8 novembre 2014

Emozioni di ghiaccio

Oggi vi parlo di quei momenti in cui vorreste piangere, ma le lacrime non scendono. Quando vorreste arrabbiarvi, ma poi vi accorgete che siete troppo stanchi e non ne avete più la forza. Oppure capita anche quando dovreste essere felici, anzi in fondo lo siete, e dovreste esprimere la vostra gioia, ma qualcosa vi trattiene.
Non capita solo a me, vero?


Ci sono dei momenti in cui si vorrebbe tanto, e invece l'emozione non esce.
Fa male, perché dopo esserci sfogati staremmo molto meglio.
Fa ancora più male quando ci sentiamo bloccati anche riguardo alle emozioni positive e proviamo meno felicità, perché non riusciamo a non trattenerci.

Per un attore, è ancora peggio.
In teatro si lavora con le emozioni: se un attore si ritrova emotivamente bloccato, non riesce a fare più quasi nulla. E' come un blocco creativo per lo scrittore o per qualsiasi altro tipo di artista.
La recitazione senza emozione è pura e fredda tecnica.

Per un attore, è anche più difficile. Forse suona un po' triste, detto così... ma, alla fin fine, la recitazione può essere definita come l'abilità di provare emozioni a comando.
Quando devo interpretare un'emozione negativa, ad esempio tristezza o paura, c'è qualcosa dentro la mia mente che dice: "Ma chi te lo fa fare? Non sei già stata abbastanza triste nella tua vita, non hai già avuto abbastanza paura? Perché devi anche farlo apposta quando non è necessario?"
Questa vocina costituisce un blocco con cui mi scontro e volte riesco a superarlo, altre invece no.
Ci costruiamo questi blocchi mentali dopo che abbiamo dovuto sopportare tanti avvenimenti spiacevoli.
Se arrivano tante delusioni una dopo l'altra, dopo un po' bisogna smettere di dare così tanta importanza a quello che ci capita. Non cedere sotto i colpi della sorte. Tenere duro. So che è un'espressione dialettale, ma dalle mie parti si dice "tener botta" e credo che renda bene l'idea.

Vi hanno parlato tanto di resilienza, ma quello che non vi hanno mai detto è che esiste anche lo sforzo di snervamento.
Facciamo un passo indietro e andiamo a recuperare le definizioni proprie della meccanica dei solidi.
Quando un materiale viene sottoposto ad uno sforzo, può subire due tipi di deformazione: elastica o plastica. La deformazione elastica, al cessare dello sforzo, viene recuperata completamente. La deformazione plastica, invece, permane anche dopo che lo sforzo è cessato.

La resilienza è definita come la quantità di energia assorbita durante la deformazione elastica. Dato che una deformazione elastica è completamente recuperabile, tutta quest'energia viene ceduta di nuovo all'ambiente quando la sollecitazione finisce.
Se un materiale ha un grande resilienza, quindi, può assorbire una grande quantità di energia e poi, appena lo stress viene rimosso, cederla di nuovo e tornare alla sua forma originale. Questo è anche quello che riesce a fare una persona resiliente nella vita: assorbe gli urti senza farsi deformare in modo permanente.

Un qualsiasi materiale, quando applicato uno sforzo, inizia a deformarsi in modo elastico, finché non si raggiunge un valore dello sforzo critico, detto sforzo di snervamento.
A quel punto, inizia la deformazione plastica: le modificazioni subite dal corpo non sono più recuperabili.

Questo grafico sforzo-deformazione dovrebbe chiarire il concetto... spero.

Questa breve lezione di meccanica è per dirvi: non si può essere resilienti per sempre. Tutte le cose che ci accadono, prima o poi ci cambiano.
Anche la decisione (più o meno inconscia) di rimanere statici e non farci intaccare dagli eventi è un cambiamento, perché poi non riusciamo più a provare emozioni nello stesso modo.

Immagino che, dopo tutto questo discorso ingegneristico, vi aspettiate l'esposizione di una soluzione scientifica, con tanto di elenco puntato dei passi da seguire.
E invece no. Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo post è che da qualche tempo un blocco emozionale mi ostacola.
Per fortuna, non è costante, ma sento che non riesco più ad immergermi nel flusso di emozioni come facevo una volta, quando avevo appena iniziato a recitare. A volte, dopo lo spettacolo, non avevo nemmeno ricordi di quello che avevo fatto, tanto ero concentrata in quel momento. Ora invece, sono sempre presente a me stessa, anche troppo.

Non so che cosa fare per uscirne. Sto cercando di vivere le emozioni quando arrivano, senza mandarle via. Non dovrebbero farmi paura. Sono un'attrice: tutte le emozioni dovrebbero essere mie amiche. In fondo, possono fare un po' male, ma non mi possono uccidere, no?
Sto cercando di ripetere l'interpretazione di un testo tante volte, ogni volta mettendoci più intensità della precedente.
Insomma, sto cercando di superare l'ostacolo un passo alla volta. Sbattere la testa contro il muro non è mai servito a niente, tanto il muro non si sposta. E' meglio avere pazienza e cercare di sbriciolarlo.

Nessuna formula magica, quindi, ma posso almeno lasciarvi con una canzone.
Qualcuno ha provato a sfruttare il blocco emozionale senza aggirarlo, ma esprimendo proprio quella sensazione che si prova quando le emozioni sono bloccate, ghiacciate. Nel caso del video, il blocco è generato da un trauma molto forte, ma credo che in generale descriva qualcosa che tutti abbiamo provato.
Ecco da dove viene il titolo del post: la canzone "Frozen" dei Within Temptation.
Il pezzo inizia così:
"Non riesco a percepire i miei sensi, sento solo il freddo. Tutti i colori sembrano sbiadirsi. Non posso raggiungere la mia anima..."
Il resto lo potete ascoltare:


Lasciandovi andare alla voce di Sharon, forse, potrete ritrovare un po' dell'emozione perduta.

- dramaqueen






21 commenti:

  1. C'è anche che a volte non si ha voglia di portare quelle emozioni sul palco perché magari stiamo passando un periodo fragile ed è quasi peggio che recitare nudi.
    Per non parlare di emozioni del nostro vissuto.
    Anche se siamo attori, non vuol dire che la nostra vita sia pubblica al 100% e non è detto che quello che portiamo in scena siamo noi.
    Alle prove di quello spettacolo che ho fatto, due persone in particolare erano in crisi e uno mi ha raccontato di sentire di star regredendo all'età di bambino.
    Comunque tutti e due sono rimasti lì anche con davanti a noi che cercavamo di spronarli.
    Poi magari un po' di pianto e alla fine lo spettacolo è andato bene.
    E' capitato anche a me di piangere.
    Per via di operazioni, ingessature fatte male, le mie gambe sono molto deboli. Faccio fatica a correre e non hanno una grande resistenza.
    Qualche anno fa durante le prove, mi sono presa una storta solo per essere andata su e giù. Mi sono un attimo isolata e ho pianto arrabbiata. Ero stanca, stanca di tutto, stanca di star sempre male, di essere quella che sta indietro, di non poter fare quello che fanno gli altri. Pensavo davvero "No, basta con l'idea di fare l'attrice."
    Poi mi sono stesa per terra (eravamo in un parco vicino ad un castello) e tutta l'ansia che mi portavo dentro è svanita. Ovviamente provo ancora male, ho crampi e per me è come se stessi correndo per una maratona, ma la gioia di fare teatro per me è immensa

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    1. Penso di avervi già raccontato quante volte ho cercato di smetterla con l'idea di fare l'attrice... Però non ha mai funzionato. Se trovi un modo, per favore avvisami, che trovo di sicuro più lavoro come ingegnere.
      Poi, certo, può essere complicato esprimere le emozioni anche per altri motivi, ad esempio quando sono troppo private, come dici tu.

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    2. Mi sa che in questo non ti posso aiutare ovvero di smettere di fare l'attrice

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    3. Eh, continuerò a conviverci ancora per un po', allora ;)

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  2. Il brutto di certi momenti brutti (perdona il gioco di parole :D ) è che si pensa siano per sempre. Sono momenti. Parola di chi è sopravvissuto a se stesso....
    ... un abbraccio! :D

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    1. Grazie Massimiliano... I miei "brutti momenti" hanno molte manie di protagonismo e pensano di poter durare per sempre, ma prima o poi anche questo se ne dovrà andare ;)

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  3. Faccio fatica a pensare al concetto di "emozione trattenuta" nel senso di assenza di emozione. Positiva o negativa c'è sempre un emozione che prevarica l'altra,anche se magari non ce ne accorgiamo (o ci accorgiamo solo dell'assenza di quella tra le due che è prevaricata).
    Le emozioni a comando poi non funzionano. Non sono credibili. E' come quando vado in ufficio e sono costretto a sorridere quando magari ho i ca##i di traverso per qualcosa che è successo nella mia vita vera.

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    1. Hai ragione, forse l'emozione non è assente, ma è "coperta" dalla paura di provare quell'emozione.
      Per "emozione a comando" non intendo che, tutto ad un tratto, mi impongo di provare qualcosa che non sento. Intendo che quando ho un testo da recitare, l'emozione comunicata dal testo spesso non corrisponde al mio stato d'animo del momento. Se il personaggio è spaventato, ma io non sono spaventata, devo andare a recuperare il ricordo di qualcosa che mi ha causato paura. Quindi, la mia emozione non è causata da qualcosa di esterno, ma l'ho provocata io, rievocando apposta un ricordo corrispondente.
      E' a questo punto, di solito, che la mia mente mi dice: "Ma perché devi proprio andare a ripensare a quella cosa che ti ha spaventato? Non puoi lasciarla lì e pensare a qualcosa che ti fa stare bene?"

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  4. Blocchi emozionali e resilienza... due temi che mi sono estremamente cari.

    La resilienza mi ha salvata tante volte... sono dovuta diventare più forte a un certo punto.
    E sono anche cambiata ma sempre con l'ostinazione di chi deve rialzarsi sempre.
    È un dono, sì, ma anche un problema, perché spesso mi fa chiudere a riccio. La concentrazione che serve per inglobare un forte dolore e farselo scivolare addosso rende ciechi alle cose belle per nascondere quelle brutte. Il problema della resilienza è che si percepisce meno. È un po' come scoprire di essere immuni al dolore di una bruciatura: una cosa grandiosa, finché non ti capita di bruciarti e, non avvertendo dolore, non ti allontani dal fuoco.

    Blocchi emotivi ne ho tanti e ci sto lavorando su da tempo... non ho per te una soluzione, ma prova a fare un passettino al giorno, con me ha dato buoni risultati.

    Un abbraccio forte!

    P.S. Aggiungo il link al tuo post sul mio di qualche giorno fa.

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    1. Che altro posso aggiungere? Hai già detto tutto...
      Un abbraccio forte anche a te!

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  5. L'argomento di questo post è molto vicino all'opera Pagliacci di Leoncavallo.

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    1. Non conosco l'opera e ho letto il riassunto della trama, ma non capisco il collegamento... Lì si parla della finzione e la realtà che si confondono, o no?

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    2. C'è la famosa aria del protagonista che canta "ridi pagliaccio". Lui è un pagliaccio è deve far ridere, anche quando non è felice, se non ricordo male nell'opera la donna che ama non lo ricambia. Quindi il suo ruolo gli impone di essere allegro e divertente anche se lui dentro è infelice.

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    3. Perdonami, ma non sono esperta di opera.
      Comunque, capita a tutti gli attori di interpretare emozioni diverse da quelle che sentono in quel momento... è il loro lavoro! Io parlavo di quando so qual è l'emozione che devo esprimere, ma non riesco proprio a tirarla fuori. Il paragone potrebbe funzionare se il pagliaccio fosse così triste nella sua vita da non ricordarsi nemmeno come si esprime la felicità.

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    4. Si certo, più che altro il tuo post mi aveva ricordato quest'opera, la difficoltà di esprimere per forza un'emozione che non si prova o non si riesce a esprimere.

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    5. Scusa se rispondo solo adesso: mi ero persa il tuo commento...
      Grazie a te per avermi fatto scoprire un'opera che non conoscevo!
      Mi fa sentire molto soddisfatta anche il fatto che tu non abbia avuto niente da ridire sulla spiegazione di meccanica ;)

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  6. Ti confesserò che lo sforzo non l'ho mai capito. Era presentato come esempio nel corso di Algebra Lineare e Geometria, come introduzione al concetto di autovalori.
    Però l'hai spiegato benissimo!

    Nell'affrontare questo genere di problemi, una volta, mi ha aiutato acquisire una nuova prospettiva sul mondo. Mi sono leggiucchiato il Tao te Ching (o Daodejing traslitterazione odierna), antica opera fondante del Taoismo cinese. E' una filosofia antica e lontanissima da quella, ammesso che ci sia, occidentale contemporanea, ma come tutti gli insegnamenti antichi ci si può riconoscere, almeno in parte.

    "Niente ostacoli – essa scorre.
    Trova una diga, allora si ferma.
    La diga si spezza, scorre di nuovo.
    ..."

    Qualcosa del genere, perché non è un concetto riassumibile con un aforisma.
    Ecco, ciò che è bloccato si può sbloccare. Ci sono modi più o meno traumatici, come quello di recuperare un ariete e sbatterlo sulla porta (o era un muro?). C'è anche la possibilità di imparare ad aggirare gli ostacoli, a mutare forma, a infiltrarci nelle pareti. Non so come spiegarlo, ma è un concetto che, applicato in piccolo, nel mio caso alla scrittura, ha dato dei frutti. E' un modo di sbloccare senza sbloccare, parafrasando il motto del "non agire", e chiedo scusa per la mia incapacità a esprimermi in maniera adeguata. Ho anche sperimentato, però, che non è compatibile con tutte le persone - per cui è solo parzialmente colpa mia! :P

    La canzone la ascolterò più tardi. ^^

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    1. Una delle mie preoccupazioni era di spiegare male la parte di meccanica, sono contenta di esserci riuscita.
      Le proprietà meccaniche sono il mio pane quotidiano, le ho studiate e ristudiate in più materie... Non in algebra, ma suppongo che fosse perché lo sforzo, se visto il tre dimensioni, è un tensore ed è esprimibile con una matrice.

      Cambiare prospettiva è molto utile in molte situazioni. Non ho mai approfondito la filosofia orientale, ma potrei provare ad informarmi. Grazie per il consiglio. Ad ogni modo, sono d'accordo che intestardirsi non è sempre il modo migliore per superare una difficoltà.

      Ero convinta che la canzone la conoscessi già... Non eri tu che mi avevi detto che ti piaceva Sharon Den Adel? Io non sono una grande fan del gruppo, ma alcune canzoni sono molto belle.

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    2. Ricordi bene, Sharon mi piace molto, però dei WT conosco poche canzoni. Rimedierò. :)

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  7. Già. Succede anche quando tu stai bene e tutti gli altri, perennemente, no. A un certo punto ti si ghiaccia l'empatia.

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    1. Le vite delle persone scorrono su binari diversi... ma non credo che nessuno si aspetti che tu sia un distributore di empatia, su ;)

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