14 luglio 2015

Sarah Bernhardt

Con questo post vorrei iniziare una serie di articoli sui personaggi importanti che hanno influenzato il teatro italiano e internazionale. Non seguirò un ordine cronologico, ma sceglierà di volta in volta un personaggio che considero interessante e ne racconterò la storia.
Visto che questa è la prima puntata, perché non iniziare da colei che era definita "l'attrice più famosa che il mondo abbia mai conosciuto"? Sarah Bernhardt è sicuramente una delle attrici più celebri del diciottesimo secolo e si era guadagnata gli epiteti di "divina" e "voce d'oro".

Henriette-Rosine Bernard (questo era il suo vero nome) nacque a Parigi il 22 ottobre 1844. Era la figlia illegittima di una cortigiana olandese e il nome del padre rimase sempre sconosciuto. Sua madre Youle non si affezionò mai particolarmente alla bambina, anzi la vedeva piuttosto come un peso, tanto che per i primi anni di vita la esiliò in campagna e poi la affidò alle monache di un convento.
La madre voleva che entrasse a sua volta in convento e Sarah sembrava d'accordo con quest'idea, ma uno degli amanti ufficiali di Youle, il duca di Morny, si oppose alla decisione. Il duca, infatti, pensò che sarebbe potuta diventare un'attrice e la raccomandò alla scuola di teatro della Comédie Française.

A quanto pare, Sarah non aveva un vero e proprio talento e dopo il biennio di studi sarebbe stata scartata, se il duca di Morny non fosse nuovamente intervenuto per raccomandarla.
Al suo esordio come professionista, però, nessuno la notò per il suo talento. Quello che la distingueva dalle altre attrici era, piuttosto, il suo aspetto fisico: magrissima in un'epoca in cui i canoni di bellezza prediligevano le donne formose, con i capelli rossi e il naso lungo "da ebrea".
Il suo contratto con la Comédie Française fu cancellato nel 1863, quando durante una lite schiaffeggiò un'attrice più illustre. Per due anni rimase disoccupata e intrattenne rapporti con diversi protettori. Con uno di essi, probabilmente il principe belga De Ligne, ebbe l'unico figlio, Maurice.

Nel 1866, firmò un contratto con il teatro Odeon e da quel momento cominciò a costruirsi una certa fama artistica. Grazie alla sua personalità decisa e a delle parti azzeccate, riuscì finalmente a farsi notare. Il suo primo ruolo importante fu quello di Zanetto nell'atto unico di François Coppée "Le passant", che fu rappresentato anche davanti a Napoleone III.
Nel 1870, durante la guerra franco-prussiana, organizzò un ospedale militare all'Odeon e, quando la guerra fu terminata. riprese la sua carriera artistica. Anche l'impegno umanitario verso i feriti della guerra e la propaganda patriottica contribuirono ad aumentare la sua popolarità.

Visto il successo della Bernhardt, la Comédie Française decise di non lasciarsi sfuggire la nuova stella nascente e la assunse nuovamente. Con le rappresentazioni di "Britannico" e "Fedra" l'attrice si impose definitivamente sulla scena.
Nel 1880, dopo una trionfale tournéè e Londra, Sarah Bernhardt si emancipò definitivamente dalla Comédie Française e portò la sua compagnia itinerante in viaggio per l'Europa, l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti. Questo tour la rese in breve tempo una star internazionale.

Oltre che per il talento recitativo, divenne famosa anche per il personaggio che era riuscita a costruirsi, pubblicizzando la propria eccentricità e spregiudicatezza. Curava i propri spettacoli nei minimi particolari ed investiva in essi grandi somme di denaro per renderli sfarzosi. Accumulava gioielli e opere d'arte costosissime, ma se ne disfaceva con noncuranza ogni volta che si ritrovava sommersa dai debiti a causa di qualche fallimento.
Il suo temperamento artistico non si limitava al teatro. Fu anche scultrice, pittrice e scrittrice: infatti scrisse dei drammi, pubblicò un romanzo intitolato "Petite Idole", un libro di memorie e pubblicò anche dei versi.
Ebbe moltissimi amanti, alcuni dei quali molto famosi (Victor Hugo, Edmond Rostand, Gabriele D'Annunzio, Jean Richepin), ma si sposò una sola volta con un sedicente aristocratico greco che perdeva al gioco tutto il suo denaro e morì drogato a trentaquattro anni.

Si cimentò in ogni tipo di ruoli, anche quelli maschili. Nel dramma di Edmond Rostand "L'aiglon" (l'aquilotto), incentrato sulla figura di Napoleone II, recitò en travesti ed ebbe un tale successo che lo spettacolo fece il tutto esaurito per otto mesi.
Volle anche interpretare il personaggio di Amleto in una nuova traduzione quasi integrale dell'opera di Shakespeare. Ne risultò una rappresentazione molto anticonformista rispetto allo standard dell'epoca, il cui il principe di Danimarca era deciso e vigoroso, invece che meditativo e incerto com'era rappresentato dai contemporanei.

All'inizio del ventesimo secolo, con l'avvento dei cinema, partecipò anche ad alcune opere cinematografiche, tra cui una trasposizione di "Amleto" (1900) e "La Tosca" (1908).

Sarah Bernhardt non riuscì a tenersi lontana dalle luci del palcoscenico nemmeno quando, nel 1915, le fu amputata una gamba, a causa di un vecchio trauma alla rotula aggravato da una caduta in scena.
Nonostante le limitazioni fisiche e l'età avanzata (aveva ormai più di settant'anni), l'attrice continuò a recitare in opere scritte appositamente per lei dal nipote Louis Verneuil. Le scene erano scritte in modo che lei potesse restare sempre in scena e recitare da seduta.
Soprattutto questo mi ha impressionato di lei, più di tutti gli eccessi: la volontà di non abbandonare un lavoro che, più che un lavoro, è una vera passione, una ragione di vita, Probabilmente, un pochino la posso capire.

Sarah Bernhardt morì a causa di un'insufficienza renale nel 1923.

Dato che, negli ultimi anni, aveva cominciato a lavorare nel cinema, sono rimasti alcuni documenti visivi che la ritraggono. Ovviamente, il cinema dell'epoca era muto e le pellicole sono oggi molto rovinate, ma da questi video di YouTube si può vedere ancora qualcosa:
- Amleto (1900)
Regina Elisabetta (1912)
Se siete curiosi di ascoltare la sua "voce d'oro", com'era definita dai contemporanei, c'è questa registrazione dalla "Fedra" di Jean Racine. Il mio francese è molto molto arrugginito e riesco a cogliere solo qualche parola, ma credo che dalla registrazione ci si possa rendere conto dello stile di recitazione che andava di moda all'epoca: non naturalistico come quello che ci aspetteremmo adesso, ma una declamazione stentorea dei versi.

- dramaqueen



6 commenti:

  1. Certo che quel modo francese di recitare era tremendo, mi chiedo se avrei comunque amto il teatro se questa fosse la prosa anche oggi ;)
    Personaggio affascinante, ancora più affascinanti a volte sono le storie dei drammaturghi.
    Alla fine quasi tutti vorrebbero morire sul palcoscenico... come se fosse il modo più onesto di farlo per una persona di teatro. :)

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    1. Questo stile di recitazione a noi sembra troppo artificioso, ma credo che probabilmente ci piacerebbe, se fossimo nati in quell'epoca e fossimo stati educati ad apprezzarlo. Anche il gusto del pubblico cambia con il tempo e, anzi, forse tra qualche secolo anche lo stile dei nostri spettacoli e film di oggi potrebbe essere considerato superato.

      Il desiderio di morire sul palcoscenico (o almeno di poter calcare le scene fino alla fine della vita) secondo me è abbastanza comprensibile: chi non vorrebbe morire facendo ciò che ama di più? :)

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    2. vero! I gusti cambiano. Eppure... misteri della vita e dell'arte... alcune cose non passano mai di moda :)

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    3. Vero, è il fascino dei classici!

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  2. Molto interessante questa tua nuova iniziativa. Quest'attrice mi ha ricordato per certi versi anche la danzatrice Isadora Duncan, una donna innovatrice nel suo campo, molto libera e trasgressiva nella vita privata.

    Ho ascoltato la registrazione, e anche secondo me bisogna sempre contestualizzare le varie forme d'arte nella loro epoca. Persino certi passaggi narrativi troppo prolissi o le lunghe digressioni dei romanzi di Victor Hugo o di Balzac sono insopportabili ai giorni nostri, e tendiamo a saltarli velocemente nella lettura.

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    1. Non sono molto esperta di danza e devo dire che Isadora Duncan la conosco solo di nome... Forse ho letto qualche sua citazione, ma niente di più. In realtà dovrei informarmi meglio anche sulla danza, perché coreografie e teatro sono tutt'altro che due mondi separati.

      Per quanto riguarda il contestualizzare l'arte, hai perfettamente ragione. Come dicevo anche a Sam, credo che sia naturale un'evoluzione dello stile (non solo nel teatro, anche nella danza, nella pittura, nella letteratura, nell'architettura...) e probabilmente anche lo stile che a noi oggi sembra normale sarà superato tra un secolo... o anche meno.

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