8 maggio 2015

Piccolo glossario teatrale

Mi sono resa conto che a volte uso dei termini tecnici teatrali a cui io sono abituata, ma che forse a voi non sono del tutto familiari. La maggior parte li conoscete già, perché se mi seguite da tanto tempo siete sicuramente diventati degli esperti di teatro! Alcune parole, però, potrebbero ancora risultarvi oscure, quindi ho pensato di scrivere un piccolo glossario teatrale.


Ma proprio piccolo piccolo, perché per raccogliere tutti i termini tecnici (soprattutto quelli relativi alla struttura del teatro e alla posizione delle luci, campo che io conosco ben poco) servirebbe un libro intero.
Anzi, vi devo dire la verità, alcune di queste parole non le conoscevo neanch'io. Le ho scoperte pochissimo tempo fa oppure direttamente mentre facevo al ricerca per scrivere il post.

Ecco, quindi, una raccolta dei termini più curiosi e forse meno conosciuti che si possono trovare in teatro:


Americana: supporto che regge i riflettori, costituito da una travatura tipicamente di alluminio. Può essere sostenuta da supporti ai lati del palcoscenico oppure pendere dall'alto. Possono anche essere presenti più americane quando i riflettori sono disposti su più di una fila.

A vista: così è detto il cambiamento di scena effettuato a sipario aperto. Usato nel teatro moderno fino alla fine del Settecento, spesso è usato ancora oggi per passare da una scena all'altra durante uno stesso atto dell'opera teatrale.

Applausi di chiamata: gli applausi che richiamano gli attori in scena dopo la fine dello spettacolo, quando il sipario è già stato chiuso. Anche se la rappresentazione sembra terminata, non fatevi ingannare: è tradizione che gli attori si inchinino una volta e poi ritornino in scena altre due volte per ricevere altri applausi. Probabilmente perché il numero tre porta fortuna. Vi ho mai raccontato mai quanto sono superstiziosi gli attori?

"Buttare via" una battuta: può sembrare un modo di dire colloquiale, ma è il termine tecnico per indicare che la frase è stata detta male, in modo confuso o comunque non prestando sufficiente attenzione al significato.

Birignao: modo di recitazione sofisticata tutta centrata sulla varietà di toni, sulle modulazioni magari eccessive per sottolineare sentimenti come la commozione, l'angoscia, le lacrime. Per rendervi conto di come fosse questo modo di parlare, qui potete trovare un esempio.

Boccascena: elemento architettonico che divide la sala dal palcoscenico incorniciandone la parte visibile al pubblico. Può essere fisso o mobile e, nel secondo caso, la parte superiore può essere posizionata a diverse altezze.

Buca del suggeritore: in alcuni teatri è posta al centro del palcoscenico ed è il luogo in cui si mette il suggeritore, quando è ancora utilizzato. Il compito del suggeritore è intervenire suggerendo la parte di battuta mancante all'attore, nel caso abbia un vuoto di memoria. Questa figura aveva un senso quando le compagnia andavano in scena dopo poche prove, spesso raffazzonate, e non è quasi più impegata.

Cabina: l'ambiente nel quale sono installati i comandi e gli apparecchi per gli effetti di luce. Può essere posta a lato del palcoscenico, nel sottopalco oppure nella parte alta della sala.

Caratterista: Attore, spesso non protagonista, specializzato nell'interpretazione di un personaggio con caratteristiche peculiari molto accentuate, in termini di fisicità o di atteggiamento. Per esempio un caratterista interpreterà sempre il vecchio burbero, la signora grassa, la zitella acida, ecc.

"Chi è di scena": segnale dato dal direttore di scena che invita gli attori a presentarsi in palcoscenico per l'inizio dello spettacolo. Viene solitamente preceduto dai segnali dati alla mezz'ora, al quarto d'ora e ai cinque minuti dall'inizio della rappresentazione.

Claque: pratica ormai caduta in disuso per cui alcuni spettatori non pagavano il biglietto ma erano incaricati di applaudire lo spettacolo o sostenere un particolare attore.

Controscena: azione che si svolge sullo sfondo della scena principale parlata. Gli attori, anche se non devono pronunciare battute, continuano ad agire rimanendo nel loro personaggio. In realtà questo termine lo dovreste già conoscere, perché gli avevo anche dedicato un post.

Filata: si dice quando gli attori devono provare tutto lo spettacolo di fila, possibilmente senza interruzioni.

Graticcia: soffitto del palcoscenico, costituito da una struttura di legno o di metallo. Alla graticcia sono collegati mediante dei tiri le quinte e i fondali.

Mezzasala: la pratica dell’abbassare le luci per comunicare agli spettatori che lo spettacolo sta per iniziare.

Occhio di bue: chiamato anche "seguipersona" è il proiettore che permette di seguire un determinato attore in scena proiettando su di lui un fascio di luce, per evidenziarne la posizione.

Piazzato luci: disposizione fissa delle luci in scena.

Proscenio: la fascia del palcoscenico più vicina al pubblico, che resta visibile anche quando si chiude il sipario. Un tempo gli attori recitavano i loro monologhi dal proscenio, in modo da essere il più vicini possibile al pubblico.

Quarta parete: è la parete immaginaria che divide il palcoscenico dal pubblico. Inventata dal teatro naturalista,  può essere simbolicamente rotta quando la convenzione viene abbandonata e gli attori interagiscono direttamente con gli spettatori.

Quinta: striscia di stoffa che scende dall'alto fino al piano del palcoscenico chiudendolo ai lati. Da qui vengono le espressioni "dietro le quinte" e "stare in quinta" (cioè non visibili dal pubblico, ma pronti per entrare in scena).

Ribalta: parte più esterna del palcoscenico, che segna il confine fra il proscenio e la platea. Prima che si adottassero i moderni sistemi di illuminazione, sulla ribalta erano posizionate delle luci, che illuminavano gli attori del basso verso l'alto. Da qui nacque l'espressione "luci della ribalta".

Tinca: ruolo secondario dell'opera, che non dà molta soddisfazione all'attore, ma è fondamentale per lo svolgimento dell'azione scenica.

Vuoto di scena: si dice quando un attore che dovrebbe entrare in scena invece non entra.


E, per concludere in bellezza, una precisazione sul copione. Tutti sanno riconoscere un monologo da un dialogo: in un dialogo, le battute sono pronunciate alternativamente dai vari personaggi presenti in scena, che possono essere due o più. Quando un personaggio parla da solo, invece, si possono distinguere più modalità:

  • Soliloquio: il personaggio è rimasto solo sulla scena e riflette a voce altra esprimendo i propri pensieri. 
  • Monologo: discorso relativamente lungo affidato ad un solo personaggio. Gli altri personaggi presenti in scena lo ascoltano e talvolta rispondono a loro volta con discorso (come accade con i discorsi contrapposti della tragedia greca).
  • A parte: il personaggio pronuncia una battuta (o una parte di essa) tra sé e sé. Ci sono altri personaggi presenti in scena, ma nella finzione teatrale si suppone che non sentano nulla.

Spero di aver chiarito qualche dubbio che avevate oppure di avervi fatto scoprire qualche curiosità che ancora ignoravate!

- dramaqueen




Fonti:

www.vulimmvula.altervista.org




Immagine di gnuckx (Flickr)
Licenza Creative Commons Attribuzione

18 commenti:

  1. Interessanti: alcuni non li sapevo. Però mi piacerebbe leggere un post (se non l'hai già fatto...) con il fantastico mondo delle prove: all'italiana, tecnica, generale...

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    1. Qui non esiste la rubrica "Dimmi che storia scrivere", ma accetto volentieri i vostri suggerimenti su quello che vi piacerebbe leggere. Ti ringrazio per l'idea!
      Non sono sicura di conoscere tutta la terminologia del caso (magari ho fatto tanti tipi di prove diverse ma non conoscevo il nome), ma mi informerò e ne scriverò. Però ti avviso fin da ora che il "fantastico mondo delle prove" a volte è tutto tranne che fantastico ;)

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  2. Brava! Ottima idea quella del glossario...molti termini tecnici tra l'altro sono interessanti perché si portano dietro tradizioni, storielle e modi di dire... Sai che ingergo veramente "tecnico" il proscenio si chiama anche "Mocasco"? Perché quando gli elettricisti ci mettono la scala per puntare i proiettori della prima americana il pensiero è: mò casco! :D
    E anche che i fari teatrali si chiamano "proiettori" e non, come spesso si crede, "riflettori", perché di fatto proiettano luce e non riflettono proprio nulla!

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    1. Sono contenta che tu abbia apprezzato. Ma davvero si dice "mocasco" o mi stai prendendo in giro? :D Non l'avevo mai sentita questa storia!
      Sbaglio o i "riflettori" propriamente detti sono quelli che hanno una semisfera riflettente per convogliare la luce? Mi pare che alcuni siano fatti così, almeno. Poi, i moderni fari a led non hanno niente che riflette, ma magari hanno preso il nome per analogia, anche se non è del tutto corretto definirli così.

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    2. Giuro, mocasco è la verità! :D Non ti prendo in giro...
      In realtà anche i proiettori a lente (cosiddetti pc), di fatto, sono proiettori. Poi ci sono i fari a led (par led, tecnicamente), poi i fari che illuminano in modo diffuso e non regolabile (pallas), i seguipersona (o occhio di bue, giustamente), e quelli che permettono di ritagliare sagome quadrate, semicircolari, ellittiche o rettangolari (sagomatori). Il meraviglioso mondo dei tecnici delle luci. :D
      E ora nel fantastico gergo degli elettricisti, dalle mie parti, è entrato anche il mitico: "smarmella!" :D

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    3. Ah ok... Io credo a tutto e poi faccio brutte figure! :D
      Non sono esperta del "meraviglioso mondo dei tecnici delle luci", ho soltanto assorbito qualche conoscenza qua e là, ascoltandoli e guardando il loro lavoro, ma le mie conoscenze potrebbero anche essere sbagliate. Se un giorno ti andrà di scrivere per me un guest post su questo "mondo", ne sarò molto felice e immagino che anche i lettori lo saranno! ;)

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  3. Alcuni non li conoscevo proprio, pur avendo un certo interesse teorico riguardo il teatro (non pratico perché non saprei recitare, non sono adatto a calcare un palcoscenico, al massimo potrei fare, come ho già fatto, la comparsa e nulla più).

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    1. Come ho detto, alcuni non li conoscevo neanche io... Siamo diventati tutti un po' più colti dopo questo post ;)

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  4. Grazie mille, davvero interessante e utile, pensa che confondevo il monologo con il soliloquio. Mi sono vista anche il pezzo sul birignao L'addio al Paradise (alla maniera di Tina Lattanzi), e ora ho capito in pieno l'espressione... :-)

    Per caso hai già scritto un post su come si struttura un copione teatrale?

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    1. Non pensavo che avreste apprezzato tanto un post così tecnico, mi fa piacere!
      E' facile confondere il monologo con il soliloquio: di solito qualsiasi battuta che superi una certa lunghezza è detta automaticamente monologo, anche se la convenzione scenica è un po' diversa nei due casi.

      Non ho mai scritto un post sulla struttura del copione. Annoto con piacere anche il tuo suggerimento e presto ne parlerò :)

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    2. Grazie, Elisa. Come sai ne avevo già scritto uno molti anni fa, ma dovrei rimettermi in pista con un altro che mi hanno praticamente commissionato. Così qualche dritta mi sarebbe davvero preziosa.

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    3. Non sono certo un'autorità in materia, ma farò del mio meglio e cercherò di scriverlo in tempi brevi :)

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  5. Hai fatto benissimo a mettere questo glossario, amo queste cose.
    Alcune voci le conoscevo (fanno parte non solo del teatro), altre sono state una scoperta.
    Ah, la claque esiste ancora, ora è diventata social :)

    Moz-

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    1. Prego, sono contenta che l'idea sia piaciuta!
      Per claque sui social intendi che, quando un tot di persone mettono "mi piace" su qualcosa, poi tanti altri si accodano? Eh, gli esseri umani hanno tutti questa tendenza a seguire il gruppo e alcuni sono proprio pecoroni di natura...

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  6. Cura adattissima alla mia ignoranza in materia di teatro! Per esempio non avevo mai pensato al significato preciso di soliloquio e monologo. Grazie! :)

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    1. Prego! Tutto questo blog è sempre stato una cura alla mia ignoranza teatrale, quindi fosse posso contribuire a curare anche quella di qualcun altro :)

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  7. Quarta parete lo si dice anche in ambito cinematografico/televisivo.
    E' stato un post molto interessante e chiairificatore.

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    1. Prego! :)
      Davvero la quarta parete esiste anche in ambito cinematografico? Non credevo che avesse bisogno di una definizione, anche perché in quel caso davvero non si può rompere: è fatta di vetro!

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