25 febbraio 2015

Esperienze personali #4 - Un personaggio che non è un personaggio

Dove eravamo rimasti? Ah sì, al mio terzo anno di liceo, quando mi assegnarono un ruolo con pochissime battute e mi dovetti accontentare.
Per una volta, poteva anche andare bene, ma non per due volte di seguito. Io volevo migliorare e mettermi alla prova, non potevo accontentarmi di un personaggio marginale. Insomma, già all'epoca volevo diventare Drama Queen. 



Fu per questo che l'anno dopo mi iscrissi ad un corso base di teatro tenuto da una vera compagnia e non più organizzato dal liceo.
Se avete qualche ambizione in campo recitativo o anche solo se volete rendervi conto di come funziona veramente il teatro, vi consiglio di iscrivervi ad un corso.
Il laboratorio della scuola può essere una buon modo per iniziare, per divertirsi, per stare in compagnia... ma di solito insegna ben poco delle basi necessarie ad un attore.

Questo però non significa che i corsi di teatro richiedano un impegno colossale, non spaventatevi. Intendevo solo dire che, ad un corso privato, non si tratta più solo di provare una serie di scene, ma vi verranno proposti anche degli esercizi volti a migliorare le vostre abilità.

La prima parte dell'anno fu, in effetti, dedicata ad una serie di esercizi sulla gestione dello spazio, la respirazione corretta, l'uso della voce e la collaborazione con gli altri attori in scena. Per me era tutto nuovo, ma non mi facevo intimidire e rimanevo concentrata sul mio obiettivo: io volevo diventare brava.
Dopo Natale, gli insegnanti finalmente decisero quale spettacolo mettere in scena. Si tratta di un testo di cui vi ho parlato qualche mese fa: "I giganti della montagna" di Pirandello (vi rimando al post per una descrizione più dettagliata della trama e dei temi trattati).
Non chiedetemi perché gli insegnanti di teatro hanno la passione per le opere semisconosciute. Forse vogliono solo evitare di mettere in scena personaggi e storie ormai inflazionate... Ad ogni modo, l'ultimo testo scritto dal drammaturgo siciliano è molto misterioso e non solo perché è rimasto incompiuto.

Una scalcagnata compagnia di attori ormai avviata al fallimento si rifugia in una vecchia villa, in cui abitano il mago Cotrone e una serie di altri curiosi personaggio. Non mancano apparizioni magiche, fantasmi, streghe e angeli del Purgatorio, perché il mago è in grado di dar vita ai sogni.
Tutti personaggi molto interessanti. E quale interpretavo io?

Questo è il punto: ai nuovi arrivati, cioè a quelli come me che frequentavano il primo anni di corso, erano state assegnate delle scene corali in cui interpretavamo le varie apparizioni stregate della villa.
Non avevo, dunque, un vero e proprio personaggio. Nella prima scena ero una degli "scalognati", gli abitanti della villa, nella seconda diventavo uno spirito, poi una strega che ruba i bambini dalle culle, poi un fantoccio animato. Non ero un solo personaggio, ma più di uno e cambiavo durante il procedere della storia.
Eppure non stava solo qui il problema, perché interpretare un'apparizione magica non è come interpretare una persona. Non ha dei veri e propri pensieri, delle intenzioni, delle emozioni. Esiste in scena, ma non è nemmeno del tutto corporea.

Sembra del tutto paradossale, ma è stato proprio per questo spettacolo che ho iniziato ad usare la tecnica dell'analisi del personaggio divisa per scene.
Appunto perché dovevo gestire tanti personaggi e non solo uno, avevo bisogno di una guida che mi dicesse per ognuno, in sintesi, quali erano le caratteristiche principali, in quale scena compariva e se sarebbe ritornato in una scena successiva.

Ma ancora non ho chiarito il punto principale: come si entra nel personaggio se un personaggio non è, cioè se si tratta di una figura stregata ed evanescente
Io sono tutto tranne che una maestra, ho moltissime cose da imparare e sicuramente ne avevo ancor di più all'epoca, ma vi posso suggerire come ho fatto io. Gli elementi a cui mi sono appigliata per creare una caratterizzazione di queste figure sono stati:

  • una sensazione: nel suo monologo, Cotrone spiega che i fantasmi della villa sono originati dall'immaginazione dei suoi abitanti. Ho pensato che ogni apparizione prendesse vita da una sensazione particolare, mentre invece per i fantocci era proprio l'assenza di una sensazione che cercavo. In quel caso, provavo a sentirmi come un corpo vuoto, che rimaneva immobile e senza vita se non riceva ordini dall'esterno.
  • un'immagine mentale: le apparizioni sono evanescenti, ma portano con sé dei colori e delle forme, per quanto indistinte. Alcune, poi, erano anche indicate nel testo: le streghe, per esempio, avevano lunghe dita sottili. Visualizzare queste immagini può sembrare qualcosa di poco conto, in fondo è solo un'attività mentale... ma in realtà il pubblico riesce a percepire quando l'attore ha un'idea chiara in testa.
  • un atteggiamento corporeo: a partire da queste immagini, cercavo una o due caratteristiche fisiche che mi permettessero di dare vita al personaggio. Le dita e le braccia che si allungavano per afferrare i neonati, nel caso delle streghe. Il passo marziale dei soldati della schiera dell'angelo Centuno. I fantasmi leggeri, aggraziati, quasi danzanti. I fantocci privi di vita, statici.

Insomma, anche se questa volta non avevo un personaggio vero e proprio, l'esperienza mi è servita per riflettere sul concetto stesso di "personaggio" e per comprenderne le possibili variazioni.
E poi, un'ultima cosa bisogna dirla: restare immobile come un fantoccio con il braccio alzato e lo sguardo fisso sulla luce dell'uscita di emergenza in fondo alla sala, per più di cinque minuti, è stata una prova notevole di autocontrollo. Mi è servita più volte anche in seguito!

- dramaqueen



Potete trovare le esperienze precedenti qui:

14 commenti:

  1. Mi piace tanto leggere le tue esperienze nel mondo del teatro: è un po' come assistere ai primi passi di chi un giorno diventerà un corridore.

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    1. Veramente io sto ancora facendo i primi passi... ^^"
      Però sono contenta che queste letture risultino interessanti!

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  2. Concordo con Romina. Tienile buone per la tua biografia! ^^

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    1. Addirittura! Vi ringrazio di avere tutta questa fiducia in me ;)

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  3. Ah già!
    Mi ricordavo che non riuscivo a capire bene che ruolo avessi ahahahah! Ora mi è ancora più chiaro il perché. :D
    Bellissimo da leggere e rivivere. :)

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    1. Pensavo di avervi fatto un'introduzione pre-spettacolo per farvi capire almeno qualcosa... O forse era stato per il saggio dopo? Ma mi sembrava di averla fatta tutte e due le volte, veramente (i miei insegnanti non amavano le opere di facile comprensione) ^^"

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    2. Potrebbe essere... Come può essere che comunque, non conoscendo l'opera, avessi capito a metà e non avessi ricollegato dopo :D

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    3. L'importante è che, alla fin fine, si sia capito qualcosa ;)

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  4. Tantissimi anni fa forse ho letto quest'opera ma non ricordo molto, dovrei recuperarla perché ne ho ancora impressa una sensazione misterica, appunto.
    Riguardo il contenuto del tuo post mi viene in mente una interpretazione dell'Elena di Euripide che vidi al liceo ed dal modo in cui rimasi affascinata dalle figure dei Dioscuri. Due attori completamente dipinti di blu che parlavano camminando lentamente con pose statuarie e voci evanescenti ma possenti, delle entità divine al 100%. Il ricordo di quelle figure è fortissimo tutt'oggi, l'unica cosa che ricordo di tutta l'opera sono loro! :°D

    Oppure nel film Immortals, nonostante le varie fesserie americaneggianti, l'Olimpo degli dei era una sorta di palcoscenico teatrale in cui gli Dei campeggiavano con pose, luci e atteggiamenti estremamente teatrali!

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    1. Purtroppo, le opere non danno lo stesso effetto se vengono lette oppure viste a teatro. A me piacerebbe vedere "I giganti della montagna" rappresentato da una compagnia vera.
      Avevo sentito parlare di Immortals, ma la mia anima classicista mi ha impedito di guardarlo. Forse ne guarderò qualche scena, dopo il tuo consiglio ;)

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  5. Immagino sia difficile interpretare la parte di un'apparizione evanescente...

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    1. Io l'ho trovato difficile, anche perché era il primo corso serio, non saprei dire se adesso lo troverei più facile o più difficile. Di certo è un'esperienza particolare, perché non si tratta di un "personaggio" nel senso convenzionale del termine.

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  6. Anche una bella prova di forza! Cinque minuti con il braccio per aria mi farebbero scoppiare il bicipite... ;)

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    1. Gli attori devono avere i muscoli, e non lo dico per scherzo. Ci sono scene in cui bisogna restare fermi o in posizioni scomode per molto tempo e l'attore deve essere in grado di farlo.
      Anche nel mio ultimo spettacolo, la scena finale prevedeva una posizione molto scenografica ma che ha messo a dura prova le ginocchia di tutti i partecipanti. Per l'arte, però, vale la pena di soffrire un po' ;)

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