4 agosto 2015

Carlo Goldoni e la riforma della commedia

Dopo aver parlato della Commedia dell'Arte, è arrivato adesso il momento di parlare dell'autore che ha rinnovato il modo di fare teatro che da essa era stato introdotto.


Anche se per molti decenni questi spettacoli avevano riscosso un gran successo, nel Settecento era iniziata una sorta di decadenza: gli intrecci rappresentati erano sempre più fantasiosi e inverosimili e, per far ridere, ricorrevano sempre più spesso a volgarità. Carlo Goldoni ha il merito di aver riportato le storie raccontate nelle opere teatrali più vicino alla realtà quotidiana, oltre che di aver ridato al testo teatrale una dignità letteraria.

Carlo Goldoni nacque a Venezia il 25 febbraio 1707 da Margherita Salvioni e Giulio Goldoni, medico di professione.
La passione per il teatro non era estranea alla famiglia, perché il nonno Carlo Alessandro era solito organizzare delle recite nella propria villa di campagna.
Proprio questi spettacoli accesero l'interesse di Carlo, ancora fanciullo, per l'arte drammatica. Già a quei tempi, infatti, prediligeva la lettura degli autori comici e a verso i nove anni compose una commediola.

Nel 1719 seguì il padre, medico, a Perugia e frequentò il locale collegio dei gesuiti. Successivamente iniziò a studiare filosofia a Rimini presso i domenicani e qui venne in contatto per la prima volta con una compagnia di commedianti professionisti.
Dopo essere stato impiegato qualche tempo in uno studio legale, intraprese gli studi alla facoltà di giurisprudenza di Pavia. La scrittura di un'impudente satira contro le donne pavesi, però, gli costo l'espulsione dall'università nel 1725.
Negli anni successivi continuò gli studi in modo irregolare, dedicandosi anche alla stesura di componimenti teatrali e altri lavori, finché nel 1731 riuscì finalmente a conseguire la laurea in giurisprudenza a Padova.
In attesa di clienti, scrisse il libretto del melodramma "Amalasunta", che però si rivelò un fallimento, in seguito al quale il giovane Carlo si convinse che la sua vocazione era il teatro comico.
Dopo alcune altre peregrinazioni in Lombardia e in Emilia, nel 1734 incontrò a Verona una compagnia veneziana diretta da Giuseppe Imer. Con loro tornò a Venezia, dove gli fu assegnato l'incarico di scrivere per il teatro San Samuele, di proprietà del patrizio Michele Grimani. Nello stesso anno, ottenne il suo primo successo scenico con il dramma popolare "Belisario".
Nel 1736, durante un viaggio a Genova, si innamorò di Nicoletta Connio, giovane figlia di un notaio. Poco dopo i due si sposarono: fu un matrimonio felice, anche se senza figli.
Al 1738 risale "Momolo cortesan" (ribattezzato poi "L'uomo di mondo"), la prima commedia in cui era interamente scritta la parte del protagonista. Questo costituì un primo, importante passo verso la riforma goldoniana del teatro, che voleva opporsi alla decadenza della Commedia dell'Arte e ai suoi canovacci spesso solo buffoneschi.
La prima commedia interamente scritta, invece, fu "La donna di garbo" (1742-1743). Dopo la stesura di quest'ultima, Goldoni fu costretto a fuggire da Venezia a causa dei debiti. Dopo aver vagato per qualche tempo, si stabilì a Pisa, dove esercitò per tre anni la professione di avvocato. Durante quegli anni, però, scrisse anche una delle sue opere più famose: "Il servitore di due padroni".

Nel 1748 accettò l'invito del capocomico Girolamo Medebach, che gli offrì di tornare a Venezia e lavorare per il teatro di Sant'Angelo. Medebach sostenne e incoraggiò la volontà di innovazione di Goldoni e la collaborazione tra i due portò ad alcune stagioni teatrali molto proficue. Nella stagione 1750-1751 vennero rappresentate ben sedici commedie nuove.
Dopo qualche anno, però, iniziarono a sorgere i primi dissapori con il capocomico, prodigo di elogi ma non altrettanto di denaro. Nel 1753, esaurito l'impegno contrattuale, Goldoni passò al teatro di San Luca, di proprietà dei fratelli Vendramin.
Il successo gli aveva procurato notevoli rivalità con gli altri commediografi, in particolare Pietro Chiari e Carlo Gozzi, e dissapori con gli attori delle compagnie, che rivendicavano una maggiore autonomia artistica.

Nel 1762, Goldoni lasciò Venezia per andare a dirigere il teatro della Comédie Italienne a Parigi. I primi anni di permanenza furono piuttosto deludenti, perché i capocomici erano restii a sottomettersi al copione scritto dal commediografo, ma anche perché il pubblico di aspettava dalla Comédie Italienne un tipo di spettacolo meno accademico rispetto a quello della Comédie Française.
Proprio quando stava pensando di ritornare in Italia, Luigi XV gli offrì l'incarico di maestro d'italiano per le principesse Clotilde ed Elisabetta. Da allora, per più di vent'anni, Goldoni fu attivo soprattutto come precettore e come organizzatore di spettacoli. Il suo ultimo capolavoro, scritto in francese, fu "Il burbero benefico" ("Le bourru bienfasant"), rappresentato nel 1771 alla Comédie Française e alla corte reale estiva di Fountainebleau.
Nel frattempo, in Italia gli editori pubblicavano raccolte delle sue opere, ma solo un piccola percentuale dei proventi arrivava all'autore. Egli riuscì comunque a vivere dignitosamente per gran parte della sua vecchiaia, grazie ad una pensione concessagli dal re. Con la Rivoluzione, però, quel vitalizio gli fu negato e il commediografo trascorse in miseria il suo ultimo anno di vita. Morì il 6 febbraio 1793, poco prima di compiere ottantasei anni.

Oltre che dalla passione per l'arte scenica, Goldoni era spinto verso il teatro anche da un progetto culturale, quello di riportare il teatro alla letteratura. Nella tradizione della Commedia dell'Arte, infatti, i commediografi non erano dei veri e proprio scrittori, ma si limitavano a delineare il soggetto della vicenda. Sarebbero stati poi gli attori ad improvvisare i dialoghi, i monologhi e i vari intermezzi comici.
Secondo Goldoni, invece, l'opera teatrale doveva riacquistare la dignità di testo letterario ed essere in grado di rimanere anche dopo la rappresentazione, non solo nella memoria degli spettatori (che sarebbe ben presto svanita), ma anche sulla pagina scritta.
Il linguaggio in cui sono scritte le commedie rimane semplice e alla portata del pubblico non aristocratico che solitamente assiste a questo genere teatrale.

Questa rivoluzione fu possibile grazie all'appoggio di capocomici e impresari come Medebach e i fratelli Vendramin, ma fu anche osteggiata da molti attori che, dovendo seguire un testo scritto, si vedevano messi in secondo piano rispetto al commediografo. L'intenzione di Goldoni, però, non era quella di sminuire l'abilità degli attori. Infatti in alcune occasioni permetteva agli attori di introdurre alcune loro invenzioni, purché si attenessero allo spirito dell'opera.
Questo accade, ad esempio, per il personaggio di Truffaldino nel "Servitore di due padroni", che era stata prima concepita come soggetto e solo poi scritta interamente. Si può leggere nella prefazione dell'opera:

"In fatti fu questa mia Commedia all'improvviso così bene eseguita da' primi Attori che la rappresentarono, che io me ne compiacqui moltissimo, e non ho dubbio a credere che meglio essi non l’abbiano all’improvviso adornata, di quello possa aver io fatto scrivendola. I sali del Truffaldino, le facezie, le vivezze sono cose che riescono più saporite, quando prodotte sono sul fatto dalla prontezza di spirito, dall’occasione, dal brio."

La riforma della commedia, però, non passò solo attraverso il recupero del copione scritto: infatti una della critiche principali che Goldoni muoveva alla Commedia dell'Arte era lo scarso realismo. I personaggi erano dei "tipi fissi" privi di un approfondimento psicologico, che compievano sempre le stesse azioni.
Nella commedia di Goldoni, l'elemento di interesse non doveva più essere il complicatissimo intrigo il cui scioglimento portava al classico lieto fine, ma lo spessore psicologico dei personaggi. Le trame delle vicende erano molto meno intricate e lasciavano spazio per lo scavo nella psicologia individuale.
Allo stesso tempo, le trame inverosimili messe in scena dalla Commedia dell'Arte furono sostituite da vicende che avrebbero potuto accadere veramente nel mondo reale: il pubblico doveva trovare nel teatro uno "specchio" che rappresentasse i fatti normali della sua vita, i sentimenti e le emozioni quotidiane.

In queste vicende, le azioni della nobiltà sono spesso criticate e lo stesso accade con gli esponenti dell'alta borghesia che avevano acquisito gli stessi vizi dei nobili. Il mondo della piccola borghesia è, invece, rappresentato positivamente, come moderato, arguto, non bigotto e privo di eccessi. Il popolo è visto con simpatia, perché è considerato capace di un istintivo buon senso.
I giudizi sociali presenti nella commedia hanno la funzione di incoraggiare il pubblico a riflettere sulla società del tempo.

- dramaqueen




Fonti:
Immagine da Wikipedia

4 commenti:

  1. Arlecchino servitore di due padroni è forse una delle opere topiche della storia del teatro italiano, ma non sapevo che Goldoni avesse trascorso in Francia i suoi ultimi anni.
    Ammetto che non è tra i miei preferiti... a causa del terrificante spettacolo in 2° liceo basato sulla sua vita e le sue opere. Temo non riuscirò mai a togliere quella patina di dilusione che mi ha lasciato.

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    1. Bentornato :)
      Secondo me dovresti dare un'altra possibilità al povero Goldoni. Io ci sono affezionata per ragioni culturali e geografiche, ma forse anche tu potresti provare a sovrascrivere il ricordo negativo con un altro spettacolo, questa volta bello. Non ti deve piacere per forza, ovviamente, ma potresti avere un'impressione diversa, a tanti anni di distanza.

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  2. Grazie mille per questo post utilissimp per me. Sto preparando una piccola relazione sulla riforma goldoniana della commedia.

    devo parlare su:
    1- Il recupero del compione scritto.
    2- Caratteri individuali non fissi e steriotiate.
    3- La trama, l'inteccio.
    4- Il linguaggio.

    posso aggiungere un'altra cosa principale ?!!

    Grazie millie.. per questo BLOG.
    anche io sono blogger pero in arabo e dal Marocco.

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    1. Grazie a te, sono contenta che il mio blog ti sia utile! E buona fortuna per il tuo blog!

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