27 dicembre 2014

Esperienze personali #2 - Il passo più lungo della gamba

Il mese scorso vi ho raccontato dei miei inizi con il teatro e di come... beh... non me la cavassi proprio egregiamente. Ma questo ancora non spiega come mi sono messa in testa la folle idea con cui vi rompo le scatole da un anno e mezzo, con frequenza bisettimanale.
L'idea è arrivata mentre ero al secondo anno di liceo.

Dalla recita della scuola alla Hollywood Walk of Fame? Un passo decisamente troppo lungo!

Dato che l'anno precedente mi ero divertita a recitare nello spettacolo della scuola, ho deciso di iscrivermi di nuovo. Nel frattempo, però, avevo iniziato a guardare video ed appassionarmi alle arti recitative. Anzi, all'epoca ero più che altro appassionata di doppiaggio.

Così, da un momento all'altro, mi è venuto in mente: ma se questo mi appassiona così tanto, perché non potrei provare a farlo anch'io? All'epoca il mio sogno vero e proprio era quello di diventare doppiatrice (e ancora oggi non è una strada che mi dispiacerebbe), ma, a prescindere dalla forma di recitazione che avessi scelto, la strada da seguire era solo una. Dovevo mettermi a fare sul serio.

Ecco perché, quando è venuto il momento di scegliere la parte da interpretare, non mi sono accontentata di poche battute. Bando alla timidezza, io volevo mettermi alla prova!
Non so bene come, ma tra i pezzi proposti erano finite alcune scene di una tragedia greca e io le avevo messe tra le preferenze. Così, alla fine, mi ritrovai a fare proprio quello. Ecuba nelle "Troiane" di Euripide.
Aspettate un attimo. Una ragazzina alle prime armi che fa... la tragedia greca?
Dovevo essere proprio pazza. Sì, lo penso adesso e anche allora me n'ero resa conto. Quasi subito. Il punto è che ormai avevo detto di sì, perciò non potevo più tirarmi indietro.

Il primo, evidente, ostacolo sono stati i monologhi. Non so se l'avete mai notato, ma nelle opere greche ci sono tantissimi monologhi e sono davvero lunghi. Non vi renderete mai conto di quanto sono straordinariamente lunghi finché non proverete ad impararne a memoria uno.
Per fortuna, il regista ebbe pietà anche degli spettatori (che sarebbero stati ragazzi dai quattordici ai diciannove anni, ricordiamolo) e ci fece tagliare diverse frasi.

Tutti quei paroloni, quelle figure retoriche, quelle invocazioni agli dei, poi... difficili da ricordare e ancora più complicati da interpretare. Io frequentavo il liceo classico, quindi ero in parte abituata, ma di sicuro nella vita quotidiana non mi sarebbe mai venuto in mente di parlare con quel linguaggio forbito.
Recitare con delle parole che ci suonano strane e di cui a stento intuiamo il significato è abbastanza complicato, soprattutto perché ogni frase detta dal personaggio dovrebbe risultare il naturale possibile.

La difficoltà più grande, però, era sicuramente il dolore.
Ecuba era una regina e, a causa della guerra, ha visto la propria città distrutta, molti dei suoi figli uccisi e gli altri ridotti in schiavitù. Lei stessa, da regina, è diventata schiava del suo nemico. Come potevo io, ingenua quindicenne, esprimere tutto questo?
Ricordo che quando mi esercitavo, in camera mia, chiudevo gli occhi e immaginavo di non vedere niente intorno a me, solo rovine di una città rasa al suolo. Poi immaginavo che tutte le persone a cui volevo bene fossero morte.
Non so se questo abbia effettivamente dato qualche risultato nella mia interpretazione, ma io ci provavo con molto impegno.

Al momento della rappresentazione, poi, si aggiunse un altro ostacolo: per rendere meno statica la scena, il regista stabilì che io dovevo entrare passando prima attraverso il pubblico. Ricordo ancora i momenti di trepidazione, mentre aspettavo che il coro finisse di cantare la canzone immediatamente precedente alla mia scena, e io aspettavo appoggiata ad una colonna, seminascosta perché gli spettatori non si accorgessero che ero vestita con un costume di scena.
Quando il momento arrivava, poi, l'imbarazzo saliva, perché non è affatto semplice declamare i versi di Euripide guardando dei tuoi coetanei che ti fissano sbalorditi. Mi guardavano proprio come se fossi pazza (e in effetti non è detto che non avessero ragione), ma per fortuna sono sempre riuscita a mantenere la concentrazione sul mio personaggio. [Uso l'imperfetto invece del passato remoto perché lo spettacolo consisteva di tre repliche e non soltanto una]

Cosa ho imparato da quest'esperienza? Che, quando si fa il passo più lungo della gamba, è la gamba che si deve allungare.
Insomma, ogni tanto va bene lanciarsi in un compito che sembra troppo difficile per le nostre capacità, perché potremmo scoprire che, in realtà, è fattibile. O forse i risultati non saranno eccelsi, ma avremo comunque affrontato una sfida e capito meglio quali sono le nostre possibilità.
Quindi, se non abbiamo troppo da perdere, perché non farlo?

Nel mio caso, si trattava solo di una recita del liceo e non del teatro della Scala. Oltretutto, era una scena che non avrebbe in ogni caso riscosso un gran successo di pubblico [siate sinceri, chi di voi a quindici anni avrebbe apprezzato una tragedia greca?] perciò potevo permettermi di buttarmi.
Che ne dite, potreste farlo anche voi, ogni tanto...

- dramaqueen



27 commenti:

  1. Mi è sembrato molto da incosciente. Eppure a volte si ha proprio bisogno di questi atti da incoscienza, momenti nei quali si sta rischiando tutto.
    Inoltre mi sembra, almeno da quello che ho letto, che allora non l'avevi presa sotto gamba la faccenda.
    Sarebbe interessante rifare il pezzo adesso che hai un po' più di anni e già un po' più di esperienza.

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    1. Era da incosciente, ma alla fine era uno spettacolo della scuola, nessuno si aspettava che recitassimo a livello professionale. E' capitato un po' per caso, se ricordo bene quella scena non era nemmeno la mia prima scelta, ma l'avevo messa come seconda opzione.
      Io prendo seriamente tutto e quando si tratta di teatro, ancora di più! Da quando la mia testolina bacata si è fissata su quest'idea, non c'è stato più verso di fermarmi... ;)
      Hai ragione, sarebbe interessante rifarlo... Vedremo se capiterà l'occasione in futuro.

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    2. Alma, questa "incoscienza" è ciò che muove i primi passi di quasi tutti coloro che sono diventati teatranti. E' il senso del non pensato, del non programmato, che ti fa diventare attrice e da allora inizi un tuo percorso.
      Luz

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    3. Ben ritrovata, Luz! Sono contenta di sapere che non sono l'unica ad essersi buttata a capofitto in qualcosa di nuovo... Spero un giorno di diventare attrice a pieno titolo anch'io :)

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    4. Considera che non lo sono professionalmente. Ho una mia Compagnia, ne sono regista, adatto o scrivo i testi, recito, e credo ancora fermamente che il teatro, nonostante i seri problemi in cui versa, debba essere sostenuto e promosso sempre. Anzitutto con la maggiore qualità che possiamo offrire. Ben trovata anche tu, Elisa!
      Luz

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    5. E' comunque un grande lavoro e l'importante è che ci sia la passione!

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  2. Impossibile imparare a camminare senza provare a cadere :) La tua bravura è stata di non farti spaventare da Euripide!
    A 15 anni, no, ma alla mia età ci si rende conto facilmente che, senza i greci, oggi non ci sarebbe nulla.

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    1. Il mio guaio è che non mi faccio spaventare quasi da niente... Poi mi accorgo di aver fatto una cavolata, ma che la devo portare fino in fondo lo stesso. ^^"
      Anche alla mia età ci si rende conto dell'importanza dei classici... ma immagino che un gruppo di liceali avrebbe più facilmente apprezzato una scenetta demenziale!

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  3. Ciao Eli!
    Non sapevo volessi fare la doppiatrice... è un mestiere intrigante! :)
    Dunque... concordo con te sulla questione, difatti anche io spesso "mi butto", ed è giusto farlo. Perché no?
    Ho letto con piacere i tuoi "inizi"... certo un monologo greco è tosto, ma te la sei cavata egregiamente!!
    Mi hai fatto venire in mente che anche io ho portato un monologo (scritto da me) per un esame universitario... che ho dovuto recitare! Me ne ero dimenticato XD

    Moz-

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    1. Hai dovuto recitare per un esame? Oh mio Dio, ma perché sono andata a fare ingegneria?
      A quindici/sedici anni ero proprio fissata con l'idea di fare la doppiatrice. Ancora oggi non mi dispiacerebbe... vedremo dove mi porterà la vita!
      Tu non mi sembri uno che si risparmia, quando c'è da buttarsi in qualcosa di nuovo. E fai bene!

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    2. Diciamo che con la seconda laurea che ho preso (ramo comunicazione) gli esami erano quasi tutti strutturati in modo che alla classica teoria di libri-libri-tesine-libri-libri-progetti-libri seguisse spesso un laboratorio. E così, esattamente come ho dovuto costruire un reale sito web, o ho dovuto fare un progetto fotografico... ho pure dovuto inventare un monologo e recitarlo XD

      Moz-

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    3. Ripeto: sigh, ma perché ho fatto ingegneria?

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    4. Perché ti farà trovare lavoro :)

      Moz-

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    5. Speriamo, grazie del conforto ;)

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  4. Me la ricordo! A me eri piaciuta. Ovvio, eri alle prime armi e un po' rigida, tesa, chi non lo sarebbe stato?! Però mi eri piaciuta. :)
    Ci sarà un motivo se poi ti abbiamo incoraggiato sempre! ^_^

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    1. Ti avviso che d'ora in poi il tuo commento sarà: "Me lo ricordo!" per tutte le puntate successive :) C'eri sempre. Che cara... Io pensavo che mi incoraggiaste perché tanto sarebbe stato impossibile farmi cambiare idea... ;) Grazie!

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    2. Hahahah, ecco! Non vedo l'ora di ripercorrerle con te. :)

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    3. Grazie! Sarà un post al mese... a piccole dosi, come le medicine! ;)

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  5. Mi ha fatto molta simpatia questo post! Perché fai vedere con naturalezza e semplicità che quando si è più giovani capita di buttarsi in 'grandi imprese' per stupire se stessi e anche gli altri, ma spesso lo si fa anche ingenuamente! E mi è piaciuto anche il messaggio, certe volte serve fare passi più lunghi della gamba! :D

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    1. L'ho fatto di sicuro molto ingenuamente... E sono convinta che, ogni tanto, bisogna osare e se il risultato non è perfetto, amen... avremo comunque imparato qualcosa!

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  6. Avresti dovuto vedere l'anno in cui recitammo Goldoni... che strazio era venuto fuori...

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    1. Non ho scritto nulla sul risultato, forse è venuto uno strazio anche questo... Ma per fortuna in pochi se lo ricordano! Nelle recite della scuola, comunque, è abbastanza normale, dato che gli studenti non sono attori professionisti...

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    2. In realtà lì i problemi erano dovuti a diverse persone... ma partivano dalle registe.

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    3. Ti capisco... questi registi!
      Però io sono di parte: gli attori se la prendono sempre con i registi e i registi con gli attori... è una legge antica ;)

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  7. Quando tu ormai qualche mese fa hai postato i video dei monologhi del giveaway, mi sono messa in testa di impararne uno anch'io. Ho letto tutta una tragedia greca e scelto un passo. Poi mi sono ripromessa di impararlo a memoria e recitarlo non appena avessi avuto del tempo libero... ciò non succederà mai! Ahah!

    Però sei diventata un modello, mia cara DramaQueen, sappilo!

    Molto bello questo post! E, avendo io fatto un passo più lungo della gamba di recente (e sai di cosa parlo...) posso dire che o si allunga o si spezza. Vediamo!

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    1. Imparare a memoria è una sfida ogni volta... Però almeno ti sei scelta un modello facilmente raggiungibile e superabile :)
      Nel tuo caso, sono sicura che la tua gamba si allungherà, ma anche il salto da superare si accorcerà, perché ti verrà incontro. Non sei da sola ;)

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