31 agosto 2015

Il teatro barocco

Nei mesi scorsi abbiamo parlato della Commedia dell'Arte e della successiva riforma della commedia attuata da Carlo Goldoni. Ora, però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro, perché in realtà con questa trattazione abbiamo tralasciato una parte di ciò che succede nella scena teatrale nel Seicento.


Per prima cosa, abbiamo parlato solo dell'Italia e dell'Inghilterra (nel post sul teatro elisabettiano), mentre anche nel resto dell'Europa avvengono evoluzioni interessanti, e in particolare in Spagna e in Francia.

Inoltre, anche per quanto riguarda l'Italia ci siamo concentrati sulla commedia popolare, mentre nel Seicento continua ad esistere una commedia più colta e classicheggiante, che prende una strada diversa da quella della Commedia dell'Arte.
Questo teatro più colto si dedica a rappresentare situazione tipiche del passato più che l'attualità e rimane appannaggio esclusivo dell'élite nobiliare.

Per quanto riguarda la tragedia, il genere teatrale entra in crisi, perché in Italia non esiste un vero patrimonio tragico paragonabile a quello francese di Racine.
Il tentativo di Gian Vincenzo Gravina di creare una tragedia italiana che rispetti le unità aristoteliche non dà gli esisti sperati. La tragedia che influenza maggiormente lo sviluppo del teatro italiano è "Merope" (1713) di Scipione Maffei, che aprirà la strada all'opera tragica di Alfieri.
Il genere teatrale che permette all'Italia di assumere un ruolo di primo piano nel teatro europeo è il melodramma, con Pietro Metastasio.

Nel resto dell'Europa, invece, la divisione tra commedia classicheggiante e popolare non è così marcata.
Anche il pubblico non aristocratico, infatti, accoglie con entusiasmo la messa in scena di commedie che imitano quelle classiche nella struttura, ma nei temi si aprono anche alla rappresentazione della realtà del tempo.


Il teatro barocco in Francia

In Francia si consolidò la tradizione di un teatro classico, in cui la struttura delle opere era basata sulle unità aristoteliche (di tempo, di spazio e d'azione).
L'opera di Pierre Corneille (1606-1684) contribuì a delineare il gusto teatrale francese e pose le basi per l'evoluzione successiva della letteratura teatrale. All'inizio della sua carriera scrisse soprattutto commedie, ma poi si dedicò anche alle tragedie, in cui vengono celebrate la virtù e l'onore degli eroi protagonisti. La sua opera più famosa è "Le Cid", ispirata al dramma dello spagnolo Guillén De Castro.
Corneille, in realtà, mal sopportava di doversi adattare alle unità aristoteliche, ma cercò sempre di seguirle, anche perché le sue opere trattano di intense passioni e delle loro funeste conseguenze. Lasciando trascorrere il tempo, la passione si sarebbe spenta e avrebbe perso la sua carica tragica.

Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1632-1677), scrisse alcune commedie ispirandosi al modello classico di Plauto (come "L'avaro" e "Anfitrione"), ma anche testi che attraverso le buffonerie trattavano di temi attuali per l'epoca. Ad esempio, "La scuola dei mariti" pone la questione della libertà delle mogli e dell'educazione dei figli.
Secondo Molière, il compito della commedia è quello di correggere gli uomini divertendoli, perciò non risparmia le critiche sociali nelle sue opere. Anche se ai personaggi erano spesso attribuiti vizi e difetti esagerati, i loro caratteri non erano dipinti come "tipi fissi". Molière si dedicò infatti all'approfondimento psicologico dei personaggi e, essendo anche attore, promosse uno stile di recitazione naturalistico e meno artificioso.

Jean Racine (1639-1699) è considerato uno dei massimi esponenti del teatro tragico francese. I personaggi delle sue tragedie, a differenza di quelli di Corneille, sono antieroi che non seguono la virtù ma sono in balia delle più torbide passioni. Molti dei soggetti delle sue opere sono ispirati alla mitologia classica, come "Fedra" e "Ifigenia".
Il pessimismo dell'autore riflette la visione giansenista, secondo cui è impossibile per l'uomo operare il bene, perché tutte le azioni umane sono intrinsecamente corrotte e solo la grazia di Dio può concedere la salvezza. Lo sfondo delle vicende è cupo e sono frequenti le scene cruente e macabre.


Il teatro barocco in Spagna

Non meno importante fu il contributo dei drammaturghi spagnoli alla scena teatrale europea. Il Seicento, infatti, viene ancor oggi chiamato "el siglo de oro".
Lope de Vega (1562-1635) fu un autore straordinariamente prolifico, non solo nell'ambito teatrale, ma in quasi tutti i generi letterari diffusi all'epoca. Nei suoi drammi uni elementi tragici e comici e propose un nuovo modello di opera teatrale che non rispettava le tre unità aristoteliche.
Il tempo della vicenda poteva protrarsi per anni, a volte arrivando a narrare l'intera vita di un personaggio. Le trame seguivano il cosiddetto "imbroglio all'italiana", che consistevano nel raccontare due storie, di cui una costituiva la trama principale e l'altra la sottotrama.

Gabriele Téllez, noto con lo pseudonimo di Tirso de Molina (1584-1648) fu uno dei seguaci di Lope de Vega, pur trasformando e adattando il suo modello di opera teatrale.
Gli intrecci rimangono complessi, ma questo non impedisce all'autore di concentrarsi anche sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi. Il "Burlador de Sevilla", ripreso da un racconto della tradizione popolare, dà inizio alla tradizione europea del Don Giovanni, ponendo l'accento sulla sua duplice natura di libertino e di cavaliere.
Essendo un ecclesiastico, sviluppa anche il genere della sacra rappresentazione, concentrando le proprie riflessioni sul tema del peccato e della dannazione più che sullo sviluppo della trama.

Pedro Calderòn de la Barca (1600-1681) scrisse numerose commedie. Esse si possono distinguere sostanzialmente in due categorie: le commedie di "cappa e spada" in cui è ripresa l'eredità di Lope de Vega, anche se lo stile è semplificato, e quelle di carattere fantastico, che si ispirano alla mitologia e comprendono molti elementi simbolici e filosofici. I temi ricorrenti sono la vita come pellegrinaggio o come sogno ("La vida es sueño") e il mondo come teatro in cui regna l'apparenza.
Tra le sue opere, si trovano anche numerosi "autos sacramentales", drammi religiosi in un unico atto propri della tradizione teatrale spagnola.


Nel resto dell'Europa

In Inghilterra non si può parlare di un vero e proprio teatro barocco, perché le influenze del Rinascimento arrivano molto più tardi rispetto al resto dell'Europa. Le opere di Shakespeare, Marlowe e Jonson furono influenzate anche dalla Commedia dell'Arte e il risultato si può osservare nel ruolo di alcuni personaggi, come Stefano e Trinculo nella "Tempesta".

Per quanto riguarda la Germania, nel Seicento il suo contributo alla scena teatrale europea è scarso. Andreas Gryphius (1616-1664) scrisse tre commedie e cinque tragedie, ispirandosi a Seneca e al poeta olandese Joost van den Vondel.
La compagnia itinerante del drammaturgo Johannes Vendel è tra le più note dell'epoca. Gli spettacoli proponevano un tipo di commedia ispirata alla Commedia dell'Arte italiana, con influenza di Calderòn de la Barca e Molière.


La scenografia

Un cenno a parte merita la scenografia, che proprio durante questo periodo si sviluppa raggiungendo un ruolo da protagonista. 
Nel Medioevo, gli addobbi scenici erano molto pochi e il luogo dell'azione era appena suggerito da pochi elementi dipinti sul fondale. La creazione delle scene faceva affidamento sull'immaginazione dello spettatore.
Durante il Rinascimento, era iniziata la consuetudine di usare le macchine teatrali e di decorare i teatri in modo da ambientare la vicenda in un contesto più definito. Queste innovazioni, però, rimasero circoscritte ad un ambiente aristocratico.

Solo dopo il 1620 questi espedienti cominciarono ad essere utilizzati anche nei teatri popolari.
Si sentì l'esigenza di ambientare la vicenda in spazi diversi che fossero distinguibili tra loro, perciò fu introdotto il fondale mobile dipinto, con un pavimento in salita che dava l'illusione della profondità. Questo fondale poteva anche essere diviso in due parti manovrabili separatamente.
Venne introdotto il sipario, che serviva per nascondere agli spettatori gli elementi scenografici fino al momento della loro comparsa in scena. Lo scopo del teatro barocco, infatti, è la meraviglia, come accade anche per tutte le altre forme d'arte di questo periodo storico.

Nei teatri chiusi, era possibile anche differenziare l'illuminazione per ottenere particolari effetti scenici. Candele e fiaccole opportunamente posizionate dietro le quinte creavano luci e ombre adatte a creare l'atmosfera.
Allo stesso tempo, si cominciò a porre attenzione ai costumi degli attori, che divennero sempre più raffinati e curati.
Nonostante questa notevole evoluzione della scenografia, nel Seicento non era ancora presente la figura dello scenografo: solitamente, il compito era affidato ad un attore particolarmente versatile, che si occupava anche degli oggetti di scena e dei costumi.

Per approfondimenti: Baroque.it - La scenografia del teatro barocco

- dramaqueen



Immagine: Giovanni Paolo Pannini, "Festa musicale".

2 commenti:

  1. Che piacere tornare a leggere la tua storia del teatro, sempre completa e piacevole!
    Ok, mi ero persa Goldoni, ma ero in vacanza, mi perdoni? :)

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    1. Certo che ti perdono... anche se mi dovreste perdonare voi lettori, visto tutto il tempo che vi ho fatto aspettare!
      Grazie a te di essere passata :)

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