7 marzo 2015

La Commedia dell'Arte

Mi sono fatta attendere, lo so, ma a mia discolpa posso dire che ho passato due mesi davvero impegnativi. Che dire, spero che questo post sia di vostro gradimento e che vi farà venire voglia di perdonarmi per l'assenza.
Nell'ultima puntata (che risale ormai a dicembre dello scorso anno) avevamo parlato di Shakespeare e del teatro inglese in epoca elisabettiana. Ora, però, lasciamo la perfida Albione e ritorniamo in patria, perché è la volta della Commedia dell'Arte, che si sviluppa in Italia a partire dal XVI secolo. 

Altre denominazioni della Commedia dell'Arte sono state quelle di commedia buffonesca, istrionica, di maschere, all'improvviso, a soggetto. All'estero fu spesso chiamata anche Commedia Italiana.
Prevalse, però, la definizione di Commedia dell'Arte, perché definiva la caratteristica fondamentale di questo nuovo tipo di teatro, cioè l'essere recitato da compagnie di attori di professione, che vivevano della loro attività di commedianti. Il termine arte, infatti, in questo caso è inteso nel senso latino di "mestiere, professione" più che nel senso che attribuiamo noi oggi alla parola.

Si può dire, perciò, che in questo periodo si ebbe la nascita vera e propria della professione dell'attore.
Prima di allora, nel Medioevo, i teatranti erano stati giullari e giocolieri itineranti che si esibivano alle corti dei principi e dei re. Oppure, durante il Rinascimento, le commedie potevano essere portate in scena anche da giovani nobili che desideravano perfezionare la conoscenza del classici e l'arte oratoria.
Con la Commedia dell'Arte, appare una nuova organizzazione: gli attori hanno alle spalle un addestramento tecnico, mimico, vocale, sono allenati ad eseguire acrobazie e a volte hanno anche una vera preparazione culturale.

Oltre a ciò, bisogna ricordare anche un'altra fondamentale innovazione: per la prima volta anche alle donne fu permesso di recitare. Prima di allora, i personaggi femminili erano stati sempre interpretati da uomini travestiti da donne o da giovinetti.
A partire dal Cinquecento, anche le donne entrarono a far parte dell’ambiente ed interpretavano veri e propri ruoli all'interno della trama, interagendo con gli altri personaggi. Le giovani attrici dovevano essere belle, eleganti, provviste di doti artistiche e di una certa cultura.
In Italia, l'attrice più celebre fu Isabella Andreini Canali, moglie dell'attore Francesco Andreini, artista nota in tutto il panorama europeo dell'epoca, che fu anche scrittrice e poetessa.


La nascita della professione dell'attore fu resa possibile anche da un'altra innovazione: la costruzione dei primi teatri a pagamento. I guadagni dovuti alla vendita del biglietto, infatti, riuscivano a pagare le spese per l'allestimento e a garantire ai membri della compagnia una vita dignitosa.
Il primo teatro pubblico italiano nacque nel 1637 a Venezia, in contrada San Cassian, ad opera della famiglia Tron. Successivamente, anche altre famiglie veneziane decisero di seguire l'esempio e di aprire altre sale per rappresentazioni teatrali, dando impulso alla costruzione della nuova industria teatrale. Oltre al personale artistico, erano richiesti infatti anche tecnici e organizzatori e, ben presto, anche quella dell'intermediario tra il proprietario dell'edificio e la compagnia teatrale divenne una professione riconosciuta.
Chiunque pagasse il biglietto d'ingresso poteva assistere a queste rappresentazione. Gli spettacoli, dunque, non erano più riservati solo ai membri delle corti. Il nuovo pubblico, però, non era costituito da grandi numeri, perciò si presentò la necessità di richiamare più volte a teatro gli stessi spettatori nel corso di una stagione. Ciò si tradusse in un ampliamento del repertorio e nella necessità, per gli attori, di spostarsi da una città all'altra per proporre lo stesso spettacolo a spettatori diversi, in diversi teatri.

Gli attori della Commedia dell'Arte continuavano a rappresentare le tradizionali opere scritte, come tragedie e drammi pastorali, ma il vero motivo per cui divennero famosi in tutta Europa fu la commedia a soggetto.
Queste rappresentazioni non seguivano un copione con battute assegnate, ma solo un "canovaccio" che descriveva uno scenario e la trama della vicenda, ma non presentava dialoghi, i quali dovevano essere improvvisati dagli attori direttamente sulla scena.
L'improvvisazione, però, non era libera e ad estro dell'artista, come erroneamente la si intende di solito. I comici dell'arte non solo si accordavano su quale doveva essere l'andamento complessivo dello spettacolo, ma imparavano a memoria un "formulario" in cui erano raccolti i soliloqui, le frasi convenzionali, i saluti, le uscite di ogni carattere. L'abilità dell'attore doveva essere, dunque, quella di inserire i propri brani nel tempo e nel luogo opportuno e di "cucirli" a regola d'arte con il resto della commedia.
Le trame tipiche rimandavano alle commedie d'intreccio di Plauto e Terenzio, con la differenza che le unità aristoteliche di tempo, spazio e azione non sono necessariamente rispettate e gli intrighi amorosi possono essere più di uno: in alcune commedie si arriva addirittura a cinque o sei.

Recitando a soggetto, gli interpreti dovevano colorire nei particolari la personalità dei loro personaggi. Questo portò alla tendenza da parte degli attori a specializzarsi nella rappresentazione di un personaggio in particolare: in pratica gli interpreti portavano in scena, ad ogni recita, lo stesso "tipo fisso". Salvo rare eccezioni, i comici dell'arte recitavano lo stesso personaggio in tutte le commedie, per tutta la vita. Ciò faceva sì che spesso il loro nome fosse confuso con quello della maschera, fino a confondere l'identità dei due. 
Altre volte, invece, ma più raramente, il personaggio creato dall'attore assume il suo stesso nome di battesimo. Ad esempio, nel caso di Isabella Andreini, che portò sulla scena un personaggio con il suo stesso nome nella "Pazzia di Isabella".

I "tipi" principali, spesso anch'essi mutuati dalla tradizione del teatro latino, erano: il servo astuto, il servo pigro, il dottore, il vecchio brontolone, il capitano, il soldato fanfarone, la servetta, gli innamorati. 
Un discorso a parte merita Zanni, il personaggio più antico della Commedia dell'Arte (che era detta, alle origini, anche commedia degli Zanni). Il suo nome è una versione veneta di "Gianni"  e rappresenta il contadino. La sua caratteristica è di essere mosso sempre da passioni istintive ed elementari, come la fame. La figura si sviluppò successivamente, sdoppiandosi nelle due varianti di servo astuto (che tenta di ingannare il padrone) e di servo pigro (ignorante e lento, la sua forza comica sta nella capacità di generare equivoci).
La presenza di personaggi fissi permetteva di comunicare facilmente con il pubblico, che era abituati a vederli sulla scena e li riconosceva immediatamente.
Alcuni portavano una maschera in cuoio per essere più riconoscibili, ma ciò non sempre accadeva. Gli innamorati, ad esempio, recitavano tradizionalmente a volto scoperto.

Secondo alcuni studiosi, la Commedia dell'Arte sarebbe derivata dalle farse laziali come fescennini e atellanae, che erano anch'essi caratterizzati dall'improvvisazione e dalla presenza di tipi fissi. L'ipotesi di un legame diretto tra queste due forme di teatro così lontane nel tempo, però, è stata al giorno d'oggi abbandonata.

L'età dell'oro della Commedia dell'Arte continuò fino al Settecento, quando Carlo Goldoni rivoluzionò le rappresentazioni teatrali, introducendo il copione scritto... ma questa è un'altra storia, che vi racconterò tra qualche settimana.

- dramaqueen



 Fonti: 

Enciclopedia Treccani
Wikipedia
Commedia dell'Arte - appunti del professor S. Cicciotti
The mask - Storie di maschere



Immagine: Giovanni Domenico Ferretti, "Arlecchino e Colombina"

18 commenti:

  1. La tua storia del teatro continua alla grande, complimenti! Un aspetto che amo particolarmente della commedia dell'arte è il suo legame col teatro latino e con le sue figure e scene ricorrenti... è innegabile che dietro agli Zanni ci siano il servus callidus plautino e i servi minori di cui egli si fa beffa o che manipola a sua volta. Attendo con trepidazione il post su Goldoni! A presto!

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    1. Sicuramente l'influenza latina si faceva sentire, anche perché le commedie di Plauto e Terenzio erano state riscoperte durante l'epoca rinascimentale. Da veneta quale sono, anch'io sono particolarmente affezionata all'opera di Goldoni... spero di fare un buon lavoro! A presto!

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    2. E da veneta quale anch'io sono, sono sicura che sarà un buonissimo lavoro! ;)

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  2. La Commedia dell'Arte fa parte della storia culturale nazionale, non a caso in Italia predomina ancora oggi la commedia come genere espressivo, sia al cinema che nei teatri.
    Ho dedicato un mio racconto alla Commedia dell'Arte tra i "racconti veneti" che compongono uno dei miei ebook proprio come omaggio a una tradizione nostrana.

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    1. Ma quindi... sei veneto anche tu? Solo per curiosità, non faccio discriminazioni in base alla provenienza geografica :D
      Scrivere questo post mi è piaciuto molto e, mentre leggevo la documentazione, ho pensato spesso che mi sarebbe piaciuto essere nata all'epoca per assistere (ma anche per partecipare) a questo tipo di spettacoli.

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    2. No, non sono veneto, però sono un appassionato di storia veneta essendomi perdutamente innamorato di Venezia quando ci andai per la prima volta (e ovviamente ci sono tornato più volte).
      Anche a me sarebbe piaciuto nascere all'epoca, ma non solo per assistere agli spettacoli del Goldoni :-)

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    3. Anch'io adoro Venezia, ti capisco!
      Spesso mi capita di pensare, leggendo di epoche storiche passate: "Forse mi sarebbe piaciuto vivere allora" ma poi mi ricordo che, essendo donna, non avrei potuto fare quasi nulla. In questo caso è diverso, perché almeno avrei potuto recitare! Quindi credo di aver trovato una risposta alla classica domanda "se tu avessi una macchina del tempo..." Per il resto, molto probabilmente vivo meglio nel presente.

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  3. Questo post è anche molto in sintonia con la festa di oggi, visto che parla dell'ingresso delle donne sulla ribalta del teatro. Credo che in campo musicale le donne cantanti al posto delle voci bianche siano entrate in scena ancora più tardi, se ricordo bene ai tempi di Mozart :P

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    1. E' una coincidenza totalmente non voluta, dato che questo post avrebbe dovuto uscire a gennaio... ma non mi dispiace che sia accaduta. Ringrazio che, ad un certo punto della storia, questo cambiamento sia avvenuto, perché altrimenti la mia vita sarebbe molto diversa adesso e mi mancherebbe il mezzo espressivo che sento più vicino alla mia sensibilità.
      L'ultima volta che ho studiato storia della musica è stato alle medie, quindi mi fido dei tuoi ricordi... Comunque sì, anche nella musica le donne sono state ammesse molto tardi...

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  4. Bellissimo questo post che tanto attendevo per saperne di più! *_*
    Un'osservazione: con le dovute differenze questo tipo di attività teatrale nella sua organizzazione strutturale (compagnie di attori 'specializzati', teatri etc) può essere accostata alle innovazione che durante l'età elisabettiana sono apparse oltre La Manica?
    Te lo chiedo perché mi è parso proprio che le due strade combaciassero sotto alcuni aspetti! :D

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    1. I primi teatri stabili nacquero già nella seconda metà del Cinquecento in Inghilterra, anche se in quel caso si trattava di edifici in comproprietà tra il proprietario del terreno e gli attori della compagnia, quindi le modalità erano leggermente diverse. Non te lo posso confermare, ma è possibile che i veneziani abbiano preso spunto dall'idea degli inglesi e l'abbiano importata in Italia. In fondo, erano commercianti e viaggiatori.
      La nascita della professione di attore, invece, credo sia collegata strettamente alla nascita dei teatri a pagamento: se il pubblico paga il biglietto per assistere alla rappresentazione, gli attori hanno una fonte di guadagno e quindi di sostentamento. Prima, invece, erano costretti a svolgere anche altre attività, per potersi guadagnare da vivere.
      Di più non ti posso dire :) Sono comunque contenta che il post ti sia piaciuto!

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  5. Molto interessante tutto quello che hai scritto, devo dire che della Commedia dell'arte in effetti ne sapevo molto poco, a partire dall'origine del nome.
    Sfortunatamente fu con Goldoni che ebbi la mia più spiacevole esperienza teatrale.

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    1. L'origine del nome non la conoscevo nemmeno io... vedi quante cose si scoprono? :)

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  6. Le donne fanno il loro vero ingresso nel teatro, poi, secoli dopo arriva anche DramaQueen!

    Bel post, è sempre un piacere leggerti.

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    1. Grazie, è un piacere per me essere letta da voi!
      Forse non è il caso di fare paragoni: credo davvero che vi sarebbe andata meglio con Isabella Andreini... ma cercherò di migliorare anch'io, per non sfigurare troppo :)

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  7. I tipi fissi!! Li conoscevo! :D Ma perché a me sembrava ci fosse anche qualcun altro?
    Un post molto molto bello e preparato: il tempo ha fruttato eccome. :)
    P.S. Sempre detto che l'Italia è da Commedia! ^_^

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    1. I tipi fissi ovviamente non sono solo questi, ma non potevo citarli tutti, o avrei dovuto dedicarci un post intero!
      Sono contenta che il tempo abbia fruttato (in realtà ho passato ore a maledirmi per aver venduto il libro di letteratura relativo a questo periodo)

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