7 agosto 2015

La vita è come il teatro e il teatro è come la vita

DUCA - (A Jaques)
Come vedi, non siamo solo noi
a non aver benigna la fortuna.
Il gran teatro che è questo mondo
offre più tristi rappresentazioni
di quella che si svolge sulla scena
sulla quale noi stiamo recitando.

JAQUES - È vero, il mondo è tutto un palcoscenico
sul quale tutti noi, uomini e donne
siam solo attori, con le nostre uscite
e con le nostre entrate; ove ciascuno,
per il tempo che gli è stato assegnato,
recita molte parti,
e gli atti sono le sue sette età: (...)

[William Shakespeare, "Come vi piace". Traduzione di Goffredo Raponi.]


Una delle similitudini più diffuse quando si parla di teatro è che la vita stessa sia come un'opera teatrale. Come nel brano di Shakespeare appena citato, anche altri autori nei più svariati contesti hanno paragonato le vicende umane ad una rappresentazione che varia dal tragico al comico a seconda del volgere degli eventi, fino all'inevitabile conclusione.


Nei versi successivi, il personaggio di Jaques spiega come nelle diverse età della vita tutti assumiamo le caratteristiche di diversi "tipi" fissi del teatro: il bambino, il giovane innamorato, il soldato iroso che vuole imporre a tutti i costi la propria volontà, il vecchio avaro.
Ognuno di noi, quindi, assume di volta in volta tutti i ruoli di questa ipotetica opera teatrale, finché non giunge la vecchiaia a mettere fine ai giochi e far calare il sipario.

A Charlie Chaplin è attribuita questa frase:

"La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali... Quindi, canta, ridi, balla, ama, piangi e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."

In questo caso, il paragone verte sul fatto che nella vita bisogna sempre andare avanti qualunque cosa succeda (come accade negli spettacoli) e che la vita stessa è effimera, quindi bisogna cercare di trarre il meglio da essa finché si ha tempo.

Numerosi altri autori hanno utilizzato questo paragone: Pirandello, ad esempio, sosteneva che nella vita ognuno di noi si mostra agli altri solo attraverso una maschera.
Se in così tanti lo dicono, sicuramente la similitudine nasconderà qualcosa di vero. Ad esempio, come i personaggi di un'opera teatrale, ognuno ricopre un ruolo preciso nella società e nei propri rapporti interpersonali. In questi ruoli, purtroppo, possiamo anche restare ingabbiati, fino al punto in cui ripetiamo sempre la stessa partitura a memoria e non riusciamo più a cambiare. Ogni tanto, invece, ci farebbe bene adattarci al passare del tempo e al variare delle situazioni cambiando personaggio, come descriveva Jaques.

Nella vita ci possono essere trame, sottotrame e intrighi come nella più complicata delle commedie... ma aspettate, in questo caso non è più giusto dire che è il teatro ad essere simile alla vita?
E' vero che l'esigenza di raccontare storie è nata quasi subito nella civiltà umana, ma la vita è sicuramente nata prima e solo poi è stata trasposta sotto forma di rappresentazione teatrale. In questo caso, secondo me, non è vero che la vita assomiglia al teatro, perché è il teatro che è stato modellato sulle esperienze di vita e tenta di imitarle rendendole quasi reali.

Anche per altri motivi, secondo me, il paragone non calza così bene.
Per prima cosa, nella vita non esiste un copione. Alcuni possono credere che esista un piano già scritto per la nostra vita o un "regista" che ne tiene i fili, ma né io né voi abbiamo mai letto un copione che ci dica come dobbiamo agire nelle varie situazioni.
Quanto sarebbe più facile, in quel caso! Invece, siamo costretti a prendere da soli le nostre decisione, il che può essere un grande libertà, ma anche un grande fardello.
Più che ad un'opera teatrale, perciò, direi che la nostra vita è simile ad un'improvvisazione: non sappiamo mai che cosa ci può accadere e come potrà andare a finire, ma dobbiamo cogliere le opportunità che ci si presentano per non rimanere bloccati.

Inoltre, in questa grande rappresentazione che è la vita, non è presente nessun pubblico. Nessuno di noi può tirarsi fuori completamente dalle interazioni umane e dalle problematiche del mondo: dovrà sempre continuare ad agire, per quanto poco, sul palcoscenico. Siamo tutti attori e nessuno si può permettere di scendere in platea a comportarsi da spettatore.
Neanche quelli che ci osservano e giudicano, come se fossero dei critici venuti a teatro per stroncare lo spettacolo, possono esimersi dall'azione. Anche loro possono sbagliare e... non hanno nessun diritto di criticare, quindi non ha senso preoccuparsene: non sono loro che pagano il biglietto.

Infine, l'ultima grande differenza che vorrei sottolineare e che in un'opera teatrale ci sono, per forza di cose, personaggi minori e personaggi principali. Secondo questa visione, ci si potrebbe convincere che anche nella vita ci sono persone che stanno in primo piano ed altri che sono destinati a rimanere sullo sfondo... ma non è così: tutti possiamo e dobbiamo essere protagonisti della nostra vita.
Non tutti possiamo essere il primo alpinista a scalare la vetta dell'Everest o l'ingegnere che inventerà un mezzo di locomozione non inquinante e nemmeno possiamo essere tutti ricchi e famosi, ma l'essere "protagonista" non richiede necessariamente la fama internazionale.
Basta essere consapevoli delle proprie scelta ed essere capaci di reagire ai colpi di scena con decisione, ma soprattutto apprezzare nel frattempo la bellezza dello spettacolo che stiamo creando.
La vità è tutta un'improvvisazione e il copione, se esiste, nessuno l'ha mai visto.

- dramaqueen



Immagine di Prospero Producciones (Wikipedia)

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6 commenti:

  1. In effetti è un discorso condivisibile. Da amante dell'opera di Pirandello (di cui però conosco meglio la narrativa che il teatro) direi che nel suo caso intende sottolineare come ciascuno di noi agli occhi degli altri sia solo parzialmente comprensibile proprio come lo è un personaggio di teatro per gli spettatori... Purtroppo nessuno può entrare nella nostra mente e al tempo stesso tutti hanno il diritto di attribuire ai nostri gesti scopi e obiettivi che magari non ci appartengono, ma come possiamo dimostrare il contrario? Siamo maschere nel senso che davanti agli altri siamo definiti come un "personaggio" e quella maschera che definisce il personaggio sarà sempre un filtro tramite il quale verremo giusdicati dal nostro prossimo.

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    1. Che gioia vedere che non tutti i miei commentatori sono scomparsi!
      Ho accennato in modo superficiale a Pirandello e alle maschere perché il discorso è assai complicato, come dici tu (e hai fatto bene a ricordarlo). Volevo sottolineare come anche questo autore si avvalga di una metafora teatrale per spiegare la sua idea della vita e della personalità umana, anche se il suo paragone è molto diverso da quello usato da Shakespeare.

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  2. Eh, ma la cosa è molto più sottile di quello che può sembrare.
    La vita assomiglia al teatro per le ragioni che Pirandello ha saputo bene teorizzare: ciascuno si adatta a una circostanza, si atteggia ad arte a seconda della dimensione che vive, si adatta a uno spazio... per sopravvivere.
    E' pur vero che il teatro assomiglia alla vita ma è proprio l'opposto che lo rende così straordinariamente unico fra tutte le arti.

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    1. Secondo me è una contraddizione che si dica che la vita assomiglia al teatro, quando è il teatro che (come tutte le forme d'arte) cerca di imitare la vita. Però è vero anche che, per trasporre la complessità della nostra vita e del nostro essere, nel teatro abbiamo dovuto accettare alcune convenzioni. E' possibile, quindi, che nella nostra vita non ci sentiamo completamente liberi, rinchiusi in un ruolo, appiattiti in un personaggio che un po' ci rappresenta ma non dice tutto di noi.

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    2. Sì, l'ultima parte del tuo commento individua perfettamente il problema. :-)
      P. S. Hai mai visto il teatro più piccolo del mondo? Da me un articolo appena postato.

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    3. Sì, allora in quel senso mi trovo d'accordo con il tuo ragionamento.
      Post già visto e commentato ;)

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