3 aprile 2015

Psychiatric Circus - guest post di Maria Todesco

A febbraio, Padova ha accolto uno spettacolo un po' particolare, né di circo né di teatro: lo Psychiatric Circus. 
Era praticamente a dieci metri dalla mia facoltà e avrei adorato poterci andare, ma... ero nel bel mezzo di una terribile sessione d'esami. Anzi, la data d'inizio degli spettacoli coincideva con quella del mio esame più terribile, quindi avevo quasi preso in considerazione l'idea di farmi assumere, dato che sapevo che non se sarei uscita sana di mente.
La mia idea non ha funzionato, ma, per fortuna, a vedere lo spettacolo è andata Maria Todesco, che poi si è offerta di raccontarcelo in questo guest post. Lascio quindi la parola a lei, ringraziandola per il prezioso contributo:


Non avevo mai visto uno spettacolo circense, non dal vivo. Ero abituata agli spettacoli in TV, acrobati e animali tra risate e musica: mostra di abilità e magia. Già qui si potrebbe vedere un piccolo legame con il teatro, con la commedia, ma lo spettacolo che vidi fu ancora più illuminante. Quando il mio ragazzo mi propose di andare a vedere l’esibizione chiamata Psychiatric Circus non pensavo che sarei rimasta così colpita e segnata.
Ma andiamo con ordine.

Come si può notare dalla targa, questo era uno spettacolo dell’orrore. Orrore e commedia, perché la commedia non può mancare nel circo. Subito mi aspettavo una cosa come Scaretale dei Nightwish [il video nel link non è quello ufficiale della canzone, ma è una scena tratta dal film Imaginaerum]… ma era meno surreale e “non morto”.

Quindi cominciamo, innanzitutto con l’accoglienza: quando si dice “creare atmosfera”.
C’era un tendone enorme,  la biglietteria era un camper (e altri camper venivano usati per il bagno e, più semplicemente, per creare uno sfondo) e tutto era adornato come un ospedale inquietante (sebbene il termine inglese creepy renda meglio il concetto).
Per tutta l’intera ora in cui abbiamo aspettato nel parcheggio, hanno trasmesso agli altoparlanti sempre la stessa musichetta, in loop: Dominique, dalla colonna sonora della seconda stagione di American Horror Story. Vi consiglio di vedere il video, perché probabilmente lo spettacolo è liberamente ispirato anche a questa serie TV.
Mentre si attendeva, si vedevano costantemente tre guardie col manganello e, di tanto in tanto, passava qualche personaggio vestito da infermiere o con la camicia di forza… fissandoci storti e urlando.

Una volta dentro, non si accedeva subito agli spalti, ma ad un atrio semibuio, con folli rinchiusi in “gabbie-parete” ai lati di questo atrio e delle suore… molto poco suore, che stavano al bar. Evito di fare esempi delle battute maliziose di cui queste “suore” si sono avvalse… Ma facevano veramente ridere! Non per niente lo spettacolo è sconsigliato ai minori di 14 anni.
Si stava lì, nuovamente in attesa, circondati da persone che non posso che chiamare attori. E lì ho fatto il primo collegamento tra circo e teatro. Questi “folli” ridevano e ci salutavano, oppure ci fissavano storto e con sguardi vacui. Alcuni si gettavano contro le porte delle loro cellette, altri allungavano le mani, poi c’era chi giocherellava e chi urlava. L'effetto era realistico e provocava un senso di confusione nello spettatore.
E per andare al bagno si sarebbe dovuti passare in mezzo a loro… ma questa parte del divertimento non l’ho vissuta in prima persona!

Infine, con ordine, facevano accedere agli spalti, con questi artisti tutti attorno che ci passavano accanto, si sedevano in mezzo a noi e scappavano dalle suore-infermiere. Nonostante il tutto non fosse ancora ufficialmente cominciato!
Ci sarebbe veramente molto da raccontare, ma mi dilungherei all'infinito. Inoltre mi hanno detto che lo spettacolo non è sempre esattamente uguale, perché talvolta i circensi si scambiano gli esercizi, ma una cosa rimane invariata: il legame tra storia e rappresentazione.
In questo caso, la trama consiste nelle vicende di alcuni malati mentali ricoverati nell'ospedale cattolico psichiatrico di padre Josef. E, a mano a mano che lo spettacolo prosegue (due ore che non si sentono assolutamente), padre Josef si rivolge al pubblico, lo mette alla prova. Vengono chiamati anche degli spettatori a salire sul palco e il tutto si svolge in un continuo seducente, che racconta la storia dei vari personaggi proprio attraverso le loro acrobazie o scenette.

Non è una storia delicata, dato che si toccano temi di violenza e pazzia profonda. Anche per questo sono palesi due necessità: avere un’abilità degna da circo e mantenere il proprio ruolo mentre la si esegue. Questa, per me, è stata la prova definitiva che il circo può essere visto come teatro!
Senza entrare nel dettaglio, per non rovinare la sorpresa e la magia a chi di voi possa e voglia vederlo, è da tenere a mente che tutti gli artisti circensi non entravano semplicemente in scena secondo il programma ed eseguivano il proprio numero per poi scomparire. Non erano semplicemente loro stessi, ma seguivano un vero e proprio personaggio con un passato, un presente e un pensiero (più o meno distorto ma coerente con sé stesso) che lo guidava.
Ciascuno di loro si vedeva varie volte, si intrecciava con gli altri, e doveva costantemente mantenere un comportamento in linea con il proprio disturbo psicologico. Il maniaco sessuale, lo schizofrenico, l’allucinato, l’autistico… e via discorrendo. (E chi dovevo incontrare io faccia a faccia? Il maniaco sessuale!) Premetto che potrebbero non essere le giuste diagnosi, ma quello è un altro discorso... l’effetto rendeva molto comunque.
Il punto, infatti, è che non era una caricatura, non era una forzatura: erano naturali. Si aggiravano tra gli spalti con scioltezza, senza mai uscire dal personaggio, senza mai smettere di recitare (in realtà ne ho fregato uno tornando dal bagno perché stavo sbagliando strada e gli ho chiesto da che parte dovessi andare). Non una frase o uno sguardo erano fuori luogo: potevano veramente sembrare affetti dalla malattia simulata! Sebbene tutto fosse mirato, apparentemente senza sforzo, a suscitare ilarità e meraviglia in coloro che guardavano.

E quindi la magia, per una volta, stava lì: in questi numeri a loro modo legati alla patologia, perfetti (dal mio punto di vista profano), dove nemmeno per un istante l’acrobata smetteva di mantenere il suo ruolo. Ruolo dato dalla postura, dalle espressioni, dal modo di parlare: perché non si limitavano a stare in silenzio, se il personaggio non lo richiedeva.
Tutte cose che mi hanno ricordato, ancora una volta, un vero e proprio attore che partendo da un canovaccio si adegua alla situazione e mette in piedi un intero spettacolo, con equilibrio suo e degli altri.
E ci tengo a ricordare che era probabilmente frutto di una buona dose di improvvisazione... se contiamo anche che in diverse occasioni sono state fatte andare al centro persone del pubblico (e quindi, anche se avevano in mente l’obiettivo finale, dovevano regolarsi strada facendo con qualcuno che non ne sapeva nulla).

Un’altra cosa che ho assolutamente notato era la richiesta di sicurezza, di fiducia, la necessità di sapere perfettamente dove si è nello spazio (e dove sono i propri compagni), ma soprattutto il già citato equilibrio.
Come anche la simbiosi, la precisione: un passo falso, un cavo non controllato, e credo che il tutto potrebbe diventare una tragedia. O nel migliore dei casi, spezzerebbe l’incanto creato con una fatica che non traspare nel loro essere tanti e uno al contempo.
La fatica che non traspare mai quando qualcuno fa ciò che gli piace con passione e te lo spaccia per un numero facile. Tutte cose che in diverse salse credo di aver letto in questo blog come importanti per gli attori in generale!

Non l’ho specificato, ma non vi erano animali.
O forse gli animali eravamo noi spettatori, da come ci parlava padre Josef… Ognuno di noi del pubblico, anche quelli non chiamati in prima persona, era coinvolto e parte della scena, parte viva, spinto a rispondere assieme alla massa a ciò che gli veniva mostrato… e trattato un po’ come un folle a sua volta.
Ci si potrebbe soffermare e continuare a parlarne, ma questa è una di quelle cose che va vista: per cui vi sollecito a cercare lo Psychiatric Circus e lasciarvi ammaliare da esso. Non ve ne pentirete!
Ringrazio Elisa per l’ospitalità nel suo bel blog, sperando di aver scritto un post d’interesse come i suoi.

Sono io che ringrazio Maria per aver raccontato la sua esperienza e spero che il suo post non sia stato troppo interessante rispetto a i miei... altrimenti tutti i miei lettori migreranno in massa verso il suo blog!

- dramaqueen



18 commenti:

  1. Grazie ancora, Elisa, per la tua ospitalità! È un onore vedere un mio post tra i tuoi, veramente.

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    1. Certo che ti accontenti di poco, neanche fosse un blog famoso ;)
      Ahah grazie mille a te! Non ho potuto assistere allo spettacolo, ma sono felice di averne avuto almeno un assaggio attraverso il tuo resoconto!

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    2. Sono certa che potrai farlo! :)
      E poi be'... lo vedo il traffico sul tuo blog, lo vedo bene! :P :)

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    3. Ultimamente è un po' calato, ma non ne faccio un dramma... Ma, se ti può dare una soddisfazione, questo tuo post mi ha fatto superare le 35000 visualizzazioni totali (quindi ora è anche merito tuo)!

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  2. Ho visto i cartelloni di un altro forse simile, in giro per quelle parti: Phenomena. Dire virato verso l'horror.
    Questo, avendo a che fare con la malattia mentale, si prestava certo di più a un taglio serio anche per una discussione sul problema. L'avrei visto davvero volentieri.
    Sul fatto che il circo, quello vero, sia teatro, non ci sono dubbi! Avete mai visto il "Cirque Bidone"? :)

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    1. Sei un "esperto" di circo, Michele? :) Io no, credo di non averlo nemmeno mai sentito... Ma vediamo che dice la padrona di casa. :)

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    2. Sono andata poche volte al circo, quando ero bambina, e non avevo mai sentito parlare del Cirque Bidon. Ho guardato qualche video su YouTube e mi pare di capire che sia un circo di strada che racconta anche una storia, come una commedia, attraverso le esibizioni degli artisti. Però capisco poco il francese, potrei anche aver frainteso.

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    3. Conosco molto poco il circo e di più il teatro. Fanno anche spettacoli in italiano: io li vidi molto tempo fa, in giro per l'Emilia Romagna. Sono spettacoli bellissimi, molto poetici. All'epoca avevano anche qualche animale. Non pensate male: un gatto e quattro o cinque galline, che contribuivano allo spettacolo ma soprattutto facevano le uova :)
      La prima volta che li vidi non si pagava il biglietto: si portava qualcosa. Cibo e vestiti, in genere. A distanza di anni ho saputo che si pagava un biglietto.

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    4. Immagino che sia più pratico sopravvivere con il prezzo de biglietto che con le donazioni... Mi informerò se passeranno di nuovo in Italia :)

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  3. Mi viene da pensare al meta teatro.
    la filosofia di base mi sembra essere lo straniamento dello spettatore che si immerge in una realtà che pur essendo fittizia rimane l'esperienza effettiva dello spettacolo, lo spettacolo vive di questa illusione e sebbene non abbia come centro di analisi 'il teatro', come negli esperimenti pirandelliani, è comunque un tentativo di analisi e di ricerca dell'efficacia di uno spettacolo stravolgendone i parametri di rappresentazione classica!

    Ok, dopo tutti questi paroloni mi posso ritirare e fare ammenda! :°D

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    1. In effetti potrebbe anche essere... chissà se proprio definibile metateatro!

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    2. Non credo che si possa definire meta-teatro, che per definizione è il teatro che spiega se stesso, lo definirei piuttosto come un estremo abbattimento della quarta parete. In ogni caso, lo straniamento si può accostare molto bene con quello creato da Pirandello.

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  4. Felice di ritrovarti qui, Maria! Hai trasmesso molto bene il fascino disturbante dello spettacolo. Direi che mi piacerebbe vederlo, se non fosse per una cosuccia: se qualcuno mi pesca tra il pubblico per fare qualcosa, sono molto più che disturbata! Quindi mi tengo alla larga... e mi gusto il tuo articolo. ;)

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    1. Ti capisco... Una volta sono andata con la scuola a vedere un musical sulla storia dei Beatles ed ero seduta in prima fila per mancanza di posti. Durante una canzone, l'attore che interpretava George Harrison è sceso dal palco e mi ha chiesto (in inglese) se volevo continuare lo spettacolo al posto suo. Ovviamente scherzava, ma credo di essere diventata rossa come un peperone e di aver balbettato qualcosa tipo: "No, no, you're surely better than me."

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    2. Ahahaha, Elisa! Fosse oggi mica ti tireresti indietro, immagino! ;)

      Ciao Grazia, sono contenta sia arrivato il sentimento. :) Ti dirò anch'io ho avuto un po' di timore... Prendevano però solo quelli in "prima linea". ;) Per fortuna!
      Anche se la prima linea variava in base alla quantità di spettatori presente nel tuo settore... :)

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    3. Non so come reagirei, se mi prendessero alla sprovvista... Ma di certo ora avrei i riflessi più pronti e sarei un po' meno timida :)

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  5. Sono andato al loro spettacolo a roma venerdì 13/11 spinto dalle belle recensioni e dalla bella esperienza che ho provato vedendo il circo de los horrores. Lo spettacolo si è dimostrato noioso, non faceva nè paura nè ridere e le performance degli artisti sono state di bassissima lega. Hanno investito molto nella pubblicità e molto poco in tutto il resto. Mi spiace per gli artisti che tanto si sono impegnati ma il risultato è stato una scimmiottamento di altre esibizioni (los horrores, zelig..) e il livello degli esecizi e della recitazione è stato davvero mediocre.
    p s 20 euro il costo del biglietto per un simile spettacolo è uno sproposito

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    1. Caro Stefano, come è specificato all'inizio del post la recensione non l'ho scritta io ma un'ospite del blog, quindi non ti posso dare dei pareri diretti.
      Mi dispiace che lo spettacolo non ti sia piaciuto, ma sono sicura che l'intenzione di Maria non fosse quella di fare pubblicità ingannevole. Lei ha solo fatto un resoconto personale della sua esperienza e, purtroppo, non tutti gli spettacoli possono piacere a tutti.

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