29 maggio 2015

Esperienze personali #7 - Vagando senza meta, mi ritrovai ad improvvisare

Ci sono tanti motivi per cui non mi sarei mai dovuta trasferire a Padova. Uno di questi è l'università... ma non siamo qui per parlare delle mie scelte di vita giuste o sbagliate, no?
Teatralmente parlando, il motivo per cui avrei fatto meglio a restarmene nel mio paesino è che trasferendomi ho perso tutti i punti di rifermento.


Avevo appena terminato il secondo anno di un percorso che idealmente doveva durarne tre, conoscevo un po' la scena teatrale del luogo e sapevo a chi rivolgermi per aver qualche consiglio.
A Padova, semplicemente non sapevo dove andare.

Che cosa potevo fare?
Mi sono fatta forza e ho usato l'unico strumento a mia disposizione: internet. Strumento utilissimo e potentissimo, certo, ma non c'è quasi mai la garanzia di averlo usato nel modo giusto. Di quello che ognuno scrive sul suo sito personale non sempre ci si può fidare. Saranno delle vanterie ingigantite o sarà la verità?
Padova è una città piuttosto grande, quindi i corsi di teatro non mancano. Il problema era, appunto, trovarne uno che facesse al caso mio. C'erano tanti parametri da considerare, non ultima la posizione geografica, perché io, povera studentella, avevo la possibilità di muovermi sono a piedi o in bicicletta.*

(*) Non provate mai a prendere un autobus a Padova. Mai. Gli orari sono incomprensibili, quindi l'unica soluzione praticabile è andare alla fermata con largo anticipo e aspettare fiduciosi.

Da questi presupposti, è derivata un'esperienza decisamente improvvisata, in tutti i sensi.
Il primo errore che ho commesso è stato scegliere un corso base, quando invece avevo già una certa esperienza. L'ho fatto perché non mi sentivo sicura e credevo di avere ancora tanto da imparare. Questo era senz'altro vero (e lo è ancora), ma non era un motivo per mettermi allo stesso livello di chi non è mai salito su un palcoscenico. 
Un motivo in più, dunque, per ricordarmi che è bene essere modesti, ma è bene anche rendersi conto delle proprie capacità e non sottovalutarle.

Gli altri errori, probabilmente, derivavano più dal caso (o dalla sorte, comunque la vogliate chiamare) che mi ha fatto incontrare insegnanti con cui non andavo d'accordo e di cui non condividevo i metodi. Ma siamo tutti umani e tutti abbiamo più intesa con alcune persone piuttosto che con altre... quindi da ora lascerò da parte il livore e nel resto del racconto cercherò di concentrarmi sugli sugli aspetti positivi del corso.
Tralasciamo gli esercizi, che soprattutto all'inizio erano ovviamente elementari, e arriviamo subito alla preparazione del saggio finale. Quale sarà stato il testo scelto per la rappresentazione?
Sorpresa. Nessun testo. La rappresentazione andava inventata da zero. Improvvisata.

Vi ho già parlato in altre sedi del mio scarso amore per l'improvvisazione, quindi potete immaginare quanto fossi felice di questa decisione.
L'improvvisazione è utile, se riesce bene può essere divertente, è un esercizio essenziale per la preparazione di un attore. Ma dover partecipare ad uno spettacolo solo di improvvisazione non mi piace proprio, come idea. Non sono soddisfatta di un canovaccio, a me piace lavorare su un testo vero.
In questo caso, comunque, nessuna delle mie lamentele era considerata importante, quindi ho dovuto adattarmi e trovare il modo di divertirmi lo stesso.

Oltre alla storia, anche i personaggi dovevano essere inventati da noi. Per avere un punto di partenza da cui partire, l'insegnante ci aveva suggerito di interpretare il nostro contrario. Cosa che può sembrare facile, ma rischia sempre di sfociare in un cliché, soprattutto se il tempo è poco.
Sul versante maschile c'è stata un po' più di fantasia (dall'anziano che si lamenta ai costumi moderni fino al giovane emo amareggiato da tutto e da tutti), mentre le donne si sono quasi tutte concentrate sullo stereotipo "velina superficiale e stupida". Me compresa. Chiamatela scarsa prontezza di riflessi, ma non veniva in mente proprio nient'altro, sul momento!
Questi personaggi, che all'inizio erano tutti uguali o quasi, dovevano poi essere sviluppati e differenziati, attraverso una scheda del personaggio e un disegno dell'aspetto fisico. Sono andata a recuperare il mio:


Si chiama Valentina ed è una liceale, ma non le piace studiare ed è disinteressata a qualsiasi materia scolastica. Non le piace praticare sport perché si suda, i capelli si scompigliano e le unghie rischiano di rovinarsi. Ama i cantanti pop italiani, i film romantici e i romanzi della serie di Twilight.
Il disegno non è dei migliori, ma sono stata attenta a disegnare i capelli molto curati e arricciati con la piastra, gli orecchini vistosi, il trucco sempre presente, la maglia lunga di un colore che andava particolarmente di moda quell'anno e gli stivali Ugg (mi dicono siano un "must" tra le ragazzine).
Che ci crediate o no, questo è veramente il mio contrario. Sarebbe stato più originale interpretare una metallara sempre vestita di nero e borchie... ma io sono una metallara, quindi sarei andata contro la richiesta dell'insegnante!

Oltre a ciò, la mia Valentina era anche una vera svampita: dimenticava tutto e non riusciva a collegare tra loro le informazioni più banali. Io l'avevo concepita come un personaggio un po' più intelligente, in origine, ma poi è stata resa stupida e superficiale ai massimi livelli, per enfatizzare l'effetto comico della scena.
Come vi dicevo, non esisteva un copione e lo spettacolo era formato da più scenette, a cui partecipavano di volta in volta tre o quattro personaggi.
Nel mio spezzone, Valentina accompagnava un'amica dal dottore, perché quest'ultima era tormentata dal mal di testa. Mentre si trovavano nella sala d'aspetto, Valentina cercava di prendersi cura dell'amica sofferente, ma finiva per fraintendere tutte le sue richieste, dando luogo a sketch comici.

Nonostante tutto, per una volta è stato divertente entrare nella parte della ragazzina tutta trucco, borsette rosa, vestitini e tacchi. E' stato qualcosa di diverso dal solito, che io non farei mai nella vita, ma che il teatro mi ha permesso di provare.
In realtà, mi sono divertita di più durante la preparazione e la costruzione del personaggio che durante il saggio vero e proprio. Non so bene perché, ma sono fatta così: l'improvvisazione non mi dà tanta soddisfazione quanto uno spettacolo "vero". Mi è piaciuto molto, invece, scegliere il vestito, il trucco e gli accessori per assumere l'aspetto di Valentina.

La morale di questa favola, insomma, è che bisogna stare attenti a quello che si sceglie... ma anche che il divertimento si può trovare in tutte le esperienze, basta cercarlo bene.

- dramaqueen




Potete trovare le esperienze precedenti qui:



Immagine di MessereRiccardo (Wikimedia Commons)
Licenza Creative Commons Attribuzione

12 commenti:

  1. Ciao, Elisa, torno sul tuo blog dopo un po' di tempo trascorso, ero certissima di trovarvi qualcosa di interessante e le mie previsioni si sono rivelate esatte. :-)
    Vediamo di commentare questa tua esperienza. Dal mio punto di vista è evidentissimo che quel laboratorio non sia di qualità eccelsa, tanto più che se per uno spettacolo finale non c'è alcun copione da preparare e si mira a delle performance di improvvisazione bisogna dirlo fin da subito, anzi farne il leit motiv di tutto il corso.
    Sono certa che in una città come quella in cui ti ritrovi a studiare possano esserci decine di esperienze migliori! Tanto più che non ne sei uscita entusiasta.
    L'improvvisazione è un campo minato, non tutti sono adatti a questo tipo di "esibizione" e per quanto mi riguarda la utilizzo durante i miei laboratori esclusivamente come esercizio che mira ad acquisire una giusta spontaneità. Prima di arrivare ad un vero e proprio spettacolo di improvvisazione bisognerebbe frequentare anni di palcoscenico.
    Sono comunque contenta che la tua esperienza sia stata per te almeno divertente. Suppongo sceglierai un altro laboratorio per il prossimo autunno. :-)

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    1. Grazie di essere tornata :)
      Io non ho mai amato l'improvvisazione, non mi sono mai sentita a mio agio, probabilmente perché sono una persona insicura per natura. La ritengo utile come esercizio, ma non riesco a divertirmi come si divertono tante altre persone. Anche nella vita, tendo a pianificare tutto e mi sento tranquilla quando ho un piano A, un piano B e anche un piano C a portata di mano. Improvvisare, invece, mi mette ansia! Forse dovrei solo fare più esercizio, chissà.
      Per farmi totalmente odiare un'esperienza teatrale, comunque, dovrebbe essere proprio uno spettacolo orribile: io adoro il teatro, quindi finirò sempre per trovare qualche lato positivo anche nelle esperienze meno convincenti.
      Questa esperienza si riferisce al mio primo anno di università, cioè tre anni fa. Nel frattempo ho combinato un altro paio di cosucce, che vi racconterò nei prossimi mesi. Per il prossimo autunno ho dei progetti abbastanza seri, ma non so se andranno in porto. Rimarranno top secret finché non avrò qualche sicurezza in più per potervene parlare ;)

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    2. L'improvvisazione, che anche io non preferisco come tipo di caratterizzazione, colloco sempre in una dimensione "a completamento" dell'attore. Sulle prime anch'io l'ho proprio odiata, poi pazientemente ho cercato di capire dove voglia arrivare o fare arrivare l'attore e sono arrivata alla conclusione che un po' di questa pratica giovi realmente. Per liberarsi di ogni freno, per "gettarsi avanti", per darsi una struttura più legata all'istinto.
      Beh, non resta che aspettare e leggere dei tuoi prossimi progetti.
      Io al momento lavoro su un mio copione su Frida Kahlo (debutto previsto per ottobre) e su eventuali repliche della "shakespeareana".
      Mi farebbe piacere scambiare visite, vieni a leggere appena puoi e se ti va i miei piccoli articoli di teatro. :-)

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    3. Infatti nemmeno io ho gettato la spugna con l'improvvisazione e ho sempre la speranza di riuscire a capirla e apprezzarla di più, in un futuro più o meno lontano.
      Frida Kahlo è sicuramente una figura molto interessante, quindi sono curiosa di sapere qualcosa di più sul tuo spettacolo! Mi scuso perché in quest'ultimo periodo ho pochissimo tempo e non leggo né commento quasi nessun post (non solo del tuo blog, ma di tutti quelli che seguo) e mi dispiace molto. Farà del mio meglio per mantenermi al passo, ma quest'ultimo mese sarà critico, dato che mi devo preparare per gli ultimi due esami prima della laurea! Poi tornerò da voi, promesso :)

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    4. Sarò felice di informarti sulla costruzione dello spettacolo su Frida Kahlo, intanto in bocca al lupo per i tuoi esami!

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  2. Come ben sai, a me, invece, l'improvvisazione teatrale piace tantissimo!
    Bello il disegno e sono certa che è stato difficile interpretare una persona così distante dal tuo modo di fare.

    P.S. Grazie per aver partecipato a "Una parola al mese".

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    1. Dovresti farmi tu un corso di improvvisazione ;)
      Le movenze e i gesti del personaggio erano molto diversi dai miei (basta pensare al fatto che io odio le borse e solo al pensiero di averne una sempre appesa al braccio mi viene il nervoso), ma alla fine mi hanno detto che me la sono cavata bene... Quindi faccio finta di crederci, per questa volta xD

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  3. Ho sempre l'impressione che, quando si mostra disponibilità e non chiusura verso le esperienze che si incontrano, qualcosa di buono salti sempre fuori. Però si sa, io sono Heidi nell'animo. ;)

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    1. E' vero che l'atteggiamento giusto ha un ruolo importante! Io sono Heidi per niente, anzi sono spesso iper-critica... dovrei imparare un po' da te :)

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  4. Quando ai tempi del liceo recitavo, ho sempre detestato il dover improvvisare. Meglio avere un testo su cui basarsi. Persino adesso a lezione ho sempre a mente l'intera lezione, perfino eventuali approfondimenti. Raramente mi è capitato di improvvisare qualcosa, giusto in occasione di qualche domanda.

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    1. Ti capisco, io tendo proprio a programmare tutto!

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