31 gennaio 2015

The theory of everything

Qualche giorno fa, sono finalmente riuscita guardare "The theory of everything".
Probabilmente, in molti vi hanno già detto che si tratta di un grande film e vi hanno consigliato di vederlo. Io mi unisco a questo coro e credetemi: se un film che racconta di una storia d'amore è piaciuto così tanto anche a una come me, allora significa che è raccontata veramente bene.


Come ormai saprete, quando guardo un film ho abitudine di passare ai raggi x le interpretazioni degli attori che sto vedendo sullo schermo.
E' più forte di me: non riesco a concentrarmi solo sulla trama, ma in alcune scene mi fermo e penso: "Wow, ma è davvero bravo! Chissà quanto impegno e quanta preparazione c'è voluta per raggiungere questo risultato!"
Durante la visione di "The theory of everything" ho avuto spesso questo genere di pensieri, soprattutto per merito di Eddie Redmayne, l'attore che interpreta il giovane Stephen Hawking.

Anche gli altri attori sono molti bravi.
Felicity Jones nel ruolo di Jane Wilde è davvero notevole e riesce a trasmettere allo stesso tempo tutta la forza e l'umanità di questa donna straordinaria.
Ma, senza nulla togliere a loro, voglio parlarvi in particolare di Eddie Redmayne e del grande lavoro che ha fatto per riuscire a muoversi e a parlare come una persona affetta da grave paralisi.

Stephen Hawking è affetto dal morbo di Lou Gehrig (o sclerosi laterale amiotrofica), una malattia neurodegenerativa che colpisce selettivamente i motoneuroni, sia centrali (quelli situati a livello della corteccia cerebrale), sia periferici (che si trovano a livello del tronco encefalico e del midollo spinale).
Spero di non urtare la sensibilità di nessuno, parlando di questa malattia, e spero anche che la mia trattazione concentrata sull'aspetto scientifico non vi faccia pensare che ne sottovaluto la gravità. In realtà, io ammiro profondamente tutti coloro che combattono contro un disturbo fisico e continuano a portare avanti i loro progetti e perseguire i loro obiettivi, nonostante le oggettive difficoltà.
Stephen Hawking ha sempre avuto una grande mente, e già questo sarebbe stato per me un sufficiente motivo di ammirazione nei suoi confronti, ma il fatto che abbia continuato la sua attività scientifica, superando le evidenti limitazioni, lo rende ancora più straordinario.

Il mio obiettivo è capire come possa un attore, ovviamente mantenendo tutto il rispetto per coloro che sono veramente malati, interpretare un personaggio affetto da un disturbo così grave e invalidante.
Una prima idea si può avere dalle spiegazioni contenute in questo video.

Ho trovato delle informazioni ancora più dettagliate sul percorso seguito da Redmayne in questa intervista agli attori realizzata da Film4:


Ovviamente, l'intervista è in inglese e tutti parlano ad una velocità sconvolgente.
Avrei voluto riportarvi qui la trascrizione con la traduzione italiana, ma purtroppo non ho tutto il tempo necessario... e, purtroppo, non sono ancora così brava da capire ogni singola parola.
Accontentatevi di questo: vi ho tradotto la parti salienti del racconto di Eddie Redmayne riguardo al lavoro svolto dentro e fuori dal set.
L'attore inizia parlando del significato del film:

"E' stata quasi come un'indagine sull'amore, e sull'amore in tutti i sensi: l'amore giovane e appassionato, ma anche quello per la propria materia di studio, l'amore per la famiglia... E poi le limitazioni, i confini dell'amore. [...]
Io sono andato a Cambridge, ho visto Stephen attraverso il campus, conoscevo la sua voce, sapevo che si interessava allo studio dei buchi neri, ma non avevo idea che ci fosse questa storia straordinaria dietro."

Riguardo allo sviluppo della fisicità di Stephen Hawking, compromessa dalla malattia, dichiara:

"La parte più complicata è stata lavorare su tutto il materiale dei documentari che uscirono negli anni '80, quando Stephen divenne famoso in tutto il mondo.

Il mio personaggio sta su una sedia a rotelle, quindi il punto fondamentale è stato capire qual è stato il percorso fisico che l'ha portato a finire su quella sedia a rotelle e tutto ciò che era stato scritto in proposito.
Ho dovuto andare a guardare le fotografie e portare quelle fotografie ad una specialista, la dottoressa Katie Sidle. Lei, guardando la posizione delle mani e dei suoi piedi di Stephen, ha cercato di capire a che punto era il suo declino fisico.
Quando hai una malattia dei motoneuroni, coinvolge sia i neuroni centrali che quelli periferici. E se i neuroni periferici smettono di funzionare c'è una specie di rammollimento nel muscolo e se i neuroni centrali smettono di funzionare, invece, c'è questo aspetto rigido. La malattia è una combinazione di queste due cose, ma quale parte del tuo corpo ha quale è completamente unico da paziente a paziente. Quindi, analizzando le fotografie abbiamo provato a capire quale potesse essere stato il suo specifico percorso di declino fisico."

Ma il suo metodo è così rigoroso che non si ferma qui:

"Dato che le riprese delle scene non erano in ordine cronologico, era importante per me essere assolutamente informato. Perché con questa malattia, una volta che un muscolo smette di funzionare, poi non riprende più. [...]
Volevo essere rigoroso, non potevamo avere Stephen che prima non muove un certo muscolo e poi inizia a muoverlo di nuovo. Perciò, ho fatto questa tabella con ogni muscolo e ho scritto quando smette di funzionare e se il neurone era centrale o periferico, quali occhiali stava portando, su quale sedia a rotelle era."

Per concludere, l'attore ridimensiona il ruolo del suo lavoro sul fisico all'interno del lavoro sul personaggio:

"Quando incontri Stephen, la sua malattia è totalmente secondaria per lui, non ha nessun interesse per essa. [...] Non volevo che questo film fosse interamente sulla sua fisicità. Quello che era importante era rendere la sua fisicità incorporata, fusa con il personaggio."

Stephen Hawking è un essere umano, che come tutti gli altri è fatto di corpo e mente, e purtroppo il suo corpo è affetto da una grave malattia, ma Stephen Hawking non è la sua malattia. Soprattutto perché lui non ha permesso che la malattia definisse la sua vita ed il suo essere. Anche grazie all'amore e al sostegno costante della moglie Jane, bisogna ricordarlo.
La fiducia e la determinazione di entrambi hanno compiuto una sorta di miracolo. E questo il film lo sa rendere molto bene.
Vi dico solo che, alla fine dei titoli di coda, sono andata a recuperare"Dal Big Bang ai buchi neri" dalla libreria di casa, perché volevo avere la conferma che quella storia era vera e non era del tutto finita.

- dramaqueen


14 commenti:

  1. E' veramente una storia straordinaria quella di Hawking, spero di vedere questo film quanto prima. Fai bene comunque ad analizzare gli aspetti umani della vicenda, credo che per un attore immedesimarsi in certe cose sia importante e che sia anche utile parlarne a chi, come me, non è un attore. Però se solo si riuscisse a trasmettere questa capacità di immedesimazione, forse guarderemmo i film, tutti i film, con altri occhi.

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    1. Dicono che attori si nasca e non si diventi: non so se sia vero, ma da quello che posso vedere certe persone hanno una capacità di immedesimazione maggiore delle altre. E' un'attitudine personale e non trasferibile, dipende dalle abilità che ognuno ha.
      Però (in teoria) tutti gli esseri umani dovrebbero essere dotati di empatia e un bravo attore mira proprio a coinvolgere emozionalmente lo spettatore. Magari non al punto di fargli rivivere la storia in prima persona, però lo farà sentire toccato dalle emozioni dei personaggi.

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  2. Gran bel film e Redmayne ha davvero fatto un lavoro della Madonna!

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    1. Puoi ben dirlo! Ma chi è appassionato al proprio lavoro si impegna volentieri per raggiungere dei buoni risultati. Una buona interpretazione è il risultato soprattutto della dedizione dell'attore al suo lavoro.

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  3. Veramente bravissimo Redmayne, una grandissima interpretazione la sua.

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    1. Io sono rimasta davvero meravigliata e ho letto in un'intervista che anche lo stesso Stephen Hawking ne è stato molto contento.

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  4. Non ho visto il film ma conosco bene la storia, che si presta alla riproposizione in un film attento ai risvolti umani, al di là del peso scientifico di Hawking. Immagino sia stata una bella prova dell'attore protagonista. Magari lo vedrò. ;)

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    1. Io ti consiglio di vederlo. Non solo Eddie Redmayne, ma anche Felicity Jones nella parte di Jane è molto brava.
      Nel film non si parla molto dell'aspetto scientifico, o meglio, ci sono alcuni punti in cui Stephen parla delle sue teorie, soprattutto all'inizio, ma il resto si concentra di più sull'aspetto umano. Ti posso assicurare, però, che non è mai melenso (e io sono allergica alle storie melense, quindi di me ti puoi fidare).

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  5. A onor di cronaca, io ho sentito anche recensioni negative sul film, che sembrerebbe più puntare sul tono strappalacrime, lasciando poco dell'importanza scientifica di Hawking. Questo senza nulla dire sull'interprete.
    Io però non avendolo visto non mi posso esprimere nè in una direzione nè nell'altra.

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    1. Il film è basato sul libro scritto da Jane Wilde, la prima moglie di Hawking, perciò si concentra sul rapporto tra questi due personaggi, piuttosto che sull'importanza scientifica di Hawking.
      Nonostante questo, non lo definirei strappalacrime. Si tratta di una vicenda triste, questo è certo, ma l'intenzione è di mostrare la forza d'animo di Stephen e di Jane nell'affrontare le avversità. Questo può essere toccante dal punto di vista umano, ma il film non cerca di commuovere a tutti i costi lo spettatore (come hanno fatto, invece altri successi cinematografici).
      In sintesi, se lo vorrai vedere, non aspettarti un film scientifico. Aspettati la storia di Stephen Hawking visto come essere umano più che come scienziato.

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  6. Mi incuriosisce davvero molto, la tua è solo l'ennesima recensione positiva che leggo. E il tuo commento in risposta a Marco mi ha fatto capire che probabilmente lo apprezzerò ancora di più in quanto si sofferma più sul lato umano che su quello scientifico della faccenda. Ti farò sapere le mie impressioni quando riuscirò a vederlo!

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    1. Bene, spero che ti piacerà! :)
      Le spiegazioni scientifiche non sono molte e sono facili da capire, anche perché si tratta quasi sempre di Stephen che spiega qualche sua teoria a Jane (e lei ha un dottorato in letteratura medievale, quindi non è particolarmente esperta di fisica).

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    2. Quasi... Poi ha trascritto per anni gli appunti del marito, quindi credo che abbia imparato anche lei la fisica quantistica!

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