29 marzo 2015

Esperienze personali #5 - Quella volta che mi disegnai i baffi

Breve riassunto delle puntate precedenti: la piccola DramaQueen inizia a fare teatro per curiosità e si trasforma da ragazzina timidissima e senza speranza ad attrice decente (o perlomeno degna di non essere buttata fuori dal teatro). Nella scorsa puntata, avevo addirittura abbandonato il laboratorio teatrale della scuola per dirigermi verso un corso più serio.
Ora siamo arrivati all'ultimo anno di liceo e... sorpresa sorpresa: gli spettacoli a cui partecipo sono due!


L'anno precedente mi ero trovata bene al corso, quindi non volevo abbandonarlo, ma allo stesso tempo volevo riprendere il laboratorio della scuola.
Era stato troppo triste vedere uno spettacolo interpretato dai compagni senza poterne fare parte. Purtroppo sono fatta così: mi piace essere spettatrice degli eventi, ma allo stesso tempo desidererei sempre partecipare attivamente.
Con queste due possibilità, com'era possibile chiedermi di scegliere? Quindi eccomi qui, alla fine quinta superiore, alle prese con due spettacoli diversi... ma solo di uno vi parlerò oggi, l'altro lo riservo alla prossima puntata, perché ci sarebbe troppo da raccontare in una volta sola.

E' arrivato, allora, il momento di spiegare che cosa c'entrano i baffi.
Al laboratorio scolastico si cerca di dare un posto a tutti coloro che vogliono recitare, ma a volte i posti disponibili sono pochi lo stesso e bisogna accontentarsi di qualcosa di inaspettato. In questo caso, un ruolo maschile. Per fortuna, si trattava di un personaggio comico, altrimenti non credo che sarei stata in grado.

Il testo scelto era "Centocinquanta, la gallina canta" di Achille Campanile, un assurdo atto unico in cui moglie e marito arrivano ad un passo dal divorzio per colpa di una canzoncina.
Una sera, il barone Tito, mentre legge il giornale, inizia ad intonare: "Cinquecento, la gallina canta, lasciala cantare, la voglio maritare...". La moglie, Cecilia, lo interrompe, convinta che la versione corretta sia "centosessanta la gallina canta", infatti cinquecento non fa nemmeno rima con il verso successivo.
Ognuno è così convinto della sua versione che si passa agli insulti e, poco dopo, anche agli avvocati. Nel frattempo, tutta una serie di altri personaggi interviene e propone la propria versione (compreso un inglesissimo "centrotrenta la ghellina chenta"). La parapiglia continua finché non arriva il tenore Palewski, ospite speciale della serata, ad eseguire la melodia con una strabiliante serie di vocalizzi e rivelare, in questo modo, la versione corretta del testo.

Indovinate? Io ero proprio il barone Tito.
Non so bene perché, ma di solito ai corsi di teatro le ragazze sono più numerose dei ragazzi e questo crea dei problemi, perché nelle opere i personaggi maschili sono molti, salvo alcune eccezioni.
In questi casi, si può costringere qualche ragazzo a recitare, oppure cambiare la storia da rappresentare, oppure barare un po' e convincere una ragazza a disegnarsi i baffi per una buona causa. Dato che lo spettacolo doveva essere comico, avere un barone interpretato da una ragazza non avrebbe rovinato l'effetto finale (anzi, avrebbe potuto sottolineare ulteriormente l'assurdità della scena).

Non serviva, quindi, una "metamorfosi" realistica, ma qualcosa dovevo pur fare per convincere il pubblico ad accettare la convenzione del personaggio.
La scena si svolgeva nel salotto del barone, che quindi rimaneva tutto il tempo in pigiama e vestaglia. Non un abbigliamento particolarmente femminile, ma nemmeno sufficiente a caratterizzare un personaggio maschile (come lo sarebbero state, ad esempio, giaccia e cravatta). Dato che rimanevo sempre in casa, inoltre, non potevo portare un cappello, che mi sarebbe stato utile anche per nascondere i capelli piuttosto lunghi.
Per quanto riguarda i capelli, un ingegnoso sistema di forcine riuscì a salvarmi. Per far capire che il mio personaggio era un uomo, mi affidai a due baffi disegnati un po' maldestramente con la matita per gli occhi marrone... e alla fantasia del pubblico.

Mi sono sempre divertita a modulare la voce ad altezze e timbri diversi, quindi fingere una voce profonda e maschile non è stato così difficile. Mantenerla per tutto lo spettacolo ha richiesto un certo sforzo, ma in fondo mi è bastata un po' di concentrazione.
La parte più impegnativa, più delle semplici parole, era intonare il motivetto atteggiandomi a tenore d'Opera. Devo ammettere che, soprattutto in quel momento, mi sentivo molto ridicola, ma in teatro capita spesso di dover fare cose che sembrerebbero ridicole in circostanze normali e, invece, nel contesto della scena funzionano.

Questa è stata la mia breve esperienza con un personaggio maschile. L'approfondimento psicologico era ovviamente poco più di zero, data la natura dell'opera, ma  è stato meglio così: è vero che non mi ritengo molto femminile, ma immedesimarmi in una psicologia maschile forse sarebbe stato troppo complicato.
Magari un giorno avrò occasione di riprovare più seriamente, chissà.

- dramaqueen



Potete trovare le esperienze precedenti qui:

#2 - Il passo più lungo della gamba
#3 - Non esistono piccoli personaggi...
#4 - Un personaggio che non è un personaggio



Image: "Moustache mug" by Bianca Moraes (Flickr)
Creative Commons Attribution License

16 commenti:

  1. Mmmmh, ho un ricordo vago di tutto ciò, purtroppo!
    Mi piacerebbe rivederti per assicurarmi una memoria solida e divertente della vicenda... XD
    Aspetto trepidante la prossima puntata! :D :3

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    1. Ho dimenticato di aggiungere che non esistono testimonianze fotografiche della cosa :P
      Ma non sono sicurissima che tu mi abbia visto, questa volta: eri già all'università quell'anno...

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    2. Aspetta, la doppia rappresentazione la facevate sempre? Perché allora forse non l'ho visto sul serio... Ma me lo avete raccontato... E credo di aver saltato questa per esserci all'altra... Mumble mumble!

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    3. Facevamo sempre due rappresentazioni alla mattina e una alla sera, ma tu sicuramente non c'eri a quelle della mattina, perché non eri più al liceo. Non mi ricordo proprio! Sicuramente te l'ho raccontato, però.

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  2. Bello :D come ti capisco! Anche a me è toccato fare l' uomo in diverse occasioni al liceo! In quarta per un video demenziale che ideai mi misi barba, baffi, sopracciglia e basettoni di carta per interpretare Michelangelo Buonarroti (si, l' artista) che allenava Raffaello come se fosse Rocky... Oppure in 5^ che rubai giacca e cravatta a mio padre, mi appiccicai una mela di plastica in faccia e andai in un parco pubblico molto affollato a fare "Il figlio dell' uomo" di Magritte. Sono sicura che se te la sei cavata come per Giulieo in quell' occasione sia andata bene pero ;) brava ^_^

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    1. Ogni volta scopro che anche voi avete delle esperienze teatrali molto curiose... e sono contenta di scoprirlo! Grazie!
      Sì, la voce era più o meno quella di Giulieo: quello è il mio tentativo più verosimigliante di imitare una voce maschile.

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    2. Le voci sono difficili da fare, ma comunque ci sono degli ottimi esercizi che si possono fare!
      È' bello condividere delle esperienze ogni tanto, seppur un po' sceme e poco teatrali a dire il vero :)

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    3. Anche quella che ho raccontato io era più scema che altro, in fondo era solo un laboratorio scolastico a cui si partecipava senza troppe ambizioni artistiche :)

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  3. E i baffi ti hanno aiutata nell'immedesimazione? :)

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    1. Non molto, in realtà... Avendoli "portati" (in realtà erano solo disegnati) solo durante la rappresentazione, non hanno influito molto, perché tutto il lavoro di immedesimazione l'avevo già fatto prima.

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  4. Non ci credo. Quando avevo 14 anni anch'io ho interpretato il barone Tio. Che ricordi!
    Ho ancora il copione... e il centotrenta non era inglese: la contessa parlava col birignao (un'impostazione teatrale esagerata e pertanto erronea, che lì veniva esasperata proprio per l'assurdità del testo).

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    1. Oddio, che coincidenza sconcertante! :O Sarei stata curiosa di vedere come l'avevi interpretato tu ;)
      Hai ragione, la contessa non era inglese, le avevamo dato noi questa caratterizzazione. Sempre per il fatto che non c'erano interpreti maschili, avevamo trasportato tutti i personaggi al femminile: le avvocatesse erano femmine, Battista era diventato la cameriera Clarissa e non c'erano più il conte e la contessa, ma due contesse, una inglese e una tedesca (avevamo giocato sul modo di parlare per differenziarle un po' tra loro).

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    2. In effetti ho il filmato su vhs...
      In quello spettacolo avevo anche una particina in Visita di Condoglianze, facevo l'ispettore in Delitto a Villa Roung, e il protagonista ne L'inventore del cavallo.

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    3. Noi avevamo troppi attori da "piazzare" per poter mettere la stessa persona a recitare in due scene di autori diversi :)

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  5. Prima o poi la facciamo una giornata in cui mi fai vedere tutti i tuoi spettacoli in video, vero? Per faaavoooreee!

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    1. Ehm... ma non esistono video... Esistono le foto di "Piazzetta dei Leoni" (l'ultimo) fatte da mio papà e una volta esisteva un breve filmato di questo spettacolo della scuola, ma chissà dov'è finito e se esiste ancora!
      Facciamo così: te li racconterò con molta enfasi :)

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