28 agosto 2015

Insegnare il teatro ai ragazzi

Quanto è strano passare ad un tratto dall'altra parte, rispetto al ruolo a cui si è abituati? Sono sempre stata allieva dei corsi di teatro e non avrei pensato di poter insegnare qualcosa io.
Il passaggio è accaduto per caso: lo scorso anno non pensavo di aver abbastanza tempo per impegnarmi attivamente in uno spettacolo, quindi mi sono offerta per fare da assistente al regista.


Lo spettacolo doveva essere interpretato da un gruppo di ragazzi agli ultimi anni delle superiori, dai sedici ai diciannove anni. Il regista si preoccupava, com'era naturale, di fare il regista: impostava la costruzione delle scene e diceva ai ragazzi che cosa avrebbero dovuto fare e come sarebbe dovuta riuscire la scena.
Non tutti gli attori, però avevano esperienza con altri spettacoli. Alcuni avevano già recitato l'anno prima, ma altri erano alla prima esperienza e avevano un'idea molto vaga di ciò che era richiesto ad un attore. Soprattutto in alcuni momenti, li vedevo parecchio disorientati.

Insomma, mi sono sentita in dovere di intervenire in loro soccorso. Avevano bisogno di un esempio per capire quello che il regista stava dicendo loro con parole che ancora non conoscevano.
Ho fatto vedere loro degli esempi concreti di ciò che dovevano fare e ho tirato fuori qualcuna delle similitudini che avevano usato i miei insegnanti o che mi ero costruita io per capire meglio i concetti.

A quanto pare, ha funzionato. Anche troppo bene, perché da quel momento i ragazzi hanno cominciato a considerarmi una specie di autorità in materia, cosa che io non sono di certo. 
Evidentemente, il fatto che avessi quattro o cinque anni più di loro e che mi avessero visto recitare ad un livello accettabile nello spettacolo dell'anno precedente, mi aveva elevato automaticamente ad insegnante provetta.
So bene che, per poter insegnare, serve una certa autorevolezza, ma volevo anche che tenessero presente che non sono una professionista e non sono di certo la migliore attrice che potrebbero incontrare. Avrei potuto insegnare qualcosa di non esatto o di spiegato male (cosa di cui vi ho avvertito anche nella presentazione di questo blog, perché il rischio sussiste ancora).

Per dire la verità, l'avevo già fatto un'altra volta, per una recita dei centri estivi della parrocchia. Ovviamente, il livello di recitazione richiesto non era alto: i ragazzi dovevano esibirsi davanti ai propri genitori e si sa che i genitori sono entusiasti di tutto ciò che fanno i figli.
I ragazzi più grandi venivano un po' lasciati a se stessi e corretti sono qualche volta sull'intonazione, se proprio la frase riusciva male. Il problema principale era far imparare le poche battute ai bambini di sei o sette anni e fargliele pronunciare in modo comprensibile, nonché pigliarli per la collottola e mandarli in scena quando era il loro momento.

Insomma, quando quei ragazzi mi chiedevano consiglio non mi sentivo molto adatta al ruolo, forse perché la mia esperienza in teatro non è così vasta o forse per la mia insicurezza perpetua. Questo, però, non mi ha impedito di divertirmi molto.
Ebbene, ho scoperto che insegnare mi piace. Mi piace condividere le mie conoscenze, parlare di ciò che mi appassiona con altre persone interessate e aiutare gli altri a progredire, per quanto posso. Ho deciso che lo farei di nuovo e lo farò se ne avrò la possibilità.
Nel frattempo, spero di migliorare anch'io e di raggiungere un livello di esperienza e bravura accettabile per insegnare veramente qualcosa.

Forse vi aspettavate qualche consiglio da questo post, invece vi ho solo raccontato le mie esperienze. Non sono ancora nella posizione di dare consigli, ma vi posso dire che cosa ho imparato dai miei tentativi di insegnamento:

- Bisogna avere pazienza (probabilmente è il primo consiglio da dare a chi insegna qualsiasi cosa).
- Come in qualsiasi altra materia, bisogna aver chiari i concetti nella propria testa prima di poterli spiegare a qualcun altro.
- Bisogna fare esempi concreti, mostrare in prima persona gli esercizi, saper fare paragoni esplicativi e cambiare paragone se quello usato non è sufficientemente chiaro.
- Soprattutto se sono alla prima esperienza, i ragazzi possono essere intimiditi da tutti gli insegnamenti che servono nel teatro, quindi vanno incoraggiati.

Per ora, purtroppo, non so che cosa aggiungere... ma spero che più avanti ci sarà una seconda puntata!

- dramaqueen




Immagine di Dave Stagner (Flickr)
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2 commenti:

  1. Davvero un bel post, interessante! ^_^
    Per me, che l'insegnante di teatro lo faccio di mestiere, ascoltare il racconto di questa esperienza è davvero interessante... Sappi che comunque hai centrato diversi punti, anche senza saperlo magari... Vedi, non è importante essere una "grande attrice" per insegnare, anzi, per la mia esperienza personale gli attori con molta esperienza spesso sono pessimi insegnanti: tendono a "far vedere" agli allievi come si dovrebbe fare un pezzo, che poi altro non è che il LORO MODO di fare quel pezzo. Bisogna invece ascoltare i ragazzi, far sì che la loro interpretazione esca fuori da loro, con le loro modalità, le loro scelte espressive e interpretative. E' vero, bisogna avere pazienza e non limitarsi ad osservare i ragazzi con l'occhi del regista, o dell'attore, ma con quello di chi gli vuole dare una mano, ed è disposto a mettersi in gioco per loro!
    Chissà, magari sei naturalmente portata per l'insegnamento ;)

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    Risposte
    1. Ti ringrazio per i consigli! Non so se un giorno farò anch'io l'insegnante, ma per ora non mi dispiacerebbe come idea.
      Hai ragione anche a ricordare che non bisogna imporre il proprio modo di recitare ai ragazzi. In fondo, è una cosa molto personale e ognuno deve trovare il suo modo.
      Non so se sono naturalmente portata... Anzi, devo dire che di solito ho difficoltà a capire per che cosa sono portata, finché gli altri non me lo confermano. Si vedrà :)

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