16 maggio 2015

La struttura del testo teatrale

Anche ai blogger più preparati a volte mancano le idee... quindi figuriamoci quando la blogger in questione sono io. Per fortuna che, in questo caso, mi sono venuti in aiuto i suggerimenti dei miei lettori!


In particolare, Cristina M Cavaliere, del blog "Il manoscritto del cavaliere" mi ha chiesto di parlare di come si struttura un'opera teatrale, perché le è stato commissionato un copione e avrebbe piacere di ricevere qualche chiarimento a riguardo.

Sperando di esserle d'aiuto e di aiutare, magari, anche altri lettori a cui interessa lo stesso argomento, ho accolto con piacere la sua richiesta.
A proposito, se anche voi avete delle curiosità, delle domande da porre o un argomento da suggerire, non siate timidi. Ponetemi pure le vostre domande nei commenti e, se non si tratta di argomenti di cui ho già parlato, ne scriverò un post (dopo essermi debitamente informata, ovviamente, così evito di scrivere cavolate).

Narrare una storia in forma di racconto o in forma teatrale è molto diverso.
La stessa vicenda prende una forma diversa, perché il testo narrativo ha prevalentemente forma diegetica (dal greco διήγησις = narrazione): si ha, cioè, un narratore che riporta i fatti e presenta i personaggi, in prima o in terza persona. Il testo teatrale, invece, ha forma mimetica (da μίμησις = imitazione), cioè i fatti vengono direttamente rappresentati dagli attori sulla scena.
La narrazione teatrale, perciò, si può definire una narrazione diretta, senza alcun intermediario, perché manca il narratore.

Quando si parla di scrivere un testo teatrale, bisogna pensare sia alle didascalie che alle parti di dialogo tra gli attori.
Come saprete già, le battute sono le parti del testo che verranno poi pronunciate dagli attori; le didascalie non verranno ascoltate dal pubblico, ma illustrano come dovrà svolgersi la scena. Anche se gli spettatori non sentiranno leggere le didascalie, quindi, le percepiranno, perché il loro compito è quello di creare l'atmosfera della scena.

In particolare, le didascalie danno informazioni su:

  • Ambientazione della vicenda: luogo ed epoca in cui si svolge l'azione descritta, con indicazione su eventuali salti temporali tra una scena e l'altra.
  • Allestimento della scena: luci, suoni, arredamento e oggetti presenti. Dipende dall'autore scrivere didascalie più o meno dettagliate, in questo caso. Alcuni non danno indicazioni o quasi, altri (come ad esempio Pirandello, che era anche regista) descrivono minuziosamente l'ambientazione.
  • Entrata e uscita di scena dei personaggi.
  • Azioni svolte dai personaggi.
  • Stato d'animo dei personaggi e, di conseguenza, tono di voce con cui è pronunciata la battuta.

A teatro, però, l'azione si manifesta soprattutto per mezzo del dialogo.
Le battute degli attori possono avere un'estensione variabile e avvicendarsi con rapidità o lentezza. Uno scambio di battute rapido porterà ad un ritmo vivace ed incalzante, al contrario frasi più lunghe o intervallate da silenzi potranno dare un effetto più drammatico.
Anche in questo caso si possono individuare diverse modalità espressive:

  • Dialogo:  due personaggi si alternano nel pronunciare le loro battute, che possono essere più o meno lunghe.
  • Duetto: rapida successione di affermazioni e risposte, di solito portate a sostegno di tesi contrastanti. Nel teatro greco i dialoghi che alternavano un verso pronunciato da un personaggio e un verso del suo interlocutore erano detti "sticomitìe".
  • Concertato: dialogo sviluppato da un gruppo di almeno tre personaggi.

Ma non esistono solo i momenti in cui i personaggi parlano tra di loro: ci possono essere situazioni in cui un personaggio rimane solo in scena ed esprime i propri pensieri in un soliloquio (maggiori informazioni sulla differenza tra monologhi, soliloqui e "a parte" nel piccolo glossario teatrale).

Ogni testo teatrale si apre con l'elenco dei personaggi, solitamente in ordine di apparizione. Il nome di ogni ognuno è accompagnato da una brevissima descrizione del loro ruolo nella vicenda o del rapporto con gli altri personaggi.
Ecco un esempio, tratto da "La dodicesima notte" di Shakespeare (clicca sulla foto per ingrandire):


Le commedie e le tragedie di epoca greca e romana iniziavano con un prologo, in cui un personaggio spiegava gli antefatti della vicenda. Oppure, soprattutto nel caso delle commedie, spiegava l'intreccio della trama, in modo che gli spettatori non si perdessero tra gli intrecci amorosi e gli scambi di persona e, tranquillizzati dalla presenza del lieto fine, si godessero la rappresentazione.
Ora i tempi sono cambiati e tutto ciò risulterebbe molto simile ad un infodump. Inoltre, non credo che gli spettatori andrebbero a vedere uno spettacolo in cui all'inizio viene già rivelato il finale.
Anche alcune delle opere di Shakespeare presentano un prologo, ma in quel caso la funzione è diversa, perché l'antefatto della storia diventa un pretesto per riflettere sul significato della rappresentazione e sul mestiere dell'attore.

Il testo teatrale è composto da uno o più atti. Un atto corrisponde ad una macrosequenza narrativa, cioè ad un ampia parte di testo raccolta intorno ad un unico e coerente nucleo narrativo.
Il numero di atti presenti in un testo può variare a seconda del genere drammatico. Solitamente, nelle commedie classiche il numero di atti è cinque, nei drammi borghesi invece sono due o tre.
Se un'opera teatrale non presenta questa suddivisione, è detta "atto unico".

Ogni atto è a sua volta composto da un numero più o meno grande di scene.
La scena  costituisce l'unità base di un testo teatrale e corrisponde alla sequenza del testo narrativo. Il cambiamento di scena coincide con una variazione del numero di personaggi presenti sul palcoscenico, del luogo in cui si ambienta l'azione o dell'istante temporale. Questo cambiamento è segnalato dalla didascalia.
Il numero e la frequenza dei cambi di scena è uno degli elementi che contribuiscono a creare il ritmo della rappresentazione, insieme all'avvicendarsi delle azioni, dei dialoghi e dei monologhi.

Per lungo tempo, la produzione teatrale dovette sottostare alle regole descritte nella "Poetica" di Aristotele, che prescrivevano l'unità di tempo, di luogo e di azione.
Secondo queste regole, infatti, l'azione scenica doveva concentrarsi intorno ad un solo nucleo tematico coerente (cioè senza sottotrame che affiancassero quella principale), doveva svolgersi in un arco di tempo limitato (al massimo una giornata) e sempre nello stesso spazio. Tutto ciò che accadeva in luoghi lontani da quello rappresentato sullo scena, poteva solo essere raccontato agli spettatori, ma non mostrato.
Queste "unità aristoteliche" erano semplicemente una descrizione delle norme in uso nella tragedia classica, ma con la nascita dell'Umanesimo vennero interpretate come un vero e proprio canone da seguire. Nei secoli successivi, le opere teatrali si svincolarono da queste limitazioni e divenne possibile rappresentare sulla scena più luoghi e più momenti diversi.

Spero di aver risposto alle domande di Cristina e di aver chiarito i dubbi degli altri lettori. Se avete altre domande, sono sempre disponibile a rispondere nei commenti!

- dramaqueen



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27 commenti:

  1. Talvolta ho la tentazione di provare a scrivere un testo teatrale, magari solo un atto unico non troppo lungo né troppo impegnativo. Un paio di racconti che ho scritto contengono al loro interno testi in stile teatrale, con descrizione della scena, delle espressioni del personaggio e delle battute che pronuncia, ma sono davvero brevissimi, più un espediente narrativo che un vero testo teatrale. Forse un giorno mi esporrò anche a questa figuraccia, chissà ;-)

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    1. Per imparare bisogna provare, no? :) E poi, se uno sa già scrivere, basta solo aggiustare un po' lo stile, cercando di immaginare come verrebbero rappresentate le scene su un palco. Bisogna aver visto tanti spettacoli teatrali per acquisire un po' di capacità di "visualizzazione" in questo senso e poi provare a buttar giù qualcosa... Ma non credo che faresti una figuraccia :)

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  2. Innanzitutto grazie di aver prontamente accolto la mia richiesta, e di aver scritto il post! Sei stata davvero gentile. :-)

    Non ho mai fatto troppo caso che i personaggi si mettessero in ordine di comparizione, e si specificassero i legami familiari o i ruoli, forse perché ho scritto solo un atto teatrale unico con due soli personaggi, quindi non c'erano troppi problemi.

    Ho qualche curiosità:

    - intanto quanto devono essere minuziose le indicazioni sulla recitazione... mi sembra di capire che è a discrezione di chi scrive il copione, ma poi sta al regista o agli attori cambiare se vogliono dare un'altra interpretazione.

    - la questione di specificare i costumi nel copione è importante? a me piacciono molto anche i drammi storici con costumi moderni, ad esempio (basta che siano tutti coerenti, e che non si mescolino come era accaduto alla prima della Scala lo scorso anno con La Traviata).

    - come segnalare un cambio di scena o quadro in modo da renderlo abbastanza naturale. So che si possono usare gli effetti luce, ad esempio abbassare completamente le luci in modo da consentire ad alcuni attori di uscire di scena. Ho visto moltissime rappresentazioni al Teatro Libero di Milano, quelle con Corrado d'Elia come regista e spesso attore, ed essendo il teatro piuttosto piccolo, usano spesso questo espediente. Però non so se ci sono altri modi ancora diversi.

    Grazie sin d'ora!

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    1. Prego! Grazie a te di avermi salvato da un vuoto di idee :)
      I personaggi sono solitamente in ordine di apparizione, ma non sempre. Specificare i nomi all'inizio serve soprattutto per sapere come saranno indicati poi nel copione: il duca di Windsor è indicato come "Duca" o come "Windsor"?

      Riguardo alle tue curiosità: la precisione delle indicazioni dipende da quanta libertà vuoi dare al regista e a coloro che allestiranno la rappresentazione. Hai un'idea precisa di come dovrebbe risultare la scena e non vuoi che il regista la cambi? Allora faresti meglio a specificare lo stato d'animo dei personaggi. Talvolta capita che una stessa battuta possa essere pronunciata con un tono addolorato, rassegnato o arrabbiato, dando una connotazione leggermente diversa alla scena. Se nella tua testa di scrittrice hai immaginato il personaggio addolorato e non arrabbiato, è meglio scriverlo nella didascalia, per evitare che il regista interpreti diversamente.
      In ogni caso, le scene risulteranno sempre un po' diverse da come le avevi immaginate, perché il regista e gli attori ragionano in modo diverso da te, ma puoi dare delle indicazioni quanto più precise possibile per incanalare la loro creatività nella direzione voluta.

      Per quanto riguarda i costumi e le scenografie, la precisione delle indicazioni varia moltissimo da autore ad autore. Alcuni scrivono pochissime didascalie, mentre altri sono fin troppo precisi. Citavo Pirandello nel post perché mi ha colpito il modo in cui descriveva minuziosamente la disposizione degli oggetti presenti.
      Puoi anche non specificare nulla sui costumi, sarà naturale capire che una contessa dovrà essere vestita con abiti più ricchi e pregiati della sua cameriera. Se ti interessa solamente che tutti i costumi siano coerenti con l'epoca (anche nel caso di opera storica trasportata in un periodo moderno) puoi scriverlo come lo hai scritto a me.

      Per quanto riguarda i cambi scena, come dici tu è molto diffuso l'espediente di abbassare semplicemente le luci. Se il luogo in cui è ambientata l'azione cambia, gli attori possono spostare gli oggetti o ruotare i mobili necessari per la costruzione di questo nuovo ambiente mentre sono immersi nella penombra. In questo modo, lo spettatore vedrà un movimento che lo aiuterà ad immaginare il cambio di luogo, ma non distinguerà bene la configurazione del nuovo ambiente finché non si alzeranno le luci. A me piace molto questo espediente.
      In altri spettacoli ho visto cambiare la scenografia anche senza abbassare completamente le luci, magari usando una luce soffusa o di un colore diverso. Questo si può fare solo se il cambio di scenografia è veloce, però, come quando basta ruotare un pannello.
      Se tutti i personaggi cambiano, basta anche far uscire di scena tutti quelli che erano presenti nella scena precedente e far entrare quelli della scena successiva. Questo è adatto soprattutto se l'ambiente in cui agiscono rimane lo stesso. Non mi vengono in mente altri metodi, io ricordo di aver visto questi... Spero di essere stata d'aiuto!

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    2. Certo che mi sei stata d'aiuto, Elisa, grazie per i chiarimenti! :-) Le tue spiegazioni sulla precisione o meno delle scene mi hanno fatto venire in mente l'effetto che la lettura di un testo ha nella mente del lettore. Lo stesso identico testo fa immaginare a ogni lettore personaggi dall'aspetto fisico differente, o ambientazioni differenti, per quanto minuziosamente descritte!

      Sull'argomento costumi, essendo un atto teatrale storico forse è meglio dare un'indicazione dei costumi dell'epoca, anche semplice, e poi specificare che, nel caso si voglia adottare costumi moderni, devono essere tutti coerenti tra loro. Quello che a me aveva disturbato ne La Traviata di un paio d'anni fa a Milano era vedere questa assurda mescolanza tra 1800 e 2000. Mi era sembrato un gran papocchio, e ho trovato ridicole molte scelte del regista. Invece l'edizione della Turandot per l'Expo l'ho trovata visionaria e magnifica, e molto coerente internamente.

      Nel mio atto, almeno come è nella mia testa, un unico personaggio è sempre presente nella stessa scena, ma interagisce con altri personaggi che vanno e che vengono. La fuoriuscita dei personaggi corrisponde al cambio di scena, quindi l'abbassamento totale delle luci mi sembra l'ideale. In pratica si tratta di varie scene della sua vita che vengono a "visitarlo".

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    3. Prego, sono contenta di essere stata d'aiuto!
      Sii specifica e chiarisci le tue idee... i registi sono anche fin troppo bravi a stravolgere le idee iniziali (sia altrui che talvolta proprie). Se il protagonista deve rimanere sempre in scena, quella di abbassare le luci per i cambi di scena mi sembra la soluzione migliore.

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  3. Non è proprio teatro, ma credo che possa dare una mano. Se non ho capito male, al link più sotto si possono trovare i copioni degli episodi pilota di tutte le maggiori serie televisive. Ho dato solo una scorsa veloce, ma sembrano proprio i copioni originali...
    https://sites.google.com/site/tvwriting/us-drama/pilot-scripts

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    1. Oh wow, non sapevo che si potessero trovare in rete! Grazie di averli condivisi con noi, una conoscenza in più può sempre essere utile :)

      P.S. Presto esaudirò anche la tua richiesta, non me ne sono dimenticata!

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    2. Grazie mille del tuo contributo, Michele!

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  4. Brava, mi è piaciuto molto questo post :)
    Ho molto apprezzato, tra l'altro, le tue precisazioni sui cambiamenti rispetto al passato.

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    1. Prego, grazie a te per il complimento :)
      Il teatro, le abitudini e i gusti degli spettatori hanno subito molti cambiamenti nel corso della storia, quindi è meglio specificare.

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  5. Non credo che possa capitare di scrivere un copione, mi limito a racconti e romanzi, ma non si può mai dire... magari un giorno potrei tornare a rileggere questo post....

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    1. Come dicevo ad Ariano, si può sempre provare! Basta solo non aspettarsi di eguagliare Shakespeare al primo tentativo, ma questo vale per tutti i campi... Il mio post sarà qui ad aspettare se un giorno anche tu vorrai cimentarti con il teatro ;)

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  6. Io la trovo una forma di scrittura molto affascinante nonché difficile proprio perché non si ha la possibilità di perdersi ed allungarsi in descrizioni troppo ingombranti ma si deve fare in modo che le battute stesse e il 'set' diano tutto ciò che è necessario per indicare luoghi e scenari!
    Ogni volta che ho letto un copione ne sono sempre rimasta soddisfatta e una di quelle che ricordo ancora con moltissimo piacere è la Turandot di carlo Gozzi, ma mi è effettivamente capitato di leggere molto teatro per l'università!

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    1. Eh sì, è molto difficile da scrivere!
      Anche leggere le opere teatrali è bello, ma non è mai come vederle rappresentate: quello fa un effetto completamente diverso.

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  7. Ciao, Elisa!
    Il tuo testo mi è stato davvero molto utile.
    Volevo chiederti un paio di cose ancora:

    1. sulla divisione in atti: ho scritto una commedia in tre atti, avendo in mente piuttosto la struttura all'americana (inizio, sviluppo, fine): si può fare a teatro, o è una cosa percepita come "esoterica"?
    2. ho cinque comparse che non sono propriamente personaggi: non parlano e compaiono soltanto in una scena. Devo indicarli come personaggi nella pagina iniziale?
    Grazie mille!

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    1. Ciao Alessandra e benvenuta!
      Per quanto riguarda la suddivisione in atti, la tua non mi sembra particolarmente strana: le rappresentazioni in tre atti esistono. Ti ricordo solo che gli atti sono delle sequenza narrative piuttosto lunghe e che il passaggio da un atto all'altro viene usato anche come intervallo in cui il pubblico può uscire dalla sala per qualche minuto. Quindi, se sono molto brevi, forse ha senso ridurre il numero a due, ma sarai tu a deciderlo.

      Per quanto riguarda la seconda domanda, secondo me è meglio se indichi anche le comparse, per una questione di praticità: così chi dovrà mettere in scena l'opera saprà esattamente quanti sono i personaggi. Puoi elencarli tutti nell'ultima riga (come è stato fatto anche nel testo di Shakespeare), magari indicando che non parlano.

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  8. Salve, ho letto con interesse tutto l'articolo perchè mi sto accingendo a scrivere un musical.
    Ho un grande dubbio: sto partendo da un testo esistente che ha molti salti temporali. Come faccio a rappresentarlo in maniera teatrale? Mi prendo una licenza poetica e faccio svolgere i fatti tutti come se si svogessero nella stessa giornata? In alternativa, come faccio a rappresentare in scena che è passata una giornata o una settimana senza passare all'atto succesivo? Spero in una sua risposta. Grazie.

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    1. Per fortuna nessuno pretende più che le opere teatrali seguano le unità aristoteliche, quindi in uno spettacolo ci possono essere più salti temporali.
      La divisione in atti è una divisione "forte", ma anche gli intervalli tra una scena e l'altra possono bastare per far capire che c'è stato un salto temporale. La divisione in due atti in questo senso si usa, per esempio, se la prima metà della storia si svolge in un certo periodo e la seconda è ambientata anni dopo.
      Se i salti temporali sono più di uno, solitamente basta un cambio di scena, magari con il buio e una musica per marcare l'intervallo, oppure con delle persone che modificano la scenografia a luci soffuse. Per rendere chiaro il cambiamento si può anche far dire ai personaggi qualcosa che fa capire allo spettatore che è trascorso del tempo. Ad esempio, un personaggio può dire che ora è gennaio, mentre nella scena prima si era detto che mancavano pochi giorni a Natale. Oppure un personaggio si può riferire a qualcosa che è successo nella scena precedente dicendo "due settimane fa".
      Spero di esserle stata d'aiuto.

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    2. Assolutamente si! Anzi la ringrazio! A questo punto penso che l'unica cosa da fare sia pensare bene questi salti senza annoiare o infastidire lo spettatore.

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    3. Credo che debbano essere pensati bene per non cadere nell'infodump, ma sono sicura che lei ce la farà benissimo... In bocca al lupo per il lavoro di scrittura!

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    4. La ringrazio per l'incoraggiamento!
      L'opera sarà un musical un pò atipico... Ho sempre scritto brani musicali e qualche racconto. Ma questa volta è diverso e spero di riuscire nell'impresa...

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  9. Buongiorno, mi chiamo Massimo, mi diletto con la scrittura teatrale e sono capitato qua per caso. Complimenti per tutto ciò che fai, per la tua passione e la tua disponibilità. L'argomento come immaginerai mi interessa molto, e ho letto il tuo post e i commenti ricevuti con molta attenzione. Mi permetto due piccoli appunti che ti rivolgo in modo bonario.
    Spieghi -giustamente- che un testo teatrale è molto diverso da uno di narrativa,parli dell'importanza delle didascalie e dei dialoghi, dell'elenco dei personaggi e della divisione in atti, ma manca la cosa essenziale: il testo!!! Che differenza c'è tra fabula, trama, intreccio? Quali sono gli elementi che fanno sì che un testo "funzioni" in scena? Quanto sono importanti i conflitti tra i personaggi? E i colpi di scena che spesso portano alla risoluzione di tali conflitti? Questo vale tanto nel comico quanto nel drammatico. Intendiamoci: ho frequentato diversi corsi di scrittura teatrale, ho scritto diversi copioni, ho lavorato gomito a gomito coi vari registi che mi hanno commissionato diversi lavori e su questo aspetto posso migliorare ancora, per cui non è certo possibile spiegare tutto ciò in un semplice (nel senso buono) post su un blog, ma mi pareva giusto ricordarlo.
    E poi aggiungo un'altra cosa:dici che l'azione si manifesta soprattutto per mezzo del dialogo. Mi dispiace ma non sono d'accordo: l'azione si manifesta soprattutto per mezzo...dell'azione! Nel teatro, come nella vita, i gesti valgono più delle parole. Quando vado a teatro vado a VEDERE uno spettacolo, non ad ascoltare dei dialoghi. Vado per vedere cosa accade, non per ascoltare qualcuno che me lo racconta. Certo, i dialoghi hanno la loro importanza, ma prima viene l'azione. In greco si dice "drama" (non trovo i caratteri greci sullo smartphone...) che sai bene cosa vuol dire!Quante volte gli attori innscena fanno capire tutto quello che accade, tutto quello che fanno ma anche i loro pensieri e i loro sentimenti senza dire nemmeno mezza parola. E che impatto che fa sugli spettatori! E anche nei corsi di teatro per principianti si inizia sempre a imparare a usare il corpo nello spazio prima di usare la parola. Mamma mia, volevo scrivere due righe ma mi sino fatto trasportare! Spero tu trovi interessante quanto ho scritto, mi farebbe piacere una tua risposta.
    Complimenti ancora per tutto e buon teatro!
    Massimo

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    1. Ciao Massimo e grazie per il commento!
      Io non ho mai scritto un testo teatrale (ci ho provato ma mi sono sempre fermata dopo una pagina) e immagino che sia molto difficile.

      Non ho parlato di fabula, trama e intreccio perché, banalmente, ci sarebbe troppo da dire. Avrei dovuto scrivere non un post sul testo teatrale, ma un intero libro!
      Quindi mi sono concentrata solo sulle differenze più marcate tra testo teatrale e testo narrativo, per metterle in evidenza.

      Per quanto riguarda la frase che citi... beh, non mi ricordo cosa stessi pensando quando l'ho scritta (è passato un anno e mezzo)!
      Veramente hai ragione tu: l'azione in teatro è proprio azione fisica. Forse quello che intendevo dire è che non sempre le azioni sono descritte dalle didascalie e quindi devono essere "dedotte" dal dialogo. In mancanza di indicazioni, ogni regista deve costruire la scena e i movimenti sulla base dei dialoghi che ha scritto l'autore... però è vero che ci sono anche molte scene significative per l'azione, ma che non hanno battute.
      Insomma, non ricordo bene cosa fosse mia intenzione dire, ma è sicuramente una frase imprecisa, se non sbagliata.

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    2. Grazie a te per la tua risposta. Non è da tutti sapersi mettere in discussione!
      Massimo

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    3. Grazie... però mettersi in discussione è importante :)
      E io non ho nemmeno studiato teatro, sto imparando di pari passo mentre scrivo sul blog, quindi non sono certo un'autorità.

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