5 novembre 2014

Le pause

Prima regola delle pause: usale. Sono necessarie.
Immaginate se io scrivessi questo post e magari non solo questo ma anche tutti gli altri senza usare nemmeno un punto ma neanche una sola virgola proprio nessun segno di interpunzione fino alla fine della pagina e andassi avanti a raccontare di mille cose diverse senza mai fermarmi.
Siete arrivati senza respiro alla fine della frase, eh?

Voi, invece, ogni tanto fermatevi.
Sono sicura che Freddie Mercury avrebbe capito.
Ecco perché è bene usare le pause. Non solo perché l'attore deve riprendere fiato, ma anche e soprattutto per lo spettatore. 
Il cervello umano può assorbire e processare un numero limitato di informazioni al secondo. Se voi continuate a bombardare il povero ascoltatore di informazioni, non riuscirà più a seguirvi.
Certo, una pièce teatrale non è una lezione di algebra, però state raccontando una storia: lasciate allo spettatore il tempo per immaginare e ricreare nella propria mente quello che le vostre parole suggeriscono.

In particolare, se si tratta di una lettura interpretata, potreste rischiare di leggere troppo in fretta, magari per paura di annoiare l'ascoltatore.
Dovete sempre ricordare, però, che il pubblico non ha il testo scritto davanti e deve seguire solo le vostre parole. A voi potrebbe sembrare di essere lenti, ma chi vi ascolta ha bisogno di più tempo per registrare le parole, metterle insieme e comprenderne il significato. Tutto questo meccanismo può essere messo in crisi, se lo sovraccaricate di parole.

Non preoccupatevi, non risulterete noiosi. Le pause possono anche essere molte o molto lunghe, ma non annoiano gli spettatori se sono messe al posto giusto.


E' importante sottolineare che molto spesso, in una scena o in una lettura teatrale, le pause non coincidono con la punteggiatura.
Scommetto che, quando eravate alle elementari, vi hanno insegnato: dove c'è la virgola conta fino a uno, dove c'è il punto e virgola fino a due e dove c'è il punto fino a tre. 
Ecco, dimenticatevi queste regole. Non siete più bambini, giusto? Allora è il momento di iniziare a fare un uso consapevole delle pause.

Per lo stesso motivo sopra citato, nella lettura di una poesia o di una canzone le pause non coincidono con gli "a capo".
Facendo così, infatti, si ottiene l'effetto di una cantilena, che potrebbe far addormentare lo spettatore. O, nella migliore delle ipotesi, fargli pensare: "Perché non sono rimasto a casa mia a leggermi la poesia o ascoltarmi la canzone da solo? Avrei risparmiato i soldi del biglietto."

Ok, mi direte ora, abbiamo capito dove non bisogna mettere le pause. E allora, quando vanno fatte?
Prima di tutto, quando lo richiede il senso della frase. Non dovete inserire meccanicamente una pausa ogni volta che c'è una virgola o un punto, ma nemmeno dividere parole che assumono significato solo insieme. Vi farebbe sembrare un extraterrestre o uno straniero che non ha ancora imparato l'italiano.

Le pause vanno inserite:
> Quando si attua un cambio di intenzione o di immagine mentale nella frase. Il pubblico ne ha bisogno, perché altrimenti sarebbe sovraccaricato di informazioni;
> Prima di una parola dal significato importante, per sottolinearla;
> In un momento di particolare suspense, per aumentare l'attesa. In questo caso, in particolare, lo spettatore sarà attento ai gesti e ai dettagli che precedono la rivelazione, quindi una pausa non sarà fonte di noia. Anzi, creerà maggiore interesse per gli sviluppi successivi della vicenda.

Ecco un esempio di frase divisa secondo i cambi d'intenzione, ma senza separare le parole che devono essere vicine per assumere significato:
"Ma / anche se sono dentro una stanza, / mi basta / una finestra socchiusa, un tremore latteo / sul pavimento, un filo di luce dalla porta / e io so / che è arrivata." 
dal monologo "Mademoiselle Lycanthrope" di Stefano Benni

Ovviamente, questa è una suddivisione che è venuta spontanea a me, sulla base delle immagini mentali che mi sono creata. Ogni attore può proporre delle variazioni a seconda della propria sensibilità.

A questo punto, non vi resta che sperimentare.
So che concludo così praticamente ogni post tecnico, ma portate pazienza... è l'unico modo! Ogni attore ha bisogno di esercitarsi per capire le proprie possibilità ed individuare i propri limiti interpretativi. E, quando so tratta di questi ultimi, se possibile anche per superarli.

- dramaqueen

14 commenti:

  1. Come sai, io ho il problema delle "pause". Ne abbiamo già parlato in varie discussioni. Temo sempre che se mi fermo troppo il pubblico si annoi. Mi piace il ritmo incalzante, ma tu hai ragione a ribadire l'importanza di pause anche lunghe, se messe al posto giusto.

    Io curo molto la decisione di dove mettere delle pause e le divido tra brevissime, brevi, medie e lunghe, ma anche le più lunghe non lo sono mai troppo. Forse devo darmi una calmata? Ahaha!

    Un ottimo post, brava.

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    1. Questo è un argomento su cui devo migliorare anch'io (tra l'altro, mi hanno appena detto che nell'ultima registrazione che ho fatto ce ne sono troppe)... Però ho provato a mettermi nei panni dello spettatore/ascoltatore e a dare qualche indicazione di massima.
      Ecco, forse io sono troppo poco incalzante quando serve... XD

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  2. Senza pause, anche figurate, la gente si annoierebbe! :)

    Moz-

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    1. Certo... se non pause, almeno variazioni: altrimenti diventa tutto monotono!

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  3. Eeeh... ci sono momenti in cui è dura fare pause... come quando hai solo un'ora per parlare di un argomento lungo, denso e complicato (e magari un collega infame ti ha anche mangiato dieci minuti). :)

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    1. Credo, però, che i tuoi studenti sarebbero più d'accordo con me!

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    2. Beh, ovviamente non è che parlo a raffica, solo che bisogna andare più decisi, in quel caso. :)

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    3. Capisco il punto di vista dell'insegnante, ma io, come studentessa, sono una grande sostenitrice delle pause :)

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    4. Io sono un grande sostenitore del "datemi più ore, per favore!" In mancanza di ciò si rende necessario accelerare il ritmo. :)

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    5. Come tutti gli insegnanti... Beh, da figlia di insegnante capisco anche il tuo punto di vista...

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  4. Il conteggio delle pause citato a inizio post mi è completamente estraneo.
    Per il resto, io ho sempre letto velocissima e non per "paura di annoiare" o che altro. Avevo preso l'abitudine a leggere veloce, tanto quanto parlo, e mi veniva spontaneo. Soprattutto quando mi agitavo non ne potevo fare a meno. Ora invece leggo più lenta e quindi mi posso concedere le pause, messe tutte a sentimento.
    Poi boh: io nella mia testa immagino la punteggiatura, per crearle.

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    1. Una volta mi hanno detto: "Prova a leggere veloce quanto leggeresti a mente" ed era circa il triplo della velocità di una persona normale... Quindi non è il caso che io lo faccia nelle letture teatrali, anche perché resterei senza fiato e non scandirei le parole :)
      Per quanto riguarda la punteggiatura, è giusto usarla per decidere dove porre le pause, ma credo che seguire pedissequamente la punteggiatura suonerebbe un po' monotono.

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    2. Non mi sono mai fermata a pensarci a lungo... Può essere. Magari dipende anche dall'effettiva quantità di punteggiatura! :D
      Però lascio la parola agli esperti, che è meglio... XD

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    3. Non sono così esperta nemmeno io ;) Si sperimenta...

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