10 luglio 2015

Gli attori non dicono le bugie... o forse sì?

Cari lettori, prima di tutto, mi scuso con voi per questa settimana d'assenza. Avendo poco tempo per preparare l'ultimo esame, ho dovuto estraniarmi completamente dal mondo esterno e concentrarmi solo sui miei appunti. 
Una settimana terribile... ma ne è valsa la pena. Ancora adesso non ci credo, ma la data della mia laurea è fissata per fine luglio e poi probabilmente non vedrò più i libri d'ingegneria. Potrò finalmente dedicarmi a qualche progetto più artistico (che ancora non vi rivelo, perché è ancora tutto da organizzare e non so se sarà fattibile).


Mi siete mancati e mi è mancato digitare tutte queste parole (per lo più insensate) sull'editor di Blogger. Dovrei ricominciare a parlarvi di opere teatrali e di grandi autori, anzi dovrei anche darmi una mossa con i video, ora che ci penso... Però, perdonatemi, sono ancora esausta per l'ultimo esame. Inoltre, il mio lavoro per l'università non è ancora finito, perché ho passato la giornata a litigare con i grafici della mia tesi.
Senza contare che è estate... quindi penso che anche voi abbiate voglia di un post un po' "leggero". Per questa volta, quindi, non vi tedio con argomenti storici letterari, ma vi propongo solo una piccola riflessione sulle bugie e sulla differenza tra recitare e mentire.

Ho sentito alcune persone dire che gli attori sono dei bravi bugiardi. Mi dispiace deludervi, ma non è così: o meglio, le due "qualità" sono indipendenti tra loro
Credo che questa convinzione derivi da un'altra convinzione errata, cioè che gli attori "fanno finta". Vi ho già ripetuto più volte che, in realtà, gli attori non fingono, ma in quel momento stanno veramente vivendo l'emozione che voi vedete. Se un attore finge, credetemi, ve ne accorgerete subito, perché vi sembrerà un pessimo attore. Tutte le sue parole sembreranno false e i gesti esagerati, come in un telenovela di serie B.

Per lo stesso motivo, non è assolutamente detto che un buon bugiardo sia anche un bravo attore.
E' vero che un bugiardo sa controllare le espressioni del volto, il corpo e il tono di voce per non far capire che sta fingendo e questo potrebbe tornare utile anche nella recitazione. D'altra parte, non c'è nessuna garanzia che chi ci sa raccontare frottole in modo convincente sia anche in grado di trasmettere un'emozione parlando al pubblico o di immedesimarsi in un personaggio molto diverso da sé.
Si tratta di attività diverse che solo apparentemente richiedono le stesse abilità.

Ok, niente finzione, mi direte. Ma se un attore si mettesse a recitare anche nella vita reale?
Ecco, non mi sembra un atteggiamento molto sano: in fondo sia il teatro che il cinema sono il frutto di una convenzione. C'è un patto tra attori e spettatore, per cui si sa che quello che succede sul palcoscenico o sullo schermo non è la realtà, ma allo stesso tempo ci si può illudere che sia tutto vero, solo per il tempo della rappresentazione.
Se un attore continua a recitare anche fuori, o è rimasto intrappolato nel personaggio, oppure vuole solamente ingannare le persone, mostrandosi per ciò che non è. Non credo che si possa parlare di recitazione, in questo caso: è una bugia bella e buona, detta con consapevolezza.
Quelle che noi attori raccontiamo con i nostri spettacoli, invece, non sono bugie, o meglio, sono piccole bugie bianche a cui voi scegliete di credere per liberare l'immaginazione. Un po' come un bambino che ormai ha il sospetto che Babbo Natale non esista veramente, ma allo stesso tempo vuole continuare a crederci per perpetuare la magia.

Ecco perché mi innervosisco quando la gente mi dice: "Sei un'attrice, fai finta".
Può essere riferito a qualcosa che non ho voglia di fare ("fai finta che ti piaccia"), oppure qualcosa per cui sono in ansia ("fai finta di non essere preoccupata"). Non è proprio così semplice.
Voi siete capaci di fingere di non aver paura di qualcosa che invece vi terrorizza? Io so fare dei giochi del genere con le emozioni se ho un personaggio e un contesto che definisce la situazione. Se esiste quella convenzione scenica di cui vi parlavo prima. Farlo nella vita reale mi riesce davvero difficile... appunto perché so che è tutto reale!
Ho sempre avuto un problema con gli esami orali, perché mi agito parecchio quando mi trovo il professore davanti, e alcuni mi hanno consigliato di recitare la parte della secchiona sicura di sé. Non funziona. In una situazione del genere (soprattutto se è un esame importante come quello di due giorni fa) riesco solo a pensare: "Oddio, adesso mi boccia. Adesso mi farà di sicuro una domanda a cui non so rispondere e mi manderà via. Mi chiederà di calcolare il momento d'inerzia torsionale della trave a C e io confonderò tutte le formule."
Non il massimo dell'ottimismo, ve lo concedo. Ma, se conosceste la reputazione di certi miei professori, credo che mi capireste appieno.

L'unica occasione in cui riesco a mettere in pratica un po' della mia tecnica attoriale anche nella vita è quando devo fare telefonate importanti a persone che non conosco. Prenotare un tavolo in pizzeria, prendere appuntamenti dal dentista, cose del genere.
In quei casi, mi viene spontaneo parlare con voce impostata e dizione perfetta, anche se teoricamente no ha nessun senso. Forse il mio cervello ha fatto l'associazione mentale tra microfono e telefono e crede che siano la stessa cosa.
Questo stesso comportamento mi si ritorce contro quando rispondo al telefono e l'ennesimo operatore di un call center cerca di vendermi qualcosa. Il tono impostato mi fa sembrare immediatamente più adulta e non posso più rispondere: "La mamma e il papà non ci sono!".
E non ditemi che sono una bugiarda, adesso, perché sono sicura che anche voi avete raccontato più di qualche frottola (a fin di bene) a quelli che vi importunavano telefonicamente.

Insomma, credo di aver chiarito che tra recitare e mentire c'è una bella differenza.
Quindi state tranquilli: nella vita tutti possiamo essere un po' Pinocchio, ogni tanto, ma gli attori non lo sono più degli altri. Potete ancora fidarvi di noi!

- dramaqueen




6 commenti:

  1. C'è decisamente una bella differenza... E poi gli attori in genere sono più simpatici dei bugiardi ;-)

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    1. Spero di essere anch'io tra quelli simpatici :)

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  2. Bravissima per aver superato l'ultimo esame, innanzitutto, e con la laurea andrai a gonfie vele, ne sono sicura! Per combinazione ho un nipote che si sta per laureare proprio alla fine di questo mese.

    Per quanto riguarda il tuo post sulla finzione e la recitazione, come dici tu, credo anch'io che non si debba confonderle. Per il tempo dello spettacolo, l'attore diventa veramente quel personaggio, e tanto più si immedesima, tanto più risulta naturale. Il vero rischio è di non uscire dal ruolo, a spettacolo finito.

    Durante la lettura del post, mi è venuto in mente un filmone hollywoodiano con Lana Turner "Lo specchio della vita", in cui lei interpretava un'attrice che, dopo un inizio difficile, diventava una celebrità. La figlia poi la accusava di recitare sempre, anche nella vita.

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    1. Grazie! In teoria ho anche quasi finito di scrivere la tesi... Bisogna vedere se quello che ho scritto va bene! Auguri anche a tuo nipote :)

      Sul non riuscire ad uscire dal personaggio avevo già scritto un altro post, ma secondo me è un discorso completamente diverso. Non avevo mai sentito parlare del film che citi ma mi ricorda un po' un'opera di Pirandello, "Trovarsi", in cui la protagonista è un'attrice che ha recitato così tanti personaggi da non essere più capace di comportarsi spontaneamente nella vita reale. Insomma, tutti i suoi gesti e le sue parole le sembrano costruiti, anche se dovrebbero essere spontanei.

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