28 gennaio 2015

Esperienze personali #3 - Non esistono piccoli personaggi...

... ma solo piccoli attori.
Però i personaggi grandi sono più belli e danno più soddisfazioni, inutile negarlo. Come non si può negare che è bello partecipare, ma vincere è sicuramente meglio. Ma lo saprete meglio di me: nella vita non si può sempre avere quello che si vuole, quindi se ci viene assegnato un piccolo personaggio, bisogna accettarlo.


Ne avevo già parlato in uno dei primi post di questo blog: Piccoli personaggi.
E' molto probabile che non l'abbiate mai letto, dato che all'epoca avevo appena aperto il blog e mi seguivano in tre.
Si tratta di un articolo molto breve (non so neanche se si possa definire pienamente un articolo) ma vi rimando ad esso perché vi sono contenute tutte le considerazioni teoriche sul caso e la mia opinione non è cambiata da allora.

Queste considerazioni possono essere riassunte così: le piccole parti forse non riusciranno a dare grandi soddisfazioni, ma l'attore deve dare il meglio ugualmente, perché la qualità dello spettacolo dipende anche dal suo ruolo.
Queste riflessioni non sono nate su base astratta, ma da una delle mie esperienze personali. Perciò, se nell'articolo che vi ho linkato, potete trovare il riassunto della mia filosofia sul tema, qui vi posso raccontare come sono andata veramente le cose.

Classe terza superiore. Anno scolastico 2008-2009. 
L'anno precedente avevo avuto modo di mettermi alla prova con un pezzo decisamente impegnativo. Non mi sentivo proprio così brava, ma credevo di essere un po' migliorata e avevo voglia di affrontare qualcosa di nuovo. 
Le novità di quell'anno però, non mi sono piaciute molto. Il regista aveva deciso di presentare uno spettacolo unico, invece di tante piccole scene come gli anni precedenti: questo significava molto spazio per i protagonisti e pochissimo per tutti gli altri.

Ancora i Greci. Questa volta, per fortuna, una commedia: "Le donne al parlamento" di Aristofane
Perlomeno c'erano molte parti femminili, ma quelle di un certo rilievo erano solo cinque: la protagonista, Prassagora, che convince le altre donne a fingersi uomini e ad andare a votare in parlamento, poi tre vecchie e una bella giovane che litigano per avere lo stesso ragazzo.
Le parti delle tre vecchie furono assegnate a chi recitava già da qualche anno, quella della giovane anche. Rimaneva solo Prassagora... io tentai, ma niente. Anche quella venne assegnata ad un'altra. Intendiamoci: molto probabilmente tutte queste ragazze erano davvero più brave di me, ma al momento ci rimasi male e la mia oggettività risentì un poco di quella delusione.

A me rimase, ancora una volta, il personaggio stupido: una donna (nome imprecisato, Aristofane non si degna nemmeno di nominarla) che vuole andare all'assemblea portandosi dietro la lana da cardare.
Ovviamente, tutte le altre se la prendono con lei, perché non vogliono che nessuno si accorga del fatto che loro in realtà sono donne. Si sono fabbricate delle barbe finte, hanno rubato i mantelli e i bastoni ai loro mariti, insomma hanno fatto tutto per benino... e questa vuole farsi scoprire, svolgendo un'attività che un uomo non si sognerebbe mai e poi mai di fare!
A nulla valgono le proteste della povera donna: "Ho i bambini nudi, devo vestirli con qualcosa!" Le altre proprio non capiscono le sue ragioni e le impongono di mettere via la lana.

In realtà, dal punto di vista dell'osservatore esterno, l'atteggiamento delle altre donne del gruppo era totalmente logico e quello del mio personaggio era semplicemente stupido. Da qui nasce l'effetto comico della scena.
Comprendere delle motivazioni palesemente stupide è più difficile di quello che sembra (soprattutto per persone come me, che si credono intelligenti). Io, però, come attrice, dovevo capire le ragioni che portavano questa donna a voler a tutti i costi cardare la lana in assemblea e a sostenere con convinzione le proprie ragioni di fronte a Prassagora. Quell'attività non poteva proprio essere rimandata, nella mente del mio personaggio. Io dovevo capire perché, immaginarmi tutta la storia che poteva esserci dietro e farla mia.
Perché forse è vero che non esistono piccoli personaggi: esistono personaggi che compaiono sulla scena per poco tempo, ma tutti hanno una loro caratterizzazione, una loro storia. Ed ecco che, attraverso la sua immaginazione, l'attore riesce ad "ingrandire" il proprio personaggio al di fuori dei confini del testo. In questo modo, dirà poche battute, ma tutte risulteranno realistiche.

E poi, bisogna dire anche che la lana ce l'avevo davvero: una gigantesca massa arruffata che riempiva un'intera borsa e occupava un bel quadrato di pavimento, quando la spargevo sul palco per mostrarla a tutti.
Ora che lo richiamo alla mente, in effetti, serviva una notevole dose di maestria per tirare fuori in fretta tutta quella lana e soprattutto per rimetterla nella borsa in tempo utile per non intralciare lo svolgimento della scena successiva.

Insomma, non è stata tutta fatica sprecata e alla fine ho imparato qualcosa lo stesso. E' stato un esercizio di immedesimazione, di destrezza, di pratica sul palcoscenico (che non fa mai male) e anche di spirito di gruppo.
Il personaggio può essere piccolo, ma permette comunque di lavorare e costruire qualcosa insieme agli altri attori. O a passare del tempo tutti insieme nelle pause. Magari non rimarrà imperitura memoria della vostra interpretazione, ma voi vi sarete divertiti e questo è altrettanto importante.
A volte mi dimentico che il teatro non è solo stare al centro della scena, ma anche stare in gruppo...

- dramaqueen




Potete trovare le esperienze precedenti qui:

#2 - Il passo più lungo della gamba



 Questo post partecipa all'iniziativa "Una parola al mese" del blog di Romina Tamerici 
 La parola di gennaio 2015 è imperituro 



Image by Tobias Haase (on Flickr)
Creative Commons Attribution License

12 commenti:

  1. Si dice anche per chi scrive: quando si introduce un personaggio, per piccolo che sia, deve comportarsi come se fosse lui, il protagonista. Perché, dal suo punto di vista, lui è davvero il protagonista della sua storia e gli importa assai poco del fatto che noi, invece, ne stiamo raccontando un'altra :)

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    1. Praticamente in ogni post che scrivo ci sono delle corrispondenze con la scrittura... interessante!
      Comunque hai capito esattamente quello che intendevo: noi, nella nostra vita reale, agiamo sempre come protagonisti della nostra storia. Se però tu dovessi raccontare la storia della tua vita, immagino che io, blogger con cui hai qualche sporadica interazione virtuale, avrei soltanto una minima particina, no? Eppure sono un personaggio reale e, in quelle poche interazioni con il protagonista, mi comporto da persona reale.

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  2. Oddio, quello spettacolo mi fece morire! Anche se non ricordo come finisce, ahahah.
    Comunque sono d'accordo. Per quanto riguarda il recitare non lo so direttamente, ma collegandomi a Michele mi capita quando scrivo: a volte penso ad alcuni personaggi, elementi di un momento, un incrociarsi fortuito col/coi protagonisti, ma che si portano dietro tutta una loro bella storia, intensa e degna di nota. Mi fa quasi soffrire non avere lo spazio per farli vedere appieno!
    Paradossalmente, trovo siano molto più importanti quelli dei protagonisti (nelle storie in generale). Di solito sono "i piccoli" che staccano o danno il suggerimento o fanno riflettere, ecc ecc. :)

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    1. Finisce con una grande festa in cui tutti si ubriacano, come la stragrande maggioranza delle commedie di Aristofane. Solo che io non c'ero alla festa... probabilmente ero a casa a cardare questa benedetta lana... XD

      Nelle storie può essere proprio un piccolo personaggio ad innescare il cambiamento di tutta la trama. Quindi, direi che in questo caso importa più la quantità che la qualità: ci sono personaggi costantemente presenti ma che non compiono mai azioni degne di note e piccole parti molto significative. Anche in teatro è così.

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  3. Leggere le tue esperienze teatrali mi piace sempre molto. E anche i piccoli personaggi sono importanti, secondo me.

    Ti ringrazio anche per aver aderito a "Una parola al mese"... dopotutto, come dici tu, partecipare è bello, ma vincere è meglio, no? Ahah!

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    1. Non dovevo scrivere quella frase... Ora tutti pensano che io sia una persona iper-competitiva!
      Quale effettivamente sono... ^^" mi sa che devo darmi una calmata...

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    2. Per tutti blogger, io sono "quella iper-competitiva" e "quella che fa sempre di testa sua modificando le regole"... insomma dai, poteva anche andarmi peggio ;)

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  4. Al mio primo anno in una compagnia teatrale io ho interpretato la parte di Godot. Non so quanti dei presenti avessero capito l'ironia del mio personaggio...

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    1. La prima volta che me l'hai detto pensavo fosse una battuta... Allora mi devi spiegare questa storia!

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    2. OK. In altro contesto sarebbe una battuta, si.
      Al primo anno di liceo recitati in uno spettacolo che consisteva nel proporre la fiaba di cenerentola come l'avessero scritta dei famosi autori teatrali... Goldoni, Brecht, Garinei e. Giovannini. In quella ispirata a Beckett io facevo la parte di Godot, e l'ironia era che entravo davvero in scena.

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    3. Ah, ecco, adesso è molto più chiaro! Che bella idea, mi sarebbe piaciuto vedere lo spettacolo :)

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