica molte volte è richiesta la recitazione di una poesia.

Proprio a questo proposito, ho iniziato a domandarmi come si comporti un attore vero quando si trova davanti ad un testo poetico. Sul fatto che sia diverso da un testo in prosa, non ci sono dubbi. Nei miei tentativi, ho individuato in particolare due principali difficoltà:

1) La struttura è costituita da versi: ovviamente, nella vita di tutti i giorni non parliamo in versi e non prestiamo attenzione a rime, assonanze, consonanze, allitterazioni e altre figure retoriche. Perciò, leggere una poesia non ci sembra così naturale. La lingua è la stessa che usiamo tutti i giorni, ma la forma è diversa.
Come dobbiamo comportarci? Sottolineare il ritmo dei versi, a mio parere, rientra troppo nella lettura "con sentimento" di cui vi parlavo prima.
In tutte le poesie recitate che ho ascoltato, era sempre privilegiato il significato. Le pause erano distribuite a seconda del senso delle parole e non della struttura formale del verso.
In questo modo, potrebbe sembrare di "tradire" la forma originale della poesia, ma secondo me la musicalità del verso si farà notare comunque, ad un orecchio attento.

2) Gli argomenti sono molto spesso descrittivi: i poeti amano descrivere ambienti, atmosfere, sensazioni astratte... Tutte cose bellissime, finché rimangono scritte sulla pagina. Quando devono essere recitate, però, diventano un problema.
Se il tono di voce può suggerire l'emozione sottesa dal testo, come fare per esprimerla anche attraverso i movimenti?
La soluzione più scontata sarebbe mimare gli elementi descritti, ma forse è anche la peggiore. Chi ci ascolta può immaginare da solo una montagna, una pianura, una cascata senza che noi la rappresentiamo. Anzi, l'immagine si formerà spontanea nella sua testa non appena avremo pronunciato la parola. Dobbiamo dare allo spettatore qualcosa di nuovo.
L'unico suggerimento, per quanto vago, che posso dare, è di lasciarsi guidare anche nei movimenti dall'emozione trasmessa dalla poesia. Se si tratta di una descrizione, possiamo visualizzare gli elementi descritti come se fossero di fronte a noi e mostrare allo spettatore la nostra reazione.

Se volete vedere un tentativo (discutibile quanto volete, ma è un tentativo), questo è quello che io sono riuscita a fare con il testo "Sono i sogni, bambina" di Spartaco Mencaroni.
Non si tratta proprio di una poesia, ma l'uso degli aggettivi è molto poetico e l'argomento è in gran parte descrittivo. Proprio per questo, mi sono trovata in difficoltà soprattutto per quanto riguardava i gesti.
Non dico di aver fatto un buonissimo lavoro, ma magari potrete imparare anche dai miei errori:


Spero di avervi dato qualche buon consiglio. Questo è un argomento su cui anch'io ho parecchi dubbi, quindi, se anche voi avete qualche suggerimento per me, sarò felice di ascoltarlo.

- dramaqueen


Immagine di Elisa Elena Carollo
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13 commenti:

  1. Io a scuola ho avuto un insegnante che è riuscita a farmi odiare la poesia, e poi non mi sono più riavvicinato...
    Per quanto riguarda la tua interpretazione, anche se non ho le competenze per dare un vero giudizio, mi è piaciuta. Bellissima voce :)

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    1. Benvenuto nel mio blog :)
      Il nostro rapporto con le opere letterarie dipende molto da chi ce le ha insegnate... Ecco perché nutro un odio viscerale per "I promessi sposi" e invece amo "La divina commedia". Magari un giorno troverai un'opera che ti farà riavvicinare alla poesia, chissà.
      Grazie anche per il complimento.

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  2. Fino a poco tempo fa non tenevo una grande considerazione della poesia, un po' perché odiavo impararle a memoria e un po' perché alle superiori è trattata superficialmente. Poi però mi sono imbattuto in alcune interpretazioni audio di Arnoldo Foà e ho rivalutato la poesia e ora l'apprezzo di più. Oltretutto penso che un'interpretazione di una poesia possa considerarsi un opera in qualche modo separata dalla poesia stessa, infatti non essendoci rigide regole ogni interpretazione sarà diversa.
    Comunque brava :)

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    1. benvenuto anche te :)
      Non conoscevo Arnoldo Foà, ma ho ascoltato qualcuna delle sue interpretazioni: sono notevoli. Grazie della bella scoperta che mi hai fatto fare.
      Credo che l'interpretazione possa considerarsi separata dal testo in ogni caso, anche per la prosa o per il teatro. L'autore aveva in mente un'idea, quando ha scritto, ma poi l'attore mette qualcosa di sé nell'interpretazione. Quindi anche il testo assume significati nuovi alla luce della rilettura.

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  3. Consigli non ne ho. Soprattutto se consideriamo che io tento di scriverle.
    Però i tuoi mi sembrano molto buoni! E chissà. Magari la riuscita dipende solo dalla poesia, come capita tante volte con i testi. :)

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    1. Sicuramente alcune poesie sono più in sintonia con l'animo dell'attore, perciò l'interpretazione viene più facile. Però non sempre possiamo scegliere che cosa interpretare e, a dire la verità, dovremmo essere in grado di interpretare un po' di tutto, non solo quello che sentiamo particolarmente vicino a noi.

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    2. Certo. Sottilineerei però quel bel condizionale.

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    3. Ma io voglio diventare una buona attrice! Sono già abbastanza brava a fare l'attrice mediocre :D

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    4. Pfffff tsk! Scema.
      Va benissimo esercitarsi, provare e tutto il resto. Ma di attori versatili da fare tutto, be', ne conosco molto pochi (ne conosco?). Sono quindi convinta che, per quanto poco, fanno tutti quasi solo ciò che è nelle loro corde. Perché anche i registi, se gli attori non scelgono per sé, hanno un'idea di chi potrebbe far meglio cosa.
      E poi scelgono pure chi non è capace, ma sono altri discorsi... :D

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    5. Questo è un argomento a parte, in effetti...
      Certo, anche i grandissimi attori sono più portati per alcuni ruoli e per altri meno. Ma comunque sanno fare bene anche il resto. Non in modo eccelso, ma bene. Se un attore sa fare bene solo un certo personaggio e in tutti il resto fa pena, forse non è molto portato per fare l'attore.
      Bisognerebbe riparlarne in un post apposito.

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    6. Be', ok: se parliamo di un bene di base, che non faccia declassare il suo livello, allora ti do ragione! :)

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  4. Purtroppo c'è ancora la brutta abitudine a scuola di costringere i ragazzi a imparare le poesie a memoria... infatti mio figlio, come conseguenza, ha odiato subito la poesia in blocco, e tale odio perdura anche adesso che è al primo anno di università!

    Ho visto tutti e tre i video, mi è piaciuta anche l'interpretazione della filastrocca per bambini, dato il genere. Secondo me la vera difficoltà è proprio quando la poesia non ha rima: tu sei stata molto brava a mio parere.

    Di recente invece ho visto un brano di Vittorio Gassman che leggeva il menu (che non c'entra con il discorso sulla poesia), e c'era da rotolarsi.dal ridere solo nel vedere le sue espressioni.

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    1. Anch'io ho sempre odiato imparare le poesie a memoria, per fortuna mi è successo solo fino alle medie e non troppo spesso. La filastrocca è carina recitata così perché è una filastrocca per bambini, ma pensa se qualcuno ti recitasse così "Il 5 maggio"... non ti verrebbe il latte alle ginocchia dopo qualche verso?
      Grazie per i complimenti :)

      Vittorio Gassman era bravissimo anche a recitare le poesie (cerca il canto di Ulisse della Divina Commedia, ad esempio). Era bravo a recitare qualsiasi cosa, come dimostrano il menu, il cartello dell'oculista e l'etichetta del capo delicato. Non puoi nemmeno citarlo nella stessa frase in cui parli di un'attorucola come me, i livelli sono troppo diversi :)

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