26 giugno 2015

Esperienze personali #8 - Gay o etero... Non c'è molta differenza: alla fine è sempre amore!

Dato che il corso di teatro trovato a Padova non mi aveva convinto, decisi che era venuto il momento di cercare altro. Basta corso, basta lezioni, volevo qualcosa di concreto, quindi pensai di mettermi in contatto con una compagnia amatoriale.
Il problema era che non ne conoscevo nemmeno una, in zona, ma io sono sempre stata una rompiscatole, perciò mandai email a tutte le compagnie elencate nel sito della FITA. Dopo svariati tentativi a vuoto, finalmente qualcuno mi rispose che era interessato ad una collaborazione: era Toni Da Re, il presidente della compagnia "Ombre di Verità". Ed è appunto qui che inizia la storia di questa puntata, che parla di teatro, ma anche (come dice il titolo) d'amore e di diverse forme d'amore.


Quando lo incontrai, Toni mi espose il suo progetto: uno spettacolo che parlasse dei giovani e dei loro problemi, che spesso sono giudicati banali dagli adulti, ma che in realtà possono essere molto più seri di quello che sembra. Era nata la sceneggiatura di "Piazzetta dei Leoni".
Se vi interessa leggere la trama per intero, saltate al post che ho appena citato. Qui, invece, parlerò in particolare del mio personaggio e della sua storia.

Dicevamo: questo spettacolo tratta dei problemi degli adolescenti, che spesso vengono giudicati non abbastanza importanti, ma in realtà meritano attenzione e comprensione anche da parte degli adulti.
Un esempio di questo tipo di problema può essere la scoperta di provare attrazione per il proprio stesso sesso. Altrimenti detta omosessualità (non facciamoci spaventare dalle parole). Quante volte avete sentito raccontare che i genitori di persone omosessuali, soprattutto all'inizio, non volevano riconoscere la realtà e si nascondevano dietro la convinzione: "è solo una fase"? Magari dura da anni, ma certo, sicuramente è solo una fase.
Invece i dubbi di questo genere sono una cosa seria, che può mandare una persona in confusione, almeno all'inizio. Dopo di che, purtroppo, verrà la difficoltà di esprimere al mondo questa inclinazione "anormale". Anormale perché, purtroppo. una parte del mondo ancora non è in grado di accettare l'omosessualità.
Tutto ciò non può è non deve essere liquidato con un banale "è solo una fase".*

(*) In realtà in questo caso il problema viene minimizzato non tanto perché "i problemi da adulti sono molto più gravi", ma soprattutto perché è una questione che non si vuole affrontare direttamente. Perciò si spera che "sia solo una fase" e che il problema sparisca da solo.

Questo post racconta di una ragazza, che è un personaggio di fantasia, ma potrebbe non essere tanto diversa da alcune ragazze reali che hanno vissuto esperienze simili. Si chiama Camilla, ha diciotto anni e si sta preparando per gli esami di maturità. Ha una migliore amica di nome Federica con cui esce spesso e a cui confida tutti i suoi pensieri. Fin, qui è tutto normale.
Ciò che potrebbe essere giudicato meno normale è che un pomeriggio le viene un dubbio: e se non vedesse il suo rapporto con Federica solo come un'amicizia?

A questo punto, però, il problema non è più solo del personaggio ma diventa anche dell'attrice.
Io non ho mai avuto niente contro gli omosessuali, ma non ho nemmeno mai avuto dubbi così forti riguardo alla mia sessualità. Qualche domanda me la sono pur fatta, molti anni fa, ma mi ci è voluto poco per concludere che le ragazze non mi piacevano.
Questa ottica, quindi, mi sembrava completamente estranea. Come se io fossi abituata a stare da un lato dello specchio e dovessi improvvisamente passare dall'altro, dove le cose non erano più giuste o più sbagliate di quelle che avevo sempre visto, ma semplicemente andavano in una direzione diversa.
All'epoca, inoltre, ero fidanzata con un ragazzo e mi sembrava impossibile trasportare quello che provavo per lui sul personaggio di Federica. Insomma, ragazzi e ragazze sono talmente diversi!

O forse non così tanto?
Forse mi stavo sbagliando io, a vedere tutte quelle differenze dove non c'erano.

In fondo, io non ho mai fatto significative differenze tra amicizie maschili e femminili. Il modo in cui mi affeziono ad un amico maschio è lo stesso che ho per un'amica femmina (a parte le ovvie differenze che si hanno da persona a persona).
Dopo aver fatto questa riflessione, ho iniziato a pensare all'amore come sentimento astratto, non applicato necessariamente ad un soggetto in particolare. Quando si ama una persona, si è felici nel vederla felice, si ha voglia di passare più tempo possibile in sua compagnia, ci si interessa a quello che dice e, perché no, si ha voglia anche di vicinanza fisica, di un abbraccio con cui esprimere il forte sentimento che ci lega. Perché tutto ciò non poteva essere applicato anche ad un soggetto femminile?
Ho scoperto che non dovevo tentare di trasportare su Federica l'idea che avevo già formato su una persona che amavo e che probabilmente andava bene solo per lui. Probabilmente, quando mi innamorerò di un altro, mi formerò anche un'altra idea di amore applicata a lui. Quello che non va bene è ragionare su persone specifiche.
Invece, la mia idea di amore, inteso come sentimento astratto e generale, non era così difficile da applicare ad una ragazza. Forse perché l'amore è sempre amore, anche tra due ragazze, anche tra due ragazzi.
In quel momento mi sono sentita come se avessi scoperto l'acqua calda. L'amore è sempre amore, brava Elisa, sei veramente un genio. Però l'importante è che tu ci sia arrivata: meglio capirlo tardi che non arrivarci mai.

Probabilmente, all'inizio ho fatto così tanta fatica perché mi ero concentrata troppo sull'aspetto fisico. Donne e uomini, dal punto di vista fisico, hanno delle differenze innegabili e io non mi sento attratta da un fisico femminile. Ma fermandomi qui non sarei mai riuscita a capire nulla.
L'amore non si basa sull'aspetto fisico, non principalmente. L'amore nasce dalle caratteristiche della personalità che fanno breccia nel nostro cuore, da un'armonia particolare nel rapporto con l'altro. Di conseguenza, anche l'aspetto fisico acquista una bellezza che riflette tutto ciò.
Ed ecco come sono riuscita a comprendere che ci si può innamorare anche di una ragazzina bionda, invece che di un giovine alto e muscoloso.

Non che dovessimo fare chissà che: niente baci e niente cose spinte. Anche se la scena era stata ribattezzata "la scena delle lesbicone" e anche se spesso gli altri della compagnia ci incitavano ad amoreggiare senza ritegno, dovevamo solo ballare un lento per un paio di minuti, mentre un'altra ragazza cantava.
Ho apprezzato molto due delle decisioni del regista nella costruzione di quella scena: Camilla, nel ballo, doveva fare la parte della donna e che doveva indossare un vestito, mentre Federica portava i pantaloni. Questi due elementi convenzionalmente femminili sono stati pensati per sottolineare che una ragazza lesbica è sempre una ragazza. Non si sente maschio, si sente sempre femmina.

Alla fine del ballo, io dovevo prendere per mano Federica... ma questo idillio durava pochi secondi, perché lei se ne andava subito, sentendo un amico che chiamava il suo nome.


In questi pochi secondi, in teoria, dal movimento della mano e dal mio sguardo immerso nella beatitudine si doveva capire quello che succedeva a Camilla, ancora prima della spiegazione che sarebbe arrivata nelle scene successive. Forse dalla foto si riesce ad intuire qualcosa di quell'atmosfera (anche se purtroppo manca la musica).
Il fatto che dopo lo spettacolo certe persone abbiano creduto che io fossi lesbica veramente, mi fa ben sperare riguardo alla credibilità della scena.

Nelle scene successive, Camilla è piena di dubbi e di incertezze. Non sa come potrebbero reagire gli altri a questo suo sentimento, un po' se ne vergogna, vorrebbe parlarne con Federica ma ha paura di rovinare tutto, vorrebbe confidarsi con la madre ma non sa come dirlo.
In questo, non ho avuto difficoltà, perché purtroppo anch'io ho avuto spesso timori di questo genere (anche se per cause diverse). Il punto è che nessuno dovrebbe avere il timore di dichiarare al mondo che ama qualcuno solo perché questo "qualcuno" appartiene al suo stesso sesso. Ci sono già troppe incertezze e timori nella nostra vita, l'amore dovrebbe essere libero da questi problemi.

Il teatro è bellissimo anche perché aiuta a mettersi nei panni degli altri (nel senso letterale del termine). Spero che tante altre persone, anche senza bisogno di fare teatro, si mettano nei panni altrui e capiscano che l'amore non è diverso tra uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne.
Alla fine, è sempre amore.

- dramaqueen


AGGIORNAMENTO: Mi ero dimenticata di dirvi che da poco è presente su YouTube il filmato dello spettacolo. Potete trovarlo a questo link. La scena del ballo di Camilla e Federica, in particolare, si trova circa al minuto 15:00 del video.




Potete trovare le esperienze precedenti qui:

14 commenti:

  1. La tua esperienza in questo ruolo non fa che confermare di quanto sia importante il teatro per allargare la propria visuale, sia come attore che come spettatore. In altri termini, è quello che fa anche la narrativa. Quando leggi in un romanzo ben scritto le pene e le sofferenze di una persona discriminata dalla società, come un omosessuale ad esempio, ti cali nei suoi panni e, se non sei proprio ottuso, cominci a porti delle domande.

    Questo tuo post capita proprio a fagiolo, dopo lo storico sì alle nozze gay della Corte Costituzionale americana! Mentre noi qua in Italia, dopo anni, stiamo ancora a litigare sul reato di omofobia, con una parte politica timorosa che assicurare i diritti di minoranze metta a repentaglio la cosiddetta famiglia tradizionale (qualcuno mi deve spiegare quale sia, tra l'altro, perché a livello storico la famiglia umana cambia continuamente).

    E hai ragione: l'amore è sempre amore, al di là di tutte le nostre etichette.

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    1. Hai ragione: il teatro e la scrittura, ma credo anche le altre forme d'arte, ci aiutano a capire i punti di vista degli altri. Un artista crea la sua opera per esprimere un'emozione o un sentimento e noi ne apprezziamo la bellezza perché ci riconosciamo in essa.
      Purtroppo, conosco ancora persone che non credono che l'amore di gay e lesbiche sia uguale a quello degli etero. Continuano ad usare l'espressione "contro natura" (che io odio... e che non ha nemmeno senso: i computer sono naturali? Le medicine sono naturali? Il motore a scoppio è naturale?) e "famiglia tradizionale" (che, come dici tu, è un'altra espressione che non ha più di tanto senso). Speriamo che anche loro, prima o poi, si mettano nei panni di coloro che giudicano tanto diversi.

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    2. Ho letto anche molti articoli scientifici su quotidiani che menzionano moltissimi casi di coppie dello stesso sesso nel mondo animale, tra l'altro molto affettuosi e fedeli, a confutazione dell'affermazione che la cosa sia "contro natura" ... solo che questi studi vengono poco diffusi, ovviamente.

      Per quanto riguarda la discussione sulla famiglia tradizionale, avevo letto tempo fa un bell'articolo sulla figura del cicisbeo (ritrovata ora nel romanzo di Falcones "La regina scalza" ambientato nella Spagna del 1758): in pratica l'amante fisso della dama, che la portava a teatro, ai balli, conversava con lei, assisteva alla toilette mattutina, le comprava gioielli e abiti, insomma le teneva compagnia in tutti i modi possibili. E questo con la benedizione del marito, ben felice che la moglie fosse contenta e soddisfatta, e che non lo seccasse più di tanto. Il giornalista concludeva l'articolo ironicamente, chiedendosi come si dovesse classificare la famiglia suddetta.

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    3. Sono d'accordo con tutto quello che dici, in particolar modo sulla famiglia: non è mai esistito un unico "modello" e non esiste neanche ora. Anche oggi, ci sono bambini che crescono con un solo genitore, con i nonni, con gli zii, con un genitore e uno zio, con i genitori separati e risposati con i nuovi compagni... Insomma, ci sono tante situazioni complesse che non si possono sintetizzare con un unico modello. Non sono un'esperta di pedagogia, ma credo che un bambino o una bambina per crescere bene abbiano bisogno soprattutto di essere amati.

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  2. Molto bella questa tua esperienza.
    "L'amore è sempre amore" è la classica scoperta dell'acqua calda a cui a volte si fa fatica ad arrivare.
    Anche chi scrive deve calarsi nei panni altrui e vedere il mondo con occhi diversi (cosa che poi a mio avviso fa guardare meglio il mondo reale). La cosa buffa, per me, è che da autrice prediligo i personaggi maschili. Ma che succede quando si innamorano di dolci fanciulle? Ecco che scatta la consulenza del marito che mi segnala a quali parti anatomiche i maschietti etero fanno più attenzione (non che ci volesse una scienza ad arrivarci) e poi "l'amore è sempre amore". Quando si lavora sui sentimenti, alla fine, per fortuna, si arriva a questa conclusione. Può cambiare cosa guardiamo, di chi ci innamoriamo, ma non cosa proviamo. Ed è molto triste che per un sentimento spontaneo come l'amore o anche la semplice attrazione qualcuno possa essere considerato diverso o sbagliato.

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    1. Anche la scrittura è un bellissimo esercizio di immedesimazione, sono perfettamente d'accordo con voi scrittori su questo. Interessante la tua predilezione per i personaggi maschili: si dice tanto che "gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere", ma da quello che mi racconti sembra che non sia così difficile capirsi (con il consiglio delle persone giuste, ovviamente). Credo che tutti, ogni tanto, dovremmo sperimentare un punto di vista diverso per scoprire qualcosa di nuovo.

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  3. Molto bello questo post! La situazione che racconti, di dubbio sul proprio orientamento sessuale, è tra i temi del romanzo YA che sto scrivendo in questo periodo. Spero di riuscire a trattare l'argomento come merita. :)

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    1. Sono contenta che tu abbia apprezzato. Già partire con con il timore di non trattare il tema nel modo giusto, invece che con la convinzione di sapere già tutto, mi sembra una buona partenza. Per il resto, secondo me, anche in questo bisogna "mettersi nei panni degli altri" e sono sicura che lo saprai fare. Buon lavoro per la stesura del tuo romanzo!

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  4. Il teatro ha un enorme potere nel raccontare questi e tanti altri aspetti del vivere umano. Anzi, proprio la sua immediatezza lo rende una dimensione perfetta per questo tipo di narrazione. La scelta degli attori penso sia molto difficile in un caso come questo.

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    1. Si trattava come sempre di uno spettacolo amatoriale, quindi non c'è stato un vero e proprio "casting"... Diciamo che le parti femminili principali erano due e io ero quella che aveva un po' più di esperienza in campo teatrale, quindi la scelta è ricaduta su di me.

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    2. Se ci sono video, mi farà piacere vederli. :-)

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    3. Grazie di avermelo ricordato: in effetti il video esiste, ma mi ero dimenticata di segnalarvelo! Ho aggiornato il post aggiungendo il link di YouTube, lì trovi tutto :)

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