29 novembre 2014

Esperienze personali # 1 - Non preoccupatevi se all'inizio fate schifo

Fa uno strano effetto ricordare quando si era all’inizio di un’attività che oggi è familiare. Viene quasi da chiedersi: ma c’è stato davvero un tempo in cui non lo sapevo fare? In cui, anzi, non avevo nemmeno una vaga idea di come si facesse?


Invece sì, c’è stato un tempo in cui DramaQueen non sapeva neanche come muovere i primi passi su un palcoscenico. 
Adesso non so molto, ma allora avevo davvero tutto da imparare e non avevo la minima idea che un giorno sarei arrivata fino a qui. Che avrei avuto queste aspirazioni.

Ho iniziato completamente per caso.
Era il lontano 2006 quando ho scoperto che nel mio liceo esisteva un laboratorio teatrale per studenti. Non che avessi particolarmente voglia di fare teatro, volevo solo iniziare un’attività nuova
Non si poteva nemmeno dire che conoscessi bene quest'arte: tutte le mie conoscenze in materia di rappresentazioni teatrali si basavano sulle recite della scuola del film americani e sullo spettacolino che avevo fatto in quinta elementare. [No, non vi parlerò dello spettacolino di quinta elementare. Ero vestita di rosa, vi basti questo dettaglio imbarazzante]

Sono andata alla prima riunione, senza sapere bene che cosa aspettarmi. 
Ovviamente non c’erano provini o cose del genere per decidere chi era bravo e chi no. Il laboratorio della scuola era fatto per dare a tutti la possibilità di divertirsi e partecipare, quindi si trovava un posto per chiunque lo chiedesse. 
Lo spettacolo era fatto di tante piccole scene tratte da opere diverse, in modo da non dare troppo spazio al protagonista e pochissimo a tutti gli altri.

Io ero molto timida, quindi mi sono accontentata di una parte con pochissime battute
Sette, per la precisione. Dato che ho la memoria a breve termine di un pesce rosso, ma da quella a lungo termine non si cancella niente, alcune me le ricordo ancora. 
“Ma hanno messo un nuovo bancomat?” Questo era il mio brillante esordio. 
Ero una delle due ragazze svampite che compaiono nel Marziano innamorato di Stefano Benni. 

La più svampita delle due, in effetti. L’altra aveva anche qualche barlume di intelligenza, la mia invece capiva a stento di essere al mondo. Ma bisogna caratterizzare i personaggi diversamente uno dall'altro, no?
Ora che ci ripenso, durante i primi anni di laboratorio teatrale ero particolarmente gettonata per la parte del personaggio stupido. Non so se sentirmi offesa da questa scelta, oppure se essere felice almeno un tipo di personaggio mi riuscisse bene.

In effetti, vista la pessima prima impressione che ho fatto in ambito teatrale, non posso biasimare nessuno. Non sapevo come stare su un palcoscenico, e questo era normale, ma non si può nemmeno dire che imparassi in fretta. Il mio problema era la timidezza, che mi bloccava completamente.

Non parlavo a voce abbastanza alta. Non riuscivo a stare ferma e stabile sulle gambe. Il pensiero che il pubblico mi dovesse guardare mi metteva in imbarazzo, e quindi il mio corpo compiva automaticamente tutti i movimenti di chi è imbarazzato... che non c'entravano nulla con la scena.
Avevo difficoltà a sostenere lo sguardo di un'altra persona e dopo poco abbassavo gli occhi, perché mi vergognavo troppo. Guardare dritto negli occhi una persona con cui non si ha confidenza può essere difficile, ma per un attore è importante saperlo fare: non si può dire una battuta guardando per aria!
Non parliamo, poi, del contatto fisico: per me era un'impresa anche mettere la mano sulla spalla ad una persona che non conoscevo bene.

Ricordo ancora la difficoltà più grande che ho avuto: il mio personaggio, ad un certo punto, doveva spaventarsi e lanciare un urlo. Ho impiegato mesi per riuscire a farlo.
Quando me l'hanno chiesto la prima volta, sono rimasta lì imbambolata Mi vergognavo troppo a gridare, lì davanti a tutti. E poi, nelle aule vicine c'erano altri ragazzi che provavano altre scene! Pensando a tutta la gente che mi avrebbe sentito, mi sono bloccata.
Ho provato, ma dalla mia gola non usciva proprio niente. Il regista ha tentato di farmi superare l'imbarazzo urlando anche lui, poi facendoci urlare tutti insieme... ma niente di niente.
Ci sono volute altre quattro o cinque prove prima che io, finalmente, mi sbloccassi.

Insomma, da quel poco che vi ho raccontato qui, potete dedurre che ero un completo disastro. In confronto a com'ero allora, oggi sono un’attrice da Oscar.
Forse fate fatica ad immaginare che io fossi così impacciata, dato che mi avete sentito nelle registrazione e mi avete visto nei video, ma vi giuro che non esagero. Credo che, se qualcuno dei miei compagni del liceo mi vedesse adesso, crederebbe di trovarsi davanti alla persona sbagliata.
Non credo che nessuno si sarebbe mai aspettato un tale miglioramento da me, visto il mio esordio tutt'altro che brillante.

Il lato positivo di tutto questo è che, anche se ora non sono la migliore attrice del mondo, ho dimostrato che si può migliorare molto. Se ripenso alle mie prime esperienze, non posso che essere contenta dei risultati che ho raggiunto ora.

A dirvi questa frase, mi sento come Will Smith nel film La ricerca della felicità... ma ve lo dico lo stesso: potete migliorare
All’inizio, tutti fanno schifo. Alcuni fanno più schifo di altri e io lo so perché ero una di questi. Però, se vi impegnate, potete migliorare. Non è detto che possiate diventare i migliori del mondo, ma sicuramente riuscirete a fare dei progressi che vi daranno soddisfazione.
Non lo dico per essere ottimista, ma perché io ci sono passata e penso di averlo dimostrato.

Se avete trovato qualcosa che vi piace, ma non riuscite bene, non demoralizzatevi. Avete iniziato da poco e, se vi impegnate, migliorerete di sicuro con l'esercizio. Parlo di qualsiasi attività a cui possiate appassionarvi: teatro, disegno, canto, suonare uno strumento, danza, qualsiasi tipo di sport, ricamo, uncinetto... si può applicare a tutto.

E se nessuno crede in voi, mi dispiace, ma dovete crederci da soli. Non è vero che il talento, se c'è, si vede fin da subito. Potrebbe anche essere nascosto, ma basta trovare il modo di tirarlo fuori.
Se dimostrate la vostra convinzione, allora prima o poi convincerete anche gli altri.

- dramaqueen


14 commenti:

  1. Questo tuo post mi ha suscitato tenerezza e ti capisco.
    Io ero sempre quella chiusa, quella timida, quella che se ne stava sempre per sé e si "rinchiudeva", quella a bassa voce mentre parlava perché si vergognava.
    Ero.
    Un gran beneficio mi ha dato l'Accademia di Belle Arti.
    Anche se coincideva con un periodo di sicuro non tanto felice, finalmente potevo sentire di appartenere a un luogo e così al secondo anno partecipai appunto ai laboratori della non-scuola. Mi resi conto che erano gli stessi che si facevano alle superiori e ne sentii parlare. Ero tentata, ma ancora non ero pronta.
    Quell'anno sì.
    Ti dico solo un esercizio che abbiamo fatto.
    Per smuoverci un po' all'inizio, ci hanno detto di roteare i fianchi vistosamente. Poi le "guide" ci fanno: "Dite qualcosa."
    Le altre erano un po' spaventate, una ha fatto "Miao".
    Arrivano a me e io dico: "Sono una puttana e me ne vanto."
    Le altre guide risero quasi da sputare i polmoni e io non mi sentii giudicata. Anzi, le loro risate mi facevano piacere.
    Adesso, a distanza di anni (11) alcune caratteristiche le conservo come la timidezza, ma di sicuro qualche mio compagno di scuola delle elementari, medie o superiori farà fatica a riconoscere me nel palco confrontandola con quella del passato.

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    1. Un mio compagno delle elementari, medie o superiori rimarrebbe stupito anche solo a vedere come mi comporto nelle vita normale... Sono passati solo tre anni, ma l'aria di città cambia le persone ;)
      Mi sento in compagnia, leggendo che anche tu hai avuto le tue difficoltà. Il teatro è una sfida e bisogna essere in grado di esporsi in un modo in cui non ci mostriamo nella vita reale. Penso che all'inizio sia destabilizzante per tutti, ma alla fine l'importante è tenere duro.
      Sono contenta che entrambe abbiamo superato la timidezza :)

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    2. Io non credo di averla superata.
      Alla fine, come ho detto, in alcune cose è rimasta.
      Per esempio, di sicuro non sono una di quelle che sono l'anima della festa.
      E poi non è sempre un difetto.
      Di sicuro non sono così chiusa ermeticamente come lo ero prima.

      P.S.: Mi sono ricordata poi che la frase detta era "Sono una porca e me ne vanto." A volte, dire oscenità è liberatorio :D

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    3. Beh, nemmeno io sono sempre al centro dell'attenzione... ma almeno non me ne sto più nell'angolino!
      Non ho mai provato a dire oscenità (in ambito teatrale, nella vita reale dico anche troppe parolacce ^^"). Se è così liberatorio, proverò anch'io ;)

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  2. Insomma anche tu hai ripercorso i tuoi errori :) Bel post, molto incoraggiante, non solo per il campo teatrale.
    Alla fine l'urlo è riuscito bene?

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    1. L'idea di descrivere le mie esperienze passate mi era venuta un po' di tempo fa, ma poi si era arenata perché ero un po' in imbarazzo e perché pensavo che non sarebbe interessato a nessuno. Complici anche i vostri post sulle esperienze di scrittura (e sugli errori), mi sono fatta coraggio e vi racconterò anche un altro paio di cose sugli spettacoli a cui ho partecipato.

      Alla fine l'urlo è riuscito decentemente!
      Questo è un aspetto che ho perfezionato molto, nel corso del tempo, anche troppo... Lunedì scorso sono stata ad un concerto e penso che gli altri spettatori mi abbiano odiato, per quanto ho urlato e cantato forte... ahah ;)

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  3. Recitare mi sembra una cosa così inabbordabile che ti ammiro a priori! Condivido la tua ex-difficoltà con il contatto fisico. E' qualcosa di riservato alla stretta cerchia degli intimi, e per allargarlo ai quasi-estranei bisogna vincere una resistenza, che nel mio caso è abbastanza forte. Ho avuto modo di notarlo praticando il tai-chi, negli esercizi di tui shou, in cui le persone lavorano a coppie per esercitare la sensibilità al corpo dell'avversario. Il contatto riguarda gli avambracci e poco di più, ai nostri livelli, ma anche così ci vuole tempo a non sentirsi a disagio. (Ma ti pare che tu parli del teatro e io ti rispondo con il tai-chi?)

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    1. Si parla di esperienze personali, quindi potete rispondermi con quello che volete: i confronti sono sempre interessanti :)
      Hai ragione, per il contatto fisico ci vuole abitudine. Nella vita reale, non sono una persona che va ad abbracciare tutti, ma quando devo recitare entro in un'altra "modalità" che mi permette di fare cose che normalmente non farei. Non sono movimenti che decido di fare io, sono scritti nel copione, quindi è diverso: sto solo seguendo le istruzioni.
      Anche questo potrebbe essere uno spunto interessante, grazie per avermi dato una nuova idea!

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  4. Io ho una profonda ammirazione per tutti coloro che fanno teatro, persino per quelli con esiti più disastrosi. Il solo fatto di esporsi allo sguardo di tutti prova che abbiano coraggio da vendere.

    Però ho conosciuto anche delle persone giovani ed estremamente timide che, proprio attraverso la recitazione, si trasformavano e si calavano talmente tanto nella parte da essere irriconoscibili.

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    1. Ti ringrazio per le tua ammirazione... è incoraggiante sentirselo dire!
      Conosco anch'io molte persone che hanno affrontato la timidezza grazie al teatro. Per me non è stato proprio così. Non sono state le attività teatrali che, a poco a poco, mi hanno abituato a superare la timidezza. Sono stata io che, volendo recitare (e bene) mi sono costretta a vincere quest'ostacolo. Anche il fatto di calarsi nella parte, però, aiuta molto.

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  5. Post veramente bellissimo!
    Brava Elisa, non smetterò mai di dirtelo. :)
    Ho dei ricordi così vaghi di quei primi tempi... Però noi abbiamo sempre creduto in te e guarda quanti passi hai fatto ora!! :)

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    1. Veramente, all'epoca non ci conoscevamo ancora... ;) Ci siamo conosciute quando io facevo la seconda superiore e tu la terza, cioè l'anno dopo i fatti narrati in questo post. Però forse ricordi vagamente la rappresentazione del "Marziano innamorato", a cui avrai sicuramente assistito.
      Vi ho sempre ringraziato per il sostegno e continuo a ringraziarvi! Per una volta, devo dirti che hai ragione e che anch'io sono contenta dei grandi passi in avanti che ho fatto :)

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  6. Chiunque parte da un inizio. L'importante e` vedere la relativita` del tutto, compreso l'errore, per non portarselo dietro. Il carattere di una persona si vede anche da come progredisce nonostante gli ostacoli. Contare solo su se` stessi sarebbe la cosa migliore ma non la piu` facile... Credere in se stessi con modestia ci evita di dipendere da ogni opinione estranea e/o fuorviante che potrebbe minare l'autostima.

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    1. Contare solo su se stessi è molto difficile, se non quasi impossibile... Chiunque ha bisogno di incoraggiamenti ogni tanto! E' vero, però, che bisogna avere la forza di non lasciarsi abbattere dalla critiche, ma di rimediare agli errori e continuare per la propria strada con convinzione.

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