7 febbraio 2015

Le Beatrici

Oggi vi parlo di uno spettacolo che non ho visto, ma che avrei voluto vedere, e che non ho recitato, anche se interpretare uno di questi ruoli mi piacerebbe davvero moltissimo. 
Ne sono venuta a conoscenza perché un giorno, in libreria, questo librettino azzurro mi è saltato in mano e ha insistito per farsi comprare. Solo nove euro, capitemi, dovevo proprio portarlo via con me.

Questo mio istinto di protezione per libri soli e abbandonati a volte costituisce un problema (soprattutto per le mie finanze), ma in quel caso mi ha fatto fare davvero un ottimo acquisto.
Si tratta di "Le Beatrici" di Stefano Benni, una raccolta di monologhi femminili, più qualche poesia.

Sono storie di donne tanto diverse tra loro, ma spontanee, ognuna a suo modo. Lontane dall'immagine della donna angelica, modello di virtù, sempre buona, sempre dolce, sempre accondiscendente, che gli uomini hanno cercato di imporre nel corso della storia.
Queste donne sanno di avere una loro identità e la vogliono mantenere, anche se non sempre hanno potuto rifiutare le imposizioni esterne. A volte, le circostanze sono state più forti. Ma loro sanno chi vogliono essere e non intendono smettere di esserlo.

La prima a parlare è Beatrice, quella vera: Beatrice Portinari. Quella celebrata dai versi di Dante e resa opportunamente angelicata nella visione del poeta. Nella realtà, però, questo ruolo di "donna angelo"che conduce a Dio" le sta decisamente stretto.
Lei è una ragazza normale, che vive nel Trecento ma è un po' moderna... oppure sarà che le ragazze questi pensieri li hanno sempre avuti, anche nel Medioevo, ma non li potevano esprimere ad alta voce?
Con ironia, ci fa capire che le importa poco delle poesie, che preferirebbe appartarsi con un bel giocatore di calcio fiorentino e verificare se lui possiede veramente quelle doti che si intravedono attraverso i pantaloni attillati. Oppure, se proprio è costretta ad aspettare Dante, che lui le facesse un regalino, un anellino, la portasse fuori... Insomma, qualcosa di concreto, invece delle rime.

La seconda, invece, è una ragazza moderna. Anche troppo. Anzi, più che una ragazza (questo titolo presupporrebbe almeno un livello minimo di maturità) è meglio definirla una mocciosa.
Forse non ha nemmeno l'età per essere una ragazza ed è solo una bambina che sta cercando di crescere troppo in fretta: va in giro con uno zainetto rosa ed i tacchi troppo alti, parla di Winx e di Barbie, sparla di tutti e di tutti al telefono con l'amichetta, racconta di storie d'amore eterno che sono durate due settimane.
La mocciosa e le sue amiche sono così: il pensiero che possano esistere problemi più gravi non le sfiora nemmeno. Eppure, trattare tutto con una simile leggerezza potrebbe portarle a compiere qualcosa di irreparabile, proprio perché non si rendono conto di agire sconsideratamente...
Ma, in quel caso, anche la più grave delle azioni sarebbe considerata soltanto un nuovo argomento su cui spettegolare, in attesa che la Fede e Kevin si mollino o si riprendano di nuovo.

La presidentessa è la protagonista del terzo monologo e definirla una donna in carriera sarebbe poco: lei è la boss indiscussa e nessuno si sognerebbe di considerarla subordinata agli uomini. Anzi, sono proprio gli uomini che strisciano ai suoi piedi e fanno i ruffiani, nella speranza di ottenere qualche favore.
Lei, però, non si fa impietosire da nessuno. Le sue azioni sono calcolate sulla base di una strategia di marketing impeccabile: ogni tanto dà un contentino ai suoi adulatori, ma sta attenta a non concedersi troppo.
Non si sa come, ma riesce a far tutto e ha tempo perfino di dedicarsi ai lavori di casa. Anzi, la sua freddezza nel trattare le questioni etiche e il talento per la cucina le hanno suggerito una soluzione del tutto innovativa per il problema degli esuberi nelle aziende...

Suor Filomena non è diventata suora per vocazione religiosa, ma perché il padre aveva troppe bocche da sfamare e perciò l'ha spedita in convento. Lei ci prova, a recitare compostamente le preghiere della mattina e della sera, i rosari e tutte le giaculatorie... ma questa vita non fa proprio per lei.
La sera, prima di addormentarsi, cerca di pensare ai santi, ma la sua mente invece corre a San Giorgio... Clooney. Non è colpa sua, se lei è una ragazza di ventotto anni che avrebbe voluto fare la ballerina e invece, per sfortuna, è finita in convento.
E se quel diavolo che a tratti si impossessa di lei e le fa dire cose che non dovrebbe dire fosse solo la voce dei suoi pensieri repressi? Filomena cerca di cacciarlo con esorcismi fantasiosi e tecniche di karate, ma in realtà non vuole veramente mandarlo via. Alla fine, lui è l'unico che può farle almeno un po' di compagnia.

La donna protagonista del quinto monologo non ha un nome. Il titolo è semplicemente un sostantivo astratto: attesa. Non sarebbe stato giusto darle un nome, per tutti noi aspettiamo qualcuno o qualcosa. Tutti noi, presto o tardi, poco o spesso, ci siamo trovati o ci ritroveremo nel pianeta dell'attesa, dove il tempo non ha la durata del tempo normale.
Niente ci può davvero sollevare, solo il rumore dei passi, dei suoi passi... Salvo, poi, scoprire che non era lui, non era la persona che stavamo aspettando. E l'attesa si prolunga.
Non sapremo mai se, alla fine di questo monologo, la protagonista incontra o no la persona o la risposta che stava cercando, ma poco importa: se anche questa attesa si fosse conclusa, poco dopo ne sarebbe iniziata un'altra. Sono brevi, gli intervalli felici che separano due attese.

Nemmeno la vecchiaccia che incontriamo nel sesto monologo ha un nome, ma ha invece un'identità ben chiara e dei ricordi per nulla sbiaditi. Ricorda distintamente di essere stata bellissima, da giovane, prima che il tempo, le rughe e gli acciacchi si accumulassero sul suo corpo.
Non vuole dire la sua età. "Che ve ne frega?" chiede. La sua età cambia ogni volta che ricorda: ritorna ai sedici anni, o ai dieci, o ai trenta. Non ha nessuna importanza quanti anni abbia adesso, perché tutte le sue memorie sono ancora vive.
Ricorda gli anni della sua gioventù e l'amore di Vincenzo, i tempi della guerra e i nazisti che a Vincenzo hanno sparato, la sorella morta perché l'ultima candela si era consumata e il dottore non riuscì a trovare la strada, al buio.
Ora è solo vecchia, debole, deve essere accudita in una casa di riposo. Risponde male alle infermiere, rifiuta di prendere le medicine, è stanca di quel mondo che puzza di semolino ed è popolato solo da altri vecchi che sono quasi dei vegetali. Nessuno si preoccupa della sua esistenza, ma lei vuole esistere ancora. L'unico spazio in cui può avere ancora la vita che vuole, però, rimane il ricordo.

Mademoiselle Lycanthrope è una figura evanescente, al limite tra l'umano e il fantastico, tra il comico ed il poetico.
Ci racconta del suo rapporto di amore ed odio con la luna, delle sue emozioni contrastanti e di come fosse difficile convivere con la trasformazione, all'inizio. Con ironia, ci spiega come nascondere la coda tenendola lungo la gamba, perché nessuno se ne accorga. La sua vita non è facile. Forse qualcuno potrebbe anche accettare la sua vera natura, ma lei ha troppa paura di rivelarsi. Se non uccide, sarà uccisa. 
Ma non c'è modo di fuggire da questa magia e lei deve continuare a danzare sotto la luce della luna.

"Le Beatrici" è uno spettacolo che è stato messo in scena per la prima volta al Teatro dell'Archivolto di Genova. Ad interpretare i monologhi, sei giovani attrici: Gisella Szaniszlò (Beatrice), Alice Redini (La mocciosa), Elisa Marinoni (La presidentessa), Valentina Virando (Suor Filomena), Valentina Chico (Attesa), Anita Caprioli (Vecchiaccia). Gisella Szaniszlò, Elisa Marinoni ed Alice Redini hanno poi interpretato a tre voci Madame Lycanthrope.
Qui potete trovare alcuni spezzoni dello spettacolo.

- dramaqueen



Altre informazioni su: "Le Beatrici": donne complesse di Stefano Benni  [Stamp Toscana]




 Questo post partecipa all'iniziativa "Una parola al mese" del blog di Romina Tamerici 
 La parola di febbraio 2015 è giaculatoria 

23 commenti:

  1. Manca la cosa più importante: quale ruolo avrebbe scelto la nostra Elisa?

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    1. Oddio, che domanda difficile! E' come mettermi davanti una scatola di cioccolatini e chiedermi di scegliere!
      Credo che sceglierei la Beatrice originale oppure la suora. Vorrei anche avere le capacità per recitare il monologo della vecchiaccia, ma quello è parecchio difficile...

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  2. Sembra molto bello: bisognerà che lo aggiunga alla mia wishlist. Benni d'altra parte, è uno che la penna la usa bene quando vuole.Ultimamente mi prende molto l'idea del teatro, però scriverlo è molto più complicato che scrivere raccontini :)

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    1. E' complicato soprattutto perché devi riuscire ad immaginarti il risultato finale: non tutti gli espedienti narrativi rendono bene, in scena. Però ti consiglierei di provare: magari i primi tentativi non ti piaceranno per niente e li butterai via, ma si impara solo provando :)

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    2. Pubblicherò un micro-atto unico (da un minuto, credo) giovedì, su richiesta di Lisa. Personaggi solo femminili, commedia brillante. Una bella sfida: se avrai voglia di dirmi quali siano le pecche, te ne sarò grato :)

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    3. Oh, che bello! Sono molto curiosa. Lo leggerò e ti darò la mia modesta opinione di persona un po' esperta, ma non troppo.

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    4. Michele, posso partecipare ai giudizi sul tuo lavoro? Sono teatrante anch'io. :-)

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    5. Ma certo! :)
      Sto provando a recitarmelo, per "sentire" l'effetto che fa... ma mi interessa molto di più avere un opinione da chi fa teatro. Perché mancano tante cose che la scrittura "normale" ha. Alla fine credo che metterò parecchie indicazioni di scena che sarebbero di competenza del regista; ma chi legge, su un blog, forse farebbe fatica a "immaginarla" sulla scena. Ultimamente sto lavorando molto sui dialoghi, sul ritmo e anche sulla "tridimensionalità" dei personaggi. Certo, in due pagine è dura senza essere Shakespeare.
      Mi raccomando: commentate e sparate senza pietà sul pianista :)

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    6. Sarò come sempre sincera al massimo, lodando quel che va lodato e facendo notare quel che secondo me va sistemato :) Spero che i nostri consigli potranno tornarti utili.
      Le indicazioni di scena sono a discrezione dell'autore: c'è chi ne mette pochissime, lasciando libertà al regista, e chi (come Pirandello, ad esempio) descrive nei dettagli anche l'arredamento della stanza. Sono un diritto dell'autore :)

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  3. Il libro sembra interessante, non sono andato fino alla fine del post perché se dovesse capitarmi tra le mani non vorrei rovinarmi la lettura. Grazie per la segnalazione!

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    1. Prego! Nel post ho cercato di non rivelare i plot-twist finali, ma qualcosa ho dovuto rivelare, per tratteggiare il carattere del personaggio...

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  4. Stefano Benni è bravissimo. Ho sempre apprezzato la sua scrittura ironica. Credo che leggerò volentieri questo libriccino. :)

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    1. Io sono affezionata a Benni soprattutto perché il primo spettacolo in cui ho recitato era suo :)
      Quest'opera è una delle mie preferite (tra quelle che ho letto) e spero piacerà anche a te.

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  5. Ma che bello! *_* Adoro queste cose!
    Di Stefano Benni ho un libro sempre iniziato a mai finito 'Achille piè veloce', dovrei riprenderlo e finirlo una volta per tutte!
    Posso consigliarti un autore mio compaesano (siciliano) che ha scritto un'opera - adesso mi pare di ricordare che sia una revisione di uno scritto teatrale - che ho trovato molto interessante e molto, molto particolare? Vincenzo Consolo "Lunaria", se ti interessa.
    Ha un linguaggio particolarissimo, ma l'ho sempre trovato affascinante! :)

    Bellissimi i cambiamenti qui! *_*
    Ciao Elisa Elena!

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    1. Sai che forse anch'io avevo iniziato "Achille piè veloce" e non l'ho mai finito? Ma credo sia stato perché nel frattempo stavo leggendo altri libri e poi me ne sono dimenticata.
      Non conosco Vincenzo Consolo, ma mi informerò. Spero solo che l'opera non sia scritta in siciliano, perché mi dispiace ma proprio non lo capisco, faccio tantissima fatica perfino con il commissario Montalbano...

      Con "cambiamenti" ti riferisci alla grafica? Se sì, sono contenta di ricevere un feedback positivo da una che se intende! :) Prima era tutto troppo nero anche per me, quindi ho pensato di aggiungere un po' di rosso (in omaggio all'amore e anche al colore del sipario) e di allargare lo spazio riservato al post, perché prima mi sembrava un po' costretto.

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    2. Nono, scrive in un italiano molto particolare, quasi barocco e fumoso, come se tu stessi vivendo un sogno! :D
      Te lo consiglio vivamente perché è veramente magico! *_*

      Figurati! Avevo notato già che volevi fare qualche cambiamento di impostazione generale del blog e secondo me hai fatto benissimo a scegliere il rosso che stacca ma abbraccia anche il nero e poi così è molto più leggero il tutto! Mi piace! *_*

      Ciauu!

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    3. Ok, allora metto in lista il titolo e ti ringrazio del consiglio :)

      Ci sono stati lavori grafici in corso per tre-quattro giorni, ma questa dovrebbe essere la versione definitiva. Sono contenta che ti piaccia!

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  6. Ti è capitata la stessa cosa che è successa a me con questo libricino. Sarà che quando sono in libreria ne esco sempre con qualcosa, sarà che quando vedo la parola "monologo" non so resistere, insomma l'ho acquistato anch'io. Però non ho ancora letto. Anni fa ho ideato uno spettacolo misto con filo conduttore, e una delle edizioni è stata anche quella di una serie di monologhi femminili (fra cui il bellissimo tratto da "Nannarella", uno spettacolo su Anna Magnani). Se trovo qualcosa che mi piacerebbe mettere in scena da questo libro, ti farò sapere.

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    1. Io non sono capace di entrare in libreria senza che qualche libro mi salti in mano e insista per farsi comprare. Soprattutto se si tratta di teatro, ma vale anche per la narrativa.
      Ti consiglio di leggerlo: i monologhi sono brevi e non sono impegnativi da leggere, quindi non ti porterà via troppo tempo. Sarebbe bello se tu ne mettessi in scena qualcuno! :)

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    2. Sì sì, infatti nello sfogliarlo mi sono resa conto della fattibilità di qualcosa. Su un aspetto sono perplessa: il linguaggio di Benni non mi è totalmente congeniale. Insomma, se ci metterò mano devo assolutamente personalizzare i monologhi (il che per me è abitudine costante).

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    3. Il linguaggio di Benni è particolare e alcune espressioni risultano un po' eccessive per la mia sensibilità, quindi credo di capirti. Io, poi, sono costituzionalmente incapace di imparare le battute parola per parola, cambio sempre qualche espressione anche senza volerlo.

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  7. Ho visto questo libro per caso... be', sulla tua scrivania, credo. Ahaha!

    Non sapevo si trattasse di una raccolta di monologhi. Il titolo mi ha incuriosita molto e i tuoi "riassunti" ancora di più! Mi viene quasi voglia di procurarmelo e studiarmi uno dei monologhi. (Il "quasi" è dettato dalla mole di cose nella to-do-list, purtroppo...).

    P.S. Grazie per aver partecipato a "Una parola al mese".

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    1. Sì, è vero, probabilmente era sul mio comodino di Padova, quando sei venuta a trovarmi :)
      Sarebbe bello vedertene recitare uno! Ma capisco che tu abbia già troppe cose da fare... Lascia che ti faccia la stessa domanda scomoda che mi ha fatto Seme Nero: tu quale personaggio sceglieresti?

      P.S. Prego! Ormai è un appuntamento immancabile :)

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