21 febbraio 2015

Arlecchino 2.0: Il mestiere dello spettacolo - guest post di Romina Tamerici

Oggi ho il piacere di presentarvi una gradita ospite: la blogger Romina Tamerici.
Laureata in Scienze della Formazione Primaria presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca, attualmente lavora nel campo della formazione per adulti, ma anche come editor e speaker. Ve lo dico così, tanto per portare a termine la formalità, perché so che in realtà la conoscete meglio di me.



Da qualche tempo, Romina aveva espresso l'intenzione di scrivere un guest post per il mio blog, visto che le era capitato tra le mani un argomento interessante. 
Ma lei è una persona impegnata su moltissimi fronti, quindi il tempo per scrivere scarseggiava... Alla fine, vedendomi particolarmente provata dalla sessione d'esami in corso, ha deciso di correre in mio aiuto e di farmi una sorpresa mandandomi questo articolo.
La ringrazio perciò doppiamente per la sua disponibilità e le lascio volentieri la parola:

Buongiorno a tutti!
Oggi sono qui sul blog di Elisa perché recentemente (ehm, non tanto recentemente visto che era il 22 gennaio!) ho partecipato a una conferenza di Paolo Rossi, famoso attore.
Avevo deciso di scrivere un breve post per il mio blog, ma poi mi è sembrato più attinente alle tematiche di Drama Queen  e quindi eccoci qui. 

Piccola premessa: non sono brava a fare reportage di eventi, soprattutto se vi partecipo senza esserne parte integrante e senza prendere appunti.
Quel giorno ho fatto per la prima volta instant-tweeting e quei pochi caratteri che ho scritto in diretta sono la zoppicante guida che muove questo post che racchiude gli elementi secondo me più significativi di questa breve conferenza. 

L'evento si è tenuto nell'edificio U12 dell'università di Milano Bicocca, presso il confortevole Auditorium Guido Martinotti, il 22 gennaio 2015, all'interno di una serie più ampia di eventi legati all'Universiday. 

Il titolo della conferenza era "Arlecchino 2.0, il mestiere dello spettacolo" e confesso che è stato proprio questo a spingermi a uscire di casa una delle pochissime mattine in cui non ero costretta a farlo (anzi, mi sono presa qualche ora libera proprio per andarci!).
Occupandomi per lavoro anche di formazione nell'era del web 2.0 ed essendo appassionata di teatro, non potevo proprio mancare.

Sul palco, assieme all'attore Paolo Rossi, c'erano anche il presidente e il coordinatore del master SIS (Spettacolo, Impresa e Società), cioè Serafino Negrelli e Paolo Zenoni.
Giuseppina Manin, giornalista del Corriere della Sera, ha svolto il ruolo di moderatrice dell'evento. 
Ok, detto questo, giusto per contestualizzare… ora vi racconto alcune cose che mi sono piaciute di quanto detto da Paolo Rossi.

Egli ha ovviamente parlato del suo spettacolo Arlecchino (il che spiega quanto meno il titolo della conferenza), in scena a Milano, ma il tema dell'evento è stato soprattutto il suo modo di percepire il mestiere dell'attore, attraverso il racconto di aneddoti e ricordi, trattati ovviamente con ironia e leggerezza. Anche perché, come egli stesso ha affermato, il suo Arlecchino altro non è che una rielaborazione di sue esperienze
Visto che il mio discorso è un po' frammentario, l'ho suddiviso in piccoli paragrafi, sperando di dire cose sensate. 


Le regole dell'improvvisazione

L'attore ha detto che buona parte dei suoi spettacoli sono costituiti da improvvisazione. Ha anche spiegato, però, che da un giorno all'altro non si notano grandi differenze nel suo spettacolo, perché l'evoluzione è più lenta e si modifica con il tempo.
Ha poi affermato che esistono due regole ferree per improvvisare bene: 
  • Saper ascoltare
  • Ammettere i propri errori 

La satira cambierà


Paolo Rossi non si è potuto sottrarre dal commentare il recente attentato di Charlie Hebdo, affermando che dopo un evento del genere la satira dovrà necessariamente cambiare. Nei suoi spettacoli ha provato a introdurre il tema, ma a piccole dosi, perché, a suo parere, serve distanza per poter fare satira su un argomento del genere e i tempi non erano ancora maturi per parlarne. 
Inoltre la satira, per lui, deve far arrabbiare qualcuno e far sorridere qualcun altro, se fa solo arrabbiare non va bene. 
Da ciò ha poi sfiorato anche il tema della censura in genere, sostenendo che in teatro, in Italia, la vera censura è dettata dal fatto che è difficile ottenere un teatro in cui fare il proprio spettacolo e quindi proporsi al pubblico. 


Teatro e precarietà

Paolo Rossi ha anche affermato di essere precario da 40 anni, con una grinta e un entusiasmo che fanno capire quanto la stabilità non sia sempre sinonimo di felicità (temi affrontati anche da Elisa, guarda caso, in un suo guest post sul mio blog).
Dopo ogni contratto  non si sa cosa si troverà, ma il teatrante trova forza nel suo stesso recitare, secondo me. Anche perché il lavoro dell'attore è totalizzante. Questa parola usata da Rossi mi ha colpita molto, ma è sicuramente indicata. Chiunque fa un lavoro mettendoci tutta quella passione sa che non esistono limiti e orari. 
L'importante però è proprio che ci sia la passione, quella che ti fa superare ogni ostacolo e ti spinge a continuare sulla tua strada. Oggi, del resto, le tecnologie aiutano molto, basti pensare a Il terzo segreto di satira, citato da Paolo Rossi come buon  esempio di intraprendenza giovanile. 


Fare comicità

Assistendo a questa conferenza ho anche scoperto che ho qualcosa in comune  con Paolo Rossi, perché ha detto: «Per tirare fuori la comicità, mai prendersi troppo sul serio».
E io credo che sia una grandissima verità, che con altre parole, spesso tiro in ballo anch'io. 


Lavorare in una compagnia teatrale


Spesso mi sono chiesta come deve essere bello e stimolante lavorare con una vera compagnia teatrale, dato che le mie esperienze sono state pochissime, molto brevi e con non professionisti. Paolo Rossi ha parlato del suo lavoro nella compagnia con queste parole: «Il teatro non è democratico. È come su una nave. La mia compagnia è una dittatura allegra»
Di solito io faccio il piccolo dittatore, quindi… ahaha, la cosa mi ha fatto sorridere. 


Concludendo…

La conferenza è stata piacevole e coinvolgente, anche se ha riguardato ben poco il web 2.0, come io speravo avendo letto il titolo. Purtroppo anche il tema dell'organizzazione di eventi (che sarebbe stato interessantissimo per me!) è stato solo marginalmente sfiorato parlando del master… 
In ogni caso, un'oretta ben spesa che ha dato come frutto questo caotico post. Ringrazio Elisa per averlo accolto nel suo spazio virtuale e voi lettori per aver seguito il mio discorso.


Ancora un grazie a Romina, che ho ospitato molto volentieri, per aver condiviso con noi questa sua esperienza.

Ne approfitto per estendere l'invito a voi, baldi blogger e lettori: se qualcuno avesse piacere di scrivere un guest post per quest blog, su un argomento che riguardi il teatro o la recitazione in generale, non esiti a contattarmi!

E no, non lo dico solo perché gli esami mi stanno mandando fuori di testa e faccio fatica a stare dietro ai ritmi del blog. Credo nel guest blogging come strumento di condivisione e scambio di opinioni. 
Anzi, forse tra qualche tempo potreste trovare un mio post in giro... ma non vi anticipo altro, lo scoprirete a tempo debito!

- dramaqueen



14 commenti:

  1. "il lavoro dell'attore è totalizzante."
    Io lo penso con il disegno e l'ho provato sulla mia pelle quando studiavo: soffrivo perché non potevo disegnare come, quando e quanto volevo. E non è stato per nulla facile far combaciare le due cose, di fatti ci ho messo un botto di tempo a laurearmi!

    Ottimo post e ottima contaminazione!
    Ciao ad entrambe! :D

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    1. Io penso che la parola "totalizzante" sia indicata per ogni tipo di lavoro fatto con passione. Anch'io, quando scrivevo, soffrivo se non potevo farlo quando e quanto volevo, quindi un po' ti capisco.

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    2. Ti capisco anch'io, Alessia... quanto sto faticando per arrivare a questa benedetta laurea!
      Quando si ha una passione "totalizzante", qualsiasi essa sia, è difficile imporsi di dover fare qualcos'altro che non ti appassiona altrettanto.

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  2. Paolo Rossi, che ricordi..... Vidi un suo spettacolo secoli fa, quanto tutti ancora credevano che Paolo Rossi fosse solo il nome di un calciatore. Credo fossero ancora i primi anni Novanta e mi ero incagliato completamente in quel tipo di comicità così geniale per l'epoca. Ricordo che negli stessi anni andai a vedere anche Lucia Vasini, allora sua compagna, anche lei in tour con un esilarante monologo. Fa un po' impressione vederlo ora coi capelli bianchi.. ma che vuoi farci... quelli toccano a tutti prima o poi....

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    1. Io, purtroppo, non ho mai assistito ad un suo spettacolo dal vivo, ma l'ho visto più di qualche volta in televisione.

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    2. Che belli i tuoi ricordi, TOM! Ogni tanto ti fanno sembrare più vecchio di quel che sei, ne sei consapevole?

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    3. Sono perfettamente consapevole di essere vecchio (dentro, fuori e tutto intorno)..... ^_^ però, dai... non sono ancora del tutto imbalsamato, no?

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    4. Ma suvvia, non sei vecchio... O almeno, non lo dimostri per niente! (in realtà non conosco la tua età ^^")

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  3. Ottimo reportage. Che Romina stia valutando di diventare giornalista?
    ;-)

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    1. Ho l'impressione che abbia già fin troppi lavori... ma non si può mai dire! ;)

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    2. L'ho già fatto, in realtà e non fa per me...
      Attualmente sono comunque capo redattrice di una piccola rivista, che è pur sempre un modo per fare giornalismo ma da una comoda scrivania!.

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  4. ho qualcosa in comune con paolo rossi: la a la i la o e la r. brava romina sei una potenza.

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    1. Dall'indizio misterioso non ho capito chi sei, ma... grazie!

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    2. Mmmmm... no, nemmeno io ho capito, ma ti ringrazio per essere passato (o passata) di qua!

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