24 gennaio 2015

In equilibrio tra due estremi

Quando ho provato la famosa audizione per l’Accademia d’Arte Drammatica, ho incontrato una ragazza un po’ insicura, perché diceva di avere poca esperienza.
Aveva iniziato a fare teatro perché leggendo brani in prosa e in poesia si era sentita particolarmente coinvolta, quindi aveva voluto provare a recitare. Però la sua paura era: “Quando leggo io mi emoziono tantissimo, ma non so se sono capace di trasmettere quest’emozione anche agli altri.”


Non l’ho mai sentita recitare, perciò non vi posso dire se la sua paura fosse fondata oppure no. Purtroppo, non ci siamo più incontrate dopo quel giorno. Però vi posso dire che spesso la sua paura è anche la mia e credo che anche molti altri attori (soprattutto agli inizi della loro carriera) la condividano.

Si dice spesso che il compito dell’attore è immedesimarsi nel personaggio, ma questa definizione è incompleta: un attore deve immedesimarsi ma allo stesso tempo saper esprimere l’emozione che prova e comunicarla al pubblico.
Si può dire, quindi, che il suo lavoro sia costantemente in equilibrio tra due estremi. Naturalmente, bisogna fare attenzione a non pendere troppo né da una parte né dall’altra, eppure il rischio è sempre presente.

Da un lato c’è l’attore troppo concentrato su se stesso. Studia per bene la sua parte, conosce bene il testo, lo approfondisce con ulteriori studi e arriva ad amarlo profondamente perché sente ogni parola risuonare nel suo animo.
Capisce il personaggio, si interroga sulla personalità che dovrà dargli, sulle sue emozioni, sulle sue paure. Ne conosce tutte le luci, tutte le ombre e le sfaccettature. Se gli fate una domanda, saprà rispondervi proprio come se l'identità del personaggio fosse entrata in lui (o in lei).
Ma, quando lo vedrete sulla scena non vi emozionerà. Tutta questa ricchezza d'animo, infatti, rimane inespressa e non riesce a superare la parete che separa l'attore dell'osservatore esterno. Chi recita in questo modo probabilmente sarà soddisfatto della sua interpretazione, perché si sentirà di essere davvero stato nel personaggio, ma al pubblico non sarà arrivato niente di tutto ciò.

Dall’altro lato, c’è quello che si può definire “over-acting” oppure attore esagerato (ne ho parlato anche in questo post). Questo tipo di attore pensa più ad apparire che ad essere. Pensa troppo al pubblico e troppo poco all'interiorità del personaggio.
Di conseguenza, si produce in movimenti inutilmente ampi, gesti plateali che non sono mossi da una vera intenzione, toni di voce troppo enfatizzati e non naturali. E' tutta scena, ma l'attore non sente veramente l'emozione che in quel momento dovrebbe sentire il personaggio: cerca solo di imitarla.
Ma tutti sappiamo che l'imitazione è qualcosa di falso, mentre la recitazione deve essere sincera. Neanche questo attore, perciò, riuscirà ad emozionarvi quando lo guarderete.

Di che cosa avrebbero bisogno queste due tipologie di attore, per essere veramente in grado di coinvolgere gli spettatori?

Il primo ha bisogno della tecnica e dell'esercizio: infatti ha già dentro di sé una buona base per riuscire a costruire un personaggio convincente. Quello che gli serve è imparare a camminare, parlare, muoversi come il personaggio richiede. Insomma, farlo uscire dal suo guscio, perché anche gli spettatori possano vederlo, percepire il suo stato d'animo, condividere le sue emozioni.
Non solo: chi ha questo problema, solitamente ha bisogno di prendere confidenza con le proprie emozioni, perché spesso si tratta di persone molto timide o insicure che non hanno il coraggio di esprimersi appieno neanche nella vita reale.

Il secondo, invece, ha bisogno di lavorare maggiormente sull'interiorità. Deve sviluppare l'identificazione con il personaggio, capirlo, adottare i suoi stati d'animo come se fossero i propri. Capire qual è la differenza sostanziale tra essere una persona triste e fare la persona triste.
Ma, per rendere realistica la sua interpretazione, ha bisogno anche e soprattutto di ricordare che dietro ad ogni battuta c'è un'intenzione e che ogni gesto deve avere una motivazione ben precisa, non deve essere fatto "perché così è scritto sul copione" (ne ho parlato anche in questo post).

Soprattutto all'inizio, è difficile non commettere questi sbagli, anche perché succede che, cercando di evitare uno, si cade nell'errore opposto. Il bravo attore è quello che riesce a mantenere il costante equilibrio tra questi due estremi, come il funambolo che cammina su una corda e deve stare attento a non cadere né da una parte né dall'altra.
Non sembra semplice, ma... chi ha detto che il mestiere dell'attore è facile? Io vi avevo avvertiti fin dall'inizio!

- dramaqueen



Immagine da Pixabay

12 commenti:

  1. Cara Drama Queen, argomento spinoso per i tanti che esercitano questa arte. Come regista, mi sono imbattuta e sempre credo mi imbatterò in tanti interpreti che fanno seria fatica a comprendere i contenuti del testo. Voglio esibirsi, a tutti i costi apparire, in quell'inutile esserci che guasta tanto teatro. Ma non sono in grado di creare la vera immedesimazione e di conseguenza emozionare, perchè non sono all'altezza di questa pratica. Ci vuole enorme sensibilità. Ma credo che ci voglia forse soprattutto una certa base culturale.
    Luz

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    1. Purtroppo, di interpreti del genere se ne vedono anche in televisione... Ma non dico altro, non è detto che io sia tanto meglio (anche se mi sembra di appartenere di più al primo tipo che al secondo).
      Non avevo riflettuto sulla preparazione culturale, ma è vero che anche quella aiuta a conoscere il testo e a comprenderne le sfaccettature. Secondo me, però, deve sempre essere unita ad una buona dose di empatia nei confronti del personaggio (nel senso etimologico della parola, cioè di sentire la stessa emozione).

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  2. Non ti dico quando l'interprete è anche autore di ciò che va a recitare... nonostante conosca benissimo la parte, per qualche ragione è molto più difficile....

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    1. Non ho mai letto o recitato qualcosa di mio... Però mi state incuriosendo parecchio con questi discorsi sul rapporto tra autore e lettore del testo, quindi credo che prima o poi ci proverò...

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    2. Sììì, prova prova!!!
      È un esercizio in più. ;)

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    3. Ho già in mente una cosina... Però devo trovare qualcosa di decente di mio da leggere! XD

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  3. Essere attori è un'arte e quindi si ha bisogno di imparare a padroneggiare diversi strumenti tecnici ed emotivi. Due anni fa ho fatto parte di uno spettacolo di una compagnia super-mega.-iper-amatoriale su richiesta esplicita di un amico il cui padre era il 'capo-comico'. Alle prove mi stava venendo il mal di testa, non essendo un'attrice ma trovandomi lì per caso ho assistito a persone che trattano le opere come poesie da imparare a memoria, qualcuna aveva la passione ma il lato tecnico non veniva mai affrontato, non c'era una crescita né un approfondimento.
    Io avevo una parte microscopica e ho cercato di fare del mio meglio ma era una cosa troppo campata in aria fra l'altro senza alcuna esperienza alle spalle se non le recite delle elementari! :D

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    1. Io sono d'accordo con quelli che dicono: "E' uno spettacolo amatoriale, recitiamo per divertirci"... però credo che si debba anche pensare ai poveri spettatori che dovranno assistere ad un'ora (o più) di spettacolo recitato male. Quindi sono d'accordo con te: un minimo di tecnica la dovrebbero insegnare anche al livello più amatoriale del mondo. Anche perché, secondo me, la tecnica non preclude il divertimento... anzi!

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  4. Vero, e il messaggio è efficace!
    Poi non è semplice... :D Ma che altro dire?! Eheh, niente formula magica neppure questa volta.

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    1. Se noti, il blog si chiama Drama Queen, non Drama Fairy Godmother... ;) Quando scoprirò le formule magiche, allora sì che avrò successo!

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    2. Però Drama Fairy Godmother sarebbe strafigo, ahahah! Pensaci, te lo consiglio! ;)
      E ricordami quando sarai famosa e ricca. :D

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    3. Sigh... Non credo che lo sarò mai... Ma non ti dimenticherò in ogni caso! :)

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