1 aprile 2015

Tre messaggi per la Giornata Mondiale del Teatro

Tra esami ed esaurimenti nervosi vari, mi sono persa una data importante: il 27 marzo è stata la Giornata Mondiale del Teatro. 
Sono caduta dalle nuvole quando Marco Lazzara me l'ha ricordato, non perché non conoscessi questa ricorrenza, ma perché mi ero completamente scordata la data. Portate pazienza, vi ho già detto che per le date ho una memoria terribile e, quando mi sveglio la mattina, è già tanto se mi ricordo che giorno della settimana è, figurarsi il numero e il mese.


Ma non vorrei mai che il teatro si offendesse e se la prendesse con me, quindi voglio rimediare e dedicare un post alla giornata, anche se con un po' di ritardo.

La Giornata Mondiale del Teatro è stata istituita nel 1961, durante il IX Congresso mondiale dell'Istituto Internazionale del Teatro a Vienna, su proposta di Arvi Kivimaa (rappresentante del Centro Finlandese).
Il suo scopo è quello di promuovere la creazione e la collaborazione tra coloro che lavorano in campo teatrale, ma anche di sostenere attraverso quest'arte gli ideali di pace e amicizia tra i popoli.

Ogni anno, un personaggio importante del mondo del teatro viene scelto per lanciare un messaggio sul significato di quest'arte e su ciò che ha da offrire all'umanità. Questo messaggio viene tradotto in molte lingue e letto nei teatri in occasione della ricorrenza del 27 marzo.
Il primo messaggio, nel 1962, fu scritto da Jean Cocteau. Negli anni successivi, il compito fu affidato, tra gli altri, a personalità come Arthur Miller, Eugène Ionesco, Pablo Neruda e Peter Brook.

Voglio proporvi quelli che mi hanno colpito di più, tra quelli pronunciati negli ultimi anni. 
Iniziamo proprio dal messaggio di quest'anno, scritto dal regista polacco Krzysztof Warlikowski:

I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché.
I veri maestri del teatro cercano la fonte pulsante, le correnti viventi che tendono a oltrepassare le sale di spettacolo e le folle di persone curve a copiare un mondo o un altro.
Noi copiamo, invece di creare mondi che si concentrino o che dipendano da un dibattito con il pubblico, dalle emozioni che si gonfiano sotto la superficie. Ma in realtà non vi è nulla che possa rivelare le passioni nascoste meglio del teatro.
Il più delle volte mi rivolgo alla prosa per avere una guida. Giorno dopo giorno mi trovo a pensare a scrittori che quasi cento anni fa, hanno descritto profeticamente, ma anche in maniera misurata, il declino degli dei europei, il crepuscolo che ha immerso la nostra civiltà in un buio che deve ancora essere illuminato. Penso a Franz Kafka, Thomas Mann e Marcel Proust. Oggi vorrei anche includere John Maxwell Coetzee  in quel gruppo di profeti.
Il loro senso comune della inevitabile fine del mondo- non del pianeta, ma del modello delle relazioni umane- e dell’ordine sociale e del suo sconvolgimento, è di grande attualità per noi qui e ora. Per noi che viviamo dopo la fine del mondo. Che viviamo davanti a crimini e conflitti che scoppiano ogni giorno in nuovi luoghi, persino più velocemente di quanto i media onnipresenti non riescano a seguire. Questi incendi diventano rapidamente noiosi e spariscono dalle cronache, per non tornare mai più.
E ci sentiamo impotenti, inorriditi e circondati. Non siamo più in grado di innalzare torri, e i muri che ostinatamente costruiamo non ci proteggono da niente - al contrario, essi stessi chiedono una protezione e una cura che consumano gran parte della nostra energia vitale. Non abbiamo più la forza per cercare di intravedere ciò che sta oltre il cancello, al di là del muro. E questo è esattamente il motivo per cui il teatro dovrebbe esistere e il luogo dove dovrebbe cercare la sua forza.
Per gettare uno sguardo laddove è vietato guardare.
"La leggenda cerca di spiegare ciò che non può essere spiegato. Poiché è radicato nella verità, deve finire nell'inspiegabile" - così Kafka descrive la trasformazione della leggenda di Prometeo. Sento fortemente che le stesse parole dovrebbero descrivere il teatro. Ed è quel tipo di teatro, che è radicato nella verità e che trova la sua fine nell'inspiegabile, che auguro a tutti i suoi lavoratori, quelli sul palco e quelli tra il pubblico, e lo auguro con tutto il mio cuore.

(Traduzione di Roberta Quarta)
Tutti vediamo che, al giorno d'oggi, lo splendore del teatro non è più quello di un tempo. Le persone, al massimo, vanno al cinema e gli spettacoli teatrali sono considerati "pesanti" oppure cosa per pochi. Esattamente l'opposto di quello che dovrebbe essere, perché il teatro per natura si rivolge a tutti e non vuole escludere nessuno dal suo messaggio.
Krzysztof Warlikowski si interroga sul ruolo che quest'arte può ancora svolgere nel nostro mondo, un mondo che va verso la fine del modello delle relazioni umane. La sua risposta è: un ruolo fondamentale nell'abbattere i muri che costruiamo per difenderci e nel riportare alla luce la verità che abbiamo paura di guardare.

Ma allora, se il teatro deve svolgere questo ruolo così importante, quasi salvifico, come può farsi ascoltare? Come può ritornare ad essere veramente un mezzo di comunicazione e non solo un'attività riservata a pochi?
A questo interrogativo cerca di dare una risposta il messaggio scritto nel 2008 dal drammaturgo Robert Lepage:

Esistono parecchie ipotesi sulle origini del teatro, ma quella che mi piace di più ha la forma di una favola.
Una notte, nei tempi immemorabili, un gruppo d'uomini si era radunato in una caverna per riscaldarsi intorno ad un fuoco e raccontarsi delle storie. Quando improvvisamente, uno di essi ebbe l'idea di alzarsi e di utilizzare la propria ombra per illustrare il suo racconto. Aiutandosi con la luce delle fiamme, fece apparire sui muri della caverna dei personaggi più grandi del naturale. Gli altri, abbagliati, riconobbero uno dopo l'altro il forte e il debole, l'oppressore e l'oppresso, il dio e il mortale. Oggigiorno, la luce dei proiettori ha sostituito il fuoco di gioia iniziale e il macchinario di scena, i muri della caverna. Non dispiaccia a certi puristi, questa favola ci ricorda che la tecnologia è all'origine stessa del teatro e che non deve essere percepita come una minaccia, ma come un elemento assemblante.
La sopravvivenza dell'arte teatrale dipende dalla sua capacità a reinventare integrando sia dei nuovi strumenti sia dei nuovi linguaggi. Altrimenti il teatro come potrebbe continuare ad essere il testimone dei grandi eventi della sua epoca e promuovere l'intesa
tra i popoli, se non desse prova di apertura mentale? Come potrebbe vantarsi di offrire delle soluzioni ai problemi d'intolleranza, d'esclusione e di razzismo, se, nella sua stessa pratica, si rifiutasse di affrontare le problematiche delle unioni interrazziali e di ogni forma di integrazione?
Per rappresentare il mondo in tutta la sua complessità, l'artista deve proporre delle forme e delle idee nuove e deve fidarsi dell'intelligenza dello spettatore capace, lui, di distinguere il profilo dell'umanità in questo continuo gioco d'ombra e di luce. È vero che a troppo giocare con il fuoco, l'uomo rischia di bruciarsi, ma ha ugualmente la fortuna di abbagliare e di illuminare.

(Traduzione di Ettore Rimondi)

Secondo Lepage, il teatro non morirà, ma ha bisogno di rinnovarsi senza paura dei cambiamenti. L'immobilità è morte, l'arte invece ha bisogno di vita e di movimento.
Un'altra soluzione allo stesso problema era stata proposta,  nel messaggio del 2013, dal premio Nobel per la letteratura Dario Fo... che non credo abbia bisogno di altre presentazioni:

Tempo fa il potere risolse l’intolleranza verso i commedianti cacciandoli fuori dal paese.
Oggi gli attori e le compagnie hanno difficoltà a trovare piazze teatri e pubblico, tutto a causa della crisi. I governanti quindi non hanno più problemi di controllo verso chi si esprime con ironia e sarcasmo in quanto gli attori non hanno spazi né platee a cui rivolgersi. Al contrario, durante il Rinascimento in Italia chi gestiva il potere doveva darsi un gran da fare per tenere a bada i commedianti che godevano di pubblico in quantità.
E’ noto che il grande esodo dei comici dell’arte avvenne nel secolo della Controriforma, che decretò lo smantellamento di tutti gli spazi teatrali, specie a Roma, dove erano accusati di oltraggio alla città santa. Papa Innocenzo XII, sotto le assillanti richieste della parte più retriva della borghesia e dei massimi esponenti del clero, aveva ordinato, nel 1697, l’eliminazione del teatro di Tordinona, il cui palco, secondo i moralisti, aveva registrato il maggior numero di esibizioni oscene.
Ai tempi della Controriforma, il cardinale Carlo Borromeo, operante nel Nord, si era dedicato a una feconda attività di redenzione dei "figli milanesi", effettuando una netta distinzione tra arte, massima forza di educazione spirituale, e teatro, manifestazione del profano e della vanità. In una lettera indirizzata ai suoi collaboratori, che cito a braccio, si esprime pressappoco così: “Noi, preoccupati di estirpare la mala pianta, ci siamo prodigati, nel mandare al rogo i testi con discorsi infami, di estirparli dalla memoria degli uomini e, con loro, di perseguire anche coloro che quei testi divulgarono attraverso le stampe. Ma, evidentemente, mentre noi si dormiva, il demonio operava con rinnovata astuzia. Quanto più penetra nell'anima ciò che gli occhi vedono, di ciò che si può leggere nei libri di quel genere! Quanto più la parola detta con la voce e il gesto appropriato gravemente ferisce le menti degli adolescenti e delle giovani figliole, di quanto non faccia la morta parola stampata sui libri. Urge quindi togliere dalle nostre città i teatranti come si fa con le anime sgradite”. 
Perciò l’unica soluzione alla crisi è sperare che contro di noi e soprattutto contro i giovani che vogliono apprendere l’arte del teatro si organizzi una forte cacciata: una nuova diaspora di commedianti che senz'altro, da quella imposizione, sortirà vantaggi inimmaginabili per una nuova rappresentazione."

Secondo Dario Fo, il teatro si fa più forte quanto sono più forti le difficoltà. Io lo stimo molto e spero che anche in questo caso abbia ragione, perché quello presente non è un periodo facile. Anche se, piuttosto che ostacolato, il teatro mi sembra ignorato e questo mi fa quasi più paura. Qualcuno vorrebbe lasciarlo morire di una lenta agonia, con la tortura del silenzio.
Spero che questo non riesca e che chi, come me, ama quest'arte, trovi il modo di reinventarla per opporsi al muro del silenzio. Anche se, purtroppo, temo che l'indifferenza in questo caso sia peggio dell'opposizione attiva.

Tutti questi messaggi sono accomunati dal tema della difficoltà nel teatro e nel portare avanti quest'arte. Probabilmente questa mia scelta riflette il momento di difficoltà in cui io stessa mi trovo, con tante idee e pochi mezzi per realizzarle... e pochi luoghi in cui cercare questi mezzi.
Ok, ora forse sono un po' scoraggiata, ma non temete: non ho intenzione di restare in questo stato d'animo per molto. Voglio reagire e ritrovare l'entusiasmo che ho perso, anche in quantità maggiore a quello che avevo prima!
Potete trovare gli altri messaggi, divisi per anno, sul sito della Giornata Mondiale del Teatro.

- dramaqueen



Immagine di Alicia Nijdam (Flickr)
Licenza Creative Commons Attribuzione

6 commenti:

  1. Lo scoramento è fisiologico in certi casi. Ti posso fornire l'esempio di una mia concittadina che, dopo anni di tentativi, ha creato un vero e proprio une-man-show (nel suo caso è meglio dire one-woman-show) in cui lei, da sola, col solo aiuto di un musicista, inscenava un'intera commedia cambiando ruolo come se stesse raccontando una storia drammatizzando ogni personaggio coinvolto (ha una voce stupenda e cantava anche, era una commedia-musical). Tempo dopo la hanno chiamata anche per uno spettacolo al Sistina di Roma, un ruolo minore ma almeno in un teatro prestigioso e uno spettacolo che avrebbe fatto una lunga tournée.
    Insomma, se necessario "fare tutto da soli" ma non arrendersi ;-)

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    1. Immagino che anche io dovrò adottare una soluzione simile, o almeno adottarne l'atteggiamento!
      Magari non avrò la fortuna (intesa nel senso di accoglienza calorosa da parte del pubblico) che ha avuto la tua compaesana, ma in questo momento ho davvero bisogno di credere che posso combinare qualcosa di buono :)

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  2. Leggo il post con un po' di ritardo, ma così ho già letto l'ultimo e visto che stai già reagendo! Molto bene!

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    1. Più o meno... Sto iniziando a ritrovare un po' di motivazione :)

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  3. Bene, ora ne so un po' di più, visto che te l'ho ricordato io... :)

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  4. Mi pare di averti menzionato, infatti :)

    P.S. Non dirlo a nessuno, ma tante cose riguardo a questa giornata mondiale le ho imparate mentre scrivevo il post!

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