29 luglio 2015

Un monologo per Drama Queen

L'anno scorso ho visto che quest'iniziativa ha riscosso un discreto successo, quindi perché non riproporla? Come ho anticipato anche nello scorso post, alcune regole saranno un po' modificate, quindi leggete attentamente qui sotto per non sbagliare.




Le regole per partecipare

Vi chiedo di scrivere un monologo per me. Il tema è libero e anche il genere: può essere comico, tragico o tragicomico. Mescolate i generi teatrali e non teatrali come preferite, vi chiedo solo che il pezzo sia scritto in modo da poter essere interpretato da una sola persona (sdoppiarmi potrebbe essere piuttosto complicato).
I testi non dovranno superare i 1500 caratteri (spazi inclusi) e dovranno essere pubblicati sotto questo post come commenti in forma anonima. Teoricamente io non posso sapere se inviate più di un elaborato, dato che gli autori resteranno anonimi, ma vi chiedo di inviare al massimo tre testi ciascuno, per evitare di essere sommersa dai monologhi. Mi fido della vostra discrezione.
Avete tempo di partecipare fino al 31 agosto 2015.

Tra i monologhi pervenuti entro questa data, io ne selezionerò tre e li metterò in scena, realizzando un video. Ecco perché vi chiedo di usare la modalità "Anonimo": per non essere poi accusata di aver fatto preferenze per uno o per l'altro dei partecipanti.
Tra questi tre selezionati, poi, sarete voi a dover votare il vincitore.

Il premio per il vincitore

Neanche questa volta ho dei premi fisici da potervi consegnare, ma spero di poter ripagare la fatica del vincitore con un po' di pubblicità su questo blog e con i miei servizi da attrice, anche se non proprio professionista.
L'autore o l'autrice del monologo vincitore potrà inviarmi un suo scritto (un breve racconto o un estratto da un romanzo) e io ne darò una lettura interpretata per realizzare un video promozionale (della durata massima di 5 minuti). Il video sarà pubblicizzato su questo blog e ovviamente lo scrittore, poi, potrà disporne come vorrà.


Non ho mai scritto un monologo, come devo fare?

L'anno scorso, qualcuno di voi ha espresso questa perplessità, ma io vi dico di non  preoccuparvi, perché se siete in grado di scrivere un racconto, allora siete anche in grado di scrivere un monologo.
La scrittura teatrale presenta caratteristiche diverse dalla narrativa, è vero, e scrivere un'opera teatrale non è facile. Con un monologo, però, è molto più semplice, perché nei vostri racconti o romanzi avete sicuramente dato voce ai pensieri di un personaggio che riflette o che esprime la propria opinione.
Può essere un flusso di pensieri che non vengono uditi da nessun altro, ma può essere anche un normale discorso, ad esempio il racconto di un avvenimento passato, un discorso di accusa, un tentativo di persuasione. Basta solo che il personaggio parli per un certo tempo senza essere interrotto da altri e il suo discorso si può definire "monologo".
Se ci pensate bene, probabilmente potrete rendervi conto di aver già scritto dei monologhi, anche se magari non in forma teatrale.

Per partecipare a questo concorso, non è necessario scrivere anche delle didascalie per descrivere la scena. Potete scrivere anche solo il testo pronunciato dal personaggio, ma in quel caso sappiate che dovrò interpretare un po' più liberamente, perché ovviamente non posso sapere a che cosa stavate pensando voi autori.
D'altra parte, se inserite delle indicazioni, tenete conto che non ho la possibilità di filmare scene troppo dettagliate, anche se farò del mio meglio.


Allora, siete pronti?

Avete tutto il mese di agosto per partecipare, quindi spero che tra un bagno in mare e un cocktail vorrete anche passare di qua. Buone vacanze e buon lavoro a tutti gli scrittori che vorranno partecipare!

- dramaqueen




Immagine realizzata con picfont.com
Foto originale da Pixabay (licenza Creative Commons donazione al pubblico dominio)

39 commenti:

  1. Adesso ci sono gli aerei, che sfrecciano sulla pista davanti a me.

    Per arrivarci mi ci era voluta tutta la vita. Tutta la vita fino a quel momento, voglio dire. Avevo racimolato spicci su spicci: "Per la felicità", c'era scritto. Ogni volta che ho potuto risparmiare un cent da una mancia; ogni volta che ho trovato un euro per terra; ogni volta che ho potuto mangiare un pezzo di pane invece di un piatto caldo. Ogni volta, ho preso i miei soldi e li ho infilati in quel vaso.

    Certi inverni, quando un crampo di fame mi prendeva lo stomaco, avevo avuto la tentazione. Oh, sì, l'avevo avuta eccome. [Sorride] L'avevo preso in mano, mentre guardavo la finestra distorta e opaca al di là del suo vetro sporco. Sarebbe bastato che scivolasse... Le dita che allentano appena la presa... pluff! Rumore di vetri infranti. Monetine e qualche rada banconota che rotolano e corrono a nascondersi nelle pieghe buie della casa.

    Invece stava lì, attaccato alla mano, e attraverso la sua trasparenza c'era una realtà lurida. Forse per colpa del vetro; oppure era proprio così, senza scampo. Ecco perché devo partire.

    Aerei che vanno e vengono da posti bellissimi. Anche io sto per arrivarci, in uno di questi paradisi. C'è solo un problema: che sarò sempre io, là. Con le mie magagne e le mie angosce. E il paradiso per me sarà un inferno. Al solito.
    Salirò su quell'aereo comunque. Per sfida con me stessa e con il destino. Peccato solo che gli aerei non cadano mai, quando serve.

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    1. Titolo: Il viaggio per la felicità.

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    2. Grazie della partecipazione!
      Il titolo non è necessario, ma è comunque gradito.

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  2. L’ULTIMA NOTTE D’AUTUNNO

    Le tenebre non mi hanno mai offerto uno spettacolo così magico. Questa sera sembra che perfino le stelle vogliano accompagnare i miei passi lungo la strada. Una malfida boscaglia mi circonda, ricolma dei segreti di anime perdute e così sconsiderate da avventurarsi nel buio di queste frondose chiome millenarie. Man mano che il freddo mi congela il sangue ed i passi si fanno sempre più incerti, sento di essere anche io uno spirito inquieto. Perso nelle ombre della mia memoria.

    Ricordare gli attimi di felicita di questa vita mi è vietato da un insano desiderio di sofferenza. Il dolore della realtà si è cibato delle mie speranze, lasciando un cuore ricolmo di cenere e rimpianti. Il ricordo di mia moglie, mia figlia…e delle fiamme divampanti che hanno strappato loro la vita. Se solo avessi detto loro quanto le amavo, non avrei lasciato spazio a quei rimorsi che ora perseguitano i miei incubi più dolci, dove rivedere i loro volti sorridenti mi trafigge l’anima.

    Continuare mi è del tutto insopportabile. Lasciandomi divorare dai pensieri, raggiungo il limite invalicabile al di là del verde confine. Mi soffermo ad ammirare il cielo, rischiarato all'orizzonte dalla brillante maestosità di una luna calante, talmente arrogante da illuminare le lacrime che mi cingono le guance.

    Basta un passo. Soltanto un impercettibile gesto per lasciare che questo tormento mi abbandoni. Per non fare più ritorno. Prima di perdermi nell'abbraccio della morte, un lieve fiocco di neve si posa sul mio cuore, ricolmandolo di speranza. Finalmente è arrivato l’inverno.

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    1. Grazie per la partecipazione, ma purtroppo eccede di poco il limite massimo di caratteri. Caro Anonimo, mi dispiace essere così fiscale, ma ce la faresti a tagliare qualche parolina, in modo da rientrare nei 1500 caratteri (spazi inclusi)?

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    2. Certo, non preoccuparti. Appena l'ho tagliato lo mando come risposta :)

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    3. L’ULTIMA NOTTE D’AUTUNNO

      Le tenebre non mi hanno mai offerto uno spettacolo così magico. Questa sera sembra che perfino le stelle vogliano accompagnare i miei passi lungo la strada. Una malfida boscaglia mi circonda, ricolma dei segreti di anime perdute e così sconsiderate da avventurarsi nel buio di queste frondose chiome millenarie. Man mano che il freddo mi congela il sangue, sento di essere anche io uno spirito inquieto. Perso nelle ombre della mia memoria.

      Ricordare gli attimi di felicità di questa vita mi è vietato da un insano desiderio di sofferenza. Il dolore della realtà si è cibato delle mie speranze, lasciando un cuore ricolmo di cenere e rimpianti. Il ricordo di mia moglie, mia figlia…e delle fiamme divampanti che hanno strappato loro la vita. Ogni notte vengo perseguitato dai rimorsi nei miei incubi più dolci, dove rivedere i loro volti sorridenti mi trafigge l’anima.

      Continuare mi è del tutto insopportabile. Lasciandomi divorare dai pensieri, raggiungo il limite invalicabile al di là del verde confine. Mi soffermo ad ammirare il cielo, rischiarato all'orizzonte dalla brillante maestosità di una luna calante, talmente arrogante da illuminare le lacrime che mi cingono le guance.

      Basta un passo. Soltanto un impercettibile gesto per lasciare che questo tormento mi abbandoni. Per non fare più ritorno. Prima di perdermi nell'abbraccio della morte, un lieve fiocco di neve si posa sul mio cuore, ricolmandolo di speranza. Finalmente è arrivato l’inverno.

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  3. Quell'odore.
    Prima ancora che il cervello abbia il tempo di rimandarti l'immagine completa di ciò che gli occhi stanno vedendo è quell'odore a creare l'emozione.
    Dio, quanto mi era mancata!
    É quell'odore che ti dà la sensazione di essere a casa, e nemmeno lo aspettavi.
    Non lo ricordi mai quell'odore, non ricordi mai che quel luogo è parte di te. Il ricordo costante di una casa lontana sarebbe doloroso e terribile.
    Quell'odore è l'odore della cera fusa, del silenzio, della polvere, quell'odore è grazia indelebile.
    E così sale anche quel lieve groppo alla gola, una lacrima forse vuole fuggire.
    E così la mente è sfiorata dai ricordi, tante immagini dalle tinte tenui.
    Ma sai che forse la notte porterà gli incubi. Perchè quello è il prezzo.
    Una mente che torna a casa, libera anche le sue paure e le sue inquietudini e sulla tela scura e infinita di una notte senza luna, i mostri prenderanno vita, per poi sparire senza conseguenze al sorgere del sole.
    E tu ti scopri intero, vivo, libero.
    Nonostante tutto, ogni mattina all'alba, se sei a casa non ti manca nessun pezzo.
    Dio, quanto mi era mancata!

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  4. Bambini

    Non siamo più disposti a sudare giocando a rincorrerci, ma lo facciamo seduti comodi, sforzandoci come cani per apparire quel che da piccoli sognavamo di essere: adulti. È ridicolo non trovarci più a nostro agio, non volerlo, è ridicolo pagare caro per tenerci su una maschera dopo l'altra, vivere ingoiando rospi schifosi. Non era meglio giocare a travestirsi piuttosto che giocare ad esser veri? Veri poi, ma veri quanto, se ci servono due, tre, quattro bicchieri di coraggio per mostrarci veri e stupidi e fragili?
    Ce ne stiamo a mangiare e a brindare ore di lavoro, di studio, di progetti fumati e fegati che rodono per il cazzo, misurati, vestiti bene, composti. Recitiamo una parte che ci calza perfettamente sprecando altro tempo, altro tempo in puttanate buone solo all'apparire a modo. Perché non ce ne liberiamo? Perché godiamo nel farci male?
    Corriamo, buttiamoci in un campo, nel mare, tra le braccia di chi diavolo ci pare! Respiriamo la notte e riprendiamoci il giorno, prendiamo il sole! Questo non sarebbe meglio? Giochiamo a scoprire qualcos' altro, diretti come i bambini, senza piegare tutti con un ego gigantesco da far schifo, sempre e comunque, cercando qualcuno che giochi alla pari, un nascondino di vanità gonfia e lurida quanto la nostra, che ci calza così bene.
    Cos'abbiamo pagato per essere quel che siamo? Cosa ci stiamo perdendo per seguire tutti, per paura della solitudine, per il terrore di essere diversi, di essere meglio?

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  5. Lasciami essere felice

    [Piange mentre è al telefono, ma silenziosamente. Chi è all'altro capo non se ne accorge]
    Sì, ok, ciao.
    [Riattacca e i singhiozzi si fanno rumorosi, non si controlla più]
    Non è giusto. Non ha il diritto di trattarmi così, dannazione!
    «Smettila di incasinarmi la vita. Lasciami essere felice».
    Ecco, non era poi tanto difficile da dire. Perché invece le parole mi sono morte in gola? Perché non sono stata in grado di arrabbiarmi come adesso? Ma chi voglio prendere in giro… rabbia?! La mia non è affatto rabbia. Oh, quanto vorrei essere in grado di arrabbiarmi. Ma non ne sono mai stata capace. Eppure dovrei. Dovrei saper difendere la mia felicità e le mie scelte. Dovrei impedire a chiunque, soprattutto a chi dice di volermi bene, di calpestarmi il cuore in questo modo. E invece no, niente rabbia. Solo delusione, tanta. E un senso di colpa che ricade inesorabilmente su di me, di nuovo, come spada che trafigge continuamente l'anima ma non la uccide.
    Colpevole. Sempre, ai suoi occhi e… ai miei.
    Come se la mia felicità in qualche modo fosse la causa di ogni suo male.
    «Mi volevi infelice, dunque? E per quanto ancora? Fino a quali orrendi possibili epiloghi? Non dovresti volermi bene? Volere il mio bene? È questo il tuo modo di dimostrarlo?».
    Ecco, questo avrei dovuto dirle. Ma le parole mi vengono solo ora, a telefonata conclusa. E un'altra piccola parte di me muore, sapendo che la mia felicità le causa tanto dolore. Però non posso rinunciare a essere felice. Non questa volta.

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  6. Foglie d'autunno

    Era il primo o il secondo anno delle elementari e come al solito, ero tenuta fuori dai giochi. Ero seduta per terra quando mi accorsi di un piccolo angolo in cui c'erano foglie d'autunno impegnate a girare in un vortice. Rimasi incantata a vedere quelle foglie che mi avvicinai e dopo un periodo a fissarle, allungai le mani e le muovevo come se stessi eseguendo una magia. Muovevo le mani in aria "disegnando" così traiettorie che le foglie avrebbero poi seguito. Dopo un po' anche gli altri miei compagni si avvicinarono a me e mi guardavano con stupore.
    Poi il vento finì, le foglie caddero e i miei compagni se ne andarono ma la magia non era finita perché la sentivo nelle mie mani.

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  7. "Tutte le scarpe della mia vita"
    No,no,nooo!Non ce la posso fare!Come faccio?!Si!Lo ammetto!Sono fissata,esagerata,praticamente patologicamente ossessionata!Come si fa?!...D'altronde,ognuno ha le sue manie!Ma...per me non saranno mai abbastanza,Le ho di tutte le forme,di tutti i colori,di tutte le altezze, sia per l'inverno che per l'estate e...anche per le mezze stagioni.Le conservo bene e le ripongo sempre "fedelmente"nelle loro scatole, le coccole e...ci parlo anche!La verita' è che le scarpe sono la passione della mia vita!Forse tutto è cominciato quando ero ancora una bambina.Avro' avuto piu' o meno sei anni quando calzai le mie "prime Chanel col tacco!Erano di mia madre!Ehh ricordo bene quei momenti.Aspettavo che lei fosse indaffarata in cucina,controllavo che mia sorella piu' grande,invece,fosse "fuori gioco" avvolta dalle cuffie del suo stereo Hi-Fi e...VIA.Mi intrufolavo nella camera da letto di mia madre.Era li', nel suo enorme armadio che si nascondeva l'oggetto dei miei desideri.Eccitata cominciavo la mia caccia al tesoro,col fiato sospeso, il cuore in gola e le orecchie ben tese,pronte a riconoscere l'arrivo di pericolosi passi familiari,Cosi' mi avventavo su quelle ante di legno scuro,cercando di aprirle con movimenti rapidi e sicuri per fare meno rumore possibile,Mi sentivo come Arsenio Lupin!E poi...finalmente eccola li'!La preziosa scatola blu!Con gli occhi ingigantiti dall'emozione ,ecco, tra le mie mani tremanti un bellissimo paio di scarpe di pelle vellutata color ecrù,punta estrema(di quelle perfette per schaicciare una formica in un angolo) e tacco super a spillo, in pieno stile anni sessanta.In un attimo erano ai miei piedi e tutto il mondo improvvisamente,magicamente,assumeva un'altra prospettiva e...mi chiedevo come poteva ,mia madre, averle indossate solo una volta nel suo viaggio di nozze!Io sarei rimasta li in quel sogno per sempre!Certo che ne sono passate di scarpe,nella mia vita,da quel giorno!Le mie comode polacchine del periodo liceale,le inseparabili ballerine verde mela che abbinavo con pantaloni dal colore altrettanto importabile, le prime scarpe nere lucide, altissime, per la festa dei 18 anni, le "all-star" del periodo cotta per un ragazzo fighissimo che giocava a basket, e poi i sandali "zepposi"color terra bruciata con cinturino alla caviglia...quando ho dato il mio "primo vero bacio", d'estate,al mare.C'e'stato anche un momento poco edificante...ehm lo confesso!Quello delle scarpette di calcio!Ma,per fortuna,è durato poco!E..potrei continuare all'infinito,perchè le scarpe sono come i ricordi ,ti accompagnano per tutta la vita.Anzi!Oserei dire che a volte sono determinanti nelle scelte importanti della nostra vita.Perchè bisogna saper scegliere!Le scarpe giuste al momento giusto!Come con gli uomini!Non si puo'scegliere frettolosamente, in base solo alla bellezza,al "brand di moda, al colore o ai glitter che ti ingannano la vista con un apparente sfolgorante luccichio!Ma,occorre prendersi il tempo necessario per provarle ,riprovarle e.. sentire ,nonostante il vertiginoso tacco 12, che riusciresti a camminarci "senza fatica" per tanto.. .tanto...tanto tempo...

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    1. Caro o cara partecipante, mi dispiace ma forse non hai letto le regole con attenzione: il limite massimo è di 1500 caratteri, spazi inclusi. Cioè circa la metà della lunghezza del tuo testo. Per ora non lo posso ammettere al concorso, ma lo farò se ne vorrai postare un versione ridotta qui sotto. Grazie!

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  8. Quel giorno il cinema era vuoto, era caldo.
    Il vento fischiava solo all'esterno, ma non si mischiava alle parole degli attori. Ma nemmeno i miei pensieri le intralciavano.
    Sentivo e capivo qualsiasi cosa dicessero i protagonisti, nonostante la mia mente volasse verso altro. Un’ubiquità strana, che mi faceva paura. C’era la realtà, il film, e c’era il sogno, la mia mente. C’era il vestito leggero di Martina che continuava a svolazzarmi addosso e c’era James Stewart che baciava Kim Novak. Non fraintendetemi, non c’erano amori passati sui quali rimuginare.
    C’era anche la birra, complice di un’ubriachezza molestante. Fluiva anch'essa parallelamente alle mie doppie immagini. Il mondo esterno conviveva con me. Non era questo che volevo? No, purtroppo non era questo.
    Chiunque si sarebbe potuto sedere vicino a me, l’avrei invitato io stesso a farlo. Provare a conversare forse poteva essere una soluzione, per smettere di pensare e per smettere di vedere quel film, ancora, stavolta il giorno del mio compleanno. Rischiavo certo una terza sovrapposizione in quel mio cervello da computer. Rischiare era tuttavia il mio mestiere preferito.
    Vidi una piccola ombra aprire la porta. Rapidamente si sedette vicino a me. Poi la sua voce spense il resto, come in un blackout.
    Quando smise il suo monologo sentito, riconobbi l’ultima, accogliente scena del film e mi rassicurai, perché Il mio di monologo, solo interiore, si era spento.

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  9. I tre tizi della barzelletta

    [Tono concitato] Aspetta. Aspetta un secondo. Ti racconto una barzelletta!
    Allora, c'erano un russo, un americano e un… un… mi pare fosse un francese. Sì, era un francese.
    Allora, dicevamo, c'erano un russo, un americano e un francese. No, aspetta, era un portoghese. Sì, decisamente.
    Quindi, c'erano un russo, un americano e un portoghese. Ah, no, ecco cosa non mi tornava! Il portoghese c'era, ma non l'americano! Era uno svizzero!
    Aspetta, mi sono un po' persa… sì, c'erano un russo, uno svizzero e un portoghese…
    Non fare quella faccia! Mi sono solo confusa un attimo.
    Dunque, dov'ero rimasta? Ecco, ora ho perso il filo. Uff. Mi toccherà ricominciare da capo.
    C'erano un russo, uno svizzero e un portoghese e…
    No, niente, non mi ricordo proprio come va avanti. E poi, sai una cosa? Forse non era così importante la loro provenienza ora che ci penso.

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  10. "Stella cadente"

    (La ragazza è seduta alla scrivania, fissa fuori dalla finestra. Ha una matita in mano e sospira)
    La prima stella della sera…
    (Abbandona la matita e si appoggia allo schienale)
    Tutti che parlano del Sole, della Luna, del loro “amore proibito”… Ma che ne sanno invece delle stelle? E del loro amore? Amarsi tra simili, ma non potersi raggiungere mai? Sempre vicini, eppure così distanti?
    (Ride lieve)
    E io dovevo chiamarmi Stella! Perché il destino non può mai mancare di raggiungerci, scombussolarci e infine abbandonarci!
    (Prende la testa tra le mani, abbassa gli occhi e la voce)
    Fosse stata solitudine, l’ho sempre apprezzata… fosse stato il dolore di un amore reale, tutti lo superano… Ma questo!
    (Torna ad osservare fuori dalla finestra)
    Essere innamorata della mia passione! Dell’arte! Del disegno… E non essere ricambiata, tradita…
    (Reprime un singhiozzo, porta una mano davanti alla bocca. La abbassa, tenendo il viso su una mano e rivolgendo gli occhi al foglio)
    Credevo di aver raggiunto il mio primo traguardo, di aver fatto il giusto passo. Una mostra! Quanti visitatori, il mio nome ovunque. I numerosi like sui social, i messaggi ammirati! Non poteva che seguire discesa. Il mio potenziale finalmente si sarebbe dischiuso, espresso appieno, libero! L’amata arte sopra ogni cosa! Invece, solo il nulla…
    (Solleva il foglio completamente bianco, scuote la testa)
    Chi si è prosciugata, tra me e lei? Forse entrambe… E il mio futuro è già terminato.
    (Si china sulla scrivania singhiozzando)

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  11. "Una compagna"

    Se l'ho vista in faccia? Certo che sì. Se per un qualche motivo ti sei affacciato alla morte, non è che puoi dimenticarla. Com'è stato vederla? Non riesco a descrivertelo. Credo sia come vedere di notte l'altro lato della Luna, quello nascosto. No, non c'è nulla di romantico in tutto questo. E come potrebbe esserlo? E' come se qualcosa mi avesse spinto a forza contro un muro ed io ero costretta a vederla, a fissare i suoi bianchi e a sentire la sua risata anche se piano, piano non riuscivo più a sentirla.
    Com'è stato ritornare alla vita? Uno shock credo come avere sparata la luce in faccia appena ti hanno fatto nascere.
    No, non sto cercando di essere coraggiosa o cinica.
    Anzi, posso dire che oramai è diventata una compagna. No, non desidero di morire e se ci penso non è che la voglia fare finita.
    E' solo che... Ormai è diventata una mia compagna e non per questo mi vedrai affiliata a una setta che preannuncia la fine del mondo.
    C'è prima di addormentarmi e anche quando sono felice e sto ridendo di gusto. C'è quando sono sola e quando mi sto godendo la compagnia degli altri.
    Tutto qui.
    Se adesso non mi fa più paura di morire? Non lo so.
    Non saprei prevedere la reazione anche perché potrebbe capitare non me ne accorgerei neanche.
    Intanto vivo questa vita e per me va benissimo così.
    Anzi, non potrebbe andare meglio.

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    1. Grazie anche a te per la partecipazione!

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    2. mi sono accorto che ho dimenticato delle parole nelle frasi. Posso ripostarlo?

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    3. Certo, fino alla scadenza le modifiche sono ammesse :)

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    4. Grazie

      "Una compagna"

      Se l'ho vista in faccia? Certo che sì. Se per un qualche motivo ti sei affacciato alla morte, non è che puoi dimenticarla. Com'è stato vederla? Non riesco a descrivertelo. Credo sia come vedere di notte l'altro lato della Luna, quello nascosto. No, non c'è nulla di romantico in tutto questo. E come potrebbe esserlo? E' come se qualcosa mi avesse spinto a forza contro un muro ed io ero costretta a vederla, a fissare i suoi bianchi occhi e a sentire la sua risata anche se poco a poco non riuscivo più a sentirla.
      Com'è stato ritornare alla vita? Uno shock credo come avere sparata la luce in faccia appena ti hanno fatto nascere.
      No, non sto cercando di essere coraggiosa o cinica.
      Anzi, posso dire che oramai la morte è diventata una compagna. No, non desidero di morire e se ci penso non è che la voglia fare finita.
      E' solo che... Ormai la sento vicina e non per questo mi vedrai affiliata a una setta che preannuncia la fine del mondo.
      C'è prima di addormentarmi e anche quando sono felice e sto ridendo di gusto. C'è quando sono sola e quando mi sto godendo la compagnia degli altri.
      Tutto qui.
      Se adesso non ho più paura di morire? Non lo so.
      Non saprei prevedere la reazione anche perché potrebbe capitare di non accorgermene neanche.
      Intanto vivo questa vita e per me va benissimo così.
      Anzi, non potrebbe andare meglio.

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    5. Ok, allora considero questa come versione definitiva :)

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  12. BANCHINATOI

    Le entrate delle banche presidiate dagli ATM
    sono come squallidi orinatoi di Autogrill.
    Uomini, rivolgendo all’ingresso schiene incurvate,
    agitano come membri portafogli ed estraggono carte di credito.

    Prelevare denaro è diventato come pisciare.
    Ritirando il contante sicurezza si ridesta
    mentre sollievo e leggerezza pervengono svuotandosi.

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    1. Poesia urbana... Grazie per aver partecipato! ;)

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  13. Nel dopo riguardo al prima


    Oggi ho immaginato di non esserci più.
    E da viva, con preoccupazioni da viva, mi sono chiesta che fine avrebbero fatto le mie cose: i vestiti, i trucchi, il mio profumo preferito. Gli armadi di foto e di libri.
    Spazzatura? Beneficenza? Poco importa.
    Ma quei manoscritti, pieni di pensieri, di annotazioni, di sfoghi, mi mettono in crisi; Nel caso, mi sono chiesta cosa augurarmi:
    che venissero letti o buttati via senza neanche guardarli? Credo, la seconda.
    La verità è che proverei un enorme disagio ad essere letta da qualcuno senza la mia volontà.
    Faccio una grande fatica a lasciarmi guardare dentro e proverei molto più fastidio nel sorprendere qualcuno a leggere di nascosto i miei scritti, che non a spiarmi mentre mi spoglio. Li vedo già quegli occhi indiscreti frugare significati tra le parole, dare un senso ai miei versi, osare sapienti significati per quegli inutili disegnini ai margini dei fogli! Insostenibile fantasia!
    Le cose che scrivo sono intime, private, appartengono all’invisibile mondo a cui nessuno può accedere se io non decido di mostrarglielo.
    Il corpo si vede, è tutto lì e in una qualche misura si esibisce sempre.
    Non c’è segreto, né mistero. Esteticamente sei quello che sei.
    Sotto la pelle, invece, solo tu sai cosa sei e puoi essere qualsiasi cosa senza che nessuno lo sappia mai o possa solo concepirlo.
    Io preservo quello che mi vive dentro.
    Questo da viva. Con preoccupazioni da viva.
    Ma da morta?
    Beh, credo che niente di tutto questo avrebbe più molta importanza.

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  14. Esposta

    Non è stato un fulmine.
    Tutti a sognare la famigerata scarica che scende dall'alto senza preavviso, ti inchioda al suolo privandoti dei sensi e del controllo del tuo corpo, bruciandoti il cervello. Resti lì imbambolata, a fissare l'oggetto del desiderio che non sapevi di volere finché non l'hai visto.
    Ti stai già facendo del male e non lo sai, e allora ti avvolgi dell'elettricità sprigionata da quel corpo, sì, solo il corpo perché, ammettilo, cosa può averti colpito fino a quel punto? Che ne sai della sua anima?
    Solo dopo arrivano il tuono e il dolore. E quando li senti è troppo tardi e sei bruciata.
    No, stavolta è stata l'epifania del sole all'alba, dopo una notte passata a ballare alla luce della luna. Mentre guardavi le stelle, troppo lontane per poterle stringere, invidiosa della loro lucentezza, ti sei illusa di conoscere il vero calore nel fuoco del falò. Poi il cielo ha cominciato a schiarire senza che te ne rendessi conto. L'orizzonte divampa lento, i raggi del sole accarezzano il tuo viso con garbo e ti avvolgono in un abbraccio, senza imporsi ma lasciando che sia tu ad aprire le tue difese, accogliendo il loro dono.
    Quando il sole arriva non lascia spazio a dubbi. Quella è la vera luce, e fino a quel momento hai vissuto solo del suo riflesso. Allora ti accorgi di essere viva.
    Esposta, sei più forte che mai, splendente a tua volta della luce che dentro il tuo cuore prende nuova forza.
    L'astro di un giorno che non conosce tramonto.

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  15. Tu non sai niente

    Parli di libertà, ma hai scelto come dimora una prigione di ghiaccio. Vivi in catene che ti sei forgiato e le hai coperte con un drappo nero, ali di corvo che ti inchiodano al suolo.
    Sprezzante, guardi dall'alto del tuo muro di superbia, e giudichi. Ma tu non sai niente.
    Parli di famiglia e di compagni. Stupido bastardo, sei solo un illuso! Non è il sangue a decidere il tuo destino, non i tuoi dei o i giuramenti a darti uno scopo.
    Sei come un lupo albino, uno spettro solitario tra esseri solitari. Ma non qui con me.
    Figlio dell'inverno che tanto declami, non è il freddo il tuo nemico, perché ci sono io a riscaldarti.
    Non è il mio popolo la minaccia, sei tu che gli imponi la tua barriera, e lui si difende perché è libero.
    Non temere la morte perché tutti dobbiamo morire, ma prima vivremo.
    Prima vivremo.

    (Spero sia gradito l'omaggio, decisamente poco velato e molto nerd. Non serve ti dia indicazioni per l'interpretazione, giusto?)

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    Risposte
    1. Si capisce chi parla e a chi sta parlando ;)
      Grazie per aver partecipato!

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