26 novembre 2014

Il teatro rinascimentale

Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, in Italia giungono a maturazione una serie di processi che poi confluiranno nell'idea della moderna rappresentazione teatrale.



Fra questi, un aspetto importante è il recupero dell'edificio teatrale e della sua funzione. 
Come abbiamo visto nel post precedente, nel Medioevo le rappresentazioni si svolgevano per strada, nelle piazze, nei palazzi dei nobili o nelle chiese.

Anche nel Rinascimento il teatro è collocato quasi sempre in una dimensione festiva. Gli spettacoli avvenivano spesso in occasione del Carnevale o di banchetti organizzati alla corte delle famiglie aristocratiche. Erano accompagnati da danze, esibizioni di musici e di giullari oppure da spettacoli con animali.

Fin dall'inizio del Cinquecento, però. per queste occasioni si iniziarono a progettare spazi teatrali provvisori, spesso costruiti in legno, che venivano allestiti nelle sale dei nobili per ospitare le rappresentazioni. 
Alla fine del secolo, iniziarono a sorgere i primi edifici teatrali veri e proprio, costruiti in muratura. Tra questi, vale la pena ricordare il Teatro Olimpico di Vicenza, progettato dall'architetto Andrea Palladio. Io l'ho visitato quest'estate: potete trovare ulteriori informazioni sulla storia e sulla configurazione dell'edificio in questo post.

All'inizio del Cinquecento, gli attori si dividono in due categorie: i "dilettanti" erano giovani nobili che si dedicavano al teatro per diletto e per esercitarsi nelle arti oratorie, mentre gli attori "di mestiere" erano coloro che svolgevano la professione a tempo pieno. 
Questo ultimi, però, non vivevano necessariamente dell'attività teatrale, ma a volte affiancavano ad essa altri mestieri, come quello di banditore. La figura dell'attore professionista vero e proprio nascerà solo verso la metà del XVI secolo, con la Commedia dell'Arte.

Un'altra fondamentale differenza rispetto al teatro medievale è il passaggio dalla recitazione cantata a quella "a parole". Questo cambiamento si deve al fiorentino Domenico Barlacchi, detto Barlacchia. La rappresentazione della Frottola d'un padre che haveva due figlioli (1504-1505) a Firenze fu la prima ad introdurre quest'innovazione.
Il passaggio dal canto all'uso della parola permette di attribuire una crescente importanza alla psicologia del personaggio ed è un importante sviluppo verso la direzione che ha assunto il teatro moderno.

La nascita dell'Umanesimo, caratterizzato da una grande attenzione verso la classicità, favorisce la riscoperta dei testi teatrali latini. Le principali opere che vengono riportate in scena sono le commedie di Plauto e Terenzio e le tragedie di Seneca.
A Roma, questi testi vengono recitati in latino, come esercitazione accademica. In altri importanti centri del Rinascimento, come Mantova e Ferrara, le opere vengono invece recitate in volgare. Tra un atto e l'altro della rappresentazione, vengono inseriti degli "intermedi": brevi esibizioni di danza, musica o giulleria.
Questo aspetto è importante, perché accentua il carattere di spettacolo vero e proprio, distanziandosi dalla mera lettura in pubblico dei classici latini. Anche le scenografie vengono sviluppate e diventano man mano più elaborate.

Da questi "intermedi" musicati, si svilupperà poi un genere indipendente: il melodramma.
In particolare, la sua nascita è dovuta ad un gruppo d'intellettuali che si riuniva nel palazzo fiorentino di Giovanni De' Bardi e che prende il nome di Camerata dei Bardi. Quest'associazione cerca di riportare in vita l'antica tipologia del "recitar cantando" attribuita al teatro greco classico. Il risultato che ottengono è creare un nuovo stile, che poi si affermerà nel corso dei secoli successivi, grazie a Claudio Monteverdi e Pietro Metastasio.

Anche la tradizione medievale della sacra rappresentazione continua: questo genere viene portato anche nelle corti e si afferma soprattutto a Firenze.
La maggior parte degli autori di drammi liturgici rimane anonima, com'era tradizione nel Medioevo, tuttavia ne è stata tramandata una scritta da Lorenzo De Medici: La rappresentazione dei santi Giovanni e Paolo. Altri due importanti autori fiorentini sono Feo Belcari e Giovanni Maria Cecchi.

Ricostruzione di un "ingegno" progettato da Brunelleschi
A partire dall'inizio del Quattrocento, l'aspetto scenografico delle sacre rappresentazioni acquista ingegni, complesse macchine di scena che si muovevano grazie ad ingranaggi di legno. Queste macchine permettevano, ad esempio, di rappresentare il volo dell'arcangelo Gabriele verso Maria, durante la rappresentazione dell'Annunciazione.
maggiore importanza, grazie alla costruzione degli
La corte fiorentina, in particolare, si specializza nella costruzione di questo tipo di scenografie. Rimane celebre la Festa del Paradiso, il cui allestimento scenografico è curato da Leonardo Da Vinci.

Secondo Baldassarre Castiglione, questo è il primo testo teatrale scritto in italiano che non deriva da un classico greco o latino è la Calandria (1513) del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena.
Si tratta di una delle commedie più fortunate del Cinquecento e narra di due gemelli che, separati in tenera età, si ritrovano per caso a Roma. La loro vicenda si intreccia con quella di altri personaggi, in un succedersi di equivoci, travestimenti e scambi di persona.
Sin dal titolo, l'opera si distacca dalla tradizione classica, avvicinandosi invece alla novellistica medievale: il nome del protagonista richiama, sia per il nome che per la beffa che viene perpetrata ai suoi danni, il personaggio di Calandrino, che compare più volte nel Decameron di Boccaccio.

Uno dei più importanti autori e attori dell'epoca è Angelo Beolco, detto Ruzante (dal nome del personaggio più celebre del suo repertorio). I suoi ruoli prediletti sono comici, ma si esibisce anche come giullare e come attore tragico.
E' autore di alcuni testi in dialetto padovano, caratterizzati da una comicità farsesca e popolare. La più famosa tra le opere da lui scritte e recitate è La Moscheta, in cui il protagonista si traveste per mettere alla prova la fedeltà della moglie. La donna, però, scopre l'inganno e lo punisce.

Anche poeti e letterati celebri si dedicano alla drammaturgia: è il caso, ad esempio, di Niccolò Machiavelli. Una delle opere più popolari e rappresentate dell'epoca, infatti, è la Mandragola.
Un altro esempio è costituito da Ludovico Ariosto, autore di alcune commedie che, nonostante i rimandi all'ambientazione contemporanea, risentono in modo evidente del modello di Plauto e Terenzio.

Nella seconda metà del Cinquecento inizia a svilupparsi una struttura drammaturgica più rigida per la scrittura delle commedie. Tale struttura segue le regole enunciate nella Poetica di Aristotele, che sosteneva l'unità di argomento, di spazio e di tempo (la vicenda doveva svolgersi in una solo giornata). Questo contribuisce a rendere le trame più ripetitive e simili tra di loro.
Allo stesso tempo, si accentuano gli elementi spettacolari e scenografici della rappresentazione.

Spero che questo post sia stato interessante e che mi seguirete ancora in questo viaggio. Il prossimo mese ci sposteremo non solo nel tempo, ma anche nello spazio: lasceremo le italiche sponde per approdare sulle coste della perfida Albione. Ci aspetta un tale di nome William...

- dramaqueen



Immagine: il Teatro Olimpico di Vicenza
(Colorfoto Dalla Pozza)

8 commenti:

  1. Ho idea che la prossima sarà la mia preferita!
    Ma quindi... il moderno musical è in verità la forma teatrale che più si avvicina alle antiche?

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    1. Tutti adorano Shakespeare... io per prima :)

      In un certo senso, si può dire che tu abbia ragione.
      Il teatro è nato sotto forma di danze e canti rituali e nel teatro greco era presente il coro, che cantava e seguiva dei movimenti coreografati. Il genere musicale era probabilmente molto diverso da quello degli odierni musical, ma i canti e le danze erano fortemente intrecciati con le rappresentazioni teatrali antiche.

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  2. Bellissimo post, come tutti gli altri sulla storia del teatro! L'aspetto più curioso del teatro del Cinquecento è questa commistione, particolarmente evidente nella Mandragola, di spunti latini (e, tramite il filtro e le selezioni di Plauto, greci) e dell'influenza di Boccaccio, da cui scaturiscono situazioni paradossali e a sfondo satirico.

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    1. Grazie del complimento! Hai ragione: nel Rinascimento si cerca di riprendere lo stile dei classici, ma qualsiasi opera è inevitabilmente influenzata anche dal contesto culturale del tempo e dall'eredità del Medioevo.

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  3. Volevo fare la stessa domanda di Maria, ma mi ha battuto sul tempo e tu hai già risposto. :D

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    1. Accidenti... dovrai tornare indietro nel tempo e fare la domanda prima che la faccia lei! ;)

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    2. Impossibile... se tornassi indietro nel tempo e ponessi la domanda prima di Maria, eliminerei il motivo per cui avrei viaggiato indietro nel tempo, quindi non dovrei più viaggiare indietro nel tempo, ma se non viaggiassi indietro nel tempo, la domanda sarebbe ancora lì, quindi dovrei viaggiare indietro nel tempo per...
      Stai avvertendo quel fastidioso cerchio alla testa? La chiamano sindrome di Lazzara...

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    3. Ma io te l'ho scritto appunto per vedere quale paradosso spazio-temporale avresti tirato fuori :D

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