10 dicembre 2014

Psicosi delle 4:48

Vi siete mai chiesti che cosa si provi a soffrire di depressione?
No, dico seriamente. Si sentono in giro tanti discorsi sul suicidio e sulle possibili motivazioni di un tale gesto, ma spesso sono fatti da persone che non si immedesimano minimamente nella situazione. La mente di una persona depressa non funziona come quella di una persona normale. Scatta qualcosa. E si iniziano a fare ragionamenti sbagliati, che vanno contro lo stesso istinto di conservazione.


Vi chiederete perché parlo a voi di depressione.
Se ci pensate, delle malattie del corpo si parla spesso. Perché bisogna sensibilizzare l'opinione pubblica, per incoraggiare la ricerca, ma soprattutto perché siamo essere umani, siamo empatici... è nostro dovere cercare di capire almeno un po' gli altri esseri umani che si trovano in una condizione svantaggiata rispetto alla nostra.
Non vedo perché questo discorso non dovrebbe valere per i problemi della psiche. Invece, questi ultimi sono spesso trascurati, considerati meno gravi, solo perché non hanno sintomi visibili dall'esterno.

L'incidenza dei disturbi depressivi è maggiore di quello che potreste pensare (in Italia, si calcola che l'11,2% della popolazione ne abbia sofferto almeno una volta nella vita)
Magari non ve ne accorgete, ma il vostro vicino di casa, compagno di banco, collega, zio, cugino ne è soggetto. Non ve lo auguro, ma ricordate che può capitare a tutti e un giorno potreste soffrirne anche voi, oppure qualcuno che vi è vicino...

Ecco perché ve ne parlo: bisogna conoscere il proprio nemico per poterlo combattere.
E la depressione è un nemico che purtroppo potreste trovarvi a fronteggiare, in prima persona oppure mentre cercare di aiutare una persona cara.

Allora, siete pronti per affrontare questo viaggio?
Non sarà facile e non sarà bello... ma conoscere il buio della depressione permette di vedere la luce della vita in modo diverso da prima, più consapevole. Tutto ha le proprie luci e ombre. Le ombre dell'animo umano possono essere davvero profonde, ma proprio per questo possono anche far scorgere, per contrasto, delle bellezze che altrimenti non avremmo notato.

Entrare nella testa di un'altra persona non è possibile ed entrare nella testa di chi è depresso sarebbe ancora più difficile. Ma l'arte di raccontare storie ha sempre aiutato l'uomo ad immedesimarsi in situazioni ed emozioni diverse, anche se mai vissute prima. Il teatro può rappresentare un'azione e trasportare lo spettatore al suo interno.

Se c'è un modo per avere quest'idea, quindi, credo che sia proprio un'opera teatrale: "Psicosi delle 4:48" di Sarah Kane.

Un attacco d'urla denota l'impellente collasso nervoso 
Solo una parola sulla pagina ed ecco il dramma. 
Io scrivo per il morto 
Per il mai nato 
Dopo le 4:48 non dovrei più parlare 
Ho raggiunto la fine della  desolata e ripugnante favola di un giudizio internato in una carcassa aliena, deformato dallo spirito maligno della maggioranza morale. 
Sono stata morta per molto tempo tornata alle radici 
Canto senza speranza al confine


Sarah Kane è stata una drammaturga inglese e ha veramente combattuto contro la depressione. Nonostante i problemi di salute, scrisse cinque testi teatrali e collaborò per un anno con Paines Plough, una compagnia teatrale che promuoveva scrittori emergenti.
Già ricoverata una volta a causa dei disturbi depressivi, nel gennaio 1999 fu portata al King's College Hospital di Londra, perché aveva ingoiato 150 pillole di antidepressivi e 50 di sonnifero. Due giorni dopo, lasciata per errore per 90 minuti, si suicidò impiccandosi nei bagni dell'ospedale. Aveva ventotto anni.
"Psicosi delle 4:48" è la sua ultima opera. Fu messa in scena per la prima volta il 23 giugno 2000, quasi un anno e mezzo dopo la morte dell'autrice.
Le 4:48 erano l'ora in cui spesso Sarah si svegliava, durante la notte.

L'opera rappresenta i pensieri di un personaggio affetto da depressione clinica.
Non c'è una vera e propria trama, né una suddivisione delle battute per i diversi personaggi, né indicazioni di scena.
Alla rappresentazione originale, presero parte tre attori, ma le modalità della messa in scena possono variare molto, a seconda della visione del regista. Il testo può essere recitato da un unico attore come monologo, oppure viceversa le voce di molti attori si possono intrecciare in un coro.

Tutto è interpretato come viaggio dentro una mente inquieta, malata, che a volte riesce ad esprimere il suo pensiero in modo lineare, sotto forma di monologo, e altre volte si divide per dialogare con sé stessa, quasi in una forma di schizofrenia.
Sarah Kane non intendeva dare una rappresentazione generalizzata e completa di tutti i sintomi della depressione. Al contrario, la visione è estremamente soggettiva. L'opera vuole dare al pubblico un'idea di come appare la depressione vista dall'interno, portando come esempio molti casi particolari in cui è possibile immedesimarsi.

Già all'inizio, il personaggio esprime i pensieri caratteristici di chi soffre di questo disturbo: tristezza, insoddisfazione, mancanza di voglia di svolgere qualsiasi attività, impossibilità di svolgere i normali compiti quotidiani, odio per se stessi, visione del futuro solo come un vuoto minaccioso che incombe.

Sono triste
Sento che il futuro è senza speranza e le cose non possono migliorare
Sono stufa e insoddisfatta
Sono un fallimento completo come persona
Sono colpevole, vengo punita
Vorrei uccidermi
Prima riuscivo a piangere ora sono oltre lacrime
Ho perso interesse negli altri
Non riesco a prendere decisioni
Non riesco a mangiare
Non riesco a dormire
Non riesco a pensare
Non riesco a vincere il senso di solitudine, di paura, di disgusto


Un tema ricorrente è, come ci si potrebbe aspettare, l'idea del suicidio.
Questo pensiero attraverso spesso la mente di chi è depresso. Le connotazioni possono essere varie, ma solitamente la morte è vista come l'unica, disperata via d'uscita, l'unico modo di fermare la sofferenza che sommerge, annega, toglie l'aria. Il tentativo di togliersi la vita è un impeto, un gesto non controllato dalla ragione, una volontà di scappare dal dolore che ormai è diventato insopportabile.
Nelle parole pronunciate dal personaggio, invece, il suicidio sembra una decisione presa lucidamente:


Alle 4 e 48
quando la disperazione mi fa visita
mi impiccherò
al suono del respiro del mio amante
Io non voglio morire
mi sono depressa così tanto al pensiero della mia mortalità che ho deciso di suicidarmi
Io non voglio vivere
Sono gelosa del mio amante addormentato e desidero ardentemente quel suo stato di incoscienza indotto
Quando si sveglia lui invidierà la mia notte insonne di pensieri e discorsi non impastati
dai farmaci
Ho deciso di consegnarmi alla morte quest'anno


La rabbia velenosa che sputa in faccia ai medici che non capiscono, che non la sanno curare, che dovrebbero aiutarla ma riescono solo a peggiorare la situazione.
La decisione di prendere o non prendere i farmaci. Di inibire o non inibire le proprie sensazioni. Una lobotomia chimica. Dosi di medicine. Tot milligrammi al giorno. Effetti collaterali.
Il rapporto travagliato con un amore che l'ha fatta soffrire. Che ama, ma anche odia, forse una delle due più dell'altra ma non si sa quale. La forza distruttiva che vorrebbe ripagare questa sofferenza con altra sofferenza.
L'autolesionismo. Perché una persona dovrebbe tagliare il suo stesso corpo? Non riesce a spiegarlo, eppure continua a farlo.
Sensi di colpa, soffocanti. Per azioni che non ha commesso, o forse sì. La depressione è colpa sua? Chi la guarda, la considera colpevole?

La linea di pensiero coerente smette di funzionare.

Ancora acqua scura
profonda come sempre
fredda come il cielo
ferma come il mio cuore quando la tua voce se n'è andata
devo ghiacciare all'inferno
certo che ti amo
mi hai salvato la vita
vorrei che non l'avessi fatto
vorrei che non l'avessi fatto
vorrei che mi avessi lasciata sola


Questi sono alcuni dei pensieri che potrete trovare dentro una mente depressa. Vi auguro di non trovarli mai dentro la vostra.

Ora prendete un bel respiro. Guardate il sole, fuori dalla finestra.
Il buio esiste. Il buio esiste dentro di noi, ma è possibile uscirne. Dopo aver visto il buio, la luce illumina di più. Appena si riemerge dall'inferno, camminare sulla terra sembra meraviglioso come un miracolo.

La depressione esiste, ma si può combattere.
La depressione è terribile, ma è anche un'opportunità per immergersi nelle profondità della vita. Avendo visto l'ombra più completa, si può comprendere la luce.

Se ne avete sofferto, non vergognatevi. Se conoscete qualcuno che ne soffre, non costringetelo a vergognarsi di quello che ha passato.
La sofferenza esiste, è un dato di fatto. Nella vita, prima o poi tutti dobbiamo affrontarla. Il problema è che essa può prendere forme diverse, da persona a persona. Noi dovremmo sforzarci di comprendere gli altri esseri umani e di non sminuire la loro sofferenza: anche se ha un aspetto diverso da quello che abbiamo sperimentato noi, non vuol dire che non sia reale.
E, in casi come questi, la comprensione può fare davvero molto.

- dramaqueen




Ho parlato di questo argomento anche in: Robin Williams, mio capitano


21 commenti:

  1. Bellissimo post Elisa!
    Non mi dilungo con le mie questioni personali, ma la depressione è una brutta bestia, e troppo spesso è sottovalutata. Guarire è possibile, forse, ma è un percorso così difficile e lungo che, secondo chi ne soffre, non varrebbe la pena di intraprendere.

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    1. Grazie per il complimento!
      Che guarire sia possibile è dimostrato da moltissime testimonianze di persone che ci sono riuscite. E' vero anche che non è facile, ma sono convinta che ne valga la pena.

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  2. Non aggiungo nulla.
    Se non che attualmente la società ci sguazza felicemente sopra: oramai la gente fa a gara per dichiararsi più depressa degli altri.
    Post molto intenso!

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    1. Se tu non trovi nulla da ridire, allora posso senz'altro ritenermi soddisfatta! :)
      E' verissimo anche quello che dici tu: molte, troppe persone, millantano disturbi depressivi solo perché per un periodo si sentono tristi e vogliono avere qualcosa di cui lamentarsi. Ciò, purtroppo, danneggia le persone veramente malate, perché in questo modo il loro problema (molto serio) ne risulta sminuito. Così, anche chi ha un disturbo serio viene additato come "quello che si lamenta per nulla". E' importante saper distinguere le situazioni.

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    2. Esattamente!
      Poi be'... Non si può nemmeno pretendere che il depresso venga accolto a braccia aperte... E non è cattiveria, ma un discorso proprio emotivo, purtroppo...

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    3. Beh, purtroppo non si può fare chissà che, ma un minimo di empatia...
      Se uno viene da te e ti dice che ha la febbre, ovvio che non puoi fargliela passare, ma nemmeno gli dici: "C**** tuoi"... Gli dici che ti dispiace e gli dai un bustina di Tachipirina, se ne hai...
      Dovrebbe essere più o meno lo stesso atteggiamento, anche se è una malattia diversa. Tradotto: gli dimostri un minimo di vicinanza, anche se sai di non poter fare più di tanto... :)

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    4. Non è una critica, era solo un esempio per farti capire qual era la via di mezzo che intendevo :)

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    5. Sì sì, ma infatti!
      È che devi lasciare stare. Mi faccio mille elucubrazioni su queste cose, visto che dovrebbero essere il mio campo. Ma il mio vero problema sono i borderline, ahahah!

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    6. Come non detto... Non interferisco nelle tue elucubrazioni ;)

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  3. Complimenti per il post, Elisa! Molto bello e sentito... La depressione è un tema di cui è fin troppo facile parlare a sproposito, invece il tuo discorso è sensato e interessante. E c'è un enorme bisogno di sensibilizzare la gente al tema, visto che ancora oggi un depresso invece che trovare aiuto, spesso trova solo chiusure e derisioni. La conoscenza di questa malattia è uno dei pochi sentieri possibili per far sì che queste persone possano trovare un po' di comprensione quando tendono una mano in cerca di aiuto... troppo spesso, ancora oggi, quelle mani tese ricadono nel vuoto e non sempre trovano il coraggio di chiedere aiuto una seconda volta.

    P.S. Quest'opera teatrale deve essere da brividi...

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    1. Ti ringrazio per i complimenti. Mi piacerebbe contribuire a sensibilizzare le persone su questo tema, troppe volte sottovalutato.
      Come dicevo a Maria, ci sono persone che si lamentano per nulla, ma ci sono anche persone che hanno davvero bisogno di aiuto e vengono allontanate o non trovano a chi rivolgersi. In questi casi, penso che la comprensione sia davvero importante.

      Quest'opera teatrale deve essere davvero molto intensa e difficile da interpretare, ma un giorno mi piacerebbe portarla in scena... E' uno dei miei sogni nel cassetto, chissà se ci riuscirò...

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  4. Considerata la bellezza di questo post che non è affatto una 'moralizzazione' della questione, io posso dirti che con questo argomento ci ho viaggiato spesso, non in prima persona per fortuna ma sin dal liceo ho conosciuto persone affette da gravissimi problemi di autostima e di comunicazione.

    Io ho avuto sempre le antenne ben tese riguardo certi tipi di difficoltà e ricordo ancora il pomeriggio in cui insieme ad un mio amico andammo a casa di una mia compagna di classe che voleva uccidersi cercando con dura dolcezza di farle capire che non era sola, per fortuna poi le cose sono andate per il meglio nel suo caso, ma ad esempio un mio conoscente si è suicidato quest'estate con la 'facciata della delusione d'amore', ma pur non essendo sua amica sapevo e avevo capito che le ragioni dietro alla sua scelta erano molte, forse troppe e non era mai riuscito a parlare con nessuno.

    Questo argomento mi fa venire in mente tante cose relative al discorso sui muri fatto da Obsidian, al discorso sulla morte fatto su un altro blog e ti ripeto quest'ultima esperienza di cui ti ho parlato racchiude tutto questo. Non è un argomento semplice, non sai mai se la persona che vive un dato problema riesca o sia disponibile a parlarne, molti si chiudono ancora di più, non sai se una parola detta per bene risulti un'arma doppio taglio invece... insomma è difficile.

    Di sicuro quest'opera deve essere molto bella e difficile da comprendere oltre che da interpretare.

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    1. Mi fa piacere che tu abbia capito l'intenzione del mio post: non volevo proporre soluzioni universali né tanto meno moralizzare, ma solo esporre un punto di vista. Neanche Sarah Kane ha mai voluto descrivere una verità assoluta con la sua opera, ma solo proporre un'esperienza personale (o più esperienze di più persone raggruppare in una sola).
      Questo appunto perché le risposte sono molto difficili da dare, in questi casi. E forse nemmeno chi ha studiato psicologia per anni ed anni potrebbe dare una soluzione univoca. Come dici, giustamente, anche tu, questi casi sono molto complicati.

      Ti ringrazio per il commento e per aver condiviso le tue esperienze... purtroppo quello che hai raccontato conferma la mia tesi: la depressione è un male più diffuso di quello che si pensa. Ecco perché credo che sia bene parlarne e diffondere la consapevolezza che chi ne soffre deve essere aiutato, non ostracizzato.

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  5. Molte persone non comprendono quanto male possono fare. Ci sono quelli che studiano i tuoi punti deboli e poi colpiscono lì dove fa più male, sapendo che è una zona vulnerabile, perchè è un modo per sentirsi più forti quello di dimostrare la propria superiorità.
    Bella superiorità con chi magari è a terra e non può difendersi.
    In genere chi subisce ha la forza d'animo di passarci sopra e dopo una nottata passata a fissare il soffitto cercando con difficoltà di prendere sonno, al mattino tutto è passato. Ma c'è anche chi non ce l'ha questa forza, chi si lascia andare.
    Mi chiedo sempre se quelle persone che si sentono così superiori abbiano idea delle paranoie e degli abbattimenti che sanno provocare e se gliene importa qualcosa.

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    1. Hai trovato la persona sbagliata a cui porre questa domanda, temo... Io non sono brava ad essere cattiva!
      E' difficile sopportare episodi di questo tipo, soprattutto le prime volte. Poi ci si fa un po' l'abitudine e si impara a non dare importanza all'opinione di persone che non meritano la nostra considerazione.
      Devo specificare, però, che, per quanto ne so io, i disturbi depressivi sorgono in conseguenza di una causa scatenante (anche un dettaglio minuscolo, di cui non ci si accorge se non ragionandoci a posteriori), ma non sempre di tratta di insulti o maltrattamenti da parte di altre persone.

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  6. Un post molto toccante. Complimenti. La depressione è indubbiamente uno dei mali oscuri dell'era moderna, uno dei più grandi problemi delle città metropolitane (ma non solo) che probabilmente un giorno, se non cominciamo a guardarci indietro, uscirà allo scoperto e diventerà fenomeno di massa.
    Non credo nella statistica che dice che l'undici per cento della popolazione italiana ne ha sofferto almeno una volta nella vita. Il mio scetticismo non è tanto nella percentuale, quanto relativo alla possibilità che possa succederci "almeno una volta" per poi sparire. La depressione è un fenomeno molto più grave e non va confuso con quegli stati d'animo che derivano da una delusione amorosa o da una bocciatura professionale. Ho vissuto nella mia vita entrambe le cose, anche più di una volta, ma non mi è mai passata nemmeno lontanamente per la mente la possibilità di farla finita. La depressione, quella vera, porta invece a dei comportamenti assolutamente illogici e sproporzionati alla causa scatenante. Io personalmente faccio davvero fatica a comprendere.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti.
      La statistica non me la sono inventata: è presa dal sito del Ministero della Salute (vedi link). Non so bene con che parametri sia stata calcolata la percentuale, ma volevo inserire un dato quantitativo per mostrare che il problema non è così marginale come può sembrare.
      La depressione è certamente un problema molto più grave della tristezza per una delusione amorosa o simili, ma ho letto testimonianze di persone che ne sono uscite. Di certo non si può guarire di botto: si impiegano mesi o anni e serve l'aiuto di terapie adeguate, però guarire è possibile.
      Credo che l'espressione "almeno una volta nella vita" fosse usata per dire che ci possono essere delle ricadute a distanza di tempo, come accade anche con altre malattie.

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  7. ciao, scusa se ti disturbo, penso sia passato molto tempo da quando hai pubblicato l'articolo, ma vorrei chiederti se per caso sai come procurarsi online il testo di psicosi delle 4.48.... anche io, come te da quanto ho letto l'ho adorato, ma non riesco a trovare il testo integrale tradotto in italiano, ma solo qualche pezzo

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    1. Ciao e benvenuto. Io ho trovato il testo integrale su Scribd, lo trovi qui: http://it.scribd.com/doc/65535421/Kane-Sarah-Psicosi-delle-4-e-48#scribd

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    2. oh ti ringrazio!

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